31 agosto 2008

Xinjiang

La fulminea notorietà dello Xinjiang durante le olimpiadi mi fa un certo effetto, in quanto lo Xinjiang, di cui si è sempre parlato pochissimo, è l'unica zona della Cina che abbia visitato, nel 2003 in un viaggio in Asia Centrale per strade e confini che avevano visto pochi stranieri e con pochissime infrastrutture (il che era parte del divertimento).
Di fatto è una regione che c'entra poco con il resto della repubblica popolare cinese, in quanto abitata da una popolazione simile a quelle dell'asia centrale al di là del confine, gli uyguri. Uyguristan è il nome con cui gli uyguri chiamano la loro terra, Xinjiang è un nome cinese, significa "nuovi territori di frontiera", mentre Turkestan Orientale sembra usato più per motivi politici. Il capoluogo dello Xinjiang è Urumqi o Urumchi, un classico esempio di quelle che Rem Koolhaas chiama generic city, una città che ha avuto uno sviluppo frenetico di strade larghe e grattacieli. Nonostante qualche segno del precedente aspetto uyguro, popolazione e aspetto sono piuttosto cinesi. Città più autenticamente uygure sono Tulpan (per i cinesi Tulufan) e soprattutto Kashgar (il nome con cui la chiamano i cinesi è Kashi), una delle città più affascinanti del mondo, sebbene il governo cinese porti avanti un programma di "bonifica", ufficialmente per motivi igienici, che prevede la distruzione di parte della città vecchia. Anche il famoso mercato domenicale è stato spostato nella parte moderna della città.
Un altro obiettivo del governo centrale era di far raggiungere ai cinesi han la maggioranza relativa della popolazione allo scopo di delegittimare le aspirazioni di autonomia o indipendenza della regione. Grazie a massicci incentivi alla emigrazione da altre zone della Cina, l'obiettivo è stato raggiunto qualche anno fa.
La lotta degli uyguri non è ovviamente nata con le olimpiadi. Non ho visto segni percettibili di repressione degli uyguri, ma per ovvi problemi linguistici (gli uyguri parlano una loro lingua, totalmente diversa dal cinese ufficiale) la cosa non è significativa. Non stupirebbe che le violazioni delle libertà personali in Cina fossero declinate in versione etnica verso gli uyguri.
La stampa occidentale è solita descrivere gli indipendentisti uyguri come fondamentalisti islamici. Dalla mia esperienza non è sembrato di vedere una pratica religiosa così fondamentalista (ho visto al contrario molte scuole coraniche in paesi ex-sovietici come l'Uzbekistan): decenni di ateismo di stato in qualche modo hanno lasciato il segno. D'altra parte, conoscendo la rapidità con cui il fondamentalismo si propaga, non mi stupirei che le cose fossero cambiate nel frattempo: coltivato a scopi anti-sovietici in afghanistan, non lontano da qui, il fondamentalismo è sfuggito di mano ai suoi primi sfruttatori.
Cinque anni fa il boom economico cinese era già vistoso anche in regioni così periferiche. Era impressionante la differenza degli insediamenti presso il passo di confine dell'Irkeshtam. Dal lato kirghizo la strada era sterrata e il misero villaggio di confine era formato da roulotte arrugginite. Dal lato cinese il villaggio era formato da case in muratura ed era pieno di negozi, la strada era ben asfaltata e ben segnalata. Il capitalismo di stato della repubblica popolare cinese aveva fatto miracoli. I diritti umani possono aspettare.

1 - Panorama di Urumqi



2 - Moschea a Tulpan


3 - Mercato a Kashgar




4 - Mercato a Kashgar


5 - Mercato a Kashgar



6 - Mercato del bestiame a Kashgar





7 - Uyguri


8 - Panorama villaggio di Irkeshtam, Kirghizistan

26 agosto 2008

pasolini (e nanni)


E' successo che il giorno di ferragosto mi sono trovato ad attraversare Spinaceto. Ho visto quindi i palazzi popolari ma decenti, i parcheggi, i viali spaziosi e il verde. E ho anch'io pensato "non è per niente male". Così qualche giorno dopo, dovendo andare ad Ostia a vedere un concerto, ho pensato che potevo toccare un'altro punto dell'itinerario morettiano e andare a vedere il monumento a Pasolini.
Trovare su internet dove si trova il monumento non è facilissimo: via dell'idroscalo, ma non è chiaro a quale altezza. Alla fine mi ha aiutato google earth, o meglio quel servizio di google earth piuttosto fastidioso che si chiama panoramio, che mostra foto degli utenti sopra alle viste dal satellite. C'era un'unica foto del monumento. A questo punto, dovesse servire, le informazioni ce le metto io: se prendete via dell'idroscalo dal centro di Ostia, è poco prima del porto. Se sulla sinistra cominciate a vedere imbarcazioni, dovete tornare poco all'indietro. Oppure potete fare come nel film: arrivare alla fine della strada (poco dopo c'è la foce del Tevere e la strada finisce) e tornare indietro girando in quella che con una certa indulgenza si potrebbe chiamare piazza.
Il monumento non è più nelle condizioni viste in caro diario. E' stato restaurato e adesso è bianco abbagliante; tutta l'area è un'oasi lipu, la stradina per andare al monumento è stata corredata da qualche blocco di marmo e ribattezzata parco letterario. L'area è aperta solo alcune mattine, quindi anch'io ho dovuto vederlo attraverso la recinzione. In realtà la rete è sollevata in modo da permettere di rendere omaggio a Pasolini nel luogo dove fu ucciso anche fuori dagli orari di apertura, ma non l'ho fatto. Mi avevano descritto la zona come degradata ma suggestiva. Mi è sembrata più degradata che suggestiva, con una spiazzo sterrato, una giostra in disuso e un cerchio di case abusive. Sembrava certe zone d'albania, ma l'albania deve essere più che altro un luogo della mente, visto che mi capita di vederla spesso altrove.



Nella seconda foto c'è un altro dei 3 monumenti di ostia dedicati a pasolini, è anche l'unico che si trova in una posizione centrale, a pochi passi dal pontile, in una piazza piena di ristoranti e pizzerie, e grazie questo è uscito indenne dagli atti di vandalismo a cui sono stati sottoposti gli altri.

Nanni, dicevo. E' curioso che fuori Italia, segnatamente in Francia, Moretti sia visto come l'erede di Pasolini. Una volta mi è capitato di vedere un'intervista a Giovanna Marini in bouillon de culture di france 2 (quella che prima si chiamava apostrophes) in cui dopo averle chiesto della sua amicizia con Pasolini, Bernard Pivot commentava "adesso l'eredità di Pasolini è stata raccolta da Nannì Morettì". Certo, quelli lo seguono dai tempi di "Andrea, mangia il budino di papà... quant'è buoooooono" saranno rimasti sorpresi dalla sua dissociazione dalla manifestazione di piazza Navona di luglio, ma soltanto loro: regime dolce, opposizione impalpabile e stampa allineata hanno invece molto apprezzato. Del resto Nanni è impegnato con successo in diverse attività: regista, produttore, gestore di cinema, interprete, direttore della mostra di Torino, monografia a Locarno. E' allora comprensibile che privilegi la vita professionale e artistica rispetto alla vita civile. E, con questa Italia ai minimi termini, una certa tentazione di ripiegamento la sentiamo quasi tutti.

17 agosto 2008

eclipse


Non capita mica tutte le sere di guardare in cielo e di scoprire che c'è un'eclissi di luna in corso.
Per la realizzazione dell'effetto sorpresa ha contribuito la stampa, completamente in vacanza e interessata solo a olimpiadi o esternazioni ferragostane di bossi e papa.
Alla sorpresa si deve anche la scarsa qualità delle foto: avevo dietro solo il cellulare.

13 agosto 2008

san lorenzo



Questo aspira ad essere un post di utilità. Certe volte penso che sia uno spreco scrivere di attualità o di politica, quando ci sono moltissimi che lo fanno, e meglio, mentre chiunque possiede una grande quantità di informazioni o, quanto meno, opinioni che sono inedite su internet. Oppure non si trovano, che è lo stesso.
Ad esempio io posso dare un po' di dritte sul quartiere di San Lorenzo, dove ho vissuto per quasi vent'anni e ho lasciato l'anno scorso per inadeguatezze strutturali della casa e divergenze (affinità nessuna) con il compagno padrone di casa.
Il passaggio da quartiere operaio a sede della movida della città è classico: "al termine degli anni settanta in cui [...] si concentrò un numero di sedi politiche extraparlamentari senza paragoni. Quasi 40 tra collettivi, comitati, redazioni, librerie e cooperative. Ma sappiamo come sono andate le cose nel decennio successivo, il riflusso guidato dai craxiani portò troppi ex operai a cimentarsi come bottegai del divertimento nel futuro luna park notturno."
Questo è Marco Philopat e parla della darsena a Milano, ma calza perfettamente anche a San Lorenzo.
In un libro che ho letto che parlava principalmente del bombardamento, leggevo che una frase comune dei suoi abitanti da cento anni è che San Lorenzo non è più quello di una volta. Una volta letto questo, mi sono sforzato di non pensarlo più, ma in effetti, dei miei tre vicini di pianerottolo, tutti anziani, due coppie sono morte e la donna del terzo appartamento è paralizzata, nel mio palazzo sono cambiati quasi tutti gli inquilini, i negozi del mio palazzo sono tutti cambiati, e in tutto il quartiere non ricordo più di cinque negozi superstiti. Al posto del tornitore una copisteria, al posto del calzolaio una creperia. L'unico cinema, parrocchiale con le sedie di legno e delle sedie isolate in galleria per sfuggire alla molesta chiacchera ad alta voce, è diventato un normale cinema di prima visione. Quello che resiste di più è proprio la politica. Radio Onda Rossa o la libreria anarchica Anomalia sono sempre lì.
Ma non era mio obiettivo fare un lamentato ricordo del quartiere che fu, ma piuttosto dare indicazioni, strettamente personali, su cosa è buono e cosa no.
Perché se vedete una lavagnetta con la scritta "aperitivo 7 euro fino alle 21, 9 euro dopo" (vera!) capite da soli che non dovete entrare. Ma in casi meno palesi, qualche dritta può servire.
Pizzerie: la migliore è indubbiamente formula uno a via dei reti. E’ piuttosto chiassosa, magari c’è fila, il vino della casa è da evitare, ma la pizza è più buona. E poi i camerieri sono gli stessi da vent’anni, segno che il padrone non è uno sfruttatore. In alternativa qualche volta andavo dal maratoneta a via dei sardi. La domenica, quando quasi tutte le pizzerie sono chiuse, per qualche tempo sono andato alle maschere, via degli umbri, ma successivamente ho pensato che era meglio aspettare il lunedì.
Come trattoria, senz’altro la migliore è pommidoro, piazza dei sanniti. E’ cara, è segnalata sulle guide quindi ci sono più turisti stranieri di quanti ne servano, però è ottima. La trattoria esiste da decine di anni, il primo pommidoro era il nonno di Aldo, l’attuale proprietario, mentre il padre era “pommidoretto”. E’ anche il locale dove Pasolini ha mangiato la sera che è stato ucciso. Sembra che quella sera abbia detto ad Aldo “devi andare via dall’Italia, è un paese orribile”. Aldo pare abbia risposto:"a Pierpa', ma 'ndo vado?"
A parte quello c’è colli emiliani a via tiburtina, economica e affascinante perché completamente fuori moda (guardare all’interno per credere).
A via dei sabelli quasi verso le mura c’è una trattoria ma è più bella a vedersi che a mangiarci.
Birrerie e pub, onestamente non li ho mai frequentati molto, bevendo a casa potevo spendere un quarto potendo scegliere musica, volume e avventori.
In ogni caso al sally brown a via degli etruschi c’è la possibilità di bere una birra con il Sigaro o il Picchio della banda bassotti. Al rive gauche fanno una buona ma esosa birra fatta in casa.
Scimeca a via dei sabelli è un mio amico. E’ di quelli che fa da bar la mattina, self service a pranzo, sala da tè il pomeriggio e pub la sera, infatti certe volte che è sorprendentemente chiuso probabilmente starà dormendo, distrutto dalla fatica.
Per i kebab, sono tutti recenti e secondo me tutti abbastanza mediocri, provate a scegliere quello più affollato, che magari smercia la carne più velocemente.
Come pizza al taglio suggerisco Natalino a piazza degli equi o ciccio pizza a via tiburtina.
Il fornaio all’angolo tra via degli etruschi e via dei volsci è ancora buono, sebbene facesse un impressione migliore quando era gestito dai genitori e vendeva solo pochi tipi di pane.
Per fare colazione la mattina consiglio il bar a piazza dei sanniti, dove si può incontrare Sabina Guzzanti ma i cornetti sono caldi solo ogni tanto oppure il bar del prado (ex bar di Elena) a via dei sardi, dove si incontrano sempre (tavolo nell’angolo a destra) i tre vecchietti bevitori di stravecchio (ricordo della vecchia gestione) e i cornetti sono provvidenzialmente tenuti nello scaldatore. Però la barista cambia ogni mese (vedi sopra).

Come negozi, non è più lo stesso disfunzioni musicali, che vent’anni fa era il negozio di dischi più fornito di roma, poi ha cominciato a perdere colpi e adesso credo sia definitivamente in crisi con il peer to peer. Videobuco a via degli equi invece è in salute, noleggia dvd e ha una scelta notevole, anche orientata alla storia del cinema e al cinema d’autore.
Scorci pittoreschi segreti non ce ne sono molti, per quello è meglio andare a trastevere. C'è la finestra finta a via tiburtina (vicino ai laboratori di fisica), un angolo bello è quella stradina chiusa dove c’è la fabbrica said. Bei cortili interni ci sono a via degli ausoni (il primo da via tiburtina) oppure a via dei ramni 8 (sfruttatissimo dal cinema). La facolta di psicologia era una vecchia fabbrica, nel cortile esiste ancora la ciminiera. La palafitta di via dei reti, una volta scoperta, rientrerà sicuramente tra le brutture d’italia. L'antica posta a via dello scalo san lorenzo e il retro del pastificio cerere a via dei reti sono appena stati restaurati e sembrano troppo finti, ma è il tipo di pittoresco che ha molti estimatori in questo periodo.
Come attrazioni da guida verde del touring club ci sono la basilica di San Lorenzo e forse il Verano, che però non è valorizzato come pere lachaise con la mappa, quindi è difficile trovarci qualcosa. Facile da trovare, appena dopo l'entrata a sinistra, è la famosa targa “quello che siete fummo, quello che siamo sarete” che divertiva Togliatti nelle passeggiate di riflessione quando l’Unità era a via dei taurini.
Mi sembra tutto. Per smentite, aggiunte o integrazioni, lasciate un commento.
Fotoistituto Luce del bombardamento umanitario anglo-americano del 19 luglio 1943, rispettivamente piazza dei sanniti e piazzale tiburtino.

10 agosto 2008

desideri


E' piuttosto improbabile che io vada in cerca di stelle cadenti stasera, ma in caso contrario il desiderio (illustrato) sarebbe il seguente: mettere nell'armadio l'oggetto a sinistra e togliere dall'armadio gli oggetti a destra.

01 agosto 2008

illusioni



Stamattina mi trovavo a passare dentro l'università e con grande sorpresa ho visto due striscioni davanti a giurisprudenza.
"Operai e studenti uniti nella lotta", suona un po' anacronistico oggi, ma è l'impegno che conta.
Giorni fa avevo amaramente rilevato come le proteste contro la riforma delle università-fondazioni arrivassero dai rettori, piuttosto che, come è sempre successo in passato, dagli studenti.
Allora, nonostante sia il primo agosto, ho pensato che ci fosse traccia di vita tra gli studenti universitari.
L'illusione è durata un attimo, il tempo di vedere il camion "Tranquilli". Era solo un film.




25 luglio 2008

revisionismi alla calabra



Le poche volte che mi capita di andare dalle mie parti mi trovo spesso a constatare come le cose nuove arrivino con circa dieci anni di ritardo rispetto al resto d'Italia. Avendo visto da poco l'Albania consacrata al capitalismo, questa volta ho anche riscontrato qualche analogia con le città albanesi.
Ma esiste qualcosa che, al contrario, è dieci anni in anticipo sui tempi: la targa dedicata ai caduti. Nel 1995 le rigorose ricerche storiche di Claudio Pavone suscitavano critiche solo nell'ambiente accademico. I best seller revisionisti di Giampaolo Pansa erano ancora da scrivere e il giornalista si dedicava al gossip politico à la Maltese. Fini a Fiuggi abiurava il fascismo e si dedicava a pellegrinaggi a Israele a beneficio della stampa, anche se, quando non aveva un copione già scritto, si lasciava scappare dichiarazioni come "Mussolini è il più grande statista del secolo".
Ebbene, in questa targa del 1995 si commemoravano i caduti dal 1940 al 1945, partigiani, soldati e camicie nere, in rigoroso ordine alfabetico.
E la targa non fa riferimento a, mettiamo, umana pietà per le (magari giovani) vittime della guerra. No, afferma che la popolazione nutriva sentimenti di "grata ammirazione" per tutti i "purissimi eroi", indifferentemente.
Chissà, magari Arturo Errico, camicia nera, ha ucciso Antonio De Napoli, partigiano, o viceversa.
Tredici anni dopo si può dire che l'onda revisionista è arrivata in tutta l'Italia.

Nota finale.
Ho scoperto un'altra targa, più recente. Se fosse premonitrice anche questa e la venerazione dell'opus dei dovesse uscire dalle sfarzose stanze vaticane e dilagare in tutta Italia, credo che l'unica soluzione sarebbe l'espatrio.

10 luglio 2008

Il mio album di famiglia

Completato da tempo l'album di famiglia del manifesto, ho pensato di creare pure io un piccolo album di famiglia, con fotografie rigorosamente scattate da me.
La qualità tecnica è quella che è, non sono Cartier Bresson e di sicuro non mi hanno dato accesso a postazioni privilegiate.
E' un album aspira a ingrandirsi, nel senso che ci sono ancora un paio di personaggi che mi piacerebbe fotografare e, soprattutto, c'è un grande bisogno di personaggi nuovi che facciano qualcosa per rientrare tra i fotografabili.

02 luglio 2008

Ingrid

E una buona notizia pubblica. Liberata Ingrid Betancourt e tutti gli altri ostaggi, compresi tre mercenari (ah, no, si dice contractors) americani. Sembra proprio che non possano evitare di dire che è stato grazie a Chavez.
E adesso mi vado a vedere i Tuxedomoon, più contento.

30 giugno 2008

due cose per cui vale la pena vivere

"Gli Assalti hanno fatto una canzone su mio fratello, la vuoi sentire ?"
"Ce l'ho sul mio myspace".
Piuttosto impressionante. Il nome di Renato non si fa mai, ma la storia è quella, dettagli compresi.
Non so come si faccia a vivere con un peso simile. Se penso all'effetto che fa a me sentire di fascisti e di alemanni che rimettono la testa fuori, mi chiedo come faccia lui. E' un tipo piuttosto ruvido, anche se sempre allegro e, come hanno notati in molti, ha lo stesso sorriso di Renato.
L'ho abbracciato una sola volta, all'Acrobax il giorno del funerale, ma quel giorno l'avranno abbracciato tutti. Sono abbastanza sicuro che non leggerà mai questo post, così potrò continuare a tenermi queste cose per me. Bella Dariò.

Io non ho mai cercato troppo la fortuna, così posso dire che uno dei fatti più fortunati della mia vita è stato di trovarmi sabato a Barbaresco il giorno della inaugurazione della "vineria dell'enoteca provinciale del barbaresco".
Niente di memorabile, solo mangiare e bere gratis, ma è un dato di fatto incontestabile che, nella nostra società dove si paga tutto, le cose gratis danno un grande piacere.
E' finita che cantavo arie del Falstaff sulle strade di campagna delle Langhe, mentre cani da guardia di ogni taglia mi abbaiavano dietro.

22 giugno 2008

Crack - fumetti dirompenti

Crack - fumetti dirompenti è una mostra di fumetti indipendenti che si tiene al forte Prenestino. E' aperta ancora oggi, e i sotterranei del forte sono il posto più fresco di Roma (a impatto ecologico zero), cosa che con il caldo di questi giorni da sola vale la visita.
Chi non può andare, può comunque leggere alcune tra le cose migliori (a mio opinabile giudizio) su internet:

Alessio Spataro per le vignette su Ratzinger e Georg e l'inarrivabile (due sole storie ma aspettiamo il seguito con impazienza) saga di Giorgia Mecojoni.

Christian Mirra
con la sua storia autobiografica sul pestaggio alla Diaz.

Antonio bruno
per le sue strisce esistenziali.

Mi sono piaciuti anche Occhiovolante, ma su internet non rende (e myspace non mi sembra adeguato per i fumettisti) e l'installazione di EggCarton (ma bisogna proprio vederla dal vivo), una casa di due stanze fatta di carta e cartone, così verosimile che il divano è un po' sfondato dalla gente che ha provato a sedersi.

20 giugno 2008

Quando ha ragione, ha ragione


Berlusconi: "Veltroni è un fallito".

(Anche se lui si riferisce al bilancio del comune di Roma, io penso piuttosto ad altri disastri).

16 giugno 2008

vent'anni senza Pazienza

E' morto nel 1988 quando si stava quasi smettendo di morire in quel modo. Oggi avrebbe 52 anni, e avrebbe potuto scrivere una quantità enorme di altre storie. E chissà come avrebbe visto i fatti di adesso. Chissà se avremmo dovuto vedere imbarazzanti abiure alla Staino.
Era incredibilmente prolifico. Ha scritto molto e su tutto, anche molto autobiografico e quotidiano. Tanto da dare l'impressione che fosse facile fare le cose che faceva lui. Invece no, perché dicono fosse un disegnatore eccezionale. E inoltre per Visca, l'insegnante di non ricordo quale materia specifica del liceo artistico, nonché il personaggio dei suoi primi fumetti, che invece di provare a normalizzarlo è stato il suo primo sostenitore . Così, ripensando agli insegnanti delle superiori che ho avuto io (come molti altri), mi è chiaro che per avere un Pazienza ci vuole un talento eccezionale e molti Visca sulla sua strada.



13 giugno 2008

cuba

"Mira, hay una cosa en el mundo que se llama capitalismo, que dice que si tu tienes dinero tu puedes comprar todo: hombres, mujeres, partes de hombres o mujeres...".
Oppure "el que merece, no pide".
Sono due frasi prese a caso dal campionario di argomentazioni da opporre ai postulanti più ostinati.
La prima l'ho inventata io, la seconda deve essere una specie di motto rivoluzionario, l'ho sentita da un cubano e l'ho subito adottata.
Insomma ho fatto del mio meglio per combattere l'accattonaggio a Cuba, ma certo non ero nella posizione più comoda.
Forse sono cambiati i miei occhi di osservatore, ma a distanza di 12 anni il socialismo cubano sembra godere di salute peggiore. Le condizioni economiche del paese sono migliorate, sono stati fatti molti passi per incanalare l'imprenditoria privata verso la legalità, ma Fidel è sempre più vecchio e malandato, i cartelli di propaganda sembrano meno convincenti, anagraficamente sono sempre di più quelli che non hanno vissuto nel dominio dello sfruttamento e del malaffare che c'erano prima della rivoluzione, con Batista e anche prima.

E' molto facile sovrastimare il numero di postulanti o imprenditori a Cuba, poiché, salvo eccezioni, sono le uniche categorie di persone che parlano spontaneamente agli stranieri.
Tra l'altro, a quanto ci detto un campione di loro, non sognano di fuggire a Miami. Usufruiscono dei servizi dignitosi forniti dallo stato cubano e, con qualche peso convertibile al giorno, guadagnato con più o meno inventiva, si permettono le piccole spese che lì cambiano la vita. In qualche modo sanno che a Miami si rischia di più.
Però la grande maggioranza dei cubani ignora i turisti (e i mezzi per arrotondare) e pensa a vivere la sua vita. Ci si può accorgere di loro dando passaggi in macchina. Nonostante i miglioramenti dovuti a forniture di nuovi pullman dalla Cina e di petrolio dal Venezuela (come dice un cartello "la rivoluzione produce idee" e fortunatamente c'è sempre stato finora qualche paese nel mondo che ha scambiato rubli, mezzi di trasporto o petrolio per quelle idee), i trasporti restano problematici. Se si eccettua qualche raro caso di passeggero con parente ristoratore o affittacamere, gli altri restavano in riservato, e comprensibile, silenzio.
Se, come molti predicono, Cuba non dovesse farcela e dovesse diventare un paese come tutti gli altri, dove le persone non sono uguali e alcuni diritti non sono per tutti, la rivoluzione sarebbe l'ennesimo avvenimento storico troppo giusto per sopravvivere o avvenuto nell'epoca sbagliata.

Concludo ricordando alcuni fatti a proposito di Cuba.

A Cuba si verificano violazioni dei diritti umani tra le più clamorose del pianeta. Nella base navale di Guantanamo, occupata dal 1903 dagli Stati Uniti a seguito dell'invasione nella guerra ispano-americana, centinaia di persone sono detenute e sottoposte a torture e maltrattamenti senza processo.
Cinque cittadini cubani sono detenuti dal 1998 e condannati a vari ergastoli con accuse di terrorismo che una vasta campagna mondiale reputa infondate e i processi viziati da irregolarità.
Cuba è stata vittima di moltissimi atti di terrorismo. Tra i più noti, nel 1976 un aereo della compagnia di bandiera cubana (volo 455) fu fatto esplodere mentre era in volo dalle Barbados uccidendo 73 persone.
Nel 1997 diverse bombe esplosero in alberghi all'Avana. In uno di questi attentati morì anche un italiano, Fabio Di Celmo.
Il mandante di tutti gli attentati citati è Luis Posada Carriles, un esule cubano che vive a Miami (dal 19 aprile 2007 è a piede libero, nonostante le richieste di estradizione provenienti da vari paesi dell'America Latina) e che compie attività contro il governo cubano per conto della Cia fin dall'invasione della baia dei porci.
La prima volta nella storia in cui gli Stati Uniti accettarono di risarcire danni di guerra fu proprio a seguito dell'invasione della baia dei porci: 53 milioni di dollari dell'epoca in cibo e medicine.
Tra le varie norme di una legge voluta da Bush nel 2004, c'è quella sul limite della quantità giornaliera di denaro da spendere per i cubani residenti negli Stati Uniti durante le loro visite a Cuba, abbassato da 164 a 50 dollari. Al di là del trascurabile impatto sull'economia, la norma, malvista anche dagli stessi cubano-americani, è indicativa di come, per mettere in difficoltà un'economia socialista, che la vulgata del momento ritiene antieconomica e fallimentare di per sé, gli Stati Uniti siano costretti ad emettere continuamente divieti e limiti più stringenti.
Infine, un paio di cifre su istruzione e sanità, preso dall'ultimo rapporto unicef, su Cuba, e, per confronto, i dati dei due paesi più vicini e di Italia e Stati Uniti.
Tasso di mortalità infantile: Cuba 7 per mille (Italia 4 per mille, Stati Uniti 8 per mille, Haiti 80 per mille, Giamaica 31 per mille).
Tasso di alfabetismo degli adulti: Cuba 100% (Italia 98%, Stati Uniti n.d., Haiti n.d., Giamaica 80%).

gente cubana


creatività cubana


propaganda cubana


imprenditoria cubana

12 giugno 2008

Havana quick tips

Here are some quick tips about Havana.

Best mojito:
in Hanoi bar (a.k.a. Hanoi bucaneros) near Hanoi restaurant, calle brazil between bernaza and monserrate, 1 CUC, very good, serves some food, too.
In Bodeguita del medio you can go only for historical reasons. A forgettable mojito in the bar costs 4 CUC.
Best pizza: in calle o' Reilly between aguacate and compostela, 10 to 15 pesos, only take away.
Best fried chicken and beer: in the bar on the sea front in avenida de cespedes, near plaza de la catedral. Fried chicken costs less than 2 CUC, beer the usuals 1.15.
Ice creams (in pesos) in obispo 58, are quite good and usually there are not queues.
The Coppelia shop in CUC is outrageously expensive.
Turistic double decker open top bus is worth the price, even if used for transportation: with a daily ticket (5 CUC) you can reach various destinations (vedado, plaza de la revolution, playas del este, la cabana, marina Hemingway) inside and outside the city.
If you can, don't give money to beggars: it's even less fair than in the rest of the world.

24 maggio 2008

partenze


Sembra una fuga causata dai risultati delle elezioni o dall'agghiacciante situazione che c'è adesso in Italia, ma non è così.
Soprattutto perché dura solo due settimane.
A Cuba ero già stato nel 1996. Fidel festeggiava il 26 luglio a Holguin, Che Guevara era ancora sottoterra in Bolivia, i pesos convertibles non piacevano ai cubani che preferivano i dollari, il periodo especial lasciava il passo alla doppia economia del turismo, erano appena nati i paladares e le casas particulares, i turisti sessuali erano già tanti. Non avevano ancora fatto la lonely planet nè altre guide simili e per sapere dove dormire o mangiare bisognava affidarsi ai jineteros, che arrivavano a frotte appena si entrava nelle città riconoscendo la targa "tur".
Adesso Fidel è malato, ma continua a dire cose, ad esempio su biocarburanti e carestie, in anticipo sul resto del mondo, i cinque sono ancora detenuti in America, l'embargo c'è ancora, non si muore di fame mentre ad Haiti, qualche chilometro di mare più in là, sì, Raul ha avviato una transizione timidamente applaudita da queste parti.
Vado a vedere. Torno l'8 giugno. Mi perderò il Roma Pride e la manifestazione ambientalista di Milano. Spero al ritorno di trovare molte Chiaiano e nessuna via almirante.

21 maggio 2008

corpus domini

Una catastrofe si abbatterà domani su Roma. Chi non abita a Roma e chi non deve passare per San Giovanni può felicemente fregarsene. Gli altri faranno bene ad attrezzarsi, perché Roma sarà spezzata in due per tutto il pomeriggio. Messa a San Giovanni, processione a via merulana, strade sbarrate. E' la dimostrazione che il papa non fa danni solo con le parole ma anche con i fatti.
Questo è il primo anno in cui ho deciso di prendere delle precauzioni. Gli anni scorsi ho subìto gli eventi. Ma è inutile sperare in miglioramenti rispetto agli anni scorsi: il sindaco è cambiato, ma se Veltroni era ossequioso, Alemanno lo è di più. Come primo atto da sindaco, prima ancora di millantare di spezzare reni a rom, gay e centri sociali, è andato a inginocchiarsi davanti al pastore tedesco.
In ogni caso sarò grato a chiunque mi spieghi che festa è il corpus domini. Wikipedia dice che la festeggiano dal 1264. Non male, visto che l'immacolata concezione è stata inventata nel 1854 e l'assunzione di maria (ma quasi tutti la chiamano ferragosto) appena nel 1950.
Dice anche che Ruini sarebbe contento di renderlo un giorno festivo in Italia, e che un disegno di legge è stato presentato nel 2008 con questa richiesta. Magari al posto del 25 aprile.

16 maggio 2008

dalla spagna


"El Gobierno rechaza la violencia, el racismo y la xenofobia y, por tanto, no puede compartir lo que está sucediendo en Italia".
trad.: il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia.
Lo ha detto la vice primo ministro María Teresa Fernández de la Vega.

Questo invece lo scrive direttamente el mundo.
"El clima de racismo es tal que en los últimos días cinco campamentos de gitanos al sur de Italia han sido incendiados por los ciudadanos."
trad. Il clima di razzismo è tale che negli ultimi giorni cinque campi nomadi nel sud Italia sono stati incendiati dai cittadini.


L'Italia, governo e popolo, sembra ormai giudicare indifendibili i rom. E all'estero se ne sono accorti. L'interpretazione che viene dalla Spagna è chiara, seppur sintetica. Niente racconti di ladri di bambini ma neanche menzione al PalaPonticelli, il mega teatro che sorgerà al posto dei campi, che molti sospettano essere il movente oscuro della rivolta.

Sabato prossimo passerò per la Spagna. Ho una maglietta di un po' di anni fa, che conservavo più che altro per ricordo. Mi sa che mi conviene usarla per viaggio.

10 maggio 2008

dov'eri quando...

Ieri era impossibile non sapere che era il trentennale della morte di Moro, visto il clamore delle celebrazioni istituzionali e della grande stampa.
C'è anche chi ha detto che la notizia del rapimento di Moro, per l'immaginario del nostro paese, è l'equivalente dell'omicidio Kennedy per gli americani, per cui tutti si ricordano esattamente dov'erano e cosa stavano facendo in quel momento.
In effetti ci trovo un fondo di verità in questo, quindi parteciperò anch'io a questo piccolo gioco, tentando però di ampliarlo. Prendendo spunto dalla disparità di trattamento vista ieri tra la commemorazione di Moro e quella di Peppino Impastato, morto lo stesso giorno, ho preso tre fatti epocali nell'immaginario collettivo (assassinio Kennedy, rapimento Moro, 11 settembre) e altri tre, molto meno radicati, che ho associato a ognuno dei primi tre per coincidenza temporale o significato politico.

Assassinio di Kennedy: non ero ancora nato.
Golpe in Cile e assassinio di Allende: ero troppo piccolo per ricordarmi.

Rapimento di Moro: ero a scuola (elementare). Il maestro, detto "il professore Peppinuccio" (dalle mie parti, con una modalità che in seguito ho trovato sessista, gli insegnanti maschi venivano chiamati "professore", mentre le donne "signora": così ad esempio, c'era "la signora di matematica"), era un militante socialista. Quando la moglie, maestra anche lei, gli diede la notizia, lui restò quasi impassibile. Cinque minuti dopo un altro maestro, evidentemente più coinvolto, entrò concitatamente e disse urlando: "hanno rapito Aldo Moro" e Peppinuccio rispose calmo "sì, lo so, me lo ha detto mia moglie". Dopo qualche minuto di discussione tra i maestri, la giornata di scuola riprese normalmente.
Assassinio di Peppino Impastato: la sua morte fu coperta, mediaticamente, da quella di Moro, di lui quel giorno non ricordo nulla. Impastato è conosciuto come merita solo dopo il film "I cento passi".

Attentato alle torri di New York: mi trovavo a Bukhara, Uzbekistan, ospite di una famiglia locale. Era tardo pomeriggio e la notizia arrivò tramite la televisione russa, che trasmetteva le immagini della CNN ma con l'audio locale. C'era un opinionista russo, di cui non capivo naturalmente una parola, ma avevo la sensazione che stesse dicendo "è la conseguenza della loro politica". Non era facile capire bene cosa fosse successo, visti i problemi linguistici: a un certo punto mi aiutò a chiarire la frase letta sul video della Cnn "10:12 both Wtc towers collapsed", ma ricordo che fino al giorno dopo ho pensato che le torri fossero state abbattute con bombe e gli aerei fatti esplodere in aria. La famiglia mi disse "attento quando prenderai l'aereo".
Assassinio di Carlo Giuliani: ero in ufficio, nella ridente sede di Santa Palomba, e mi preparavo a partire per Genova in serata con il treno speciale. Il G8 monopolizzava le cronache da giorni, tra zona rossa, tute bianche e pasta tricolore nel menù dei potenti. Il giorno prima c'era stato il tranquillissimo corteo dei migranti, ma quel giorno gli scontri spopolavano nelle cronache, assieme a una nuova entità di cui pochi avevano sentito parlare prima, ma che avrebbe avuto un successo eccezionale: i black bloc.
La notizia arrivò a pezzi. C'è stato forse un morto, c'è un morto tra i manifestanti, si tratta di un manifestante spagnolo, forse si chiamava Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso si chiamava Carlo Giuliani, era italiano e il fatto è successo a piazza alimonda, ecco la foto, Giuliani è quello con l'estintore in mano, guardate il cerchio, si vede la pistola puntata. In ufficio, i commenti erano del tipo "si sapeva", "c'era da aspettarselo", ma non mancavano neanche quelli "ecco cosa succede a manifestare".
La sera, sul treno, non si sapeva ancora bene in dettaglio cosa fosse successo. E nemmeno si immaginava che cosa ci sarebbe successo i giorni seguenti.

01 maggio 2008

non era il 1993

Non era il 1993, evidentemente, anche se gli ultras della destra in festa lunedì associavano proprio il 1993 al 2008. Nel 1993 fu la prima volta in cui misero la testa fuori dalla sabbia, quest'anno hanno vinto. Sarebbe interessante controllare i votanti per Fini nel 1993, non mi stupirebbe che fossero di più di quelli di Alemanno nel 2008.
Perdere le elezioni, con questo candidato, questi partiti e questi programmi fotocopia se non peggio (ad esempio sembra che Rutelli fosse a favore della costruzione di termovalorizzatori, Alemanno contrario), ci può anche stare, ma vedere i picchiatori della sezione di colle oppio festeggiare al campidoglio è una cosa che non fa piacere.
Il richiamo dell'antifascismo non ha funzionato. Del resto non è che ci si può scoprire antifascisti solo quando serve. Anni e anni di ammiccamenti e di appoggi alle varie case pound si sono fatti sentire.
Adesso non si sa bene cosa succederà. C'è anche chi non pensa che Alemanno se la prenderà con immigrati (braccia da lavoro a basso costo a beneficio di molti suoi elettori) e rom, sgombererà centri sociali o sopprimerà feste del cinema e notti bianche (ma non ho ancora trovato nessuno che sia preoccupato di quest'ultima evenienza). E che quindi si limiti, senza gesti plateali, all'amministrazione della città (che finora non è che fosse amministrata un granché bene). In questo caso il rischio è di finire come Milano, che nel 1993 elesse un leghista con un voto di protesta e da allora, a protesta finita, la destra ha sempre avuto in mano la città.
La sinistra, che ha perso tutto, non può che riguadagnare terreno. Ma danni irreversibili sono stati già fatti. Ad esempio la maggior parte della città è razzista (questa parola per qualcuno è troppo forte, mi riferisco a opinioni del tipo: "i rumeni sono tutti criminali, la Romania li manda tutti qua"). Una cosa è fare in modo che alcuni di questi elettori tornino a votare per la sinistra, un'altra, più complicata, è rendere la società più civile ed equa.
Le prossime elezioni sono le europee, tra un anno. Saranno con il sistema proporzionale, quindi non ci saranno cartelli elettorali, porcellum e voto utile. Sarà un'occasione di vedere la reale composizione delle forze di sinistra. Intanto da Vicenza arriva un'indicazione: il candidato di centro-sinistra, dichiarando la sua opposizione alla base, ha vinto. Ha lasciato le ossessioni sulla sicurezza e gli immigrati alla destra e ha fatto una proposta minimamente di sinistra. La strada, secondo me, è quella.