"Gli Assalti hanno fatto una canzone su mio fratello, la vuoi sentire ?"
"Ce l'ho sul mio myspace".
Piuttosto impressionante. Il nome di Renato non si fa mai, ma la storia è quella, dettagli compresi.
Non so come si faccia a vivere con un peso simile. Se penso all'effetto che fa a me sentire di fascisti e di alemanni che rimettono la testa fuori, mi chiedo come faccia lui. E' un tipo piuttosto ruvido, anche se sempre allegro e, come hanno notati in molti, ha lo stesso sorriso di Renato.
L'ho abbracciato una sola volta, all'Acrobax il giorno del funerale, ma quel giorno l'avranno abbracciato tutti. Sono abbastanza sicuro che non leggerà mai questo post, così potrò continuare a tenermi queste cose per me. Bella Dariò.
Io non ho mai cercato troppo la fortuna, così posso dire che uno dei fatti più fortunati della mia vita è stato di trovarmi sabato a Barbaresco il giorno della inaugurazione della "vineria dell'enoteca provinciale del barbaresco".
Niente di memorabile, solo mangiare e bere gratis, ma è un dato di fatto incontestabile che, nella nostra società dove si paga tutto, le cose gratis danno un grande piacere.
E' finita che cantavo arie del Falstaff sulle strade di campagna delle Langhe, mentre cani da guardia di ogni taglia mi abbaiavano dietro.
Visualizzazione post con etichetta vino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vino. Mostra tutti i post
30 giugno 2008
18 dicembre 2006
pino ratto
Abbiamo rivisto Pino Ratto al Forte Prenestino per "terra,terra". Pino Ratto è un po' l'Andrea Sacco dei vignaioli. E' un signore piemontese di una settantina d'anni, faccia da contadino, che conversa con estremo garbo di tutto con tutti, principalmente del suo vino, meglio se intanto gli interlocutori lo stanno assaggiando.
Ci ha detto che ha imbottigliato da pochi giorni l'annata 2004, dopo l'invecchiamento in barrique, che è stato il primo ad introdurre il barrique in Italia negli anni 60, che ha scelto di uscire dalla denominazione di origine controllata del dolcetto di ovada e adesso sulle sue etichette c'è scritto semplicemente "vino da tavola".
Probabilmente lo venderà comunque senza problemi, adesso che è diventato l'uomo simbolo del movimento critical wine, che lo ribattezza "poeta della terra".
Di fatto una bottiglia l'ho comprata pure io: sull'etichetta c'è scritto solo ratto vino da tavola "le olive", bottiglia 2479 di 6000, con firma autografa (stampata) "Ratto Giuseppe".
E' costata 6 euro, un prezzo abbordabile per una sola bottiglia, non certo per il mio fabbisogno annuo di vino.
Questo è un po' tutto il problema di "terra, terra", fiera di produttori agricoli responsabili, che vendevano i loro prodotti a prezzo sorgente. Però questo prezzo sorgente è normalmente uno sproposito.
Tra l'agricoltura intensiva e insalubre, con la catena di distribuzione che alza il prezzo e l'agricoltura biologica che vende le patate a 3 euro al Kg. ci deve essere una via di mezzo.
Altrimenti l'agricoltura responsabile sarà alla portata solo dei ricchi oppure confinata nelle fiere. E ispirerà fiducia e simpatia solo se si presenta con la faccia antica di Pino Ratto.
Ci ha detto che ha imbottigliato da pochi giorni l'annata 2004, dopo l'invecchiamento in barrique, che è stato il primo ad introdurre il barrique in Italia negli anni 60, che ha scelto di uscire dalla denominazione di origine controllata del dolcetto di ovada e adesso sulle sue etichette c'è scritto semplicemente "vino da tavola".
Probabilmente lo venderà comunque senza problemi, adesso che è diventato l'uomo simbolo del movimento critical wine, che lo ribattezza "poeta della terra".
Di fatto una bottiglia l'ho comprata pure io: sull'etichetta c'è scritto solo ratto vino da tavola "le olive", bottiglia 2479 di 6000, con firma autografa (stampata) "Ratto Giuseppe".
E' costata 6 euro, un prezzo abbordabile per una sola bottiglia, non certo per il mio fabbisogno annuo di vino.
Questo è un po' tutto il problema di "terra, terra", fiera di produttori agricoli responsabili, che vendevano i loro prodotti a prezzo sorgente. Però questo prezzo sorgente è normalmente uno sproposito.
Tra l'agricoltura intensiva e insalubre, con la catena di distribuzione che alza il prezzo e l'agricoltura biologica che vende le patate a 3 euro al Kg. ci deve essere una via di mezzo.
Altrimenti l'agricoltura responsabile sarà alla portata solo dei ricchi oppure confinata nelle fiere. E ispirerà fiducia e simpatia solo se si presenta con la faccia antica di Pino Ratto.
03 aprile 2006
idee: Critical wine
Critical wine è un movimento per proporre una agricoltura sana, solidale, basata sulla sensibilità del produttore, fuori dalle mani delle multinazionali e dell'industrializzazione.
Per diffondere queste idee organizza manifestazioni itineranti come quella al forte prenestino dal 17 al 19 marzo, in cui di fatto si offre vino a gente che tracanna tutto senza pensarci due volte.
Nelle celle sotterranee del forte ci sono questi vignaioli critici che fanno assaggiare il loro vino. Per cinque euro si ha l'ingresso più un bicchiere.
"Che vino volete assaggiare ?", dice un vignaiolo piemontese con un'offerta di nebbiolo e barolo di diverse annate. La risposta è "rosso". I più generosi tra i vignaioli hanno anche grissini e formaggio. I più generosi tra i visitatori mentre bevono il vino fanno una domanda qualunque, prendono il biglietto da visita e ringraziano. Qualcuno compra anche una bottiglia o finge di interessarsi. C'è Pino Ratto, una faccia da cui potreste comprarvi di tutto con fiducia, che fa bicchieri più pieni alle ragazze. Non usa lavoranti, dice la scheda esplicativa, fa tutto da solo. Ci si stanca, mi ha detto, ma ci si diverte. Come te quando fai uno sport.
A un produttore di primitivo ho chiesto se non ci perdesse a partecipare a questa manifestazione. Mi ha detto prima "perché, sei della finanza ?" e poi, "no, in fondo in fondo qualcosa ci guadagno".
Però, a parte tutto, e senza contare che la super bevuta l'ho fatta anch'io, mi hanno convinto. Meglio poco vino, anche più caro ma fatto umanamente. E magari niente grandi affaristi con il monopolio delle vendite. E niente speculazioni tra il produttore e il consumatore. Magari.
Per diffondere queste idee organizza manifestazioni itineranti come quella al forte prenestino dal 17 al 19 marzo, in cui di fatto si offre vino a gente che tracanna tutto senza pensarci due volte.
Nelle celle sotterranee del forte ci sono questi vignaioli critici che fanno assaggiare il loro vino. Per cinque euro si ha l'ingresso più un bicchiere.
"Che vino volete assaggiare ?", dice un vignaiolo piemontese con un'offerta di nebbiolo e barolo di diverse annate. La risposta è "rosso". I più generosi tra i vignaioli hanno anche grissini e formaggio. I più generosi tra i visitatori mentre bevono il vino fanno una domanda qualunque, prendono il biglietto da visita e ringraziano. Qualcuno compra anche una bottiglia o finge di interessarsi. C'è Pino Ratto, una faccia da cui potreste comprarvi di tutto con fiducia, che fa bicchieri più pieni alle ragazze. Non usa lavoranti, dice la scheda esplicativa, fa tutto da solo. Ci si stanca, mi ha detto, ma ci si diverte. Come te quando fai uno sport.
A un produttore di primitivo ho chiesto se non ci perdesse a partecipare a questa manifestazione. Mi ha detto prima "perché, sei della finanza ?" e poi, "no, in fondo in fondo qualcosa ci guadagno".
Però, a parte tutto, e senza contare che la super bevuta l'ho fatta anch'io, mi hanno convinto. Meglio poco vino, anche più caro ma fatto umanamente. E magari niente grandi affaristi con il monopolio delle vendite. E niente speculazioni tra il produttore e il consumatore. Magari.
Iscriviti a:
Post (Atom)