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20 aprile 2008

pigneto



I motivi per cui mi piace il quartiere dove abito sono diversi quelli per cui piace alla maggior parte delle persone: per alcuni, l'isola pedonale dove, specie nel fine settimana e d'estate, è possibile bere e fumare assieme ad altre centinaia di persone e per altri il gruppo di locali grossolanamente alla moda (menù scritto in gesso sulla lavagnetta e sedie impagliate finto antico, per capirsi) in cui è possibile bere due dita di vino in calice per 4 euro.
Queste due categorie di persone sono due facce di un modello di fruizione del tempo libero basato sul consumo frenetico e sulla scarsità estrema di tempo, eppure non vanno d'accordo tra loro, o meglio esistono zelanti amministratori che farebbero sparire i primi e vorrebbero tenersi i secondi, sbandierando di voler tutelare i residenti mentre di fatto cercano solo di tutelare gli affari dei commercianti.
A me invece piace per quelle forme di arte estemporanea, dalla serie di manifestini "afflitto" ai pupazzi nella foto, di autore anonimo, che appaiono e scompaiono in punti diversi nel quartiere, dal grauco (che significa gruppo di autogestione collettiva), cineclub estremamente anomalo che resiste dagli anni '70 a, per parlare di ristorazione, alla rosticceria peruviana in via l'aquila, il cui cibo è preparato la mattina a casa, al self service africano in via ascoli piceno dal profumo irresistibile, al negozio di birre di arafat, su via del pigneto, nemico pubblico di tutti gli anonimi dei post xenofobi sui forum del quartiere, che vende bottiglie di peroni grande a 1 euro, al negoziante del bangladesh che una domenica pomeriggio ha alzato la saracinesca apposta per me vendendomi lo zucchero, a tutte le etnie sparse per il quartiere, che vivono in una discreta armonia, secondo le loro usanze (c'è anche una grande moschea molto frequentata).

Se in tutta la città gli esempi di convivenza multietnica sono minacciati dalla xenofobia in aumento, le attività che si trovano tra via l'aquila e via ascoli piceno hanno anche un pericolo specifico: la "bonifica" per la riapertura del cinema l'aquila. Esempio illuminante dell'amministrazione veltroniana della città, fatta di grandi eventi promozionali nel vuoto circostante, il cinema l'aquila era uno dei tanti vecchi cinema di quartiere costretti a chiudere, poi finito nel patrimonio immobiliare della banda della magliana.
Una volta requisito, sarebbe stato restaurato e restituito alla cittadinanza. I restauri sono andati inizialmente molto a rilento, successivamente sono ripresi in modo da permettere la riapertura per il 21 aprile, natale di roma e pochi giorni prima del ballottaggio.
Sarà interessante scoprire l'utilizzo del nuovo cinema. Di sicuro sarà utilizzato intensivamente durante la festa del cinema, ma bisogna vedere cosa succederà al di fuori di essa. Potrebbe fare la fine della casa del cinema, in cui, a causa della preoccupazione del comune di non entrare in concorrenza con i circuiti di cinema di prima visione, le proiezioni sono gratuite ma concentrate nel primo pomeriggio dei giorni feriali e quindi frequentate quasi unicamente da pensionati appisolati.

Update 1:
Il 24 maggio c'è stato il famoso raid razzista al pigneto. Una squadra di picchiatori ha devastato alcuni negozi di immigrati. A parte alcuni particolari folkloristici, come il tatuaggio di che guevara del capo degli squadristi, un furto di portafogli come causa scatenante, i figli veraci del pigneto e così via, sembra che alla base di tutto ci sia il controllo sugli affari (leciti e illeciti) del quartiere.

Update 2:
Il cinema l'aquila alla fine ha riaperto, in ritardo e praticamente in silenzio. Negli stessi giorni il nuovo sindaco Alemanno ha tirato fuori il buco nel bilancio del comune in modo da tagliare i finanziamenti alla cultura (invece sembra che molti soldi saranno utilizzati per armare i vigili urbani). Per il momento si proiettano film di prima visione, ma senza neanche esporre locandine. Il direttore artistico Giuseppe Piccioni, probabilmente malvisto dalla nuova giunta, si è già dimesso. Il futuro di questo cinema sembra essere segnato.

14 dicembre 2007

Il writer giustiziere del pigneto e la mobilità insostenibile

Da qualche tempo al pigneto, quartiere cool-ma-neanche-tanto dove abito, alcune automobili vengono marchiate con la inequivocabilmente dispregiativa scritta "shit".


Il pigneto, per chi non lo conosce, è un quartiere ex-popolare promosso, mediante la pedonalizzazione di una strada, a ennesimo quartiere del divertimento della roma veltroniana, dove però il divertimento è inteso quasi unicamente come consumo di cibi e bevande, purché effettuato nei locali istituzionali: difatti i phone center che di straforo vendevano una bottiglia di peroni da 66 cl a un paio di euro, molto apprezzati dai tanti che non volevano spendere i 5 o 6 richiesti per una bevanda simile in un bar/enoteca/wine bar/libreria bar trendy con tavolini, sono stati colpiti prima con ordinanze ad hoc, poi con veri e propri blitz.
L'estate scorsa la folla e il rumore hanno causato sentimenti di intolleranza da parte dei vecchi residenti.

L'altro motivo di intolleranza era la presenza di immigrati, probabilmente con contratti d'affitto in nero, e stipati in gran numero in appartamenti (o locali con uscita sulla strada) fatiscenti. Suscitava grande riprovazione, ad esempio, un gruppo di arabi che di sera portava in strada una branda con materasso su cui si sedevano e chiacchieravano. Offendevano il decoro, a detta di qualcuno. Per me era un passatempo innocuo e anche ecologico, peggio sarebbe stato restare in casa, fuori dalla vista degli impressionabili vicini ma magari con un ventilatore o condizionatore acceso di continuo.
Qualcuno ha efficacemente fuso le due intolleranze, lanciando dell'acido (in realtà detersivo o stura-lavandini, non è chiaro) dalla finestra verso un passante, che ha riportato serie ustioni e si è salvato solo per la prontezza di lanciarsi sotto il getto di una fontanella.
Il gesto è stato, giustamente, sanzionato dall'autorità giudiziaria, ma non troppo deplorato dai cittadini del quartiere, che al contrario cercano di emularlo (si veda la foto in basso).


Tornando alle scritte sull'automobile, la riflessione che segue è basata su due assunzioni.
La prima, che le scritte siano fatte realmente nel quartiere, in fondo ha poca rilevanza.
La seconda è che le scritte siano causate da comportamenti disapprovabili (un parcheggio o una manovra non secondo norma). In teoria potrebbero essere un atto di vandalismo indipendente dall’oggetto danneggiato oppure una protesta contro il mero possesso dell’automobile (ma i modelli imbrattati che ho visto sono tutt’altro che di lusso).

Mi sono chiesto un attimo cosa penserei se succedesse a me. Nonostante io ritenga che l'automobile sia solo un oggetto di metallo e plastica la cui unica funzione è portarmi in giro, forse non sarei contentissimo di avere quella scritta sulla macchina.
Ma non posso sinceramente dire di essere immune dal rischio. Il 90% delle volte riesco a parcheggiare correttamente, il restante 10%, specie se devo fermarmi per poco, ho pacchi da scaricare, ho già fatto molti giri infruttuosi in cerca di parcheggio, parcheggio un po' in deroga alle norme e alla correttezza.
La stessa cosa succede per le norme di marcia.
Per quanto riguarda l'uso dell'automobile, in genere faccio un’analisi di qualche secondo sulla possibilità di prendere il mezzo pubblico e decido la cosa più conveniente: salvo qualche destinazione in centro il risultato è sempre che mi conviene usare la macchina. Chiunque abita a Roma sa che i mezzi pubblici passano a frequenze imprevedibili, generalmente pieni, sicuramente scomodi e lenti.
Ma, senza tirare in ballo i guidatori ancora più scorretti, è a causa di tutti i guidatori "medi" come me se l'italia è il paese che, secondo una statistica diffusa pochi giorni fa dall'unione europea, utilizza di più il mezzo privato, a parte il Lussemburgo.
Però gli automobilisti impongono il loro stile di vita, insostenibile sotto molti punti di vista, anche a chi automobilista non è.
E in questa situazione, fenomeni di resistenza come quelli del nostro writer saranno sempre più diffusi.