24 agosto 2017

Turismo come risorsa, turismofobia e disuguaglianze

Sta finendo una estate molto calda, in cui il turismo è stata una attività molto praticata o almeno pensata e desiderata.
Molti hanno fatto le vacanze, altri hanno fatto affari lavorando, alcuni posti scoppiano letteralmente (assieme alla pazienza dei residenti), altri hanno avuto una stagione deludente e sperano miglioramenti futuri.
Se il turismo come risorsa primaria dell'Italia può essere un mantra per coprire l'assenza di programmazione e la perdita di saperi e tecnologie, fenomeni come le gigantesche navi da crociera che invadono piccoli paesi (1) (come Portovenere o le Cinque Terre) hanno fatto nascere movimenti critici.

Ecco qui tre buoni spunti sull'argomento.

Quando mi dicono che la Puglia, la mia regione, è "vocata" al turismo io mi metto a ridere. Ma, in realtà, mi viene da piangere. Certo è una regione bellissima, da visitare ed nei cui mari bagnarsi, ma è in corso una processo di concentrazione dei capitali e delle conoscenze (quelle che creano lavori economicamente "pesanti"), che vuole che i pugliesi si occupino esclusivamente di turismo per renderci ancora di più un piccolo Messico. A noi solo il turismo (ed i suoi magri stipendi per facchini, camerieri e lavapiatti), agli altri il terziario avanzato, i servizi alle imprese manifatturiere, la produzione di qualità (con il suo indotto enorme di lavori specialistici frutto di intenso studio in università all'avanguardia). A noi la periferia intellettualmente povera con il sole ed il mare, agli altri la ciccia, i capitali, le Università, il lavoro serio sempre più evoluto e distante dalla bassa manovalanza. A loro i redditi per venire a farsi le vacanze da noi, a noi la quota parte residua dei loro redditi, destinata - come insegna ogni buon manuale di economia - a diventare sempre più esigua in termini realtivi ed assoluti. A loro il futuro, a noi il vuoto fatto di degrado e piccola criminalità con i resort per ricchi intorno, possibilmente protetti da guardie giurate e muri. Un piccolo Messico, appunto.
(Roberto Polidori)

Il secondo sono due articoli (il link è al secondo) del presidente del presidente dell'associazione degli alberghi diffusi. La qualifica dell'autore suggerisce già la soluzione proposta, ma l'analisi del fenomeno è puntuale e buona.


Infine una foto, che racconta molto della società occidentale dei nostri tempi, sulle crescenti e insopportabili disuguaglianze. Mylin IV copre letteralmente tutta Portofino, saturando il porto e la vista. Un po' di turismofobia potrebbe opportunamente orientarsi verso i proprietari di questi mostri del mare, con la carta di credito platinum con cui pagare i cospicui diritti di ancoraggio, piuttosto che sul turista "low-cost" o "di bassa qualità" o "mordi e fuggi" e il suo pranzo al sacco.




(1) Personalmente mi è insopportabile l'uso del termine "borgo" per differenziare un paese che può attirare i turisti da uno che non può.