30 giugno 2008

due cose per cui vale la pena vivere

"Gli Assalti hanno fatto una canzone su mio fratello, la vuoi sentire ?"
"Ce l'ho sul mio myspace".
Piuttosto impressionante. Il nome di Renato non si fa mai, ma la storia è quella, dettagli compresi.
Non so come si faccia a vivere con un peso simile. Se penso all'effetto che fa a me sentire di fascisti e di alemanni che rimettono la testa fuori, mi chiedo come faccia lui. E' un tipo piuttosto ruvido, anche se sempre allegro e, come hanno notati in molti, ha lo stesso sorriso di Renato.
L'ho abbracciato una sola volta, all'Acrobax il giorno del funerale, ma quel giorno l'avranno abbracciato tutti. Sono abbastanza sicuro che non leggerà mai questo post, così potrò continuare a tenermi queste cose per me. Bella Dariò.

Io non ho mai cercato troppo la fortuna, così posso dire che uno dei fatti più fortunati della mia vita è stato di trovarmi sabato a Barbaresco il giorno della inaugurazione della "vineria dell'enoteca provinciale del barbaresco".
Niente di memorabile, solo mangiare e bere gratis, ma è un dato di fatto incontestabile che, nella nostra società dove si paga tutto, le cose gratis danno un grande piacere.
E' finita che cantavo arie del Falstaff sulle strade di campagna delle Langhe, mentre cani da guardia di ogni taglia mi abbaiavano dietro.

22 giugno 2008

Crack - fumetti dirompenti

Crack - fumetti dirompenti è una mostra di fumetti indipendenti che si tiene al forte Prenestino. E' aperta ancora oggi, e i sotterranei del forte sono il posto più fresco di Roma (a impatto ecologico zero), cosa che con il caldo di questi giorni da sola vale la visita.
Chi non può andare, può comunque leggere alcune tra le cose migliori (a mio opinabile giudizio) su internet:

Alessio Spataro per le vignette su Ratzinger e Georg e l'inarrivabile (due sole storie ma aspettiamo il seguito con impazienza) saga di Giorgia Mecojoni.

Christian Mirra
con la sua storia autobiografica sul pestaggio alla Diaz.

Antonio bruno
per le sue strisce esistenziali.

Mi sono piaciuti anche Occhiovolante, ma su internet non rende (e myspace non mi sembra adeguato per i fumettisti) e l'installazione di EggCarton (ma bisogna proprio vederla dal vivo), una casa di due stanze fatta di carta e cartone, così verosimile che il divano è un po' sfondato dalla gente che ha provato a sedersi.

20 giugno 2008

Quando ha ragione, ha ragione


Berlusconi: "Veltroni è un fallito".

(Anche se lui si riferisce al bilancio del comune di Roma, io penso piuttosto ad altri disastri).

16 giugno 2008

vent'anni senza Pazienza

E' morto nel 1988 quando si stava quasi smettendo di morire in quel modo. Oggi avrebbe 52 anni, e avrebbe potuto scrivere una quantità enorme di altre storie. E chissà come avrebbe visto i fatti di adesso. Chissà se avremmo dovuto vedere imbarazzanti abiure alla Staino.
Era incredibilmente prolifico. Ha scritto molto e su tutto, anche molto autobiografico e quotidiano. Tanto da dare l'impressione che fosse facile fare le cose che faceva lui. Invece no, perché dicono fosse un disegnatore eccezionale. E inoltre per Visca, l'insegnante di non ricordo quale materia specifica del liceo artistico, nonché il personaggio dei suoi primi fumetti, che invece di provare a normalizzarlo è stato il suo primo sostenitore . Così, ripensando agli insegnanti delle superiori che ho avuto io (come molti altri), mi è chiaro che per avere un Pazienza ci vuole un talento eccezionale e molti Visca sulla sua strada.



13 giugno 2008

cuba

"Mira, hay una cosa en el mundo que se llama capitalismo, que dice que si tu tienes dinero tu puedes comprar todo: hombres, mujeres, partes de hombres o mujeres...".
Oppure "el que merece, no pide".
Sono due frasi prese a caso dal campionario di argomentazioni da opporre ai postulanti più ostinati.
La prima l'ho inventata io, la seconda deve essere una specie di motto rivoluzionario, l'ho sentita da un cubano e l'ho subito adottata.
Insomma ho fatto del mio meglio per combattere l'accattonaggio a Cuba, ma certo non ero nella posizione più comoda.
Forse sono cambiati i miei occhi di osservatore, ma a distanza di 12 anni il socialismo cubano sembra godere di salute peggiore. Le condizioni economiche del paese sono migliorate, sono stati fatti molti passi per incanalare l'imprenditoria privata verso la legalità, ma Fidel è sempre più vecchio e malandato, i cartelli di propaganda sembrano meno convincenti, anagraficamente sono sempre di più quelli che non hanno vissuto nel dominio dello sfruttamento e del malaffare che c'erano prima della rivoluzione, con Batista e anche prima.

E' molto facile sovrastimare il numero di postulanti o imprenditori a Cuba, poiché, salvo eccezioni, sono le uniche categorie di persone che parlano spontaneamente agli stranieri.
Tra l'altro, a quanto ci detto un campione di loro, non sognano di fuggire a Miami. Usufruiscono dei servizi dignitosi forniti dallo stato cubano e, con qualche peso convertibile al giorno, guadagnato con più o meno inventiva, si permettono le piccole spese che lì cambiano la vita. In qualche modo sanno che a Miami si rischia di più.
Però la grande maggioranza dei cubani ignora i turisti (e i mezzi per arrotondare) e pensa a vivere la sua vita. Ci si può accorgere di loro dando passaggi in macchina. Nonostante i miglioramenti dovuti a forniture di nuovi pullman dalla Cina e di petrolio dal Venezuela (come dice un cartello "la rivoluzione produce idee" e fortunatamente c'è sempre stato finora qualche paese nel mondo che ha scambiato rubli, mezzi di trasporto o petrolio per quelle idee), i trasporti restano problematici. Se si eccettua qualche raro caso di passeggero con parente ristoratore o affittacamere, gli altri restavano in riservato, e comprensibile, silenzio.
Se, come molti predicono, Cuba non dovesse farcela e dovesse diventare un paese come tutti gli altri, dove le persone non sono uguali e alcuni diritti non sono per tutti, la rivoluzione sarebbe l'ennesimo avvenimento storico troppo giusto per sopravvivere o avvenuto nell'epoca sbagliata.

Concludo ricordando alcuni fatti a proposito di Cuba.

A Cuba si verificano violazioni dei diritti umani tra le più clamorose del pianeta. Nella base navale di Guantanamo, occupata dal 1903 dagli Stati Uniti a seguito dell'invasione nella guerra ispano-americana, centinaia di persone sono detenute e sottoposte a torture e maltrattamenti senza processo.
Cinque cittadini cubani sono detenuti dal 1998 e condannati a vari ergastoli con accuse di terrorismo che una vasta campagna mondiale reputa infondate e i processi viziati da irregolarità.
Cuba è stata vittima di moltissimi atti di terrorismo. Tra i più noti, nel 1976 un aereo della compagnia di bandiera cubana (volo 455) fu fatto esplodere mentre era in volo dalle Barbados uccidendo 73 persone.
Nel 1997 diverse bombe esplosero in alberghi all'Avana. In uno di questi attentati morì anche un italiano, Fabio Di Celmo.
Il mandante di tutti gli attentati citati è Luis Posada Carriles, un esule cubano che vive a Miami (dal 19 aprile 2007 è a piede libero, nonostante le richieste di estradizione provenienti da vari paesi dell'America Latina) e che compie attività contro il governo cubano per conto della Cia fin dall'invasione della baia dei porci.
La prima volta nella storia in cui gli Stati Uniti accettarono di risarcire danni di guerra fu proprio a seguito dell'invasione della baia dei porci: 53 milioni di dollari dell'epoca in cibo e medicine.
Tra le varie norme di una legge voluta da Bush nel 2004, c'è quella sul limite della quantità giornaliera di denaro da spendere per i cubani residenti negli Stati Uniti durante le loro visite a Cuba, abbassato da 164 a 50 dollari. Al di là del trascurabile impatto sull'economia, la norma, malvista anche dagli stessi cubano-americani, è indicativa di come, per mettere in difficoltà un'economia socialista, che la vulgata del momento ritiene antieconomica e fallimentare di per sé, gli Stati Uniti siano costretti ad emettere continuamente divieti e limiti più stringenti.
Infine, un paio di cifre su istruzione e sanità, preso dall'ultimo rapporto unicef, su Cuba, e, per confronto, i dati dei due paesi più vicini e di Italia e Stati Uniti.
Tasso di mortalità infantile: Cuba 7 per mille (Italia 4 per mille, Stati Uniti 8 per mille, Haiti 80 per mille, Giamaica 31 per mille).
Tasso di alfabetismo degli adulti: Cuba 100% (Italia 98%, Stati Uniti n.d., Haiti n.d., Giamaica 80%).

gente cubana


creatività cubana


propaganda cubana


imprenditoria cubana

12 giugno 2008

Havana quick tips

Here are some quick tips about Havana.

Best mojito:
in Hanoi bar (a.k.a. Hanoi bucaneros) near Hanoi restaurant, calle brazil between bernaza and monserrate, 1 CUC, very good, serves some food, too.
In Bodeguita del medio you can go only for historical reasons. A forgettable mojito in the bar costs 4 CUC.
Best pizza: in calle o' Reilly between aguacate and compostela, 10 to 15 pesos, only take away.
Best fried chicken and beer: in the bar on the sea front in avenida de cespedes, near plaza de la catedral. Fried chicken costs less than 2 CUC, beer the usuals 1.15.
Ice creams (in pesos) in obispo 58, are quite good and usually there are not queues.
The Coppelia shop in CUC is outrageously expensive.
Turistic double decker open top bus is worth the price, even if used for transportation: with a daily ticket (5 CUC) you can reach various destinations (vedado, plaza de la revolution, playas del este, la cabana, marina Hemingway) inside and outside the city.
If you can, don't give money to beggars: it's even less fair than in the rest of the world.

24 maggio 2008

partenze


Sembra una fuga causata dai risultati delle elezioni o dall'agghiacciante situazione che c'è adesso in Italia, ma non è così.
Soprattutto perché dura solo due settimane.
A Cuba ero già stato nel 1996. Fidel festeggiava il 26 luglio a Holguin, Che Guevara era ancora sottoterra in Bolivia, i pesos convertibles non piacevano ai cubani che preferivano i dollari, il periodo especial lasciava il passo alla doppia economia del turismo, erano appena nati i paladares e le casas particulares, i turisti sessuali erano già tanti. Non avevano ancora fatto la lonely planet nè altre guide simili e per sapere dove dormire o mangiare bisognava affidarsi ai jineteros, che arrivavano a frotte appena si entrava nelle città riconoscendo la targa "tur".
Adesso Fidel è malato, ma continua a dire cose, ad esempio su biocarburanti e carestie, in anticipo sul resto del mondo, i cinque sono ancora detenuti in America, l'embargo c'è ancora, non si muore di fame mentre ad Haiti, qualche chilometro di mare più in là, sì, Raul ha avviato una transizione timidamente applaudita da queste parti.
Vado a vedere. Torno l'8 giugno. Mi perderò il Roma Pride e la manifestazione ambientalista di Milano. Spero al ritorno di trovare molte Chiaiano e nessuna via almirante.

21 maggio 2008

corpus domini

Una catastrofe si abbatterà domani su Roma. Chi non abita a Roma e chi non deve passare per San Giovanni può felicemente fregarsene. Gli altri faranno bene ad attrezzarsi, perché Roma sarà spezzata in due per tutto il pomeriggio. Messa a San Giovanni, processione a via merulana, strade sbarrate. E' la dimostrazione che il papa non fa danni solo con le parole ma anche con i fatti.
Questo è il primo anno in cui ho deciso di prendere delle precauzioni. Gli anni scorsi ho subìto gli eventi. Ma è inutile sperare in miglioramenti rispetto agli anni scorsi: il sindaco è cambiato, ma se Veltroni era ossequioso, Alemanno lo è di più. Come primo atto da sindaco, prima ancora di millantare di spezzare reni a rom, gay e centri sociali, è andato a inginocchiarsi davanti al pastore tedesco.
In ogni caso sarò grato a chiunque mi spieghi che festa è il corpus domini. Wikipedia dice che la festeggiano dal 1264. Non male, visto che l'immacolata concezione è stata inventata nel 1854 e l'assunzione di maria (ma quasi tutti la chiamano ferragosto) appena nel 1950.
Dice anche che Ruini sarebbe contento di renderlo un giorno festivo in Italia, e che un disegno di legge è stato presentato nel 2008 con questa richiesta. Magari al posto del 25 aprile.

16 maggio 2008

dalla spagna


"El Gobierno rechaza la violencia, el racismo y la xenofobia y, por tanto, no puede compartir lo que está sucediendo en Italia".
trad.: il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia.
Lo ha detto la vice primo ministro María Teresa Fernández de la Vega.

Questo invece lo scrive direttamente el mundo.
"El clima de racismo es tal que en los últimos días cinco campamentos de gitanos al sur de Italia han sido incendiados por los ciudadanos."
trad. Il clima di razzismo è tale che negli ultimi giorni cinque campi nomadi nel sud Italia sono stati incendiati dai cittadini.


L'Italia, governo e popolo, sembra ormai giudicare indifendibili i rom. E all'estero se ne sono accorti. L'interpretazione che viene dalla Spagna è chiara, seppur sintetica. Niente racconti di ladri di bambini ma neanche menzione al PalaPonticelli, il mega teatro che sorgerà al posto dei campi, che molti sospettano essere il movente oscuro della rivolta.

Sabato prossimo passerò per la Spagna. Ho una maglietta di un po' di anni fa, che conservavo più che altro per ricordo. Mi sa che mi conviene usarla per viaggio.

10 maggio 2008

dov'eri quando...

Ieri era impossibile non sapere che era il trentennale della morte di Moro, visto il clamore delle celebrazioni istituzionali e della grande stampa.
C'è anche chi ha detto che la notizia del rapimento di Moro, per l'immaginario del nostro paese, è l'equivalente dell'omicidio Kennedy per gli americani, per cui tutti si ricordano esattamente dov'erano e cosa stavano facendo in quel momento.
In effetti ci trovo un fondo di verità in questo, quindi parteciperò anch'io a questo piccolo gioco, tentando però di ampliarlo. Prendendo spunto dalla disparità di trattamento vista ieri tra la commemorazione di Moro e quella di Peppino Impastato, morto lo stesso giorno, ho preso tre fatti epocali nell'immaginario collettivo (assassinio Kennedy, rapimento Moro, 11 settembre) e altri tre, molto meno radicati, che ho associato a ognuno dei primi tre per coincidenza temporale o significato politico.

Assassinio di Kennedy: non ero ancora nato.
Golpe in Cile e assassinio di Allende: ero troppo piccolo per ricordarmi.

Rapimento di Moro: ero a scuola (elementare). Il maestro, detto "il professore Peppinuccio" (dalle mie parti, con una modalità che in seguito ho trovato sessista, gli insegnanti maschi venivano chiamati "professore", mentre le donne "signora": così ad esempio, c'era "la signora di matematica"), era un militante socialista. Quando la moglie, maestra anche lei, gli diede la notizia, lui restò quasi impassibile. Cinque minuti dopo un altro maestro, evidentemente più coinvolto, entrò concitatamente e disse urlando: "hanno rapito Aldo Moro" e Peppinuccio rispose calmo "sì, lo so, me lo ha detto mia moglie". Dopo qualche minuto di discussione tra i maestri, la giornata di scuola riprese normalmente.
Assassinio di Peppino Impastato: la sua morte fu coperta, mediaticamente, da quella di Moro, di lui quel giorno non ricordo nulla. Impastato è conosciuto come merita solo dopo il film "I cento passi".

Attentato alle torri di New York: mi trovavo a Bukhara, Uzbekistan, ospite di una famiglia locale. Era tardo pomeriggio e la notizia arrivò tramite la televisione russa, che trasmetteva le immagini della CNN ma con l'audio locale. C'era un opinionista russo, di cui non capivo naturalmente una parola, ma avevo la sensazione che stesse dicendo "è la conseguenza della loro politica". Non era facile capire bene cosa fosse successo, visti i problemi linguistici: a un certo punto mi aiutò a chiarire la frase letta sul video della Cnn "10:12 both Wtc towers collapsed", ma ricordo che fino al giorno dopo ho pensato che le torri fossero state abbattute con bombe e gli aerei fatti esplodere in aria. La famiglia mi disse "attento quando prenderai l'aereo".
Assassinio di Carlo Giuliani: ero in ufficio, nella ridente sede di Santa Palomba, e mi preparavo a partire per Genova in serata con il treno speciale. Il G8 monopolizzava le cronache da giorni, tra zona rossa, tute bianche e pasta tricolore nel menù dei potenti. Il giorno prima c'era stato il tranquillissimo corteo dei migranti, ma quel giorno gli scontri spopolavano nelle cronache, assieme a una nuova entità di cui pochi avevano sentito parlare prima, ma che avrebbe avuto un successo eccezionale: i black bloc.
La notizia arrivò a pezzi. C'è stato forse un morto, c'è un morto tra i manifestanti, si tratta di un manifestante spagnolo, forse si chiamava Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso si chiamava Carlo Giuliani, era italiano e il fatto è successo a piazza alimonda, ecco la foto, Giuliani è quello con l'estintore in mano, guardate il cerchio, si vede la pistola puntata. In ufficio, i commenti erano del tipo "si sapeva", "c'era da aspettarselo", ma non mancavano neanche quelli "ecco cosa succede a manifestare".
La sera, sul treno, non si sapeva ancora bene in dettaglio cosa fosse successo. E nemmeno si immaginava che cosa ci sarebbe successo i giorni seguenti.

01 maggio 2008

non era il 1993

Non era il 1993, evidentemente, anche se gli ultras della destra in festa lunedì associavano proprio il 1993 al 2008. Nel 1993 fu la prima volta in cui misero la testa fuori dalla sabbia, quest'anno hanno vinto. Sarebbe interessante controllare i votanti per Fini nel 1993, non mi stupirebbe che fossero di più di quelli di Alemanno nel 2008.
Perdere le elezioni, con questo candidato, questi partiti e questi programmi fotocopia se non peggio (ad esempio sembra che Rutelli fosse a favore della costruzione di termovalorizzatori, Alemanno contrario), ci può anche stare, ma vedere i picchiatori della sezione di colle oppio festeggiare al campidoglio è una cosa che non fa piacere.
Il richiamo dell'antifascismo non ha funzionato. Del resto non è che ci si può scoprire antifascisti solo quando serve. Anni e anni di ammiccamenti e di appoggi alle varie case pound si sono fatti sentire.
Adesso non si sa bene cosa succederà. C'è anche chi non pensa che Alemanno se la prenderà con immigrati (braccia da lavoro a basso costo a beneficio di molti suoi elettori) e rom, sgombererà centri sociali o sopprimerà feste del cinema e notti bianche (ma non ho ancora trovato nessuno che sia preoccupato di quest'ultima evenienza). E che quindi si limiti, senza gesti plateali, all'amministrazione della città (che finora non è che fosse amministrata un granché bene). In questo caso il rischio è di finire come Milano, che nel 1993 elesse un leghista con un voto di protesta e da allora, a protesta finita, la destra ha sempre avuto in mano la città.
La sinistra, che ha perso tutto, non può che riguadagnare terreno. Ma danni irreversibili sono stati già fatti. Ad esempio la maggior parte della città è razzista (questa parola per qualcuno è troppo forte, mi riferisco a opinioni del tipo: "i rumeni sono tutti criminali, la Romania li manda tutti qua"). Una cosa è fare in modo che alcuni di questi elettori tornino a votare per la sinistra, un'altra, più complicata, è rendere la società più civile ed equa.
Le prossime elezioni sono le europee, tra un anno. Saranno con il sistema proporzionale, quindi non ci saranno cartelli elettorali, porcellum e voto utile. Sarà un'occasione di vedere la reale composizione delle forze di sinistra. Intanto da Vicenza arriva un'indicazione: il candidato di centro-sinistra, dichiarando la sua opposizione alla base, ha vinto. Ha lasciato le ossessioni sulla sicurezza e gli immigrati alla destra e ha fatto una proposta minimamente di sinistra. La strada, secondo me, è quella.

24 aprile 2008

come se fosse il 1993


Per un'utile casualità, il ballottaggio per il comune di Roma sarà pochi giorni dopo il 25 aprile.
L'immagine è presa da un opuscolo stampato nel 1993 per supportare l'elezione di Rutelli al ballottaggio contro Fini. Era diffuso gratuitamente in giro per Roma ed è un esempio della forte mobilitazione antifascista che ci fu allora. Fini, lanciato da una campagna di stampa guidata da Il Tempo, aveva sorprendentemente incamerato buona parte dei voti della democrazia cristiana, frullata dai fatti di tangentopoli, e, grazie al sistema elettorale maggioritario appena introdotto e ai conseguenti faccia a faccia televisivi all'americana, era stato sdoganato come politico rispettabile. Berlusconi non era ancora sceso in politica ma dichiarò in una celebre esternazione alla sede dell'associazione stampa estera che, se fosse stato di Roma, avrebbe votato per Fini: ciò gli fruttò il soprannome di "cavaliere nero".
Rutelli faceva ancora parte dei verdi, e, con un po' di immaginazione e buona volontà, era l'espressione della Roma laica, ambientalista e di sinistra. Anche quelli di sinistra che non lo avevano votato al primo turno, lo avrebbero votato al ballottaggio. Roma veniva da una serie di amministrazioni inguardabili, da Carraro, catapultato a Roma da Craxi (la canzone "Cararo sindaco" della banda bassotti descrive bene) e, più indietro, Signorello e Giubilo, emanazioni della longa manus democristiana di Andreotti e Sbardella.
Allora non c'era il Pd, e nemmeno la margherita. La Dc aveva presentato un suo candidato al primo turno, che aveva preso un misero 13%. Aveva fatto dichiarazione di voto antifascista, ma non si sapeva cosa avrebbero fatto i suoi elettori.
Era la prima avvisaglia che i voti di Dc (e Psi, e tutti i partitini di governo) avrebbero fatto una fine ancora peggiore.

Rutelli vinse, e in altre città vinsero Bassolino, Cacciari e Illy, a Torino ci fu addirittura il ballottaggio tra centro-sinistra e sinistra, e sembrava che "la gioiosa macchina da guerra" fosse sul punto di conquistare l'Italia.
Quella volta, a Roma si festeggiò. Rutelli e Veltroni furono eletti in tutto altre tre volte, ma le volte successive non si è più festeggiato.

A questo ballottaggio le cose sono cambiate. Il Msi ora si chiama Pdl ed è considerato un partito come gli altri, Rutelli si è spostato verso il centro assieme a tutto il centro sinistra e ha inglobato esponenti e politiche della vecchia Dc. Si sono svolte elezioni politiche che hanno consegnato il paese alla destra e in cui il partito democratico di Veltroni ha fatto da killer alla sinistra.
Il genero di Rauti ha persino fatto appello agli elettori di centrosinistra di votare per lui, in fondo i programmi si somigliano.
Però Roma è troppo egoista, ingiusta e in mano ai palazzinari già adesso, per avere anche Alemanno sindaco. E quindi, con il naso turato, andrò di nuovo a votare Rutelli.

22 aprile 2008

tom zé

Tom Zé è il meno conosciuto tra i geni della musica brasiliana. Nato nel 1936, negli anni '60 è tra i fondatori del tropicalismo, ma non ne ricava lo stesso successo che hanno avuto altri, tanto che negli anni '70 lascia la musica e lavora come meccanico a San Paolo. E' ritornato grazie a David Byrne che è andato a cercarlo per metterlo sotto contratto con la sua etichetta Luaka Bop. Da quel momento è tornato a deliziare un ristretto pubblico con la sua musica eclettica e indescrivibile. Per la varietà e lo sperimentalismo molti lo paragonano a Frank Zappa.
"Fabricando Tom Ze" di Decio Matos domani alle 17 al cinema nuovo olimpia, all'interno del rome indipendent film festival, è un documentario sulla tournèe del 2005, che è anche l'unica volta in cui l'ho visto dal vivo, al defunto (e compianto) fandango jazz festival alla palma.
Fu un concerto strepitoso. Erano passati pochi giorni dall'attentato nella metropolitana di londra e Tom Zé presentò una versione personalizzata in italiano di "companheiro bush", che diceva più o meno "se non sai chi ha messo le bombe a londra, secondo me è stato bush".
E, in risposta allo sfruttamento del corpo femminile nella musica, le musiciste del gruppo erano tutte vestite in tuta da meccanico. Era appena uscito "Estudando o pagode", concept album dedicato alla discriminazione sulle donne.

20 aprile 2008

pigneto



I motivi per cui mi piace il quartiere dove abito sono diversi quelli per cui piace alla maggior parte delle persone: per alcuni, l'isola pedonale dove, specie nel fine settimana e d'estate, è possibile bere e fumare assieme ad altre centinaia di persone e per altri il gruppo di locali grossolanamente alla moda (menù scritto in gesso sulla lavagnetta e sedie impagliate finto antico, per capirsi) in cui è possibile bere due dita di vino in calice per 4 euro.
Queste due categorie di persone sono due facce di un modello di fruizione del tempo libero basato sul consumo frenetico e sulla scarsità estrema di tempo, eppure non vanno d'accordo tra loro, o meglio esistono zelanti amministratori che farebbero sparire i primi e vorrebbero tenersi i secondi, sbandierando di voler tutelare i residenti mentre di fatto cercano solo di tutelare gli affari dei commercianti.
A me invece piace per quelle forme di arte estemporanea, dalla serie di manifestini "afflitto" ai pupazzi nella foto, di autore anonimo, che appaiono e scompaiono in punti diversi nel quartiere, dal grauco (che significa gruppo di autogestione collettiva), cineclub estremamente anomalo che resiste dagli anni '70 a, per parlare di ristorazione, alla rosticceria peruviana in via l'aquila, il cui cibo è preparato la mattina a casa, al self service africano in via ascoli piceno dal profumo irresistibile, al negozio di birre di arafat, su via del pigneto, nemico pubblico di tutti gli anonimi dei post xenofobi sui forum del quartiere, che vende bottiglie di peroni grande a 1 euro, al negoziante del bangladesh che una domenica pomeriggio ha alzato la saracinesca apposta per me vendendomi lo zucchero, a tutte le etnie sparse per il quartiere, che vivono in una discreta armonia, secondo le loro usanze (c'è anche una grande moschea molto frequentata).

Se in tutta la città gli esempi di convivenza multietnica sono minacciati dalla xenofobia in aumento, le attività che si trovano tra via l'aquila e via ascoli piceno hanno anche un pericolo specifico: la "bonifica" per la riapertura del cinema l'aquila. Esempio illuminante dell'amministrazione veltroniana della città, fatta di grandi eventi promozionali nel vuoto circostante, il cinema l'aquila era uno dei tanti vecchi cinema di quartiere costretti a chiudere, poi finito nel patrimonio immobiliare della banda della magliana.
Una volta requisito, sarebbe stato restaurato e restituito alla cittadinanza. I restauri sono andati inizialmente molto a rilento, successivamente sono ripresi in modo da permettere la riapertura per il 21 aprile, natale di roma e pochi giorni prima del ballottaggio.
Sarà interessante scoprire l'utilizzo del nuovo cinema. Di sicuro sarà utilizzato intensivamente durante la festa del cinema, ma bisogna vedere cosa succederà al di fuori di essa. Potrebbe fare la fine della casa del cinema, in cui, a causa della preoccupazione del comune di non entrare in concorrenza con i circuiti di cinema di prima visione, le proiezioni sono gratuite ma concentrate nel primo pomeriggio dei giorni feriali e quindi frequentate quasi unicamente da pensionati appisolati.

Update 1:
Il 24 maggio c'è stato il famoso raid razzista al pigneto. Una squadra di picchiatori ha devastato alcuni negozi di immigrati. A parte alcuni particolari folkloristici, come il tatuaggio di che guevara del capo degli squadristi, un furto di portafogli come causa scatenante, i figli veraci del pigneto e così via, sembra che alla base di tutto ci sia il controllo sugli affari (leciti e illeciti) del quartiere.

Update 2:
Il cinema l'aquila alla fine ha riaperto, in ritardo e praticamente in silenzio. Negli stessi giorni il nuovo sindaco Alemanno ha tirato fuori il buco nel bilancio del comune in modo da tagliare i finanziamenti alla cultura (invece sembra che molti soldi saranno utilizzati per armare i vigili urbani). Per il momento si proiettano film di prima visione, ma senza neanche esporre locandine. Il direttore artistico Giuseppe Piccioni, probabilmente malvisto dalla nuova giunta, si è già dimesso. Il futuro di questo cinema sembra essere segnato.

16 aprile 2008

una comunista in parlamento sembra che ci sia

O almeno così la definisce la stampa. Eletta in sud america. Basterà a tranquillizzare Cossiga ?

Mirella Giai, neoeletta senatrice nel Movimento associativo italiani all'estero, ha una storia significativa: figlia del mitico comandante Giai, tornato dall'Argentina per combattere la guerra partigiana nelle Brigate Garibaldi del Piemonte e successivamente di nuovo emigrato con la famiglia a Rosario; qui Mirella ha militato nelle associazionismo legato al Pci, assieme a un grande personaggio come Filippo Di Benedetto, recentemente scomparso, operando nel periodo della feroce dittatura di Videla, Massera e Lambruschini (altri nomi di ascendenza italiana) assieme al console d'Italia Calamai nell'assistenza all'espatrio di centinaia di italiani candidati desaparecidos.

15 aprile 2008

ground zero


Per una strana coincidenza, causa incombenze familiari mi sono trovato a passare il lunedì post-elettorale nel più profondo nord-est, quello che vuole secedere anche da se stesso: Cortina, dove, ho scoperto, i nosocomi sono rinomati almeno quanto le montagne e le piste, e la tranquilla Feltre.
Ho scritto quindi questo post a penna sul treno di ritorno, non avendo che brevi informazioni ottenute per telefono o mediante rapide occhiate a televisori accesi nei bar. Non ho quindi ancora visto né letto dichiarazioni di leghisti e berluscones raggianti (1), né quelle affrante di sinistra.
A fronte di un disastro così totale, la cosa positiva è la seguente considerazione: non c'è nulla da salvare, si può ricominciare tutto da capo. In Italia esiste un 10% di elettori che nel 2006 ha votato per Prc, Pdci e verdi, e che, presumibilmente, non ha smesso di essere di sinistra. Solo che quei partiti sono stati completamente screditati dai due anni del governo Prodi. E la sinistra del dopo 14 aprile dovrà prendere le distanze da quella esperienza, un po' come è riuscito a fare Veltroni in campagna elettorale. Nel frattempo, visto che di occasioni per misurarsi elettoralmente non ce ne saranno per qualche tempo, bisognerà ricostituire una forma di conflitto sociale, possibilmente assieme ai movimenti che sono vivi e pulsanti nel territorio. Magari cominciando da subito. Nel 1994 e nel 2001, ci furono momenti di scoramento e apatia totali, e il risveglio ci fu con la manifestazione del 25 aprile del manifesto, i girotondi di Moretti (che, curioso ricordarlo ora, disse "con questi politici non vinceremo mai") o l'illusione di Cofferati.

Due considerazioni per finire.
Ho letto in questi due mesi molti articoli di giornale che illudevano sulla stanchezza, sul nervosismo e sul logoramento di Berlusconi e il berlusconismo. Si è visto invece che Berlusconi, come anche la lega, è politicamente in ottima salute, quello che era moribondo era proprio l'anti-berlusconismo. Anche se in cinque lunghi anni di governo probabilmente si ricostruirà spontaneamente.
Veltroni, che secondo me da oggi ha superato il suo vecchio segretario Occhetto per danni provocati alla sinistra in Italia, ha finalmente raccolto quello che ha seminato. Vedremo se sarà in grado di fare un'opposizione tangibile, dati i suoi modi felpati e il suo programma così simile a quello di Berlusconi.

(1) nell'intervallo di tempo causato dalla ricopiatura informatica del post ne ho trovato uno memorabile: sembra che al porta a porta post elettorale di Bruno Vespa, Bossi, con tono compassionevole, abbia detto più o meno "onore a Bertinotti, l'unico che qualche operaio l'abbia conosciuto".

12 aprile 2008

terrae motus

Per uno che si occupa di malastampa può essere strano pensare che se una notizia vissuta in diretta non si trova sui siti di news, allora si deve esserla immaginata.
Eppure mi è successo stamattina. Mi sveglio con il terremoto, la casa che balla dolcemente, ma a lungo. Guardo il cellulare, che segna le 7:44. Vado a vedere i siti di news, ma non dicono nulla. L'orario di aggiornamento segna pochi minuti prima, ma le notizie sono del giorno prima: i comizi di Veltroni e Berlusconi, Totti e Clooney, vecchi pettegolezzi e così via.
Mi incuriosisco per la storia della donna vestita da sposa che è stata uccisa mentre faceva autostop per zone di guerra, che trovo su ansa e stampa, mentre è bucata da corriere e repubblica.
Cominciavo quasi a pensare di essermi sognato il terremoto, quando finalmente esce una breve, su repubblica. Alle 8:12, scossa di terremoto di magnitudo 3,8 (è tanto?) epicentro castelli romani, alle ore 7:44 (l'ora è giusta). Non avevo sognato. Ora posso anche tornare a dormire.

09 aprile 2008

più attendibile di cento sondaggi



I sondaggi elettorali non sono più divulgabili da qualche giorno, comunque la loro attendibilità era piuttosto minata dalle differenze vistose tra i vari risultati, senza contare i sondaggi commissionati direttamente dalle parti politiche.
Una sorta di sondaggio, per certi versi più attendibile, sono le quote dei bookmaker inglesi per il risultato elettorale.
Non che non possano essere sbagliati anche questi. Ma poiché in base alle quote dovranno poi liquidare delle vincite in denaro, hanno la massima convenienza economica che le quote siano esatte. Gli errori li pagherebbero molto salati.
E le quote mostrano chiaramente chi è il favorito. Ad oggi pomeriggio Sportingbet dà Berlusconi 1 a 5 (se punto 5, vinco 1 - riprendendo ovviamente anche i 5) e Veltroni 3 a 1 (se punto 1, vinco 3), mentre Betfair dà Berlusconi allo 0,3 a 1 e Veltroni al 4.6 a 1.
Le quote sono aggiornate in tempo reale e si possono seguire qui.
Nella figura 2 c'è lo storico delle quote: Veltroni oscilla, ma la sua quota è sempre più alta e in crescita (quindi, vittoria sempre meno probabile), mentre quella di Berlusconi è stabile e bassa.
Presumibilmente queste quote si riferiscono al risultato alla camera, la dizione usata è Next Italian President, del resto ci si può aspettare che all'estero stentino a comprendere i bizantinismi della nostra legge elettorale. Quindi non si può scommettere sull'eventuale pareggio al senato e il grande inciucio o grande coalizione di sorta, e non sono menzionate le candidature ad hoc per quello scenario, come l'inevitabile Mario Monti.
Chi, al contrario, è seriamente convinto della vittoria di Veltroni può vantaggiosamente scommetterci sopra, obbligatoriamente dall'Inghilterra, poiché dall'Italia non è possibile puntare, in quanto quei siti non rientrano nell'elenco di quelli autorizzati dall'AAMS (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato) per l'Italia. Certo non si diventa ricchi, ad esempio puntando 100 euro se ne vincono da 300 a 460. Per sbancare davvero i bookmaker dovrebbe vincere un Bertinotti o un Ferrando, dati a 999 a uno (con 100 euro se ne vincerebbero quasi 100 mila).
Certo che in quel caso non ci sarebbe neanche bisogno di puntare. A fare la parte del banco e pagare la vincita agli italiani, per una volta, sarebbero i Berlusconi e i Montezemolo, i Luca Luciani e i palazzinari. Fantapolitica.

07 aprile 2008

sullo sfruttamento

Quello del Cearà sembrava un po' spaventato. Era giunto lo stesso giorno.
«Domani vedrai...»
«Domattina presto l'impiegato della vendita ti chiamerà per farti fare le provviste della settimana. Non hai gli strumenti del lavoro, e dovrai comperarteli. Comprerai una falce, una scure, un coltello, una zappa... Il tutto ti costerà un centinaio di milreis. Poi comprerai la farina di manioca, la carne salata, l'acquavite e il caffè e spenderai una decina di milreis. Alla fine della settimana avrai guadagnato quindici milreis col tuo lavoro (quello del Cearà fece i conti: sei giorni, a due milreis e mezzo: il conto tornava). Ti avanzeranno cinque milreis, ma non li riceverai, se li terrà la vendita in conto del debito degli attrezzi... Per pagare i cento milreis, stai un anno senza ricevere un soldo. Può darsi che per Natale il colonnello ti faccia dare a prestito dieci milreis perché tu possa andare a spenderli con le puttane a Ferradas...»
«Cento milreis per un coltello, una falce e una zappa?»
«A Ilheus un coltello di buona marca ti costa dodici milreis. Nel negozio della fazenda non lo prendi per meno di venticinque...»
«Un anno...» disse quello del Cearà. «un anno...» ripetè.
«E poi devi pensare che, prima di aver finito di pagare, il tuo debito sarà aumentato... Avrai comperato un altro paio di calzoni e qualche camicia... avrai comperato medicine che costano un occhio della testa, ti sarai comperato una rivoltella... gli unici soldi spesi bene in questo paese... E non avrai mai finito di pagare il tuo debito... Noi qui siamo tutti indebitati, nessuno ha saldo...»
Gli occhi di quello del Cearà erano impauriti.
«Da questi luoghi non torna nessuno. Tutti restano legati al negozio della fazenda fin dal giorno in cui arrivano. Se vuoi andartene, vattene oggi stesso, domani sarà troppo tardi...»
Quello del Cearà domandò:
«E dove vado ? Cosa vado a fare ?»
Nessuno seppe rispondergli; una simile domanda non era stata prevista da nessuno di loro.
Il vecchio diede la buonanotte e ringrazio, seguito dal giovane. Quello del Cearà giardava i due uomini, che poco a poco scomparivano nella notte. Tutt'a un tratto disse:
«Me ne vado anch'io...»
Riunì febbrilmente le sue robe, pronunciò una parola di congedo, uscì di corsa. Il magro richiuse l'uscio.
«E dove andrà?» chiese. E poiché nessuno rispose, trovò la risposta da sè: «In un'altra fazenda sarà lo stesso di qui.».
Spense il lume.


da Terras do sem fim (terre del finimondo) di Jorge Amado (1943).

Leggendo, mi venivano in mente i mutui immobiliari di oggi. Ma in effetti no, non è la stessa cosa.

04 aprile 2008

contro i furgoni elettorali

Un effetto collaterale positivo del porcellum è l'inutilità della pubblicità elettorale dei singoli candidati per le elezioni politiche: la vera campagna elettorale in quel caso si fa dentro le sedi di partito per farsi mettere ai primi posti nella lista.
Invece per le amministrative la propaganda per i singoli candidati c'è e si vede.

Bisogna onestamente riconoscere che una parte del finanziamento pubblico ai partiti, quella che non finisce in immobili intestati ai familiari o in conti cifrati all'estero, viene impiegata in attività come la propaganda elettorale, che producono un certo indotto, generano occupazione e, per i rimanenti appassionati di questo indice, fanno salire il pil.

Di tutte le forme di propaganda elettorale, i furgoni elettorali sono tra le più deprecabili. Congestionano il traffico, inquinano, tolgono spazio per il parcheggio di altri mezzi e, in questo periodo di petrolio oltre i 100 dollari al barile, consumano inutilmente carburante senza trasportare nulla di utile. In effetti non conosco nessuno che non detesti questi mezzi, a parte forse chi ha un parente che lavora nel ramo.

Come se non bastasse, è un gigantesco autogol usare intensivamente questa forma di propaganda



e contemporaneamente lo slogan (un po' alfieriano e molto velleitario) "voglio una città senza traffico".


Ma non è solo Alemanno che li utilizza, anche molti altri candidati minori, per il comune o perfino per un posto in un consiglio circoscrizionale. Soprattutto del Pdl, ma non solo.

Nella foto 3, due candidati del pdl per un solo furgone, parcheggiato in divieto di fermata a piazza re di roma.

Nella foto 4 due furgoni per un solo scatto. La sconosciuta Lunari del Pdl e l'ex tennista Panatta (quante volte abbiamo tifato per lui in coppa Davis), lista civica.


Nella foto 5 il candidato Piccolo del Pdl con il suo furgone elettorale fai da te (un camper con un paio di manifesti elettorali attaccati sopra) in doppia fila. Da grande, forse potrà permettersi un vero furgone.