08 dicembre 2011

Crisi degli alloggi e case sfitte





Iniziativa un po' situazionista per monitorare le case sfitte a Roma (qui siamo a via l'Aquila).
Intanto il prezzo delle case non scende e l'indice di Gini sale.




02 dicembre 2011

senza parole

Provate a leggere. Esiste anche gente così, a quanto pare. E non parlo del video sui cani.

28 novembre 2011

diritti e rovesci

Ogni volta che, in un sito o blog, vedo una frase del genere:
"Alcune immagini ed informazioni riportate nel sito sono state acquisite da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione delle predette, potranno segnalarmi tale circostanza via mail e provvederò prontamente alla rimozione delle immagini, delle informazioni e dei dati segnalati."
Un'altra variante contiene "qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore"

mi verrebbe da fregargli un articolo e pubblicarlo qui, tanto è preso su internet quindi "valutato" (o "considerato" o "ritenuto") di pubblico dominio. Se quello che lo ha scritto dovesse mai capitare qui e si dovesse "eventualmente" incazzare (ce n'è di gente strana in giro) basterà scrivermi una mail e lo cancellerò. Prontamente!

Beppe Severgnini: istruzioni per l'uso

Se dovesse interessarvi il libro "manuale del perfetto turista" di Beppe Severgnini (che compendia "italiani con valigia" del 1992 e "manuale dell'imperfetto viaggiatore" del 2000, più qualche centinaio di pagine di bonus chiacchiere), essendoci già passato, posso dare qualche consiglio.
Se dovete ancora comprarvelo o procurarvelo, non fatelo, non vale la pena o la spesa.
Se lo avete già fatto, seguite la tattica seguente.
1) Saltate tutte le parti che riguardano i paesi del socialismo reale, quindi Europa dell'est, Russia, Cina, Vietnam, per non sorbirvi una cantilena su come era brutto il socialismo reale, che già probabilmente veniva a noia nel 1992, figurarsi nel 2011 (avverto che purtroppo la ripetitiva tirata anti-comunista di Severgnini può irrompere anche in un capitolo su Helsinki o su Cento, provincia di Ferrara).
2) Saltate tutte le parti che riguardano il sud Italia, è tutto un ricorrere di palazzi abusivi non finiti, cattiva gestione, persone disoneste e scortesi.
3) Altri due temi martellanti sono lo stato oppressore con tasse e burocrazia e gli immigrati (appena arrivati, quindi trattati con una cortese ipocrisia, che sparirà rapidamente negli anni successivi) ma questi sono sparsi con uniformità nel testo e non posso dare istruzioni su come saltarli.

Leggere il resto. In pratica restano gli Stati Uniti (se non vi infastidisce l'adorazione acritica), l'Australia e qualche città dell'Europa occidentale.
Leggerete una serie di storielle spiritose sugli italiani turisti all'estero, che strillano, parlano al cellulare e fregano le saponette negli hotel. Certe volte la battuta riesce così male che l'autore deve spiegarla, come quella dell'Amleto della Mancia "raffinata combinazione tra Shakespeare e Cervantes" (sic) sugli italiani che non sanno se lasciare la mancia al ristorante, in altre l'autore non sembra avere grande stima della cultura media dei suoi lettori, come quando cita Gregory Corso e poi aggiunge l'inciso "che non era un calciatore dell'inter ma un poeta americano" (sic).

In effetti la cosa davvero interessante di questo libro è che permette di comprendere da un differente punto di vista l'imbarbarimento della società italiana negli ultimi vent'anni.

Normalmente quando si parla del degrado della società si citano gli operai che votavano PCI e ora votano lega, oppure i giovani che escono da una scuola sempre più inadeguata.
Con Severgnini si ha una voce di certa borghesia moderata del nord Italia (scriveva per "il Giornale", ancora quello di Montanelli e non la versione "per male" da Feltri in poi) che magari non era democristiana nè leghista, ma a bassa voce esprimeva idee come l'odio verso meridionali e immigrati o lo stato oppressore che poi avrebbe gridato negli anni successivi con fierezza nello sdoganato polo berlusconian-bossiano.

Tornando al libro si può recuperare, gratta gratta, una buona sentenza: "Non esistono [...] luoghi noiosi. Esistono solo viaggiatori impreparati" e un consiglio su un libro "Life's little instruction book" (un concentrato di buonismo e un manuale di istruzioni su qualunque cosa come solo agli americani viene in mente di scrivere), che tra l'altro si trova in pdf su internet. Se non mi piacerà ne scriverò male sul blog.

Qualcuno, arrivato a questo punto, potrebbe chiedermi perchè l'abbia letto. Ho due risposte complementari: la prima è "mi sono sbagliato". La seconda, tenendo presente che volevo un libro leggero, da tenere sul davanzale del bagno, è che questo libro, per un buon 40%, svolge bene questo ruolo,  un po' come un'acqua minerale imbottigliata che sa un po' di plastica; ha un cattivo sapore ma va giù lo stesso.

Anni fa Pippo Russo, per aver dato dell'"emerito c..." a Severgnini, venne cacciato dal manifesto dal manierato direttore Barenghi (poi riaccasatosi felicemente alla Stampa di Torino). Una decisione piuttosto precipitosa, direi.

12 novembre 2011

non c'è molto da esultare

“In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che .può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.”
Mario Monti, Corriere della Sera, 2 gennaio 2011

20 settembre 2011

due siti per lo streaming del mondiale di rugby

http://www.hqfooty.com/channel2.html
http://www.firstrowsports.tv/sport/rugby.html?game=rugby,
a quanto pare
funzionano che è una meraviglia, vanno come una spada, non si impallano e c'è pure l'HD.
Buon divertimento.

04 agosto 2011

Bozza per un elenco di ecomostri in Calabria

Fiuzzi a Praia a Mare,
l’Aviosuperfice di Scalea,
il cosiddetto Alveare di Copanello,
il cemento da spiaggia della Palafitta di Falerna,
le 700 ville delle ’ndrine nell’Area Marina protetta di Capo Rizzuto.
Più a nord, a Capo Colonna, c’è la deturpazione dell’omonimo Parco archeologico con ben 40 manufatti abusivi.
(thanks to Silvio Messinetti e Manifesto)

Per Scalea un buon punto di partenza è questo.
Anzi, Scirocco di Francesco Cirillo è tutto da leggere.

01 agosto 2011

casomai dovessi dimenticarmene

"Questo e' il bello dell'anarchia di Internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza."
Umberto Eco

Sta(va) proprio dicendo che non contiamo un cazzo.

25 luglio 2011

Terrorismi

A margine della atrocità insensata che è avvenuta in Norvegia, una cosa che mi ha colpito è l'automatismo per cui nelle prime ore il colpevole dovesse essere un integralista islamico.
Come se in Italia non avessimo avuto bombe nelle stazioni e nei treni. E, in molti casi, neanche un colpevole.

20 luglio 2011

nel decennale di Genova 2001

«Nessun assedio era in corso, perché non
si poteva assediare un potere che era
ovunque e la cui principale manifestazione
erano flussi di elettroni in
continuo transito di borsa valori in
borsa valori. Stavamo scambiando le
cerimonie formali del potere per il
potere stesso»
(Wu Ming)

20 giugno 2011

I tre tipi di spreco più dannosi per il pianeta

"[...] nel nostro inseguimento di Pil, oggi non produciamo solo ciò che è, o può essere, utile; ma produciamo enormi quantitativi di cose inutili, quando non decisamente dannose. Merci deliberatamente destinate a durare poco, e ad essere sostituite il più spesso possibile: è un fatto che già negli anni Novanta André Gorz sottolineava, criticando l'iperproduttivismo imperante, che lui riteneva responsabile anche del crescente squilibrio finanziario. Merci durevoli significherebbero un forte risparmio di energia e di altre materie prime, oltre a una notevole riduzione di rifiuti. Lo stesso vale per la smisurata produzione di contenitori di solito destinati a un uso che va dal supermercato alla discarica. Ma forse lo spreco più dannoso, è l'eccesso di riscaldamento e di refrigerazione degli interni: pensi che risparmio, se d'inverno non si superassero i 20-22 gradi, e d'estate si stesse entro i 27-28°. In tutto il mondo."
(Carla Ravaioli)

Ricapitolando:
1) merci non durevoli
2) involucri e contenitori monouso
3) riscaldamento e refrigerazione degli interni

E un altro pezzo dello stesso articolo:
"vietare la plastica nei supermercati, non risolverebbe, ma se ad esempio il divieto fosse di produzione, prima che di uso, e si riferisse non solo ai contenitori dei supermercati, ma a tutto quanto oggi, nel mondo, è "fatto" di plastica , a qualcosa servirebbe. Posso limitarmi a citare a mo' d'esempio l'usa-e-getta (piatti, bicchieri, bottiglie, vasetti, ecc.); o anche oggetti destinati a prestazioni più durature (vedi tavoli e sedie di bar, caffè, tavole calde, gelaterie, ecc., anch'essi ormai in tutto il mondo - eccettuati locali superlusso - tutti di plastica)"

16 giugno 2011

vittoria ai referendum

Non ricordo una vittoria così bella dai tempi del referendum sulla preferenza unica.
O forse le amministrative del '93.
O forse le politiche del '96.

Speriamo che stavolta non si trasformi in una delusione.

21 dicembre 2010

questa gliel'hanno scritta bene

...al caro Nichi, sempre se restiamo sullo slogan pubblicitario:
'Berlusconi aveva promesso le tre "i" (inglese, impresa, informatica) e ha realizzato le tre "p" (paura, povertà, precarietà). Potrei mettere una quarta "p" ma in Italia si preferisce dire escort'.

03 luglio 2010

Napoletango

Visto lo spettacolo il 19 giugno a Napoli.
A dispetto del titolo, di tango ce n’è poco, se si esclude la cumparsita scolastica dei due ballerini/maestri argentini.
Ci sono invece interminabili sequenze di musica ritmica, il trash anni 80 di "una estate al mare" (sì, Giuni Russo), le solite incursioni in platea a ballare col pubblico, il modesto controfinale a "sorpresa".
Bravi, e volenterosi, gli attori, bravo l'agente a piazzare questo spettacolo in piazze come Città della Pieve e Catanzaro e bravo anche Sepe, per essersi profuso, dal suo palchetto riservato, in applausi forti e convinti come nessun altro spettatore del San Carlo si è sentito di fare.

Altre recensioni e opinioni su Napoletango:
Il Mattino
Teatro.org
Teatro e Critica
Gazzetta del Sud
Paneacqua (Bari)
Quotidiano di Bari

Scrupolose (e taglienti) recensioni sulla micro tournèe internazionale a Londra:
Scott Matthewman l'autore del geniale Napoletango? Napoletandon’t.
The Stage
Official London Theatre
Indie London
Broadway Box
backstage pass
entertainment focus

25 ottobre 2008

appunti per un decalogo illustrato per il consumatore etico e ambientalista

1)Utilizzate confezioni grandi che, a parità di prodotto, riducono la quantità di imballaggi e quindi di rifiuti. Per renderlo portatile eventualmente travasatelo.


2)In ufficio cercare di evitare il junk food, incredibilmente caro, che produce una quantità enorme di imballi e che contiente ingredienti come olio di palma, xilitolo o latte in polvere, che non mettereste mai spontaneamente nel caffè o nell'insalata.

Per l'acqua, se esistono le condizioni qualitative minime, combattete le lobby delle acque e della plastica e bevete acqua migliore riempiendo in bagno.


3) Scegliere ristoratori con prezzi corretti, che non evadano le tasse e con idee politiche apprezzabili.



Per ora sono arrivato a tre, si accettano suggerimenti per la continuazione.

08 ottobre 2008

minime 2

«No. Sono convinto che nessuno abbia bisogno di sentire un'altra opinione. Il mondo è pieno di opinioni, tutti quanti hanno il loro cazzo di opinioni, e per di più si ostinano a fartele conoscere. Possibile che nessuno si sia accorto che le opinioni degli altri non importano un cazzo a nessuno? Anche le opinioni personali che ha ciascuno di noi. Mi pare che la mia opinione abbia un valore soltanto se me la tengo per me, o al massimo per i miei amici. Una volta, soltanto i saggi dichiaravano le loro opinioni, e adesso? Ho sentito dire un casino di volte "ho il diritto di esprimere la mia opinione", e invece no, te la tieni per te. Mi sono rotto le palle delle opinioni e dei giornali. Adesso basta, avere un'opinione dovrebbe essere un fatto eccezionale, un qualcosa di studiato, pensato, meditato (...)».
(David Trueba, "Quattro amici")

Qualche anno fa questo frammento mi era piaciuto, tanto da ricopiarmelo. Poi però devo aver cambiato idea, altrimenti non avrei questo blog (e l'altro).

28 settembre 2008

periodi


In questo periodo mi sento un po' come Superciuk in questa immagine. Ma passerà presto. Spero.

14 settembre 2008

Yanquis de mierda, váyanse al carajo cien veces

Il vecchio Chavez ha messo a segno un altro colpo nella lotta per la liberazione dell'America Latina dalla letale influenza degli Stati Uniti e dei loro organismi internazionali. La cacciata dell'ambasciatore la aveva fatta anche Evo Morales (tra l'altro quello in Bolivia aveva un curriculum migliore nella istigazione di secessioni strumentali, con un brillante successo in Kosovo), ma la frase ad effetto, che nell'ormai ex cortile di casa ha un enorme valore simbolico, è tutta opera di Hugo.
In Italia si parla poco e male della liberazione in atto in America Latina (i paesi in prima fila sono ancora aumentati, con l'aggiunta del Paraguay e anche quelli più moderati, come Argentina e Brasile, prendono coraggio), se ne enfatizzano le contraddizioni, sia per cercare di neutralizzare l'effetto di esempio, sia perché nel gruppo degli sfruttatori internazionali ci sono anche aziende italiane, come la Telecom in Bolivia.
Se ne è parlato a una proiezione del bel documentario di Fulvio Grimaldi "l'asse del bene", girato in vari paesi dell'America latina, con tappe tra i forajidos, "quelli che scacciano tutti", dell'Ecuador o a Cochabamba della rivolta per l'acqua e del grandioso "me cago en la propriedad privada". Secondo Grimaldi l'Italia di oggi, con questo misto di smarrimento, assuefazione e rassegnazione, assomiglia all'Argentina di fine secolo scorso. Dopo la dittatura dei militari, dal 1976 al 1983, c'è stato un lungo periodo di dominio delle oligarchie con l'applicazione del neoliberismo friedmaniano, con la consueta ricetta di privatizzazioni, smantellamento dello stato sociale e depauperamento della popolazione a beneficio di pochi. Improvvisamente, a fine 2001, l'Argentina si è risvegliata, con i popolo dei cacerolazos, centinaia di migliaia di persone che ha detto di no alla svendita del paese, riprendendosi le piazze e poi il paese. Ma questo risveglio, sia pure improvviso, è stato preparato da piccoli focolai di resistenza, di lotta o di cultura: proiezioni, letture di poesie, occupazioni o blocchi stradali. Tutto ciò ha preparato quel paese al risveglio.
L'Italia, secondo Grimaldi, è nella fase antecedente al risveglio, ma deve cominciarsi a preparare alla nuova fase.
La militarizzazione del paese, le minacce di nuove Bolzaneto o Chiaiano in caso di proteste, leggi liberticide o operazioni finanziarie ai danni della popolazione, sono cose che l'America Latina ha già affrontato ed è riuscita a battere. L'Italia deve provarci.

12 settembre 2008

minime

Un candidato della coalizione di sinistra arrivò al villaggio di San Ignacio, in Honduras, durante la campagna elettorale del 1997. L'oratore salì sulla scala che fungeva da palco e di fronte allo scarso pubblico proclamò che la sinistra non corrompe il popolo, non vende favori in cambio di voti. Noi non diamo cibo - aggiunse - noi non diamo lavoro, noi non diamo denaro. E cazzo date allora? Domandò un ubriacone, che si era appena svegliato dalla siesta sotto un albero della piazza.

(Edoardo Galeano)

03 settembre 2008

L'eredità del cemento

La mostra "L'eredità del cemento - Quartiere radioattivo" dell'istituto polacco è stata presentata dalla stampa come se il vero tema fosse la condanna del socialismo reale. Ad esempio secondo un comunicato era "sul tema degli orrori edilizi delle unità abitative che costituiscono lo scenario metropolitano di tanta parte della Polonia uscita dal totalitarismo".
Probabilmente ci sarei andato lo stesso, poiché sono un grande appassionato dell'architettura a blocchi. E' un tipo di architettura molto diffusa nei paesi socialisti, ma non solo (la denominazione precisa sarebbe "edificio a pannelli prefabbricati", ma in Polonia sono chiamati familiarmente "blok" e userò "blocchi" o "architettura a blocchi" per il resto del post).
A Roma, ad esempio, ci sono state varie realizzazioni di questo tipo e anche qui c'è la facile corrispondenza tra architettura a blocchi e degrado. Eppure ad esempio il progetto di Pietro Barucci dei ponti di Laurentino 38 era ragguardevole, con la strada resa veloce per le automobili perché liberata da pedoni, e i ponti, pensati, oltre che per l'attraversamento stradale, per essere area pedonale su due livelli, con negozi al livello inferiore e servizi a quello superiore.
Ma servizi e negozi non furono mai realizzati e i locali vuoti furono occupati da altri senza casa. Il degrado sociale arrivò presto, seguito da quello strutturale. Così pochi anni fa è stato demolito uno dei ponti, da parte della giunta di Veltroni, che prendeva le distanze dal progetto e dalle giunte rosse degli anni '70, con la destra che applaudiva.

L'architettura a blocchi si ispira a Le Corbusier e alla sua idea di produzione standardizzata, basata su un modulo replicabile all'infinito.
Le idee di Le Corbusier trovarono terreno fertile nella Polonia del dopoguerra perché le città erano state praticamente rase al suolo, e si erano ripopolate con massicci fenomeni di industrializzazione e urbanizzazione.

I paradigmi modernisti furono però filtrati da specifiche condizioni economiche , sociali e politiche e quindi banalizzati e semplificati. Anche quando si aspirava alla copia conforme, come la Superjednovska di Katowice con l'unité d'habitation di Marsiglia, il risultato fu una specie di fratello povero.
Gli architetti furono estromessi dai progetti in favore dei politici (unica eccezione, che diede luogo a progetti ritenuti tuttora validi, fu quella dell'architetto-politico Halina Skibniewska).
I blocchi furono visti solo come un mezzo che permettesse di risolvere rapidamente il problema della scarsità di case, in maniera facilmente amministrabile centralmente e in modo che lo spazio fosse uguale per tutti.

Negli anni '50, per un breve periodo i polacchi ambivano ad abitare nei blocchi, che costituivano effettivamente un miglioramento delle condizioni abitative.
Più tardi progetti e materiali di costruzione peggiorarono e i servizi sociali inclusi nei progetti non furono realizzati per motivi economici. L'assenza di servizi, sommata ai materiali scadenti, ha portato a un rapido degrado di questi palazzi, principalmente degli interni.
Nei decenni successivi i blocchi erano diventati paesaggio consueto in Polonia.
Negli anni'80, ai tempi della canzone "Quartiere radioattivo" del gruppo punk Brygada Kryzys, che dà il titolo alla mostra, e della legge marziale, i blocchi erano visti come simbolo di omologazione di un sistema opprimente.
Oggi sono abitati in massima parte da persone che non possono permettersi case migliori.
Mentre in Germania, alcuni palazzi a blocchi sono stati demoliti, dopo essere stati abbandonati dagli abitanti, in Polonia ciò non è successo.
Interventi di riqualificazione sono auspicati, ma finora si sono limitati alla tinteggiatura in colori pastello.

D'altra parte dopo la caduta del comunismo, non si costruirono più blocchi, ma
a parte la presa di distanza ideologica, le nuove costruzioni, con quartieri recintati e ultrasorvegliati, hanno continuato l'opera di distruzione del tessuto sociale della città che è iniziata con i blocchi.

In Polonia circa il 30% delle abitazioni è realizzata a blocchi e dentro ci vivono circa dieci milioni di persone, cioè poco meno del 30% della popolazione.
Se il luogo dove si è cresciuti influenza sempre il lavoro di un artista, ciò è ancora più vero per i blocchi, che aspiravano a modellare in modo programmatico le menti dei suoi abitanti.
Curiosamente gli artisti sembrano affascinati proprio dagli aspetti più detestati dei blocchi: la possibilità di giocare con le forme replicabili, il fascino di una forma monotona e opprimente, la nostalgia per un passato che non c'è più.
Così ad esempio ci sono modelli di palazzi a blocchi realizzati a uncinetto con filo da calzolaio con base costituita da mobili polacchi originali anni '70 (Julita Wojcik), collage di fotografie di frammenti reali di blok che incollate vicine possono dare luogo a immagini di blok che non esistono nella realtà (Nicolas Grospierre), un blok in miniatura costruito a fianco a quello vero, con l'esterno che è copia dell'originale e l'interno che è delle dimensioni di un vero appartamento (Maciej Kurak). E poi il cinema, con blok (1982) di Hieronim Neumann carrellata muta di vita nel blok con la telecamera che invisibile si sposta negli appartamenti e Z mojego okna - Dalla mia finestra (Jozef Robakowski) in cui un videoartista filma la vista dalla sua finestra nel quartiere Manhattan di Lodz nel corso di 21 anni con commenti ironici e amari.

Nella foto, blok ad Almaty, Guantanamo, Tallinn, Ivanovo