15 luglio 2017

Sandrone Dazieri

Ho sentito parlare la prima volta di Sandrone Dazieri all'inizio degli anni 90, su blob.
Doveva essere una trasmissione politica tipo "Milano, Italia" e prende la parola presentandosi come "sono il compagno Sandrone del Leoncavallo".
Riotta lo interrompe dicendo "allora nei centri sociali ci sono anche persone della mia età" e Dazieri risponde perplesso "veramente io ho 29 anni".
Subito dopo blob metteva uno spezzone di Sandro Curzi, allora direttore del TG3, con il titolo "blob sandrone".
E' stato strano per me ritrovare Dazieri come romanziere di gialli/thriller. E' cominciato tutto da una recensione sul manifesto dell'ultimo uscito, "L'angelo". Che è poi in qualche modo la continuazione del precedente, da cui ho deciso di iniziare.
Uccidi il padre (2014)
Difficile uscire dal mondo malato di Uccidi il padre, tutto è studiato per tenervici incollati, dai capitoli che terminano con una anticipazione del successivo, le descrizioni geografiche, anatomiche o poliziesche molto accurate e la trama piena di frammenti che finiscono tutti per ricomporsi. I due protagonisti, Colomba, poliziotta a riposo e Dante, uno strano consulente ed esperto di persone scomparse, sembrano complementari. Conoscendo la saga del gorilla, si potrebbe dire che Sandrone continua a usare in due alter ego, ma stavolta in due persone diverse

L'angelo (2016)
Degna prosecuzione del precedente, di cui si aspetta con ansia l'annunciata terza parte. Si notano un po' il lavoro per rendere chiaro tutto anche a chi non ha letto il precedente. E certi rimandi all'attualità (ad esempio la spazzatura di Roma) che rischiano di sembrare subito vecchi.

Attenti al gorilla (1999)
Il primo romanzo, con risvolti autobiografici molto marcati: il nome e cognome, la città di provenienza, il passato del Leoncavallo e chissà quante altre cose, a partire dai locali e dalle persone.
Forse non la doppia personalità del (o dei) protagonisti, che si trovano nello stesso corpo.
Lo stile è meno levigato rispetto agli ultimi romanzi. La politica c'entra molto, nella trama (i punkabbestia), gli incisi e anche la morale. Alla fine i militanti del Leoncavallo arrivano prima della polizia. E' curioso rileggere alcune descrizioni dettagliate del 1999 a quasi vent'anni di distanza. Ad esempio Milano, dove è ambientato il romanzo, doveva vivere un momento piuttosto negativo, al contrario delle magnificazioni di oggi.

La cura del gorilla (2001)
Continuazione del primo romanzo, con ambientazione nella sua Cremona e nella Torino degli squatter. Sugli squatter e sugli immigrati (molto significativo aver chiamato due personaggi kater e irades, come la nave di uno dei peggiori naufragi degli anni '90) è facilissimo capire da che parte stia l'autore. Che qui si concede più interazione tra il gorilla e il socio, più sentimenti e più ironia, tanto che Claudio Bisio, che ha interpretato il protagonista nel film del 2006, sembra ritagliato perfettamente nella parte (non è consigliabile guardarlo, come ho fatto io, appena finito di leggere il libro; forse non è consigliabile guardarlo tout court). Questo romanzo è l'ultimo con le lire e il primo con internet.
Gorilla Blues (2002) 
Erano appena successi due episodi spartiacque nella storia recente: il G8 di Genova e l'attentato alle torri gemelle, che per uno scrittore che segue l'attualità non si potevano non trattare. Ma mentre l'11 settembre entra piuttosto di striscio, i fatti di Genova sono trattati, e interpretati, in maniera piuttosto approfondita. C'è anche una sentita citazione di Pietro Valpreda, morto in quel periodo. E poi, il lago Maggiore (Angera, sponda lombarda, per la precisione), neonazisti, giostrai nomadi e una scrittura sempre più asciutta.
Il karma del gorilla(2005)
Qui Sandrone sembra andare un po' con il pilota automatico. Compaiono tutti i classici della saga: la rissa per futili, ma giusti, motivi, il capitolo in corsivo sull'infanzia, il passato del leoncavallo, una o due donne fatali. Poi c'è il viaggio in Argentina, subito dopo la crisi: scopriremo nella nota alla fine che è autobiografico. E un viaggio transatlantico da clandestino: e scopriremo nella stessa nota che non è e non potrebbe essere autobiografico. In tutto ciò la storia scivola che è un piacere, fino al colpo di scena finale, primo esempio dei colpi di scena molto più clamorosi che troveremo nella più nuova saga Caselli/Dante.
E' stato un attimo (2006)
Sandrone si lascia alle spalle il gorilla, ma non deve spostarsi di tanto per il nuovo protagonista Santo Denti, che ha anche lui una doppia personalità. Lo spacciatore del 1991 si risveglia ricco e pubblicitario nel 2005. Questo spunto permette una serie di godibili giochi di differenze per i due personaggi, da una parte il censo e il linguaggio, dall'altra gli oggetti e il mondo differenti a distanza di quattordici anni. E a uno a uno ricompaiono i personaggi secondari della saga del gorilla. E alla fine quasi nulla era come era sembrato all'inizio.
Cemento armato (2007) con Marco Martani
Il prologo in corsivo è qualcosa di molto familiare, ma questo romanzo a quattro mani è molto diverso nello stile, capitoli brevi come scene da film e manca del tutto l'ironia della saga del gorilla. Come risultato lo stile diventa molto violento e crudo. Il personaggio del boss palazzinaro è molto efficace. E' curioso scoprire che il romanzo è ricavato dalla sceneggiatura del film omonimo, uno strano assemblaggio con un regista (Martani) che ha fatto lo sceneggiatore di molti cinepanettoni e delle varie notti prima degli esami, da cui sono presi anche tutti gli protagonisti.
Bestie (2007)
Romanzo molto più breve e scritto a favore della causa della lotta alle zoomafie, con tanto di postfazione a cura di Legambiente. Ambientato in val Brembana, con (nuovo) protagonista, atmosfere e incipit molto à la Dazieri,  soffre una fine che sembra arrivare in maniera un po' troppo affrettata.




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