10 ottobre 2013

Pepe Carvalho

"Sempre si aspetta un'estate migliore e propizia a fare ciò che non si fece..."

Ne avevo letto uno almeno 15 anni fa, e non mi aveva esortato a leggerne altri.
Ci ho riprovato questa estate e, complice l'età che mi fa assomigliare di più a Carvalho e  cogliere le geniali allusioni di Vázquez Montalbán, non ho più smesso.
Vado a elencare in ordine di lettura.
I mari del sud - 1979
l'omicidio del ricco Stuart Pedrell, uno dei tipici ricchi infelici che si trovano nei romanzi di Carvalho, nel quartiere di San Magin, surrogato dei mari del sud: unità di luogo e citazioni letterarie,
Gli uccelli di Bangkok - 1983
Un paio di fait divers e un'avventura in Thailandia , sulle piste di una donna incontrata in Tatuaggio, tra Bangkok, Pattaya, Chiang Mai e Koh Samui. L'autore amava quelle zone. La paella spiegata a una thailandese è una delle pagine più famose. Il traduttore è l'occasionale Sandro Ossola, a cui dobbiamo il piacere di leggere tortillas, cazuelas, caldero e non pedanti traduzioni. Ci sono anche bei bozzetti sulla Barcellona in via di sparizione: plaza del Padrò, plaza de la Gardunya. Finale malinconico sul mar menor.
La rosa di Alessandria - 1984
Quello che avevo letto 15 anni fa, per circa metà ambientato ai Caraibi, su una nave mercantile e senza Carvalho. Vázquez Montalbán descrive benissimo il tedio di trovarsi ai Caraibi con il brutto tempo, il problema è che questo tedio rischia di contagiare un po' anche il lettore.
Le terme - 1986
Ambientato alle terme, uno dei più divertenti. Qui si fa la conoscenza dello scrittore Sanchez Bolìn, ulteriore alter ego dell'autore.
La solitudine del manager - 1977
Dove c'è la sintetica storia dell'incontro con Biscuter, dove Vazquez Montalban si diverte ad anticipare la trama del successivo i mari del sud e racconta una storia sicuramente autobiografica di studenti antifascisti negli anni del franchismo.
Assassinio al comitato centrale - 1981
Carvalho a Madrid per una storia nera all'interno del partito comunista spagnolo, che lo scrittore ha frequentato bene. Il problema è che a più di trent'anni di distanza sfuggono i riferimenti a personaggi reali, mentre le parodie dei discorsi comunisti sono ormai diventate luogo comune. Però ad esempio ci sono brani fulminanti come "in ogni essere umano c'è un collaboratore domenicale di un giornale di destra tipo 'ABC' "oppure (riferendosi al frutto maracujà) "osceno coglione di vecchio pieno di polpa insipida e acida".
Ho ammazzato J.F. Kennedy - 1972
E' il primo romanzo in cui compare Carvalho ed è piuttosto difficile da trovare, principalmente per un motivo: non è un romanzo di Carvalho. Come recita la quarta di copertina, è un romanzo "visionario", nel senso più estremo del termine. Carvalho qui è quasi leggendario, si parla di Kennedy ma si intende Franco, ma dopo le prime dieci pagine ci si chiede sconsolatamente dove l'autore voglia arrivare. Le pagine finali, in compenso, disegnano un intreccio di spie internazionali di quelli che piacevano a Vazquez Montalban.
Tatuaggio - 1974
Il primo vero romanzo di Carvalho è in realtà questo (pare sia stato scritto per una scommessa persa), e si può vedere dalle descrizioni su età, aspetto fisico, modello di automobile che l'autore fa del suo protagonista e anche degli altri personaggi. Finché Vazquez Montalban non decide che il lettore è ben informato e spedisce Carvalho a indagare ad Amsterdam.
Storie di fantasmi - 1987
Improvvisamente  Vázquez Montalbán decide di passare ai racconti brevi. Però questi 3, che sono i primi in ordine temporale, danno l'impressione di essere dei romanzi lunghi di cui l'autore si è stancato, perché hanno delle accelerazioni improvvise. C'è la storia dell'autostoppista fantasma, già apparsa brevemente nella solitudine del manager, una storia di pesca, manager imbelli e vedove alle Canarie (dove inopinatamente Carvalho mangia male) ed una terza di vecchi freak sulla costa spagnola.
Tre storie d'amore - 1987
In questa raccolta Vázquez Montalbán si trova già a suo agio con la forma racconto e sembra divertirsi nelle storie di breve respiro e senza fait divers. Così può narrare un vecchio amore di Carvalho, prima di Charo, una storia di vecchi rocker invecchiati male (che dimostra chiaramente che l'autore non ha mai fatto parte della categoria) e la storia di una donna di angelica cattiveria.
Il labirinto greco - 1991
Vázquez Montalbán qui va in scioltezza, gioca con l'attualità (la Barcellona dei lavori preolimpici), nomina il vero sindaco, cita i suoi precedenti romanzi e le poesie di gioventù (e si diverte a farle disprezzare a Carvalho), scrive frasi a effetto per alcune categorie di lettori, come chi scrive, ad esempio:
Apparteniamo a quel tipo di gente che a diciotto anni ne ha già quaranta e poi fa fatica a compierne quarantuno.
oppure
Si risvegliò di buon mattino senza i postumi della sbornia, perché tutto quello che abbiamo bevuto era buono e tutto quello che abbiamo detto era inutile, si spiegò.
Per sfuggire alla routine fa succedere fatti speciali ai protagonisti. Carvalho avrà sbandamenti sul lavoro e di cuore e Charo, dopo non essere comparsa per tutto il romanzo, apparirà alla fine con una lunga lettera d'addio. Ma Carvalho avrà ancora l'ultima parola, scegliendo di non andare da lei.
Il centravanti è stato assassinato verso sera - 1988
Un romanzo sul mondo del calcio, e una storia binaria in cui ci sono due centravanti, due allenatori, due presidenti, uno del Barcellona e uno della decaduta squadra del Centellas. E le verbose parodie degli eloquii calcistici sono così duplicate. Ciò nuoce un po' alla scorrevolezza. Alla fine Vázquez Montalbán fa morire il più sacrificabile dei personaggi fissi della saga: il lustrascarpe e informatore Bromuro, fascista convinto, che Carvalho amava senza che al lettore fosse mai stato spiegato perché.
Storie di politica sospetta - 1987
Un titolo tradotto male per essere accattivante, ma già nella prefazione política ficción sarà correttamente tradotto come fantapolitica, per tre storie di giovani fascisti e vecchi repubblicani che non si arrendono. All'inizio del primo racconto, a mo' di prefazione, una invettiva contro la nouvelle cuisine. Tre storie sulla vecchiaia, un periodo della vita che Carvalho e Vázquez Montalbán temevano molto.
Sabotaggio olimpico - 1993
Ha un inizio che sembra consueto, con Biscuter appena tornato dal desiderato corso di cucina a Parigi. Poi parte inesorabilmente lo stile "visionario" che i lettori hanno conosciuto e temuto in "Ho ammazzato Kennedy". E sullo sfondo delle olimpiadi in corso, una sfilata di personaggi, da Juan Carlos a Andreotti, da Samaranch a Felipe Gonzales, fino alla figlia di Tito, che interagiscono con Carvalho, e una sfilata di fatti assurdi.
Il fratellino - 1997
Oltre al racconto che dà il titolo alla raccolta, una ennesima avventura con vecchi compagni antifranchisti di Carvalho, naturalmente traviati, ché quelli integerrimi si troverebbero solo nella "politica ficción", in questo volume ci sono una serie di racconti in cui Vázquez Montalbán sembra stia svuotando la sua cantina letteraria: un triste natale dopo la partenza di Charo, due esercizi di stile alla Agatha Christie, un racconto in cui un personaggio di Carvalho parla in prima persona e uno strano trattato su Marilyn Monroe in stile ho ammazzato Kennedy.
L'uomo della mia vita - 2000
Un Carvalho sempre più disilluso si trova ad ignorare sia il ritorno di Charo da Andorra, sia le avances letterarie di una perfetta spasimante già incontrata ne "I mari del sud", sullo sfondo di grottesche spie catalaniste e sette religiose in una città, che non piaceva più al suo autore. I tempi sono più allungati, partendo dalla metà del 1999 per arrivare al fatidico capodanno del 2000, anche se i fatti che accadranno faranno dimenticare la scadenza al lettore.
 Luis Roldán, né vivo né morto - 1994
Pubblicato a puntate su El pais, adegua il suo formato alle esigenze editoriali: capitoli di durata uniforme e in qualche modo autoesplicativi. Luis Roldán è un faccendiere spagnolo realmente esistito, ma il romanzo è ancora una storia di fantapolitica e fantaspionaggio di quelle che l'autore amava.
Quintetto di Buenos Aires - 1997
Un romanzo più lungo, in cinque capitoli, molto avvincente, in cui Vázquez Montalbán annuncia di conoscere gli stereotipi sull'Argentina e poi se ne serve nella maniera giusta, combinandoli con molti altri. Scrive addirittura dei tanghi per Adriana Varela, che compare nel romanzo. Ed emoziona così tanto sui desaparecidos e i suoi carnefici che è costretto quasi a disegnare un lieto fine, prima di riconsegnarsi al cinismo con il controfinale. Tutto in questo romanzo è magniloquente e il lettore desidererebbe restarci a vita, così come Carvalho in Argentina. Decisamente il capolavoro della saga.
Storie di padri e figli - 1987
Altra raccolta di tre episodi, con figli maturi o padri ossessivi. Un racconto era nato da un saggio su un quartiere di Barcellona e si vede. In un altro Carvalho getta lo scompiglio tra veri eroi della stampa rosa nella Costa del Sol.
Assassinio a Prado del Rey - 1987
Il titolo originale comprendeva "altre storie sordide", ma è stato censurato nella traduzione. A Prado del Rey a Madrid c'è la televisione spagnola e Vázquez Montalbán si diverte a parodiare l'ambiente televisivo e tutta Madrid. Si vendica anche di una serie televisiva di Carvalho di cui evidentemente non  è stato contento, facendone parlare male uno scrittore suo alter ego inserito in una triade in cui c'era anche una parodia di Garcia Marquez e un terzo che non si riconosce (chi l'ha riconosciuto per favore me lo segnali nei commenti).
Il premio - 1996
Altra opera monumentale, con un intreccio che dura 24 ore e vari flashback, moltissimi personaggi, addirittura tre alter ego dell'autore: Carvalho, Sanchez Bolìn e il vincitore del premio. Vázquez Montalbán fa i conti con i premi letterari, la scena e l'industria letteraria di Spagna, la città di Madrid e i presonaggi dell'assassinio al comitato centrale che aveva voglia di far rivivere. Purtroppo i riferimenti e le parodie non sono coglibili dai non spagnoli.
Millennio I: Pepe Carvalho sulla via di Kabul - 2004
Prima parte del dittico finale uscito postumo, anche se questa prima parte non era probabilmente nata per essere pubblicata postuma. L'assassinio con cui finisce L'uomo della mia vita è il pretesto per scappare da Barcellona e iniziare un viaggio attorno al mondo (in 80 giorni) con Biscuter come Sancho Panza e i nomi flaubertiani di Bouvard e Pecuchet. Italia, Grecia, Egitto, Israele, Libano, Asia ex sovietica, Afganistan, India, fino a Bangkok, dove il romanzo (non) finisce, turismo inframezzato da una storia di spionaggio e di guerra. Le impressioni iperciniche di Carvalho sui posti visitati sono probabilmente quelle molto eccentriche di Vázquez Montalbán. A cui possiamo perdonare di aver mandato Carvalho a mangiare al Bolognese e da Gigetto a Roma e di avergli fatto saltare Bukhara per poi rimanere deluso a Samarcanda. Perché queste pagine fanno venire voglia di prendere lo stesso itinerario.
Millennio II: l'addio - 2004
Seconda parte del dittico finale: in originale si chiama "en las antipodas" e nonostante il titolo italiano non ha un epilogo che chiude la saga: probabilmente se l'autore non fosse morto ci sarebbero stata una continuazione. Il viaggio riprende da Bangkok attraverso Indonesia, Australia, Sud America e Africa, fino a un finale un po' strano in cui Biscuter si affranca da un Carvalho sempre più stanco. Viene sempre voglia di partire per i luoghi descritti, anche se è divertente ma straniante  confrontare le proprie impressioni  con quelle anticonformiste-disilluse di Carvalho/Vázquez Montalbán. In mezzo, intrighi spionistici, incontri con vecchi personaggi e innamoramenti geografici per la penisola Valdès, la Terra del Fuoco o Djenné in Mali.
La fedele traduttrice Hado Lyria, di cui abbiamo trovato lo stile sempre puntuale ma sconfinante un po' nel pedante, finisce in bellezza traducendo (a Buenos Aires) con "panzerotti caldi" quello che dovevano essere "empanadas".
La bella di Buenos Aires - 1997
Rimasto inspiegabilmente inedito in Italia fino al 2013, con un titolo che traduce malamente "la muchacha que pudo ser Emmanuelle", è un caso interessante e godibile che tra l'altro chiarisce molti punti narrativi che erano rimasti oscuri: ad esempio l'avvicendamento tra Contreras e Lifante a commissario nemico di Carvalho e l'inizio dell'emancipazione di Biscuter. Vázquez Montalbán qui comincia a prendere confidenza con la storia e il costume argentino, il tango e i desaparecidos, prima di far partire Carvalho per il monumentale quintetto.


A un certo punto, finiti i romanzi con Pepe Carvalho, ho cominciato con la produzione restante di Vázquez Montalbán.

Gli allegri ragazzi di Atzavara - 1987
Opera, come quasi sempre con Vázquez Montalbán sospetta di autobiografia, su un gruppo di persone che si riuniscono in vacanza in una località immaginaria, in una irripetibile estate del 1974 che vedeva l'agonia di Franco e del franchismo. Gli stessi avvenimenti visti con l'occhio di quattro dei personaggi, tra cui uno scrittore mediocre e tronfio, alter ego in negativo dell'autore. I diversi punti di vista sono accentuati da differenze di censo, istruzione o orientamenti sessuali. Tanto che alla fine si rimpiange di non avere i punti di vista degli altri personaggi.
Lo strangolatore - 1994
Uno strangolatore seriale, in una Boston che è invece Barcellona, narra in prima persona i suoi delitti e le sue ossessioni, con un'infinità di digressioni e citazioni. Se Carvalho bruciava i libri, lo strangolatore può metaforicamente far fuori i suoi autori, mentre racconta come ha ucciso, nella finzione letteraria, famiglia, amici e conoscenti. L'opera, in due parti, da giovane e da vecchio, smette presto di appassionare, e subito dopo comincia la tentazione di saltare direttamente alla postfazione di Hado Lyria, che prova a chiarire una parte dell'indigesto groviglio di suggestioni.

08 agosto 2013

Gli italiani secondo Andreoli

Un articolo estivo ma, come capita raramente, interessante.
Lo psichiatra Andreoli definisce gli italiani con quattro caratteristiche che conosce bene professionalmente: esibizionismo, individualismo spietato, mania della recita e del protagonismo, fatalismo. Ineccepibile.

01 agosto 2013

Classificazione degli utenti facebook

Da una pluriennale osservazione di quel grande campionario del genere umano che è facebook, ho classificato i profili nelle seguenti tipologie.
Quasi nessuno appartiene esclusivamente a una tipologia, anzi il caso più comune è fare parte di molte categorie a seconda del momento.

  • show-off *
  • autopromozionali
  • politici
  • lovesick **
  • minimal-quotidiani
  • ripetitori
  • silenti

* suona meglio di esibizionisti
** suona meglio di cuori infranti



Per chi volesse approfondire l'argomento, ecco una parziale ma piacevole lettura.

UPDATE 2016: E una piacevole immagine  (credits Rachele di Granchio).

10 luglio 2013

L'italiano neostandard o italiano dell'uso medio

Sembra proprio che ricordarsi le regole di grammatica e sforzarsi di applicarle sia solo una perdita di tempo.
A quanto pare, le grammatiche tradizionali si limitano a descrivere le regole del cosiddetto italiano standard, che il linguista Luca Serianni in Prima lezione di grammatica identifica come “codificazione grammaticale della tradizione letteraria”. L’italiano standard però è usato da una percentuale molto bassa di parlanti in situazioni formali, quasi esclusivamente scritte, mentre la maggior parte delle persone colte e mediamente colte privilegia la varietà linguistica conosciuta come italiano neo-standard o italiano dell’uso medio, caratterizzata da fenomeni di ristrutturazione e ristandardizzazione.

Serianni introduce quindi l’idea di norma linguistica interiorizzata, cioè la norma che “è andata stratificandosi non tanto sulla base della propria esperienza di parlante, quanto sull’immagine di lingua che si è formata soprattutto negli anni di scuola” e sottolinea che “molto frequente è un atteggiamento iper-razionalistico, fondato sull’idea che la lingua sia un monolite nel quale si possa sempre tracciare il confine giusto-sbagliato sul fondamento di un’astratta immagine della norma, sottratta alla variabilità degli usi concreti”.

O addirittura, aggiungerei io, che la grammatica sia un retaggio di quando eravamo bambinetti delle elementari e tutto ci sembrava lineare, e il maestro infallibile.

Cercando su internet l'italiano neostandard ho trovato questo.

Secondo questa tesina, fanno parte del neostandard forme ormai consuete (lui o loro al posto di egli o essi), forme poco popolari ma considerate corrette (quant'altro al posto di eccetera) ma anche "il mancato accordo del verbo con soggetti posposti" (ad esempio: "ci vorrebbe dei politici più attenti alle esigenze del paese") che secondo me chiunque considera ancora un errore.

L'argomento mi affascina ma non mi convince. Sebbene sia consapevole che l'italiano corretto non sia altro che l'evoluzione del latino sbagliato.

09 giugno 2013

L'ultimo giorno del peggior sindaco di Roma

Alemanno è stato un mediocre politico e un pessimo sindaco. Sindaco lo è diventato quasi involontariamente a seguito di una operazione tafazziana del centro-sinistra, in particolare di Walter Veltroni.
Che lo possa diventare di nuovo per altri cinque anni è francamente contrario anche alle leggi del calcolo della probabilità.
Domani alle tre uscirà dall'attualità per entrare in qualche modo nella storia. Le sue figuracce, dalla gestione delle nevicate alla statua di Woitila, dal palazzo dato a casa pound alle varie crociate fuori tempo massimo, saranno un ricordo a cui Roma guarderà con pena e con sollievo insieme.

22 maggio 2013

Un'altra storiella senza stile

A Dublino, molti anni fa andai al concerto dei Wolfe Tones, vecchie glorie del folk irlandese, in un pub.
L’entrata costava sei sterline e aveva già messo in crisi le mie modeste finanze: avrei potuto permettermi solo una consumazione per tutta la sera. Per amore delle novità, invece di ordinare una birra alla spina, ordinai una Ty Nant: il nome mi ispirava e a giudicare dal prezzo, di poco superiore a quello di una pinta di birra, doveva trattarsi una birra pregiata o un’altra bevanda particolare da assaggiare.
L’aspetto esteriore era molto invitante, quanto al gusto, l’incredulità lasciò il posto alla delusione: capii di avere ordinato una piccola e carissima bottiglia d’acqua.
Mai bottiglia d’acqua fu centellinata così: la gustai a piccoli sorsi guardando con invidia le Guinness e le Harp degli altri.
Per consolarmi portai a casa la bottiglia, che poi è stata per anni in bella mostra sulla mia scrivania da studente.

01 maggio 2013

primo maggio

“Negli ultimi vent’anni la mia vita si è completamente identificata con il movimento operaio americano di cui sono parte attiva. Secondo le ultime statistiche, ci sono negli Stati Uniti 16.200.000 operai. Sono questi che con il loro lavoro creano tutta la ricchezza del paese. Come operaio ho condiviso quelle che mi appaiono le giuste rivendicazioni della classe operaia. Ho difeso il suo diritto alla libertà, il suo diritto di disporre del proprio lavoro e dei suoi frutti. Sono tra quelli che considerano sbagliato, nei miei confronti e del mio prossimo, e ingiusto verso i miei compagni, che io, schiavo salariato, riesca a fuggire dalla mia condizione diventando a mia volta un padrone e un proprietario di schiavi. Non voglio farlo; non voglio essere né l’uno né l’altro. Se nella mia vita avessi scelto un’altra strada, oggi potrei passeggiare nei viali della città di Chicago. Ma ho scelto la mia strada, e oggi sto qui sul patibolo. Questo è il mio delitto. Sono stato infedele e traditore verso le infamie dell’odierna società capitalistica. Se per voi questo è un delitto, confesso di essere colpevole.” 

Dal discorso pronunciato dal militante sindacale Albert Parsons, 39 anni, sposato con Lucia Gonzales (anche lei militante sindacale) e padre di 2 figli, prima di essere impiccato l’11 novembre 1887 per i fatti di piazza Haymarket, a Chicago, che seguirono il primo sciopero generale nazionale degli Stati Uniti, il 1° maggio del 1886.
Ad Albert Parsons (e agli altri 11 martiri di Chicago condannati a morte con lui, e alle centinaia di migliaia di scioperanti in lotta quel giorno per le 8 ore di lavoro) si deve il primo “1° maggio” del mondo, che dal 1889 il movimento operaio internazionale decise di celebrare ogni anno come giornata di lotta dei lavoratori (e non degli industriali) di tutti i paesi.

20 aprile 2013

una sorianata


Il campo da calcio del mio paese si trovava sopra l’abitato, in zona calvario.
D’estate era terra di conquista di bambini di tutte le età, grazie ai buchi della rete di recinzione.
Nel mezzo di un lungo pomeriggio sotto il sole battente, le due squadre avevano deciso di terminare una partita interminabile, il cui risultato era controverso ma secondo molti era 18 a 13.
Qualcuno propone di fare una seconda partita. Io accetto entusiasta, ma naturalmente non c’è acqua corrente nei dintorni del campo. I più grandi resistono senza bere, qualcuno propone di bere da una pozzanghera, io ho un’idea geniale: correre a bere in paese e tornare.
Nella strada in discesa mi sembra di volare. Arrivo alla fontanella, non di quelle con l’odioso bottone ma con la rotella, in cui non si deve spingere ma ci si può concentrare a bere. E l’acqua è tanta ed è fresca!
Torno indietro in fretta ma al piccolo trotto (stavolta è salita), ma già prima di arrivare urla concitate e un pallone che vola mi fanno capire che sono arrivato troppo tardi: la partita è già cominciata.
L’ultima speranza è contare i giocatori, se sono dispari forse mi faranno entrare. Li conto due volte e sono sempre 26.
Guardo per l’ultima volta la nuvola di polvere che alzano i ragazzi, do un calcio alla rete e vado a casa, tentando di bloccare le lacrime.

04 aprile 2013

Bergoglio e Monti

L'entusiasmo esagerato e unanime sulle prime azioni del nuovo papa mi ricorda quello per l'insediamento del governo Monti, poco più di un anno fa.
Ma è superfluo augurare a Bergoglio di non fare la fine di Monti.
Entrambi sono stati messi al potere da una ristretta cerchia di gerontocrati, ma Francesco non sarà mai esposto al rischio della verifica di un'elezione a suffragio universale.

13 marzo 2013

e chi se ne frega

Il mio interesse molto basso riguardo all'elezione del papa, si è completamente annullato quando ho letto sul manifesto che, contrariamente ai conclavi del 1978, una  corrente di cardinali progressisti non esiste, dal momento che i cardinali attuali sono stati nominati tutti da Woityla e Ratzinger.
Eleggano chi gli pare e facciano presto.

25 febbraio 2013

Elezioni

In fondo che cosa mi aspettavo?
Io le elezioni le ho perse tutte.

1994

Oggi ci sarà lo spoglio delle elezioni.
E' da mesi che mi riprometto di scrivere che queste elezioni mi ricordano quelle del 1994.
Un vecchio ras arrivato al lancio delle monetine, reali o metaforiche, un partito erede del Pci troppo sicuro di aver vinto, un governo uscente "d'emergenza", amato dai giornali ma non dalle persone e un partito uscito dal nulla, che avrebbe raccolto i voti della gente che votava sempre il partito sbagliato.
Quest'ultimo partito mi sembrava mancasse, fino a qualche settimana fa. Ora è arrivato.
Se andrà come allora, ci aspettano altri 20 anni tristi.

24 febbraio 2013

Grilli

Sentire dal vivo dalla finestra di casa mia le urla di Beppe Grillo e quelle del suo pubblico da San Giovanni mi ha fatto pensare alle scene di "una giornata particolare" del comizio di Mussolini.
Ma non vedo le analogie che vedono in molti tra il fenomeno Grillo e il fascismo. Tra l'altro lo stesso popolo che ha trasferito in questi fenomeni egoismo e intolleranza propri, ha votato molte altre volte, delegando egoismo e intolleranza verso partiti con patente di democrazia più presentabile.

23 novembre 2012

Credo che di Renzi non se ne sentirà più parlare dopo domenica

Ma ancora oggi se ne parla molto.

Gli dedico quindi questo noto aforisma attribuito a Pietro Nenni:
"chi non è rivoluzionario a vent'anni, a quaranta sarà confidente della questura".
Pensando ai suoi brillanti trascorsi di gioventù.


27 settembre 2012

New entry nelle citazioni inventate

Il fatto che mi basti poco per essere felice non significa che mi accontenti delle briciole. Altrimenti sarei un criceto. ~ 
Italo Calvino

 Copia-incollata o retwittata ovunque.
E chiaramente falsa, come chiunque abbia letto anche una sola pagina di Calvino può accorgersi.

14 marzo 2012

gocce di senno

...che non valeva la pena disperdere nel mare di facebook.
Su NO TAV (in attesa di scrivere qualcosa di più articolato):

E' che questi montanari, lottando per non far bucare la loro valle, stanno impedendo anche lo sperpero di denaro pubblico (anche nostro) per un'opera piuttosto inutile che arricchirebbe varie cricche.
Se altri montanari, ad esempio, avessero impedito la costruzione della diga del Vajont, ci sarebbe stato un disastro in meno.
Ma senza usare un esempio così tragico, pensiamo all'ampiamento dell'aeroporto di Malpensa (dieci anni fa): impatto ecologico minimo (delle lingue di cemento per piste e parcheggi e fabbricati bassi) ma opera assolutamente inutile che oltre a buttare soldi pubblici ha contribuito massicciamente al tracollo di alitalia.
Insomma un'opera si può contestare anche se non rischia di causare tumori.
Quanto a bloccare l'autostrada, beh, una protesta deve dare disagio, una protesta che non dà disagio non esiste.

Sull'obiezione che "se non sono un esperto mi astengo da avere un'opinione", secondo me è una trappola.
Prendiamo la questione di radio vaticana, sotto le cui antenne sembra che ci siano tassi decuplicati di leucemie infantili.
Esistono studi di scenziati qualificati (considerate valide da tribunali italiani) che dicono che quelle antenne non fanno male.
Eppure indipendentemente dall'esistenza di questi studi io continuo ad avere l'opinione tutta politica che le antenne vaticane non dovrebbero neanche starci.


e su governi "amici" e "meno amici":

io non vedo un problema se l'opinione pubblica fosse più progredita del governo in carica.
Ciò accadeva negli anno 60/70 e, con governi orribil-democristiani in carica, arrivavano leggi ottime come statuto dei lavoratori o 180.

Quando ciò non accadeva, ad esempio negli anni 90 anche governi come Prodi o D'alema sfornavano leggi discutibili come Turco- Napolitano (immigrazione) o pacchetto Treu (lavoro).

Se la società italiana se la sente di impegnarsi per cause giuste, può anche indirizzare nella giusta direzione un governo come quello attuale.
La strada opposta, quella del politico carismatico che si tira dietro la società, secondo me funziona meno: guarda che fine hanno fatto Zapatero e (in parte) Obama.

20 febbraio 2012

di trasporti e opere pubbliche

interessanti notizie (o voci) su appalti e lavori pubblici:
- l'incendio alla stazione tiburtina è avvenuto perché i lavori erano in ritardo e si rischiava di pagare penali. I pompieri sono arrivati 45 minuti dopo. (fonte: passeggero a fianco su treno - zeppo - di FR1)
- il conto alla rovescia sulla fine dei lavori di Piazza Cavour è stato sospeso dall'assessore perché i lavori non sarebbero finiti in tempo. (fonte: stampa locale)
- la soppressione del treno notturno Venezia - Budapest causato dalle condizioni capestro richieste da Trenitalia è stata comunicata (con scuse delle autorità) dal TG nazionale ungherese e croato;
- piuttosto che un'opera inutile come la TAV Torino - Lione, si potrebbe finanziare un potenziamento di trasporti pubblici locali con un incremento dei mezzi (intanto Marchionne chiude l'unica fabbrica italiana di autobus urbani, la Irisbus) e autisti.

Devo ammettere che l'economia di mercato ha funzionamenti un po' imprevedibili. Forse investimenti per il miglioramento dei trasporti pubblici migliorerebbero la vita degli italiani, ma non l'economia del paese. Per l'economia del paese (o i suoi indicatori più comunemente usati) ha risultati migliori un'opera perfettamente inutile, da accantonare subito dopo la realizzazione.

19 gennaio 2012

Crociere

Il naufragio della Costa Concordia, con le telefonate sketch, le analisi sociologiche su quanti Schettino e quanti De Falco esistono in Italia, si soffermano su un caso eccezionale.
Il buon Miguel Martinez ha l'ottima idea di partire dal caso eccezionale, il naufragio, per analizzare il caso normale, cioè le crociere che arrivano liscie a destinazione, cioè al punto di partenza.

09 dicembre 2011

Le tre piaghe dell'Italia

L'entusiasmo per il governo Monti sembra finalmente attenuarsi. Del resto è un governo che deve semplicemente mettere in pratica la lettera della BCE recapitata ad agosto all'ignavo Berlusconi.
Non sarà neanche Monti quindi ad attaccare le seguenti tre piaghe dell'Italia:

1) I privilegi della chiesa cattolica, come sconti sull'ICI e otto per mille.
Sembra (ma sono stime) che il 20% degli immobili in Italia appartengano a qualche emanazione della chiesa cattolica e la quota aumenta (almeno 10 mila testamenti all'anno in favore della chiesa).

2) Le spese militari in costante aumento.

3) L'evasione fiscale (nei fatti, almeno, e non a parole).

08 dicembre 2011

Crisi degli alloggi e case sfitte





Iniziativa un po' situazionista per monitorare le case sfitte a Roma (qui siamo a via l'Aquila).
Intanto il prezzo delle case non scende e l'indice di Gini sale.