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27 novembre 2007

Loins of Punjab Presents

(India 2007) di Manish Acharya con Shabana Azmi, Ajay Naidu, Ayesha Dharker, Seema Rahmani
Un'azienda indiana di carni suine impiantata negli Stati Uniti organizza uno sgangherato concorso per nuovi cantanti, il Desi Idol, ispirato all'American Idol. Chiusi in un albergo per tre giorni, rapper bhangra, ricche grandame (Shabana Azmi, star di Bollywood al suo primo ruolo da cattiva), adolescenti segregate, omonimi di Saddam Hussein, casi di varia umanità vengono via via selezionati fino alla rocambolesca proclamazione del vincitore.
Opera prima, affresco corale alla Altman nonostante il low budget, di Manish Acharya, regista ma anche sceneggiatore e attore, piace ovunque viene presentata e non, come invece aveva previsto, "solo alle 10 persone appassionate sia di bollywood che di woody allen". Visto ad Asiaticafilmediale, difficilmente uscirà in Italia, dove comunque il doppiaggio ucciderebbe battute e atmosfera.

04 agosto 2007

bergman e antonioni

Per una strana coincidenza se ne sono andati lo stesso giorno o forse in giorni diversi ma a meno di 24 ore.
Ma si erano ritirati dal cinema da molti anni.
Di Bergman ricordo quando uscì Fanny e Alexander, la trasmissione in tv (spezzata in due giorni) subito dopo fu un evento, ma mi pare che non arrivai alla fine.
Di Antonioni ricordo quando da piccolo uscì "identificazione di una donna", di cui mi stupì molto sapere che il protagonista era Tomas Milian, di cui sarebbe uscito a breve "delitto al ristorante cinese". Finché non ho visto il film, da grande, ho sempre pensato che il commissario Giraldi fosse stato trapiantato in un film di Antonioni.
Quando uscì "al di la delle nuvole" lo andai a vedere al cinema, ma mi sembrò (e così a gran parte di pubblico e critica) che Antonioni non era più lui, anche se non stava bene dirlo.
Ma ho conosciuto veramente il loro cinema quando, a una ventina d'anni, mi sono fatto prendere da una specie di bulimia per il cinema d'autore. Guardavo i loro film in televisione, a orari assurdi oppure massacrati dalla pubblicità, su fuori orario di raitre o su retequattro. Zabriskie Point l'ho visto una domenica pomeriggio su telemontecarlo, nelle nebbie del segnale disturbato. Fecero anche il telegiornale a metà film. Raramente mi concedevo il lusso dell'azzurro scipioni di Agosti e delle monografie del castoro (poi le avrebbe ristampate l'unità, ma all'epoca erano piuttosto costose). Approfittai della breve ma proficua stagione di telepiù uno in chiaro, che per qualche mese trasmetteva 4 capolavori del cinema al giorno. In quelle condizioni precarie e per la giovane età, i due maestri dovettero sembrarmi ostici anche se di Bergman mi ricordo che apprezzai molto le commedie giocose, come "sorrisi di una notte d'estate" o "l'occhio del diavolo".

14 luglio 2007

Non son l'uno per cento

(Italia 2006) di Antonio Morabito con Alfonso Nicolazzi, Gigi Di Lembo, Donato Landini, Dominique Stroobant, Massimiliano Giorgi, Angelo Dolci
"Se si guarda a come va il mondo, come si fa a non essere anarchici?".Comincia così questo documentario in forma di intervista a 5 anarchici della FAI. Si scorrono così la storia del movimento, il rapporto con la città di Carrara, le cave di marmo, la sede conquistata con la liberazione, le vite degli intervistati, la vittoria popolare della chiusura dell'inceneritore della montedison che inquinava la città, i rapporti con i movimenti no global e i recenti episodi attribuiti a sigle anarchiche.
Con una sorpresa amara: Alfonso Nicolazzi, il tipografo che stampava Umanità Nova, che mentre lo si sente parlare viene voglia di andare a Carrara apposta per conoscerlo, è morto nel 2005, durante la lavorazione del documentario.
Dove, come non capita spesso, a parlare dell'anarchismo sono gli anarchici stessi.

23 maggio 2007

la caja

(Spagna 2006) di Juan Carlos Falcón Rivero, con Ángela Molina, Elvira Mínguez, Antonia San Juan, Vladimir Cruz, Maria Galiana
A Doña Eloisa (Angela Molina), attempata signora di un villaggio nelle canarie negli anni '60, muore improvvisamente il marito. Poiché la bara (la cassa del titolo) non potrebbe passare nelle strette scale della loro casa, il defunto viene depositato nella casa di una vicina. E così, mentre i vicini gestiscono il prete, le prefiche e il funerale, Eloisa ringiovanisce riscoprendo la vita e l'amore e lo spettatore scopre che suo marito era un uomo odiato e temuto da tutti, delatore del regime franchista e chissà cos'altro, fino al mistero finale: dov'è finito il suo tesoro, costruito con soprusi e orrori ai danni dei suoi compaesani. Commedia nera molto divertente, riesce a far ridere anche della morte e di quella dittatura atroce dalla facciata bonaria che si è trascinata in Spagna fino a 30 anni fa.

13 maggio 2007

Come ho festeggiato fine del mondo

(Romania 2006) di Catalin Mitulescu, con Doroteea Petre, Timotei Duma, Ionut Becheru, Jean Constantin
Nella Romania del 1989, ignara dei capovolgimenti che avverranno a fine anno, vivono la diciassettenne Eva (Doroteea Petre) e suo fratello di sei anni Lalalilu. Insofferente verso la scuola e la famiglia, Eva divide i suoi sentimenti tra Alex, premuroso ma figlio di un poliziotto, quindi inviso socialmente e Andrej, figlio di dissidenti, che progetta assieme a lei una fuga oltre cortina con l'attraversamento notturno del Danubio. Il regime è onnipresente, il popolo sembra esserci rassegnato, Ceausescu è una macchietta di cui tutti, segretamente, si fanno beffe. Finchè non arriverà la rivoluzione, che cambierà le vite di tutti i rumeni. Un po' film di formazione, un po' affresco bucolico, ciò che sorprende di questo film è la sarcastica nostalgia per quel periodo ingenuo, la burocrazia, le ristrettezze economiche e le sue canzoni di propaganda, quasi una impossibile versione rumena dell'ostalgie berlinese.

centravanti nato

(Italia 2007) di Gianclaudio Guiducci, con Carlo Petrini
Tratto dalla nota autobiografia "Nel fango del dio pallone", è la storia di Carlo Petrini, un calciatore degli anni '60 e '70 che ha raccontato la sua esperienza in tutti i malaffari del calcio professionistico. Dal doping alle scommesse e le partite truccate, dai soldi e i contratti in nero all'indifferenza verso i tifosi all'ossessione verso il lusso, le macchine e il sesso, fino ai guai dopo il suo ritiro: una finanziaria andata male, il fallimento e la fuga per sfuggire agli usurai, la morte del figlio diciassettenne che ammalato aveva fatto un appello, vano, per rivedere l'ultima volta il padre. Per chi ha letto il libro, il documentario aggiunge solo la possibilità di conoscere il viso attuale e la voce di Petrini, una sigaretta dopo l'altra, nonché alcune immagini che mostrano quanto finti fossero i gol delle partite truccate. Per chi non lo ha letto, è una storia appassionante, in cui i dettagli della carriera da calciatore sono scorsi velocemente, mentre c'è più spazio per la parte più scabrosa e drammatica. Realizzato prima di calciopoli, esce quando alla pulizia del calcio non crede più nessuno.

unveiled

(Germania 2005) di Angelina Maccarone, con Jasmin Tabatabai, Navíd Akhavan, Bernd Tauber, Majid Farahat, Georg Friedrich
Fariba (Jasmin Tabatabai), fuggita dall'iran perchè perseguitata in quanto lesbica, arriva in Germania. Per aggirare le cortesi ma rigide procedure d'asilo tedesche prende l'identità e il passaporto di un altro iraniano in attesa di asilo, che si è suicidato. Il film è la storia di questo travestimento, lo straniamento di essere diverso, in un paese diverso, nei panni di una persona diversa. La Germania è asettica e grigia come la fabbrica di crauti dove Fariba lavora e solo una volta si entra in quella luccicante di luci al neon. Jasmin Tabatabai, che ha contribuito alla sceneggiatura, passa senza alcun trauma dal ruolo di donna a quello di uomo. Di Angelina Maccarone, genitori italiani ma nata e vissuta in Germania, si sentirà ancora parlare. Dopo questo film che l'ha rivelata, con il successivo vincerà il pardo d'oro a locarno, un terzo è in preparazione.

05 maggio 2007

tekfestival

Dal 4 al 10 maggio c'è il Tekfestival, il più sperimentale tra i (bei) festival di cinema che si fanno a Roma. Consiglio di farci un salto a chi è di Roma o capita a Roma in questi giorni. Le proiezioni sono al Trevi e al Farnese, in pieno centro, un po' una maledizione da raggiungere.
Le opere sono un centinaio, gran parte documentari, quasi tutti praticamente impossibili da vedere altrove. Ci sono varie sezioni, segnalo quella phag off sul cinema GLT e quella del cinema delle donne, ma è consigliabile vedere il programma completo sul sito tekfestival.it

04 maggio 2007

Cronaca di una fuga

(Argentina 2006) di Israel Adrian Caetano,con Rodrigo De la Serna, Nazareno Casero, Pablo Echarri
Diario di un sopravvissuto a un sequestro durante la dittatura argentina, tratto da una storia vera: quella di Claudio Tamburrini, studente e portiere di una squadra di calcio di serie B, che viene accusato per sbaglio di essere oppositore del regime, sequestrato e torturato per 120 giorni. L'Argentina terrorizzata dei generali non si vede, poche scene di una partita e si piomba subito nell'incubo, la segregazione, la tortura, le minacce. Nella villa del terrore, i prigionieri cadono in uno stato di prostrazione e perdita di identità, in cui è difficile distinguere l'uno dall'altro, sempre sull'orlo della delazione, mentre gli aguzzini mostrano una crudeltà automatica, senza nessuna umanità. Film crudo e vibrante, trasferisce la tensione allo spettatore, che vorrebbe spingere i prigionieri alla rivolta e guidarli alla fuga che da il titolo al film. Basato scrupolosamente su fatti realmente accaduti, i titoli di coda avvertiranno onestamente dell'unica difformità: un personaggio minore è in realtà l'unione di due persone vere. E nel ruolo del "giudice", capo mandante dei torturatori, che interroga il prigioniero Guillermo, ha recitato il vero Guillermo.
Di Tamburrini, che alla presentazione del film ancora non nasconde il suo sollievo di essere uno dei pochi ad averla scampata, è disponibile in rete la testimonianza al processo del 1985 contro i crimini della dittatura, sul sito nuncamas.org. Da leggere magari dopo aver visto il film, altrimenti si rischia di conoscere anticipatamente per filo e per segno la trama.

17 aprile 2007

vete de mi

(Spagna 2006) di Victor Garcia Leon con Juan Diego, Juan Diego Botto, Cristina Plazas
un figlio trentenne indolente e approfittatore (Juan Diego Botto, attore fin da bambino), in fuga dalla madre, si presenta a casa del padre (Juan Diego, passato glorioso da attore militante), attore di teatro con ambizioni mai soddisfatte, scombussolandone la vita.
Nel corso del film il padre perderà la donna, il lavoro, la salute, la voglia di vivere e la faccia, mentre il figlio arriverà sempre a dire la cosa giusta e riuscirà a farsi benvolere da tutti, eccetto i suoi genitori.
Victor Garcia Leon si è detto stupito di come a ogni proiezione il pubblico rida molto, perché la materia trattata è ben tragica. In effetti non salva nè la generazione dei padri, che ricordano un sessantotto lontano, nè quella dei figli, che un sessantotto non l'hanno avuto proprio. A San Sebastiàn è piaciuto molto, potrebbe piacere anche qui.

il nostro messia

(Italia 2006) di Claudio Serughetti con Claudio Serughetti, Sarah Maestri, Sarah De Marchi, Vanessa Scalera, Maria Rita Cardella, Veronica Barbatano
In uscita, forse, a settembre 2007, è un film (molto) indipendente, con qualche probabile nota autobiografica, in cui un giovane regista in cerca di finanziamenti per il suo film viene ospitato da 5 aspiranti attrici in cerca di una svolta. Molte partecipazioni straordinarie, da Tinto Brass a Dolcenera, molte citazioni, da quelle esplicite, Fellini e Pasolini, ad altre più nascoste, da John Fante a Steno, per un risultato piuttosto prevedibile e didascalico, diretto con mano incerta. Il film è prodotto con il meccanismo dei coproducers, in cui tutti i partecipanti al film contribuiscono economicamente o con il lavoro alle spese di produzione. E si vede, perché attori e regista sono rappresentati come vittime del sistema, mentre i produttori sono rappresentati come dei mostri, e c'è anche un'invettiva contro il taglio dei finanziamenti al cinema. E fanno dire al critico, Tinto Brass con sigaro d'ordinanza, la spiegazione che avevamo già capito da soli.

il rabdomante

(Italia 2006) di Fabrizio Cattani, con Pascal Zullino, Andrea Osvart
Rischia di non essere mai visto, perchè attualmente è in cerca di distribuzione, ma è facile prevedere che la troverà presto.
Un contadino solitario, che ha il dono di trovare l'acqua e di parlare con le anime, aiuta a nascondere una ragazza dell'est che sta scappando da un mafioso locale e dai suoi tirapiedi.
Ambientato a Matera e nei suoi dintorni, con (bravi) attori quasi tutti pugliesi, ricorda altri film, da Rubini a Piva, passando per il Salvatores di Io non ho paura, ma la materia è inesauribile e il risultato è comunque ben riuscito, con momenti molto divertenti come quello dei due tirapiedi (stile capagira) alle prese con il vecchio fabbro (però in questa scena, più si è nati lontano dalla puglia, meno si capisce).

13 aprile 2007

riff


Da stasera, fino al 20 aprile, sarò al riff, rome indipendent film festival. E' uno dei migliori festival di cinema a roma, assieme al tekfestival, a asiaticafilmmediale, a panafricana (aggiungete .it per il loro sito ufficiale e non perdeteveli se siete in zona).


A chi va al cinema preferibilmente in spettacoli non affollati, in anticipo e cercando di non coprire la vista di nessuno e poi inevitabilmente a luci già spente entra qualcuno che con noncuranza gli si siede esattamente davanti, dedico questa vignetta di Gary Larson.

12 marzo 2007

alberto grifi

Alberto Grifi è uno dei maggiori registi "sperimentali" italiani. Poiché è complicato provare a dare una definizione di cinema sperimentale, è più esplicativo parlare del film che ho visto ieri, che poi è il suo più famoso. "Anna" è un film del 1972-75, dura quasi 4 ore, è stato girato con uno dei primi videoregistratori e poi riversato in pellicola grazie a metodi piuttosto ingegnosi, inventati dallo stesso Grifi. Il film era partito come film di denuncia (tradizionale, con un'abbozzo di sceneggiatura) sulla vita di una ragazza sedicenne incinta che viveva per strada intorno a piazza navona, conosciuta dal coautore Massimo Sarchielli.
Ben presto però è stato chiaro che cercare di rappresentare il vero utilizzando la finzione, per di più con una sceneggiatura calata dall'alto e da un punto di vista esterno, con un occhio pietoso e voyeuristico, avrebbe portato il film a un completo fallimento.
Le maestranze allora prendono via via possesso del progetto film, fino al momento cruciale in cui Vincenzo, l'elettricista della troupe, esce dal suo ruolo di forza lavoro passiva ed entra in campo, dichiarando il suo amore per Anna, diventando il protagonista e compiendo un gesto rivoluzionario di ribellione al potere, replica di quello esistente nella società, rappresentato da regista e sceneggiatore. A quel punto il film smette di essere di finzione, la sceneggiatura viene buttata e si filma soltanto la vita reale: la storia di Anna e Vincenzo, ma anche spaccati della generazione post '68.
Alla fine del film è stato proiettato un breve filmato d'epoca in cui Grifi racconta la fine di Vincenzo: accoltellato durante una rissa da Claudio Volontè, attore e fratello di Gian Maria.
Il film è raro e difficile da vedere (l'audio è pessimo), ma è eccezionale.
Grifi e Sarchielli erano presenti alla proiezione e faceva uno strano effetto vederli da vecchi quando nel film erano giovani ed è difficile immaginare invecchiati gli autori di un film così.
L'occasione era un premio alla carriera di Grifi da parte della festa del cinema di Roma. Grifi infatti ha problemi economici e di salute, è anche in corso una campagna per fargli ottenere i benefici della legge Bacchelli.
Si merita entrambe le cose.

Update, frase di Grifi sentita oggi alla radio:
"Realizza i desideri" era uno slogan situazionista, adesso è uno slogan della Rinascente.

15 marzo 2006

visioni: forza italia

Venerdì alla casa del cinema c'era la presentazione per l'uscita in dvd del film Forza Italia di Roberto Faenza.
E' un film-documentario del 1977, uscì poco prima del rapimento di Moro, ebbe una discreta circolazione fino al rapimento, dopodiché fu fatto sparire e, salvo fugaci ricomparse, era piuttosto difficile da trovare.
E' una specie di blob (ma blob non era ancora stato inventato) su trenta anni di potere dc in italia. Da De Gasperi in America all'ultimo congresso al momento del film, con Fanfani che ritorna in sella. In mezzo c'era di tutto, da Andreotti che incontra Humphrey Bogart e Lauren Bacall, a Nixon a cena con notabili dc e cardinali che mangiavano mentre fuori si contestava la guerra in vietnam, dall'eloquio meridionale di Emilio Colombo ai discorsi prima e dopo il disastro del Vajont, trionfalistici prima e autoassolutori dopo. E facce incredibili, come Leone e Scelba, e facce che ancora dobbiamo credere, come Andreotti e Cossiga. Nel film non c'è commento, ci sono invece i sonori in presa diretta originali: certe volte sono così incredibili da sentire che sembrano inventati ad hoc.
All'epoca il film, come spesso succedeva, non è piaciuto nè alla dc nè alla sinistra.
E' sicuramente un film da vedere per avere uno spaccato di un'epoca che molti adesso rimpiangono, specie se per vederlo non si deve sentire, come ho dovuto fare io, anche la presentazione-dibattito con gli autori, Faenza, ora regista calligrafico di successo, Rossella, all'epoca giornalista a Panorama e ora direttore del tg5 e Padellaro, all'epoca giornalista al corriere e ora direttore dell'unità. Tizi brillanti, infatti hanno fatto carriera, ma il dibattito aveva pochi aneddoti aggiuntivi e troppi complimenti reciproci di "come eravamo bravi" e "come eravamo coraggiosi". Del resto adesso secondo me non mancano tanto il coraggio o la bravura, ma piuttosto una società realmente ricettiva su temi come questi.