09 ottobre 2014

Bressanini - pane e bugie - Le bugie nel carrello

Partiamo per una volta dalla conclusione. Se cercate informazioni serie e non banali su quali prodotti o ingredienti facciano bene o male alla salute, questi libri non fanno per voi.
Se invece cercate una giustificazione pseudoscientifica per mangiare di tutto senza preoccuparsi troppo oppure se avete una chiara antipatia per coop, naturasì, greenpeace, slow food e Carlo Petrini, movimenti ecologisti in genere, prodotti biologici e Alfonso Pecoraro Scanio, questi libri probabilmente vi piaceranno molto.

Mi sono procurato questi libri spinto dalla grande popolarità di Dario Bressanini, praticamente un comandante Schettino al contrario.


Sono scritti alla maniera di un articolo da rivista scientifica, con le (molte) note numerate e riportate a fine capitolo.
Ogni paragrafo inizia con una prolissa trattazione di metodo, ad esempio argomentando che gli esperimenti su tossicità o effetto cancerogeno sono effettuati sui ratti e potrebbero non essere indicativi sugli effetti sull'uomo (in realtà nel corso del libro gli esperimenti saranno alternativamente indicativi oppure no a seconda della tesi che Bressanini vorrà sostenere) oppure una lunga trattazione su come funziona la produzione di un articolo scientifico, l'esperimento che gli sta alla base, la pubblicazione, la peer review o il prestigio.
A fine paragrafo arriva, imprevista, una sentenza lapidaria.

Per chi come me ha frequentato il corso di Economia applicata all'ingegneria del  compianto Ilio Adorisio, in cui le nozioni di microeconomia classica erano integrate da letture di epistemologia da Popper a Kuhn fino a Rorty, la sacralità che Bressanini assegna alla scienza appare un po' ottocentesca.

Oltre 100 pagine sono dedicate agli OGM, con tutta una serie di citazioni di "prestigiosi" articoli da seguire, altri da ridicolizzare, addirittura un capitolo dedicato alla disamina di atti processuali americani, una ardita comparazione con l'irradiamento del grano che secondo l'autore meriterebbe la stessa opposizione che si dà agli OGM,  tutto per arrivare alla conclusione che non si può dire oggi se gli OGM fanno male.
Anzi no, la vera conclusione è la seguente postilla:
l'autore del presente libro dichiara di non avere conflitti di interesse, di non possedere azioni Monsanto, di non ricevere donazioni o finanziamenti da istituzioni pubbliche o aziende private per parlare e scrivere di OGM, e di non avere in generale nulla da guadagnare, o da perdere, dalla coltivazione e dal commercio di organismi transgenici.

Se è stato ritenuto opportuno inserirla, si vede che la sua trattazione poteva apparire sospetta non solo ai malpensanti come me.

Si passa poi all'agricoltura biologica. Si può saltare direttamente alle conclusioni: dal punto di vista nutritivo non c'è differenza con quella con uso di pesticidi. Dal punto di vista della biodiversità quella biologica è più rispettosa dell'ambiente a parità di superficie coltivata, ma poiché spesso la resa del biologico è minore, la situazione è pari. Per confondere le idee si parla dell'Africa, dove in presenza di malnutrizione e terreni aridi, promuovere il biologico per l'autore sarebbe uno schiaffo alla povertà.

Passiamo al km.0. L'autore deve ammettere che  in qualche caso i prodotti locali permettono di risparmiare energia, ma non sempre. E comincia a citare situazioni limite, prodotti fuori stagionalità, paesi artici. Fino ai paradossi di considerare la benzina che il consumatore fa per raggiungere il punto vendita,  il forno per cuocere e la luce accesa mentre si mangia.

In generale Bressanini, contesta i vocaboli "naturale" e "chimico" utilizzati nel mercato agroalimentare in quanto, sostiene,  tutto è naturale e chimico.

Infine parla di alcuni cibi. La banana che si estinguerà entro 20 anni se non si passa al biologico. Il pesto che contiene una sostanza cancerogena (per i topi) presa dal basilico. Il glutammato che è una sostanza contenuta in natura in vari elementi, responsabile del sapore umami, che non merita secondo l'autore la guerra che gli si fa. Lo zucchero bianco che non è diverso da quello di canna. E il latte, che se non pastorizzato può causare gravi infezioni batteriche. Cosa hanno in comune  questi casi? Sono funzionali a sbugiardare ecologisti, blogger o sostenitori del biologico, che in questi casi hanno preso posizione nettamente e, secondo l'autore, in maniera incoerente.

Una nota a parte meritano i titoli accademici di Bressanini, che nei due volumi si definisce alternativamente "scenziato" o "chimico". La quarta di copertina  lo presenta come "Ricercatore all'università dell'Insubria": ciò crea un momento di umorismo involontario quando scrive che i mass media prendono per oro colato "uno studio dell'università pincopallo"(sic!)

Come lettore avrei preferito ad esempio sapere perché, e se è sano, che negli insaccati ci siano E300 acido ascorbico, E252 (nitrato di potassio), E250 (nitrito di sodio), lattosio e saccarosio.

Con Bugie nel carrello Bressanini aggiusta un po' il tiro. Devono avergli fatto sapere che persone attente all'alimentazione sono  suoi possibili lettori e non detestano Greenpeace o Slow Food e quindi più saggiamente punta il mirino verso il marketing e il business alimentari.
E quindi fornisce  anche qualche informazione utile.
La suddivisione in argomenti discende dalla seconda parte  di Pane e bugie: un capitolo, un prodotto.
Se non volete investire i 12 euro circa, vi faccio da spoiler. Da qui in poi è un mio libero sunto delle opinioni di Bressanini.
Il kamut non è un tipo di frumento ma un marchio registrato di una società americana. Non è più nutriente di altri cereali, non discende dai faraoni, non è adatto ai celiaci, è biologico ed è molto caro: l'unica peculiarità sarebbe il gusto.
Le patate arricchite al selenio sono utili in luoghi dove gli alimenti sono poveri di selenio, come la cina del nord . In Italia gli alimenti sono sufficientemente ricchi di selenio e quindi la patata al selenio è un frutto del marketing.
La mortadella deve contenere conservanti, anche quella che il marketing chiama naturale, per evitare il rischio del botulino. I nitriti possono avere un effetto cancerogeno, ma se il consumo è basso è basso anche il rischio. Il prosciutto crudo invece è conservato solo con il sale.
Il pomodoro di Pachino è originario di Israele e coltivato in Sicilia solo dalla fine degli anni '70.
Il vino biodinamico equivale a un vino biologico (qui Bressanini ci infligge 20 pagine di citazioni steineriane con successiva ridicolizzazione).
La mozzarella di bufala può contenere latte vaccino (anche secondo il disciplinare d.o.p.).
I coloranti (classificazione da E100 a E199) si trovano in molti prodotti, alcune volte impropriamente: finalmente Bressanini è contro qualcosa di industriale.
Il tonno contiene mercurio.
Bere latte da adulti non è sconsigliato, se non siete intolleranti.
Le uova di galline allevate in gabbia (tipo 3) non hanno differenza nutritiva con quelle allevate a terra (tipo 1 e 0). Qui per un tipico paradosso Bressaniniano per cui se nulla è dimostrabile, tutto è possibile, ipotizza che le uova di galline allevate a terra potrebbero essere anche più dannose di quelle allevate in gabbia se il terreno fosse inquinato da diossina.
Il prezzo del vino influenza (secondo molti test effettuati alla cieca) la percezione del gusto.
E il capitolo migliore, sul burro: informazioni storiche, nutritive e industriali. Il burro centrifugato, come quelli prodotti all'estero è migliore di quelli per affioramento tipici delle produzioni italiane.
Il libro si chiude con due ritorni all'antico: un elogio del biologo Strampelli, inventore del grano Senatore Cappelli e padre spirituale (secondo Bressanini) dei ricercatori OGM e un cenno alle carni derivate dalla clonazione di animali: per ora i risultati sono insoddisfacenti, ma state tranquilli, dice Bressanini: non fanno male.

UPDATE: ho scoperto che esiste una specie di collana della serie XXX e bugie. Così esiste, con la stessa grafica, "Salute e bugie", filiazione di questo blog, che fa giustizia di omeopatia, metodi stamina e Di Bella, teorie anti-vaccini e scoop iene-style.

03 ottobre 2014

piccolo glossario delle frasi fatte da riunione

Chi frequenta riunioni aziendali o sindacali o politiche sa bene che le espressioni sterotipate si diffondono in maniera virale, hanno un periodo in cui sono usate in maniera frequente e copiosa e poi finiscono, fortunatamente, nel dimenticatoio.
A fine 2014 dalle mie parti vanno di moda le seguenti:
contezza : "dare contezza" è un modo particolarmente astruso per "spiegare".
rappresentare: modo astruso per "dire"
non mi appassiona: modo gentile per dire "non me ne frega niente" ma anche operativamente "propongo che non si parli più di questa questione"
lascia(te)mi dire: subdola espressione finto-ossequiosa, in realtà sottintende che chi parla dirà qualcosa in maniera imprecisa o inesatta o incompleta, ma chi ascolta è tenuto a capirla bene (varianti: "la dico male", "la dico così'", "la dico porchettata").

26 settembre 2014

Renzi e il centralismo democratico

C'è un mio amico, militante del Pci, Pds, Ds, Pd senza soluzione di continuità, che ha continuato ad applicare il centralismo democratico senza che nessuno glielo chiedesse.
E' sempre stato allineato al segretario in carica. Per questo cito questo suo scritto di ieri. Per riportare l'opinione di uno che ci crede davvero, non di un opportunista prezzolato.
E per conservarlo e farglielo vedere quando Renzi sarà caduto e comincerà il tiro al piccione.

mi chiedevi del perché dell'attacco furibondo di De Bortoli nell'editoriale di ieri sul Corsera. E ti ho risposto, sibillino, Renzi vuole sconfiggere le caste e le corporazioni di questo paese che da 40 anni lo tengono in ostaggio. Ha iniziato con la riforma costituzionale del senato e del sistema elettorale, ha continuato mettendo un limite agli stipendi dei dirigenti pubblici, ha tolto 150 milioni dal bilancio di quella vergogna chiamata RAI, ha sfanculato in diretta quella merda "umana" di Beppe Grillo, ha abbassato le tasse ad 11 milioni di lavoratori dipendenti del 5 % annuo, prima volta in tutta la storia di europa del dopoguerra, assumerà 150.000 precari nel mondo della scuola, salvato il Comune di Roma dalla bancarotta, e sta trattando e combattendo in Europa per rivedere l'applicabilità del limite del 3 % nel rapporto deficit/pil. Però, però sta affondando il suo coltello anche verso quei e veri e propri parassiti dei capitalisti italiani che dalla metà degli anni 60, ovvero da 50 anni a questa parte, hanno smesso di investire sul loro paese ciucciando vergognosamente la tetta del bilancio statale. Da qui l'attacco frontale della gazzetta ufficiale di Confindustria.

20 settembre 2014

pietro ichino

Esiziale e inevitabile come le bombe d'acqua, a ogni attacco ai diritti dei lavoratori rispunta Pietro Ichino.
Siccome non sono tenace quanto lui, propongo questo scritto di Arnolfo Spezzachini (tratto dalla lista Rekombinant) che ho conosciuto grazie all'imprescindibile Mario Paravano.
 
Ho letto qualcosa di Pietro Ichino dopo aver sentito discutere delle sue opere in tv in questi giorni e soprattutto a proposito del suo libro 'I nullafacenti'. Allora ho pensato... Questo qui ne capisce di lavoro... lavora, avrà lavorato?! Insomma, sono andato a vedere il suo curriculum.
L'Ichino mi nasce a Milano nel 1949, fin da giovanissimo si appassiona al mondo del lavoro (non al lavoro ma al mondo del lavoro) ed alla tenera età di vent'anni (nel 1969) diviene dirigente sindacale della CGIL-FIOM, incarico che ricoprirà fino al 1972.Assolve gli obblighi di leva come marconista trasmettitore (come me, sigh, anch'io cantavo la canzoncina 'onda su onda noi siam trasmission, gente che non fa niente che non c'ha voglia di lavorar, gente specializzata a stare in branda a riposar') ed è quindi pronto a rientrare nel mondo del lavoro, ritorna infatti tra i ranghi della CGIL dove resterà sino al 1979.
Nel 1979 Ichino ha ormai trent'anni, posso immaginare la moglie che gli dice "Pie' ormai c'hai trent'anni, se non vuoi trovare un lavoro almeno trova uno stipendio ed una pensione". Detto fatto l'Ichino viene eletto alla Camera dei deputati, e va pure in Commissione Lavoro.
Però non è ancora contento, ha lo stipendio, si è assicurato una ricchissima 'pensione', che comincerà a percepire nell'aprile del 2009 dopo aver 'lavorato' ben 4 anni alla Camera (dal 1979 al 1983), ma sente che gli manca qualcosa. E qualcosa arriva, nel 1981 (non vi sfugga che nello stesso momento era parlamentare) viene assunto come ricercatore all'Università di Milano. Nel 1986 diviene docente di Diritto del lavoro dopo concorso.
Quasi dimenticavo la cosiddetta Legge Mosca, leggina allucinante (poco) nota per aver contribuito a creare una piccola voragine nei conti pubblici italiani, tale legge era nata come legge numero 252 del 1974 e consentiva a chi avesse collaborato con partiti e sindacati di vedersi regolarizzata la propria posizione contributiva scaricando i costi sulla fiscalità complessiva e dietro una piccola certificazione presentata dal partito o dal sindacato. In buona sostanza con questa legge vennero "regolarizzate" le posizioni di migliaia di persone che risultarono essere state impegnate come dirigenti sindacali sin dalle scuole medie, questa orda assetata di soldi è costata alle casse dello stato una cosuccia come 25mila miliardi di lire distribuiti tra oltre 40.000 persone, si badi bene non tra 40.000 lavoratori ma tra 40.000 oscuri funzionari di partito e nobilissimi rappresentanti dei lavoratori.
Comprendo bene la vostra obiezione, la Legge è del 1974 l'Ichino è stato sindacalista fino al 1979, se ne ha goduto è solo per una parte della sua carriera ed in fondo la legge c'era, lui che poteva fare. Errore, la legge era del 1974 ma è stata prorogata più volte; particolarmente interessante per meglio illuminare il personaggio Ichinesco è l'ultima proroga, avvenuta nel 1979; abbiamo detto come il nostro sia stato deputato nella VIII legislatura, durata dal 20 giugno 1979 all'11 luglio 1983, ma l'Ichino non è arrivato alla Camera il 20 giugno 1979 ma il 12 luglio in sostituzione di un collega ed il suo primo atto, da vero alfiere dei veri lavoratori, è stato quello di correre ad aggiungere la sua preziosa firma alla proposta di legge numero 291 presentata il 10 luglio 1979 ed avente a titolo "Riapertura di termini in materia di posizione previdenziale di talune categorie di lavoratori dipendenti pubblici e privati", così facendo il deputato Ichino si affrettava ad aggiungere la sua firma sotto un progetto di legge che favoriva spudoratamente i sindacalisti come Ichino, contribuendo a causare una voragine nei conti pubblici che il professor Ichino propone oggi di sanare per il mezzo di rigore, sacrifici e duro lavoro (degli altri).
In buona sostanza io, che ho 39 anni, sono impiegato pubblico e, tra mille difficoltà, lavoro da quando avevo 21 anni non so come e quando andrò in pensione mentre il castigatore dei nullafacenti si trova ad avere già diritto a due pensioni ottime (quella di docente universitario e quella di deputato che SONO CUMULABILI) più un altro paio potenziali, quella di giornalista e quella di sindacalista. Insomma Ichino, ho capito che dovrò lavorare fino a 250 anni di età per pagare LE SUE pensioni, ma almeno non potrebbe evitare di prendermi pure in giro?

12 settembre 2014

inventore della valigia trolley cercasi

Leggo che l'inventore delle finestre pop-up, uno sviluppatore di tripod, ha chiesto scusa al mondo per l'uso improprio e dannoso che é stato fatto della sua invenzione.
Dopo un complicato attraversamento della stazione termini, penso che sarebbe opportuno che facesse altrettanto l'inventore delle valigie con le rotelle.
L'umanità potrebbe ritenersi indennizzata se fosse vero quello che ci ha mostrato Sorrentino in This must be the place: invece era solo fiction, e Robert Plath in realtà è un vero miliardario che si è divertito a fare il fallito nel film di Sorrentino.

04 settembre 2014

amlo


Continuando la serie di siti e blog di gente che ci piace, segnalo Amleto da Silva, detto Amlo
Il suo stile napoletan-salernitano, nonché rude ed esplicito, necessita per essere apprezzato appieno che il lettore aderisca molto alle sue tesi.
Ciò nel mio caso non accade sempre, però in quei casi mi trovo ad ammirarne la cattiveria e la lucidità.
Un paio di esempi:
Su Cuba e Yoani Sanchez
http://www.amlo.it/?p=2211

Sul boom degli chef in televisione(almeno la prima parte)
http://www.amlo.it/?p=4454

Su una diramazione di repubblica, in maniera un po' più soft, scrive ad esempio di musica politically incorrect o di Bill Bryson.

30 luglio 2014

Da Giap

Giap è il blog-community del collettivo Wu Ming.
E' una miniera inesauribile di spunti e buone idee.
Ad esempio (in un solo post):
“Certo il riso espresse in origine la gioia dinanzi a una preda o a un cibo che parevano assicurati. Ogni caduta che suscita il riso fa ricordare la condizione indifesa del caduto: volendo lo si potrebbe trattare come una preda. Si ride invece di divorare. Il cibo sfuggito è ciò che suscita il riso: è la subitanea sensazione di superiorità, come già disse Hobbes. Egli non aggiunse però che tale sensazione si trasforma in riso solo se quella superiorità non ha conseguenze. Gli animali non si rifiutano alcun cibo che possono raggiungere, se ne hanno voglia. Solo l’uomo ha imparato a sostituire con un atto simbolico l’effettivo processo di incorporazione. Sembra che i movimenti del diaframma caratteristici del riso sostituiscano gli interni movimenti di deglutizione del corpo. Tra gli animali, soltanto la iena emette un suono che assomiglia molto al nostro riso. Lo si può provocare ponendo qualcosa da mangiare dinanzi a una iena e poi sottraendoglielo prima che abbia avuto il tempo di impadronirsene. Il nutrimento della iena consiste di carogne: ci si può immaginare quanto spesso le venga sottratto da altri ciò di cui avrebbe voglia.”
Elias Canetti - Massa e potere

«Il fascismo non era solo gagliardetti, camicie nere e adunate: quello era il folklore, come diceva Pasolini. Credo che chiunque stia mettendo in discussione il retroterra fascista di certe pagine di Nonciclopedia (e di Radiopadania, e di Forza Nuova, certo: ma lì razzismo e fascismo sono dichiarati e rivendicati, non camuffati da goliardia) dovrebbe armarsi di pazienza, fare un salto in biblioteca o emeroteca, e sfogliare un paio di annate (consiglio il 1921-22, o il 1924-25) della stampa fascista o filofascista (nell’area del centro-nord quasi tutta la stampa locale era filo–), per vedere come veniva costruita l’immagine dell’antifascista da additare alle squadracce. Vado a memoria, perché non ho i miei faldoni sottomano: dalla faccia di Gaetano Salvemini, così larga da attirare naturalmente gli sputi (a firma Nello Quilici), scampato per un pelo alla bastonatura assieme “ad alcuni esponenti della tribù di Levi”, alla durezza della cervice irpina di Giovanni Amendola, la cui scatola cranica sembra sfidare i bastonatori a saggiarne la resistenza. Ogni volta che una vittima viene costruita in questo modo siamo davanti al fascismo, comunque mascherato
Girolamo De Michele

L'effetto Dunning-Kruger

E un  video di Gipi e SantaMaria Video con i commenti del gruppo di Facebook "Lasciate lo zio di Sarah alla folla" recitati da due robot professionisti e le foto degli autori dei commenti.