Il cinema impero è un ex cinema costruito negli anni '30, a via dell'acqua bullicante, tor pignattara, roma, che ha funzionato fino agli anni '70 e poi è stato abbandonato. E' stato occupato a scopo abitativo da una quindicina di famiglie che ora sono a rischio sfratto da parte di un immobiliarista (finalmente questa parola ha acquisito nel senso comune il significato che merita).
Ora, il cinema ha un valore storico, può essere trovato architettonicamente suggestivo, è stato citato più volte nei romanzi di Pasolini, ne esiste curiosamente una replica ad Asmara, Eritrea, però prima di tutto viene la sorte delle famiglie che ci abitano (tra l'altro, come si fa ad abitare in un cinema?).
Sabato 21 aprile c'è stata una manifestazione, nata semplicemente contro lo sgombero del cinema impero ma ma poi ampliatasi contro la precarietà a due motori, il caro affitti e i lavori atipici. Il censis ha recente calcolato che dal 1999 al 2006 gli affitti sono aumentati del 112%. Probabilmente questa stima si riferisce agli affitti regolari e non comprende gli affitti in nero, che per alcune categorie di persone sono la norma.
Quelli che non hanno lavoro o hanno un lavoro precario e nello stesso tempo sono in affitto, magari in nero, non vivono, al limite sopravvivono. E qualcosa succederà quando scopriranno di essere tanti e di non farcela più. Perché come dice Olivier Besancenot, che alle elezioni presidenziali francesi ha preso un discreto 4,3% per la Ligue communiste révolutionnaire, «le nostre vite valgono più dei vostri profitti».
25 aprile 2007
precarietà
«Sono convinto che il libero mercato sia la migliore espressione possibile della comunità e del bene collettivo». Lo ha detto Philip Rosedale, il creatore di Second Life, una specie di sito/mondo virtuale di cui ogni giorno i giornali cercano di convincerci che non possiamo fare a meno. Ma potrebbero averlo detto in molti, perché purtroppo è un'opinione piuttosto diffusa.
Come risultato, il libero mercato ha seguito il suo corso in vari settori, ad esempio sia nel campo abitativo sia in quello del lavoro. E i risultati sono che molta gente vive male, strozzata da entrambe le cose.
Il cinema impero è un ex cinema costruito negli anni '30, a via dell'acqua bullicante, tor pignattara, roma, che ha funzionato fino agli anni '70 e poi è stato abbandonato. E' stato occupato a scopo abitativo da una quindicina di famiglie che ora sono a rischio sfratto da parte di un immobiliarista (finalmente questa parola ha acquisito nel senso comune il significato che merita).
Ora, il cinema ha un valore storico, può essere trovato architettonicamente suggestivo, è stato citato più volte nei romanzi di Pasolini, ne esiste curiosamente una replica ad Asmara, Eritrea, però prima di tutto viene la sorte delle famiglie che ci abitano (tra l'altro, come si fa ad abitare in un cinema?).
Sabato 21 aprile c'è stata una manifestazione, nata semplicemente contro lo sgombero del cinema impero ma ma poi ampliatasi contro la precarietà a due motori, il caro affitti e i lavori atipici. Il censis ha recente calcolato che dal 1999 al 2006 gli affitti sono aumentati del 112%. Probabilmente questa stima si riferisce agli affitti regolari e non comprende gli affitti in nero, che per alcune categorie di persone sono la norma.
Quelli che non hanno lavoro o hanno un lavoro precario e nello stesso tempo sono in affitto, magari in nero, non vivono, al limite sopravvivono. E qualcosa succederà quando scopriranno di essere tanti e di non farcela più. Perché come dice Olivier Besancenot, che alle elezioni presidenziali francesi ha preso un discreto 4,3% per la Ligue communiste révolutionnaire, «le nostre vite valgono più dei vostri profitti».
Il cinema impero è un ex cinema costruito negli anni '30, a via dell'acqua bullicante, tor pignattara, roma, che ha funzionato fino agli anni '70 e poi è stato abbandonato. E' stato occupato a scopo abitativo da una quindicina di famiglie che ora sono a rischio sfratto da parte di un immobiliarista (finalmente questa parola ha acquisito nel senso comune il significato che merita).
Ora, il cinema ha un valore storico, può essere trovato architettonicamente suggestivo, è stato citato più volte nei romanzi di Pasolini, ne esiste curiosamente una replica ad Asmara, Eritrea, però prima di tutto viene la sorte delle famiglie che ci abitano (tra l'altro, come si fa ad abitare in un cinema?).
Sabato 21 aprile c'è stata una manifestazione, nata semplicemente contro lo sgombero del cinema impero ma ma poi ampliatasi contro la precarietà a due motori, il caro affitti e i lavori atipici. Il censis ha recente calcolato che dal 1999 al 2006 gli affitti sono aumentati del 112%. Probabilmente questa stima si riferisce agli affitti regolari e non comprende gli affitti in nero, che per alcune categorie di persone sono la norma.
Quelli che non hanno lavoro o hanno un lavoro precario e nello stesso tempo sono in affitto, magari in nero, non vivono, al limite sopravvivono. E qualcosa succederà quando scopriranno di essere tanti e di non farcela più. Perché come dice Olivier Besancenot, che alle elezioni presidenziali francesi ha preso un discreto 4,3% per la Ligue communiste révolutionnaire, «le nostre vite valgono più dei vostri profitti».
20 aprile 2007
parlamentari nullatenenti
Qualche giorno fa è stato pubblicato un resoconto sui redditi dichiarati dagli attuali parlamentari nell'anno 2005. Senza sorpresa il più ricco è risultato Berlusconi, con i suoi 28 milioni di euro, altrettanto senza sorpresa tra i primi dieci ce ne sono sei di Forza Italia, due di An, uno dell'Udc e uno della rosa nel pugno.
Invece, dall'altra parte della graduatoria ci sono 7 deputati che, sorprendentemente, hanno dichiarato di non aver percepito alcun reddito in quell'anno. E' evidente che nel 2005 non fossero ancora parlamentari, altrimenti avrebbero sicuramente ricevuto il noto generoso stipendio. Però in una società come la nostra, dove salvo eccezioni il prestigio è dato direttamente dal denaro posseduto o da quanto si è capaci di generare denaro dalle proprie attività, come si fa a passare in pochi mesi da uno stato di, in pratica, reietto della società a quello di rappresentante eletto dal popolo? Anche da politico di professione, una graduale gavetta nelle amministrazioni locali un qualche reddito in forma di diaria dovrebbe produrlo.
Cosa facevano allora nel 2005 queste persone, prima di diventare parlamentari?
Massimo Fundarò (verdi), primo deputato verde siciliano, era imprenditore agricolo biologico ad Alcamo, nel 2005 era anche membro dell'esecutivo nazionale. (1) .
Maria Ida Germontani (AN) ha un curriculum piuttosto folto: sebbene le date non siano indicate chiaramente, nel 2005 doveva essere Coordinatrice Nazionale delle Politiche Femminili di Alleanza Nazionale, "garante per le “quote rosa” nelle liste elettorali di Alleanza Nazionale", Coordinatrice delle Commissione Interministeriale “Comunicazione e ruolo delle Donne”, Consulente politico dell'On. Stefania Prestigiacomo. Inoltre la Germontani svolge contemporaneamente attività di consulenza e pubblicistica in materia di società fiduciarie, diritto commerciale e societario e dal 1996 tiene settimanalmente su “ Il Secolo d’Italia “ la rubrica di commenti e costume “ Il Flash “. (2)
Donatella Poretti (Rosa nel Pugno) si dedicava (sic!) a Radio Radicale con due rubriche dedicate una alla ricerca scientifica e alle cellule staminali e l'altra ai quotidiani dell'America Latina e all'Aduc, di cui il compagno Vincenzo Donvito è presidente. (3)
Francesco Laratta (Ulivo) Dal 21 febbraio 2004 è Vicesegretario regionale vicario della Margherita e, per lo stesso partito, membro del Dipartimento Mezzogiorno, settore Patti territoriali. Dal 9/11/05 è stato nominato dal sindaco di San Giovanni in Fiore, Nicoletti, assessore con delega alla Sanità e Politiche Sociali. Con Decreto n. 248 del 10 ottobre 2005 del presidente della Giunta Regionale, on. Agazio Loiero, Franco Laratta viene nominato Presidente della Commissione regionale per l'emersione del lavoro non regolare.
E in più, collabora con Gazzetta del Sud, ha al suo attivo oltre 2000 articoli apparsi su (il Crotonese, la Gazzetta del Sud, e altri periodici). Ha recensito dal 1985 in poi i dischi di Mina per diverse testate giornalistiche. Ha scritto 5 volumi di attualità e cultura calabrese.
(4) (5)
(Update: Francesco Laratta ha postato una replica che si può leggere, commento n.2)
Francesco Caruso (PRC) a cui va la mia solidarietà perché il sito corriere.it ha indicato soltanto lui come nullatenente accompagnando per suffragare il concetto una fotografia in cui sembra addormentato sui banchi della camera (6), come possibili fonti di reddito ha scritto 3 libri dal 2003 al 2005. E' noto che possieda anche dei terreni che ha ereditato, in quanto ha reso pubblici tutti i dati a seguito di una campagna di stampa de "il giornale". (7)
Alberto Filippi (Lega Nord) è il caso più interessante. E' notizia di ieri che Filippi si sia lamentato di essere stato affiancato a caruso: "bisogna rettificare - ha dichiarato al 'Giornale di Vicenza - io non sono un poveraccio". (8) Buon per lui! Ma che lavoro faceva Filippi ? Se non si passa per siti di controinformazione, non fa parlare molto di sé. Il sito della camera dei deputati lo definisce imprenditore. Attraverso "la domenica di vicenza" si scopre che è laureato in Economia e Commercio e imprenditore nel settore della chimica di base con un network di distribuzione a livello nazionale. (9) Ma scoprire di quale azienda è a capo non è proprio facile, bisogna andare sul sito del cornedo calcio a 5 (10), fino all'anno scorso unichimica cornedo, sponsorizzato dalla unichimica srl di Torri di Quartesolo (Vi).
Poi su siti di controinformazione si può trovare altro: la uniholding, collegata alla unichimica, e alcuni strani incidenti.
Del resto Unichimica è nella lista del ministero dell'ambiente, aggiornata all'aprile 2007, degli impianti suscettibili di generare incidenti rilevanti ( per un deposito di fitofarmaci e uno di materiali tossici). (11)
Ali Rashid (PRC) era primo segretario della delegazione generale palestinese in Italia. Non ho trovato nessun'altra attività a parte la scrittura di alcuni articoli di giornale.
(1) notizie verdi anno II, n. 267;
(2) http://www.germontani.it/page.asp?cat=curriculum
(3) http://www.donatellaporetti.it/biografia.php
(4) http://www.francolaratta.it/leggi.asp?id_area=1&sarea=0&mac=1&id_art=1
(5) http://www.ebeteinfiore.it/chi_e.asp?key=111&mac=3 (sic!)
(6) http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/04_Aprile/17/redditi_deputati_camera.shtml
(7) http://www.altrosud.info/modules.php?name=News&file=article&sid=6
(8) http://it.news.yahoo.com/19042007/201/camera-filippi-lega-redditi-dei-parlamentari-non-poveraccio.html
(9) http://www.ladomenicadivicenza.it/a_55_IT_298_1.html
(10) http://www.cornedocalcioa5.com/leggi_news.php?id_news=1053
(11) http://www2.minambiente.it/sito/settori_azione/iar/stabilimenti/docs/veneto.pdf
Invece, dall'altra parte della graduatoria ci sono 7 deputati che, sorprendentemente, hanno dichiarato di non aver percepito alcun reddito in quell'anno. E' evidente che nel 2005 non fossero ancora parlamentari, altrimenti avrebbero sicuramente ricevuto il noto generoso stipendio. Però in una società come la nostra, dove salvo eccezioni il prestigio è dato direttamente dal denaro posseduto o da quanto si è capaci di generare denaro dalle proprie attività, come si fa a passare in pochi mesi da uno stato di, in pratica, reietto della società a quello di rappresentante eletto dal popolo? Anche da politico di professione, una graduale gavetta nelle amministrazioni locali un qualche reddito in forma di diaria dovrebbe produrlo.
Cosa facevano allora nel 2005 queste persone, prima di diventare parlamentari?
Massimo Fundarò (verdi), primo deputato verde siciliano, era imprenditore agricolo biologico ad Alcamo, nel 2005 era anche membro dell'esecutivo nazionale. (1) .
Maria Ida Germontani (AN) ha un curriculum piuttosto folto: sebbene le date non siano indicate chiaramente, nel 2005 doveva essere Coordinatrice Nazionale delle Politiche Femminili di Alleanza Nazionale, "garante per le “quote rosa” nelle liste elettorali di Alleanza Nazionale", Coordinatrice delle Commissione Interministeriale “Comunicazione e ruolo delle Donne”, Consulente politico dell'On. Stefania Prestigiacomo. Inoltre la Germontani svolge contemporaneamente attività di consulenza e pubblicistica in materia di società fiduciarie, diritto commerciale e societario e dal 1996 tiene settimanalmente su “ Il Secolo d’Italia “ la rubrica di commenti e costume “ Il Flash “. (2)
Donatella Poretti (Rosa nel Pugno) si dedicava (sic!) a Radio Radicale con due rubriche dedicate una alla ricerca scientifica e alle cellule staminali e l'altra ai quotidiani dell'America Latina e all'Aduc, di cui il compagno Vincenzo Donvito è presidente. (3)
Francesco Laratta (Ulivo) Dal 21 febbraio 2004 è Vicesegretario regionale vicario della Margherita e, per lo stesso partito, membro del Dipartimento Mezzogiorno, settore Patti territoriali. Dal 9/11/05 è stato nominato dal sindaco di San Giovanni in Fiore, Nicoletti, assessore con delega alla Sanità e Politiche Sociali. Con Decreto n. 248 del 10 ottobre 2005 del presidente della Giunta Regionale, on. Agazio Loiero, Franco Laratta viene nominato Presidente della Commissione regionale per l'emersione del lavoro non regolare.
E in più, collabora con Gazzetta del Sud, ha al suo attivo oltre 2000 articoli apparsi su (il Crotonese, la Gazzetta del Sud, e altri periodici). Ha recensito dal 1985 in poi i dischi di Mina per diverse testate giornalistiche. Ha scritto 5 volumi di attualità e cultura calabrese.
(4) (5)
(Update: Francesco Laratta ha postato una replica che si può leggere, commento n.2)
Francesco Caruso (PRC) a cui va la mia solidarietà perché il sito corriere.it ha indicato soltanto lui come nullatenente accompagnando per suffragare il concetto una fotografia in cui sembra addormentato sui banchi della camera (6), come possibili fonti di reddito ha scritto 3 libri dal 2003 al 2005. E' noto che possieda anche dei terreni che ha ereditato, in quanto ha reso pubblici tutti i dati a seguito di una campagna di stampa de "il giornale". (7)
Alberto Filippi (Lega Nord) è il caso più interessante. E' notizia di ieri che Filippi si sia lamentato di essere stato affiancato a caruso: "bisogna rettificare - ha dichiarato al 'Giornale di Vicenza - io non sono un poveraccio". (8) Buon per lui! Ma che lavoro faceva Filippi ? Se non si passa per siti di controinformazione, non fa parlare molto di sé. Il sito della camera dei deputati lo definisce imprenditore. Attraverso "la domenica di vicenza" si scopre che è laureato in Economia e Commercio e imprenditore nel settore della chimica di base con un network di distribuzione a livello nazionale. (9) Ma scoprire di quale azienda è a capo non è proprio facile, bisogna andare sul sito del cornedo calcio a 5 (10), fino all'anno scorso unichimica cornedo, sponsorizzato dalla unichimica srl di Torri di Quartesolo (Vi).
Poi su siti di controinformazione si può trovare altro: la uniholding, collegata alla unichimica, e alcuni strani incidenti.
Del resto Unichimica è nella lista del ministero dell'ambiente, aggiornata all'aprile 2007, degli impianti suscettibili di generare incidenti rilevanti ( per un deposito di fitofarmaci e uno di materiali tossici). (11)
Ali Rashid (PRC) era primo segretario della delegazione generale palestinese in Italia. Non ho trovato nessun'altra attività a parte la scrittura di alcuni articoli di giornale.
(1) notizie verdi anno II, n. 267;
(2) http://www.germontani.it/page.asp?cat=curriculum
(3) http://www.donatellaporetti.it/biografia.php
(4) http://www.francolaratta.it/leggi.asp?id_area=1&sarea=0&mac=1&id_art=1
(5) http://www.ebeteinfiore.it/chi_e.asp?key=111&mac=3 (sic!)
(6) http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/04_Aprile/17/redditi_deputati_camera.shtml
(7) http://www.altrosud.info/modules.php?name=News&file=article&sid=6
(8) http://it.news.yahoo.com/19042007/201/camera-filippi-lega-redditi-dei-parlamentari-non-poveraccio.html
(9) http://www.ladomenicadivicenza.it/a_55_IT_298_1.html
(10) http://www.cornedocalcioa5.com/leggi_news.php?id_news=1053
(11) http://www2.minambiente.it/sito/settori_azione/iar/stabilimenti/docs/veneto.pdf
17 aprile 2007
vete de mi
(Spagna 2006) di Victor Garcia Leon con Juan Diego, Juan Diego Botto, Cristina Plazas
un figlio trentenne indolente e approfittatore (Juan Diego Botto, attore fin da bambino), in fuga dalla madre, si presenta a casa del padre (Juan Diego, passato glorioso da attore militante), attore di teatro con ambizioni mai soddisfatte, scombussolandone la vita.
Nel corso del film il padre perderà la donna, il lavoro, la salute, la voglia di vivere e la faccia, mentre il figlio arriverà sempre a dire la cosa giusta e riuscirà a farsi benvolere da tutti, eccetto i suoi genitori.
Victor Garcia Leon si è detto stupito di come a ogni proiezione il pubblico rida molto, perché la materia trattata è ben tragica. In effetti non salva nè la generazione dei padri, che ricordano un sessantotto lontano, nè quella dei figli, che un sessantotto non l'hanno avuto proprio. A San Sebastiàn è piaciuto molto, potrebbe piacere anche qui.
un figlio trentenne indolente e approfittatore (Juan Diego Botto, attore fin da bambino), in fuga dalla madre, si presenta a casa del padre (Juan Diego, passato glorioso da attore militante), attore di teatro con ambizioni mai soddisfatte, scombussolandone la vita.
Nel corso del film il padre perderà la donna, il lavoro, la salute, la voglia di vivere e la faccia, mentre il figlio arriverà sempre a dire la cosa giusta e riuscirà a farsi benvolere da tutti, eccetto i suoi genitori.
Victor Garcia Leon si è detto stupito di come a ogni proiezione il pubblico rida molto, perché la materia trattata è ben tragica. In effetti non salva nè la generazione dei padri, che ricordano un sessantotto lontano, nè quella dei figli, che un sessantotto non l'hanno avuto proprio. A San Sebastiàn è piaciuto molto, potrebbe piacere anche qui.
il nostro messia
(Italia 2006) di Claudio Serughetti con Claudio Serughetti, Sarah Maestri, Sarah De Marchi, Vanessa Scalera, Maria Rita Cardella, Veronica Barbatano
In uscita, forse, a settembre 2007, è un film (molto) indipendente, con qualche probabile nota autobiografica, in cui un giovane regista in cerca di finanziamenti per il suo film viene ospitato da 5 aspiranti attrici in cerca di una svolta. Molte partecipazioni straordinarie, da Tinto Brass a Dolcenera, molte citazioni, da quelle esplicite, Fellini e Pasolini, ad altre più nascoste, da John Fante a Steno, per un risultato piuttosto prevedibile e didascalico, diretto con mano incerta. Il film è prodotto con il meccanismo dei coproducers, in cui tutti i partecipanti al film contribuiscono economicamente o con il lavoro alle spese di produzione. E si vede, perché attori e regista sono rappresentati come vittime del sistema, mentre i produttori sono rappresentati come dei mostri, e c'è anche un'invettiva contro il taglio dei finanziamenti al cinema. E fanno dire al critico, Tinto Brass con sigaro d'ordinanza, la spiegazione che avevamo già capito da soli.
In uscita, forse, a settembre 2007, è un film (molto) indipendente, con qualche probabile nota autobiografica, in cui un giovane regista in cerca di finanziamenti per il suo film viene ospitato da 5 aspiranti attrici in cerca di una svolta. Molte partecipazioni straordinarie, da Tinto Brass a Dolcenera, molte citazioni, da quelle esplicite, Fellini e Pasolini, ad altre più nascoste, da John Fante a Steno, per un risultato piuttosto prevedibile e didascalico, diretto con mano incerta. Il film è prodotto con il meccanismo dei coproducers, in cui tutti i partecipanti al film contribuiscono economicamente o con il lavoro alle spese di produzione. E si vede, perché attori e regista sono rappresentati come vittime del sistema, mentre i produttori sono rappresentati come dei mostri, e c'è anche un'invettiva contro il taglio dei finanziamenti al cinema. E fanno dire al critico, Tinto Brass con sigaro d'ordinanza, la spiegazione che avevamo già capito da soli.
il rabdomante
(Italia 2006) di Fabrizio Cattani, con Pascal Zullino, Andrea Osvart
Rischia di non essere mai visto, perchè attualmente è in cerca di distribuzione, ma è facile prevedere che la troverà presto.
Un contadino solitario, che ha il dono di trovare l'acqua e di parlare con le anime, aiuta a nascondere una ragazza dell'est che sta scappando da un mafioso locale e dai suoi tirapiedi.
Ambientato a Matera e nei suoi dintorni, con (bravi) attori quasi tutti pugliesi, ricorda altri film, da Rubini a Piva, passando per il Salvatores di Io non ho paura, ma la materia è inesauribile e il risultato è comunque ben riuscito, con momenti molto divertenti come quello dei due tirapiedi (stile capagira) alle prese con il vecchio fabbro (però in questa scena, più si è nati lontano dalla puglia, meno si capisce).
Rischia di non essere mai visto, perchè attualmente è in cerca di distribuzione, ma è facile prevedere che la troverà presto.
Un contadino solitario, che ha il dono di trovare l'acqua e di parlare con le anime, aiuta a nascondere una ragazza dell'est che sta scappando da un mafioso locale e dai suoi tirapiedi.
Ambientato a Matera e nei suoi dintorni, con (bravi) attori quasi tutti pugliesi, ricorda altri film, da Rubini a Piva, passando per il Salvatores di Io non ho paura, ma la materia è inesauribile e il risultato è comunque ben riuscito, con momenti molto divertenti come quello dei due tirapiedi (stile capagira) alle prese con il vecchio fabbro (però in questa scena, più si è nati lontano dalla puglia, meno si capisce).
13 aprile 2007
riff

Da stasera, fino al 20 aprile, sarò al riff, rome indipendent film festival. E' uno dei migliori festival di cinema a roma, assieme al tekfestival, a asiaticafilmmediale, a panafricana (aggiungete .it per il loro sito ufficiale e non perdeteveli se siete in zona).
A chi va al cinema preferibilmente in spettacoli non affollati, in anticipo e cercando di non coprire la vista di nessuno e poi inevitabilmente a luci già spente entra qualcuno che con noncuranza gli si siede esattamente davanti, dedico questa vignetta di Gary Larson.
08 aprile 2007
miti
Il giorno di pasqua del 1995 mi trovavo a Ohrid, in Macedonia, a chiacchierare con un gruppo di albanesi (musulmani) di nazionalità macedone.
Si parlava in italiano semplificato, poiché loro avevano lavorato per qualche tempo in Italia.
Io: oggi in Italia è una grande festa, è il giorno in cui Gesù Cristo, che era morto, è ritornato vivo.
Loro (guardandosi): ma tu credi a questo ?
Io (sottintendendo "ovviamente"): Noo!
Loro (ridendo): è ovvio, se uno è morto come può ritornare vivo ?
Si parlava in italiano semplificato, poiché loro avevano lavorato per qualche tempo in Italia.
Io: oggi in Italia è una grande festa, è il giorno in cui Gesù Cristo, che era morto, è ritornato vivo.
Loro (guardandosi): ma tu credi a questo ?
Io (sottintendendo "ovviamente"): Noo!
Loro (ridendo): è ovvio, se uno è morto come può ritornare vivo ?
05 aprile 2007
minimi delitti, pene esemplari
La peppermint jam è una casa discografica di hannover che ha ingiunto a telecom di farsi consegnare i nominativi di più di 3600 utenti italiani di internet che avevano messo in condivisione dei file musicali.
La richiesta è stata autorizzata da una sentenza del tribunale di roma, dopo che una precedente sentenza aveva negato la divulgazione dei nomi. L'operazione è stata realizzata con il contributo una società svizzera che ha reperito gli indirizzi IP degli utenti.
Una volta ottenuti i nominativi, la peppermint dice che forse non farà causa. Inizialmente manderà una lettera in cui richiede la cancellazione del file, un impegno scritto a non condividere più altri file e la richiesta di un "moderato" risarcimento dell'ordine delle centinaia di euro.
Fermo restando il legittimo diritto della peppermint jam di tutelare i propri interessi economici, propongo a tutti gli appassionati di musica di non comprare più materiale venduto da questa ditta. Niente più dischi o magliette del famosissimo James Kakande, da quel che sembra l'artista di punta. A meno che sperabilmente James Kakande non passi a una casa discografica meno adusa a pratiche simili. A quel punto potremmo pure comprarci un suo disco, una volta capito che tipo di musica fa (adesso non ci azzardiamo di certo a cercare di capirlo, troppo pericoloso).
Lorenzo Bassano è un regista di 40 anni arrestato a Dubai per il possesso di 0,8 grammi di hashish. Adesso rischia una pena fino a quattro anni. E' anche ammalato del morbo di Crohn, una malattia piuttosto perfida che colpisce l'apparato digerente.
Non ho trovato dettagli molto chiari sulle circostanze dell'arresto, sicuramente può sembrare molto incauto e pericoloso passare per l'aeroporto di Dubai con del fumo nei bagagli, specialmente se la quantità è così piccola (anche se dopo essermi documentato sul morbo di Crohn lo capisco già di più).
In ogni caso non si può stare quattro anni in galera per questo. L'unica strada per la sua liberazione è la grazia dello sceicco, e perché lo sceicco dia la grazia occorre perorare la causa di Lorenzo presso il governo italiano e il ministero degli esteri. E per quel quasi niente che può contare, peroro anch'io.
La richiesta è stata autorizzata da una sentenza del tribunale di roma, dopo che una precedente sentenza aveva negato la divulgazione dei nomi. L'operazione è stata realizzata con il contributo una società svizzera che ha reperito gli indirizzi IP degli utenti.
Una volta ottenuti i nominativi, la peppermint dice che forse non farà causa. Inizialmente manderà una lettera in cui richiede la cancellazione del file, un impegno scritto a non condividere più altri file e la richiesta di un "moderato" risarcimento dell'ordine delle centinaia di euro.
Fermo restando il legittimo diritto della peppermint jam di tutelare i propri interessi economici, propongo a tutti gli appassionati di musica di non comprare più materiale venduto da questa ditta. Niente più dischi o magliette del famosissimo James Kakande, da quel che sembra l'artista di punta. A meno che sperabilmente James Kakande non passi a una casa discografica meno adusa a pratiche simili. A quel punto potremmo pure comprarci un suo disco, una volta capito che tipo di musica fa (adesso non ci azzardiamo di certo a cercare di capirlo, troppo pericoloso).
Lorenzo Bassano è un regista di 40 anni arrestato a Dubai per il possesso di 0,8 grammi di hashish. Adesso rischia una pena fino a quattro anni. E' anche ammalato del morbo di Crohn, una malattia piuttosto perfida che colpisce l'apparato digerente.
Non ho trovato dettagli molto chiari sulle circostanze dell'arresto, sicuramente può sembrare molto incauto e pericoloso passare per l'aeroporto di Dubai con del fumo nei bagagli, specialmente se la quantità è così piccola (anche se dopo essermi documentato sul morbo di Crohn lo capisco già di più).
In ogni caso non si può stare quattro anni in galera per questo. L'unica strada per la sua liberazione è la grazia dello sceicco, e perché lo sceicco dia la grazia occorre perorare la causa di Lorenzo presso il governo italiano e il ministero degli esteri. E per quel quasi niente che può contare, peroro anch'io.
30 marzo 2007
the great TFR swindle
Per sapere cosa fare del TFR basterebbe notare che da qualche mese a questa parte giornali e tv hanno smesso improvvisamente di parlare di disastri borsistici, bond argentini o crack parmalat, e la borsa è ridiventata un luogo dove i soldi si moltiplicano allegramente.
Oppure dare un'occhiata a tutte le "guide" in circolazione, che inevitabilmente consigliano i fondi pensione.
O ancora considerare che se si sceglie di lasciare il tfr dov'è, è possibile passarlo ai fondi pensione in un secondo tempo, mentre se si scelgono i fondi pensione non si può più tornare indietro.
Ma se questo non dovesse bastare, c'è un test che risolve ogni dubbio.
Immaginiamo che il datore di lavoro dica che da quest'anno i soldi della tredicesima saranno usati per acquistare titoli o azioni in borsa (e quali comprare lo sa e lo decide lui) e a dicembre vi arriverà il ricavato della vendita in borsa, invece dei soldi accantonati come sempre. Voi accettereste o no ?
Se rispondete sì, allora fate bene a passare il tfr ai fondi.
Se rispondete no, come me, lasciate il tfr dov'è.
Nel mio ufficio, come prevedevo, non ho convinto nessuno. Ma su internet magari può andare meglio.
Oppure dare un'occhiata a tutte le "guide" in circolazione, che inevitabilmente consigliano i fondi pensione.
O ancora considerare che se si sceglie di lasciare il tfr dov'è, è possibile passarlo ai fondi pensione in un secondo tempo, mentre se si scelgono i fondi pensione non si può più tornare indietro.
Ma se questo non dovesse bastare, c'è un test che risolve ogni dubbio.
Immaginiamo che il datore di lavoro dica che da quest'anno i soldi della tredicesima saranno usati per acquistare titoli o azioni in borsa (e quali comprare lo sa e lo decide lui) e a dicembre vi arriverà il ricavato della vendita in borsa, invece dei soldi accantonati come sempre. Voi accettereste o no ?
Se rispondete sì, allora fate bene a passare il tfr ai fondi.
Se rispondete no, come me, lasciate il tfr dov'è.
Nel mio ufficio, come prevedevo, non ho convinto nessuno. Ma su internet magari può andare meglio.
27 marzo 2007
Strage dimenticata
Oggi ricorre il decimo anniversario dell'affondamento della nave Kater i Rades.
Questa nave, o come si usa dire "carretta del mare", trasportava un gruppo di persone in fuga dall'Albania, dove era scoppiata una guerra civile a seguito dei fallimenti delle piramidi finanziarie promosse da Sali Berisha (presidente della repubblica allora e primo ministro adesso).
Il 28 marzo 1997 la Kater i Rades fu speronata dalla nave militare italiana Sibilla in acque territoriali internazionali, dopo un inseguimento da parte di mezzi navali e aerei italiani. Questi mezzi militari erano impegnati nel blocco contro gli sbarchi clandestini deciso dal governo di Romano Prodi (presidente del consiglio allora e anche adesso).
Il bilancio dei morti è imprecisato, in quanto non si conosce con precisione il numero delle persone imbarcate e molti non sono stati mai ripescati. Di sicuro i superstiti sono stati 34, i morti ripescati 4, sui dispersi le fonti variano da 57 a 105. I processo di primo grado ha condannato il capitano della nave albanese a quattro anni e il comandante della nave italiana a tre.
Se di questa strage dimenticata se ne ricorda talvolta qualcuno, è forse a causa della indiscutibile responsabilità delle autorità italiane.
Altri ricordano il naufragio della Yohan, il 25 dicembre del 1996, in cui morirono centinaia migranti provenienti da India, Pakistan e Sri Lanka, al largo di Porto Palo. Il numero è al solito imprecisato, ho trovato da 283 a 300, e non so se ne abbiano mai ripescato qualcuno.
Ma questi due episodi sono solo i più clamorosi di una sequenza praticamente giornaliera.
Fortress europe parla di 8153 morti dal 1988 a febbraio di quest'anno.Tra gli annegati in mare, 1929 erano nel canale di sicilia, 474 nell'adriatico.
Poi, tra gli altri, ci sono i 247 nascosti nei tir (soffocamento, schiacciamento o incidente stradale), gli 88 morti nei campi minati (tra Grecia e Turchia), i 51 annegati nei fiumi, i 34 morti di freddo a piedi, gli 8 morti assiderati perché nascosti tra i bagagli degli aerei.
Questa nave, o come si usa dire "carretta del mare", trasportava un gruppo di persone in fuga dall'Albania, dove era scoppiata una guerra civile a seguito dei fallimenti delle piramidi finanziarie promosse da Sali Berisha (presidente della repubblica allora e primo ministro adesso).
Il 28 marzo 1997 la Kater i Rades fu speronata dalla nave militare italiana Sibilla in acque territoriali internazionali, dopo un inseguimento da parte di mezzi navali e aerei italiani. Questi mezzi militari erano impegnati nel blocco contro gli sbarchi clandestini deciso dal governo di Romano Prodi (presidente del consiglio allora e anche adesso).
Il bilancio dei morti è imprecisato, in quanto non si conosce con precisione il numero delle persone imbarcate e molti non sono stati mai ripescati. Di sicuro i superstiti sono stati 34, i morti ripescati 4, sui dispersi le fonti variano da 57 a 105. I processo di primo grado ha condannato il capitano della nave albanese a quattro anni e il comandante della nave italiana a tre.
Se di questa strage dimenticata se ne ricorda talvolta qualcuno, è forse a causa della indiscutibile responsabilità delle autorità italiane.
Altri ricordano il naufragio della Yohan, il 25 dicembre del 1996, in cui morirono centinaia migranti provenienti da India, Pakistan e Sri Lanka, al largo di Porto Palo. Il numero è al solito imprecisato, ho trovato da 283 a 300, e non so se ne abbiano mai ripescato qualcuno.
Ma questi due episodi sono solo i più clamorosi di una sequenza praticamente giornaliera.
Fortress europe parla di 8153 morti dal 1988 a febbraio di quest'anno.Tra gli annegati in mare, 1929 erano nel canale di sicilia, 474 nell'adriatico.
Poi, tra gli altri, ci sono i 247 nascosti nei tir (soffocamento, schiacciamento o incidente stradale), gli 88 morti nei campi minati (tra Grecia e Turchia), i 51 annegati nei fiumi, i 34 morti di freddo a piedi, gli 8 morti assiderati perché nascosti tra i bagagli degli aerei.
23 marzo 2007
Una soluzione per il caro concerti

Silvio Rodriguez ha annullato un concerto in Cile perché il costo dei biglietti era troppo alto. Il concerto era previsto a Talca l'8 marzo, e i prezzi partivano da 40 mila a 80 mila pesos cileni (tra 80 e 110 dollari).
Sembra che molti ammiratori gli abbiano mandato lettere per lamentarsi del prezzo troppo alto del concerto, insostenibile per il livello di vita di molti cileni.
Lui allora si è informato sui prezzi degli altri concerti e ha deciso di cancellarlo.
Più volte, prima della tournèe, si era offerto di fare un concerto gratis a Santiago, l'ha anche proposto alla presidente della repubblica Bachelet che aveva voluto incontrarlo (i presidenti della repubblica non sono tutti ottuagenari che hanno fatto politica a vita), ma la risposta è stata negativa: un concerto gratuito avrebbe rovinato gli affari degli organizzatori dei concerti a pagamento.
Questa è un'esemplare distorsione dell'economia di mercato: il musicista si offre di suonare gratis, il pubblico sicuramente ne sarebbe stato felice, ma tutto va a monte perché l'intermediario, che ha un ruolo non indispensabile (ma lucroso), si oppone.
Adesso al buon Silvio Rodriguez è stata anche fatta causa. Lui è perplesso: "in 60 anni è la prima volta che vengo processato per qualcosa.", però convinto: "nessuno mi pagherà per questi concerti mancati e se qualcuno volesse pagarmi, rifiuterei. Se sono così non è perché ho la vocazione del santo. E' che pensare solo agli interessi materiali mi sembra una stupidaggine."
E il 30 aprile darà un concerto gratuito nella Repubblica Dominicana, "per i lavoratori, aspettando il 1° maggio".
Può darsi che vivendo in un paese come Cuba, dove i beni di prima necessità sono forniti gratuitamente, i beni di lusso non si trovano proprio e l'ostentazione di ricchezza è deprecata e dà nell'occhio, è più facile essere più distaccati rispetto al denaro.
Ma l'esempio è ammirevole. Chissà che qualche suo collega italiano non voglia seguirlo.
18 marzo 2007
1984
14 marzo 2007
Chi è il conte oliver

Il conte oliver originale è il personaggio raffigurato nella prima immagine.
Per comodità copio direttamente dalla descrizione del cast del gruppo tnt che si trovava nei fumetti di Alan Ford:
Il conte oliver è un nobile inglese del casato degli oliver-oliver. Ricercato continuamente dalla polizia per il suo illecito hobby di arraffare tutto quello che trova. E’ il più efficiente agente del gruppo, dotato di self control e di una dose di sfacciataggine che gli fanno risolvere le situazioni più intricate.
Il conte oliver è stato ideato da Max Bunker, il disegno è di Magnus, la descrizione probabilmente è di qualche redattore della editoriale corno o magari di Max Bunker stesso.

Il conte oliver che scrive su questo blog invece è quello in primo piano nella seconda foto, mentre tenta inutilmente di confondersi con gli zapatisti.
Purtroppo ancora non ho una descrizione a portata di mano. Quella del conte originale infatti non corrisponde per niente.
12 marzo 2007
alberto grifi
Alberto Grifi è uno dei maggiori registi "sperimentali" italiani. Poiché è complicato provare a dare una definizione di cinema sperimentale, è più esplicativo parlare del film che ho visto ieri, che poi è il suo più famoso. "Anna" è un film del 1972-75, dura quasi 4 ore, è stato girato con uno dei primi videoregistratori e poi riversato in pellicola grazie a metodi piuttosto ingegnosi, inventati dallo stesso Grifi. Il film era partito come film di denuncia (tradizionale, con un'abbozzo di sceneggiatura) sulla vita di una ragazza sedicenne incinta che viveva per strada intorno a piazza navona, conosciuta dal coautore Massimo Sarchielli.
Ben presto però è stato chiaro che cercare di rappresentare il vero utilizzando la finzione, per di più con una sceneggiatura calata dall'alto e da un punto di vista esterno, con un occhio pietoso e voyeuristico, avrebbe portato il film a un completo fallimento.
Le maestranze allora prendono via via possesso del progetto film, fino al momento cruciale in cui Vincenzo, l'elettricista della troupe, esce dal suo ruolo di forza lavoro passiva ed entra in campo, dichiarando il suo amore per Anna, diventando il protagonista e compiendo un gesto rivoluzionario di ribellione al potere, replica di quello esistente nella società, rappresentato da regista e sceneggiatore. A quel punto il film smette di essere di finzione, la sceneggiatura viene buttata e si filma soltanto la vita reale: la storia di Anna e Vincenzo, ma anche spaccati della generazione post '68.
Alla fine del film è stato proiettato un breve filmato d'epoca in cui Grifi racconta la fine di Vincenzo: accoltellato durante una rissa da Claudio Volontè, attore e fratello di Gian Maria.
Il film è raro e difficile da vedere (l'audio è pessimo), ma è eccezionale.
Grifi e Sarchielli erano presenti alla proiezione e faceva uno strano effetto vederli da vecchi quando nel film erano giovani ed è difficile immaginare invecchiati gli autori di un film così.
L'occasione era un premio alla carriera di Grifi da parte della festa del cinema di Roma. Grifi infatti ha problemi economici e di salute, è anche in corso una campagna per fargli ottenere i benefici della legge Bacchelli.
Si merita entrambe le cose.
Update, frase di Grifi sentita oggi alla radio:
"Realizza i desideri" era uno slogan situazionista, adesso è uno slogan della Rinascente.
Ben presto però è stato chiaro che cercare di rappresentare il vero utilizzando la finzione, per di più con una sceneggiatura calata dall'alto e da un punto di vista esterno, con un occhio pietoso e voyeuristico, avrebbe portato il film a un completo fallimento.
Le maestranze allora prendono via via possesso del progetto film, fino al momento cruciale in cui Vincenzo, l'elettricista della troupe, esce dal suo ruolo di forza lavoro passiva ed entra in campo, dichiarando il suo amore per Anna, diventando il protagonista e compiendo un gesto rivoluzionario di ribellione al potere, replica di quello esistente nella società, rappresentato da regista e sceneggiatore. A quel punto il film smette di essere di finzione, la sceneggiatura viene buttata e si filma soltanto la vita reale: la storia di Anna e Vincenzo, ma anche spaccati della generazione post '68.
Alla fine del film è stato proiettato un breve filmato d'epoca in cui Grifi racconta la fine di Vincenzo: accoltellato durante una rissa da Claudio Volontè, attore e fratello di Gian Maria.
Il film è raro e difficile da vedere (l'audio è pessimo), ma è eccezionale.
Grifi e Sarchielli erano presenti alla proiezione e faceva uno strano effetto vederli da vecchi quando nel film erano giovani ed è difficile immaginare invecchiati gli autori di un film così.
L'occasione era un premio alla carriera di Grifi da parte della festa del cinema di Roma. Grifi infatti ha problemi economici e di salute, è anche in corso una campagna per fargli ottenere i benefici della legge Bacchelli.
Si merita entrambe le cose.
Update, frase di Grifi sentita oggi alla radio:
"Realizza i desideri" era uno slogan situazionista, adesso è uno slogan della Rinascente.
02 marzo 2007
dritte sulla tanzania
Per non fare torto a chi non conosce l’inglese, traduco il post precedente in italiano. In pratica si tratta di una serie di informazioni per chi va in Tanzania, dotato di una guida turistica (io avevo la sciagurata lonely planet, ma le altre hanno lo stesso problema) e si rende rapidamente conto che quello che c’è scritto sulla guida non è stato ricontrollato da anni oppure le informazioni mancano del tutto.
Varie volte in passato ho usufruito io di contributi simili (principalmente su siti in inglese) e mi è quindi sembrato giusto provare a ricambiare.
Ovviamente questi appunti hanno solo l’intenzione di integrare o correggere una guida, che bisogna comunque avere, almeno per la mappa, gli indirizzi e le informazioni generali.
Se doveste utilizzarli, fatemi sapere come vi siete trovati.
Dar es Salaam
E’ una città piuttosto tranquilla per essere una capitale. Il centro non è trafficato e non sembra neanche pericoloso (c’è, come in tutta la Tanzania, il problema dell’assenza di illuminazione notturna).
E’ sorprendentemente difficile trovare posti dove servono birra. C'è un bar nei pressi del mercato del pesce, sul mare, ma la zona è raccomandabile solo di giorno.
I posti migliori dove mangiare sono su jumheri street. Sonny restaurant serve un buon barbecue, il ristorante New Passion serve birra e un curioso stufato di carne e banana. Nella stessa via c'è il kadri tea room, un posto ottimo per il pranzo con una varietà di snack indiani sui 300 scellini circa, serviti con salsa di cocco tritato.
Per dormire, il safari inn costa 20 dollari per la camera doppia con bagno e colazione. Il jambo inn sembra simile, solo l’ingresso è migliore.
Arusha
Se arrivate con l’autobus della Scandinavian sarete invitati a prendere un autobus gratuito per il meru house inn, senza problemi, l’hotel non è male, costa 10000 scellini (al netto dello sconto facilmente ottenibile), tutte queste cortesie servono a farvi scegliere per i safari la victoria expedition che si trova al piano terra dell’albergo: meglio evitare quest’ultima scelta, la macchina si rompeva ogni giorno, il cibo non era granché e il programma veniva accorciato.

Per un’alternativa per i safari, posso dire che a occhio sunny safaris e safari makers sembravano più efficienti, le macchine e l’equipaggiamento erano migliori, le guide sembravano più professionali e soprattutto sapevano aiutare a riparare la nostra macchina.
Il taglio dei programmi sembra essere un problema generale tanzaniano, colpisce anche i cultural tour (lo stregone non c'è, il fabbricante di coltelli è andato al mercato e così via), comunque interessanti.
In alternativa al meru house inn, di fronte c’è l’Arusha backpacker hotel, 5, 10 e 15 dollari per singola/doppia/tripla. Il suo ristorante è caro.
Il ristorante del meru house inn è invece economico ma il cibo è “internazionale”.
A pochi metri ci sono anche un internet point e un cambio, utili dal momento che Arusha di notte diventa piuttosto spaventosa.
Per mangiare alla tanzaniana, con carne alla brace servita senza posate e il cameriere che porta l’occorrente per lavarsi le mani prima e dopo la cena, si può andare al Pama bar, in Wachanga road (sarebbe una breve camminata a piedi, girando al distributore gapco, il punto è che di notte è buio pesto, quindi meglio prendere il taxi).
Moshi
Per dormire, consiglierei il moshi backpacker hostel, sembra buono (prima si chiamava Deville), 4/8/12 dollari per s/d/tr.
Altrimenti io ho dormito a a&a accomodation, 12000 scellini per la doppia con bagno, non male, niente colazione.
il ristorante Hill sotto a&a vende economici snack per pranzo (niente birra), sempre se non volete pranzare con la frutta per strada (meraviglioso il mango al pili pili - sale e chili).
Per la cena alla tanzaniana è consigliabile e molto animato l’east african pub inn, molta atmosfera, stessa strada di a&a accomodation.
Per un panorama del kilimanjaro al tramonto (di norma la cima viene fuori dalle nuvole solo all’alba e al tramonto), prendere una birra sul terrazzo del kindokoro hotel (il ristorante sembra caro, ma ha una bella atmosfera).
Lushoto
E’ una cittadina molto piccola, interessante come esempio di Tanzania rurale.
Per dormire c’è il tumaini hotel, 17000 scellini per la camera doppia, decente, ottima posizione. L’hotel ha anche 2 ristoranti, uno all’interno per turisti,uno in giardino per tanzaniani, ma nessuno dei due serve birra.

Il lushoto sun ha un ristorante deludente, anche se vi permette di portare birra da fuori.
La soluzione migliore per mangiare è di sedersi al checkpoint bar, dove c'e' un macellaio-cuoco che prepara mezzo chilo di carne bovina alla brace per 2000 scellini.
Dall'altra parte della strada vendono mishikaki a 200 scellini l’uno, nonche' ugali e altro cibo tradizionale, che si può portare al tavolo del bar.
Per l’irente viewpoint, la camminata è facile, non serve la guida, ci vuole un’ora e mezza ad andare e altrettanto a tornare, si incontrano molti villaggi e molta gente, fortunatamente poche automobili. I picnic lunch dell'irente farm sono soddisfacenti, costano 3000 scellini, vale la pena anche di comprare il formaggio (2500 scellini per una forma da 350 grammi).
Vicino alla chiesa cattolica, all'inizio del cammino per l'irente viewpoint c'e' un
campo da calcio dove e' facile unirsi ai locali e giocare (dalle 4 di pomeriggio in poi è l’orario migliore).
Tanga
L'ocean breeze hotel, praticamente l’unico raccomandato in città, era pieno. Mi hanno allora consigliato il malindi hotel su ring road, piuttosto buono, 12000 scellini la stanza doppia.
Il patwas restaurant, gestito da un indo-tanzaniano, fa effettivamente ottimi succhi di frutta, non ho provato la cucina (ma non è aperto per cena, comunque).
Il ristorante del campeggio kurutu e' caro (piatti principali a partire da 10000 scellini) ma vale la pena, almeno per i gamberi cucinati in una decina di modi diversi. Nella spesa per cenare lì bisogna calcolare anche il taxi per andare e venire dal centro di Tanga.
Bagamoyo
Mary nice place è un esempio di come una menzione su una guida può fare la fortuna di un posto e la rovina degli altri. Non tanto “nice”, non tanto economico (15000 scellini la doppia con bagno), fuori mano e in mezzo al nulla, ha stanze piuttosto malandate e senza zanzariera. La colazione è extra e costa 2500. Grazie alla pubblicità della lonely planet adesso è facile da trovare, in quanto hanno messo vari cartelli per la città, e altre camere sono in costruzione. Se avete la lonely planet e non volete andare lì, non saprete dove andare in alternativa: in questo caso, l’ideale è andare all’ufficio informazioni della scuola turistica e comprare una fotocopia della mappa bradt per 2000 scellini (è vero, per una fotocopia sarebbe troppo, ma comprende un’offerta alla scuola) su cui si trovano almeno altri 10 alberghi in città. Ci sono anche quelli sul mare, ma considerate che il mare non è granché, almeno dalla missione alle rovine di kaole.

Per mangiare, è buono il bar / ristorante New Top Life , si spende sui 5000 in due per ugali con pollo o con pesce.
Zanzibar
Zanzibar è molto più turistica del resto della Tanzania. Ci sono moltissimi negozi di souvenir e venditori di strada. In quanto italiani sarete automaticamente classificati come gente che ha comprato una settimana tutto compreso in un resort e sta facendo un’escursione di mezza giornata a stone town. Se i prezzi che vi chiedono sono doppi rispetto al continente, rassegnatevi. Se vi chiedono di cambiare uno o due euro in monete, aiutateli: si vede che hanno venduto qualcosa a un turista, ma le monete non sono accettate all’ufficio di cambio.
Nungwi
I bungalow sul mare di Union beach costano 30 dollari (non si trova nulla a meno).
“Mama restaurant local dishes” in centro è piuttosto spartano, ma serve un buon ugali con pollo per 1500 scellini.

I ristoranti sulla spiaggia hanno tutti qualità simile e un prezzo tra 8000 e 10000 scellini per il piatto principale. In dettaglio:
Baraka ha un piccolo menu e servizio lentissimo;
Fat fish sembra più attrezzato, ha menu esteso e servizio veloce ed è praticamente sopra il mare;
moose goose pub: servizio veloce e menu con ricette di Zanzibar (anche se il risultato è difficilmente distinguibile);
Langi langi, menu ridotto, passabile, non serve birra (ma permette di portarsela da fuori).
Camminando 20 minuti verso sud si può raggiungere Kendwa (altamente consigliato), praticamente ogni punto è ideale per fare il bagno, il rischio di rapine è praticamente nullo, poiché si incontra molta gente.
La spiaggia di Kendwa è più bella di quella di Nungwi, ma è consacrata ai villaggi turistici e i venditori sono più insistenti perché vi scambiano per clienti dei villaggi.
Invece da Nungwi camminando verso nord, oltre il porticciolo dei dhow, c’è un faro e un acquario delle tartarughe marine (ingresso 2 dollari o 2500 scellini, comprendente un’offerta per il progetto di ripopolamento; chiedete che non brutalizzino le tartarughe per farvele vedere meglio), e più avanti un tratto di mare con acqua caldissima (ma attenzione alle mini meduse).
Per partite a pallone sulla spiaggia, i punti migliori sono le due spiagge subito al sud del cholo bar. Il cholo bar, con amache e altre bizzarrie, è il posto dove vanno a bere tutti i turisti e tutti i locali che vogliono interagire con i turisti. Per trovare i bar dove va la gente del posto, seguire le luci e/o la musica.
Trasporti: se prenotate uno shuttle bus da stone town a nungwi, accertatevi che non ci sia gente da lasciare a kendwa, e al limite chiedete di essere portati prima a nungwi, perché la deviazione per kendwa può farvi perdere un’ora (la strada è pessima).
Stone town
Per dormire, gli hotel victoria, florida, malindi, flamingo, nel centro storico sembravano equivalersi, sui 30 euro per una doppia con bagno.
Io ho dormito al pyramid hotel, per 25 dollari la doppia con bagno. Le stanze e i letti sono in stile tradizionale di Zanzibar, la colazione sul terrazzo è buona (molta frutta), il terrazzo non è panoramico.
Il Monsoon restaurant è un posto suggestivo, si mangia seduti su cuscini in tavolini bassi, con musica dal vivo e menu attraente. E’ indicato per una cena più lussuosa del solito (10000 scellini le portate principali), naturalmente non vedrete abitanti del posto cenare lì. Tenete presente che la maggior parte delle portate principali è costituita dai contorni (che comunque sono buoni).
La house of wonders vale la visita, innanzitutto per la vista dal terrazzo dell’ultimo piano, poi per le esposizioni all’interno.
Il cibo di strada è ottimo: si possono trovare manghi, jackfruit, manioca, cocco, mais.
Ai forodhani gardens il cibo è vario e allettante, almeno finché non vi renderete conto che rimane lì per giorni e giorni (è cotto in precedenza, comunque, e bisogna ammettere che il giorno dopo non ci si sente male).
La birra è costosissima, 2500 scellini e non c’è modo di contrattare.
Due suggerimenti generali, per concludere.
Vi serviranno dei dollari, procurateveli di grande taglio (banconote da 100), l'ultimo tipo e senza tagli, altrimenti saranno rifiutati o fortemente deprezzati al cambio.
Leggerete molti avvertimenti su crimini e rapine a cui potreste andare incontro praticamente in ogni città. Senza essere imprudenti, tenete presente che sono esagerate.
Varie volte in passato ho usufruito io di contributi simili (principalmente su siti in inglese) e mi è quindi sembrato giusto provare a ricambiare.
Ovviamente questi appunti hanno solo l’intenzione di integrare o correggere una guida, che bisogna comunque avere, almeno per la mappa, gli indirizzi e le informazioni generali.
Se doveste utilizzarli, fatemi sapere come vi siete trovati.
Dar es Salaam
E’ una città piuttosto tranquilla per essere una capitale. Il centro non è trafficato e non sembra neanche pericoloso (c’è, come in tutta la Tanzania, il problema dell’assenza di illuminazione notturna).
E’ sorprendentemente difficile trovare posti dove servono birra. C'è un bar nei pressi del mercato del pesce, sul mare, ma la zona è raccomandabile solo di giorno.
I posti migliori dove mangiare sono su jumheri street. Sonny restaurant serve un buon barbecue, il ristorante New Passion serve birra e un curioso stufato di carne e banana. Nella stessa via c'è il kadri tea room, un posto ottimo per il pranzo con una varietà di snack indiani sui 300 scellini circa, serviti con salsa di cocco tritato.
Per dormire, il safari inn costa 20 dollari per la camera doppia con bagno e colazione. Il jambo inn sembra simile, solo l’ingresso è migliore.
Arusha
Se arrivate con l’autobus della Scandinavian sarete invitati a prendere un autobus gratuito per il meru house inn, senza problemi, l’hotel non è male, costa 10000 scellini (al netto dello sconto facilmente ottenibile), tutte queste cortesie servono a farvi scegliere per i safari la victoria expedition che si trova al piano terra dell’albergo: meglio evitare quest’ultima scelta, la macchina si rompeva ogni giorno, il cibo non era granché e il programma veniva accorciato.

Per un’alternativa per i safari, posso dire che a occhio sunny safaris e safari makers sembravano più efficienti, le macchine e l’equipaggiamento erano migliori, le guide sembravano più professionali e soprattutto sapevano aiutare a riparare la nostra macchina.
Il taglio dei programmi sembra essere un problema generale tanzaniano, colpisce anche i cultural tour (lo stregone non c'è, il fabbricante di coltelli è andato al mercato e così via), comunque interessanti.
In alternativa al meru house inn, di fronte c’è l’Arusha backpacker hotel, 5, 10 e 15 dollari per singola/doppia/tripla. Il suo ristorante è caro.
Il ristorante del meru house inn è invece economico ma il cibo è “internazionale”.
A pochi metri ci sono anche un internet point e un cambio, utili dal momento che Arusha di notte diventa piuttosto spaventosa.
Per mangiare alla tanzaniana, con carne alla brace servita senza posate e il cameriere che porta l’occorrente per lavarsi le mani prima e dopo la cena, si può andare al Pama bar, in Wachanga road (sarebbe una breve camminata a piedi, girando al distributore gapco, il punto è che di notte è buio pesto, quindi meglio prendere il taxi).
Moshi
Per dormire, consiglierei il moshi backpacker hostel, sembra buono (prima si chiamava Deville), 4/8/12 dollari per s/d/tr.
Altrimenti io ho dormito a a&a accomodation, 12000 scellini per la doppia con bagno, non male, niente colazione.
il ristorante Hill sotto a&a vende economici snack per pranzo (niente birra), sempre se non volete pranzare con la frutta per strada (meraviglioso il mango al pili pili - sale e chili).
Per la cena alla tanzaniana è consigliabile e molto animato l’east african pub inn, molta atmosfera, stessa strada di a&a accomodation.
Per un panorama del kilimanjaro al tramonto (di norma la cima viene fuori dalle nuvole solo all’alba e al tramonto), prendere una birra sul terrazzo del kindokoro hotel (il ristorante sembra caro, ma ha una bella atmosfera).
Lushoto
E’ una cittadina molto piccola, interessante come esempio di Tanzania rurale.
Per dormire c’è il tumaini hotel, 17000 scellini per la camera doppia, decente, ottima posizione. L’hotel ha anche 2 ristoranti, uno all’interno per turisti,uno in giardino per tanzaniani, ma nessuno dei due serve birra.

Il lushoto sun ha un ristorante deludente, anche se vi permette di portare birra da fuori.
La soluzione migliore per mangiare è di sedersi al checkpoint bar, dove c'e' un macellaio-cuoco che prepara mezzo chilo di carne bovina alla brace per 2000 scellini.
Dall'altra parte della strada vendono mishikaki a 200 scellini l’uno, nonche' ugali e altro cibo tradizionale, che si può portare al tavolo del bar.
Per l’irente viewpoint, la camminata è facile, non serve la guida, ci vuole un’ora e mezza ad andare e altrettanto a tornare, si incontrano molti villaggi e molta gente, fortunatamente poche automobili. I picnic lunch dell'irente farm sono soddisfacenti, costano 3000 scellini, vale la pena anche di comprare il formaggio (2500 scellini per una forma da 350 grammi).
Vicino alla chiesa cattolica, all'inizio del cammino per l'irente viewpoint c'e' un
campo da calcio dove e' facile unirsi ai locali e giocare (dalle 4 di pomeriggio in poi è l’orario migliore).
Tanga
L'ocean breeze hotel, praticamente l’unico raccomandato in città, era pieno. Mi hanno allora consigliato il malindi hotel su ring road, piuttosto buono, 12000 scellini la stanza doppia.
Il patwas restaurant, gestito da un indo-tanzaniano, fa effettivamente ottimi succhi di frutta, non ho provato la cucina (ma non è aperto per cena, comunque).
Il ristorante del campeggio kurutu e' caro (piatti principali a partire da 10000 scellini) ma vale la pena, almeno per i gamberi cucinati in una decina di modi diversi. Nella spesa per cenare lì bisogna calcolare anche il taxi per andare e venire dal centro di Tanga.
Bagamoyo
Mary nice place è un esempio di come una menzione su una guida può fare la fortuna di un posto e la rovina degli altri. Non tanto “nice”, non tanto economico (15000 scellini la doppia con bagno), fuori mano e in mezzo al nulla, ha stanze piuttosto malandate e senza zanzariera. La colazione è extra e costa 2500. Grazie alla pubblicità della lonely planet adesso è facile da trovare, in quanto hanno messo vari cartelli per la città, e altre camere sono in costruzione. Se avete la lonely planet e non volete andare lì, non saprete dove andare in alternativa: in questo caso, l’ideale è andare all’ufficio informazioni della scuola turistica e comprare una fotocopia della mappa bradt per 2000 scellini (è vero, per una fotocopia sarebbe troppo, ma comprende un’offerta alla scuola) su cui si trovano almeno altri 10 alberghi in città. Ci sono anche quelli sul mare, ma considerate che il mare non è granché, almeno dalla missione alle rovine di kaole.

Per mangiare, è buono il bar / ristorante New Top Life , si spende sui 5000 in due per ugali con pollo o con pesce.
Zanzibar
Zanzibar è molto più turistica del resto della Tanzania. Ci sono moltissimi negozi di souvenir e venditori di strada. In quanto italiani sarete automaticamente classificati come gente che ha comprato una settimana tutto compreso in un resort e sta facendo un’escursione di mezza giornata a stone town. Se i prezzi che vi chiedono sono doppi rispetto al continente, rassegnatevi. Se vi chiedono di cambiare uno o due euro in monete, aiutateli: si vede che hanno venduto qualcosa a un turista, ma le monete non sono accettate all’ufficio di cambio.
Nungwi
I bungalow sul mare di Union beach costano 30 dollari (non si trova nulla a meno).
“Mama restaurant local dishes” in centro è piuttosto spartano, ma serve un buon ugali con pollo per 1500 scellini.

I ristoranti sulla spiaggia hanno tutti qualità simile e un prezzo tra 8000 e 10000 scellini per il piatto principale. In dettaglio:
Baraka ha un piccolo menu e servizio lentissimo;
Fat fish sembra più attrezzato, ha menu esteso e servizio veloce ed è praticamente sopra il mare;
moose goose pub: servizio veloce e menu con ricette di Zanzibar (anche se il risultato è difficilmente distinguibile);
Langi langi, menu ridotto, passabile, non serve birra (ma permette di portarsela da fuori).
Camminando 20 minuti verso sud si può raggiungere Kendwa (altamente consigliato), praticamente ogni punto è ideale per fare il bagno, il rischio di rapine è praticamente nullo, poiché si incontra molta gente.
La spiaggia di Kendwa è più bella di quella di Nungwi, ma è consacrata ai villaggi turistici e i venditori sono più insistenti perché vi scambiano per clienti dei villaggi.
Invece da Nungwi camminando verso nord, oltre il porticciolo dei dhow, c’è un faro e un acquario delle tartarughe marine (ingresso 2 dollari o 2500 scellini, comprendente un’offerta per il progetto di ripopolamento; chiedete che non brutalizzino le tartarughe per farvele vedere meglio), e più avanti un tratto di mare con acqua caldissima (ma attenzione alle mini meduse).
Per partite a pallone sulla spiaggia, i punti migliori sono le due spiagge subito al sud del cholo bar. Il cholo bar, con amache e altre bizzarrie, è il posto dove vanno a bere tutti i turisti e tutti i locali che vogliono interagire con i turisti. Per trovare i bar dove va la gente del posto, seguire le luci e/o la musica.
Trasporti: se prenotate uno shuttle bus da stone town a nungwi, accertatevi che non ci sia gente da lasciare a kendwa, e al limite chiedete di essere portati prima a nungwi, perché la deviazione per kendwa può farvi perdere un’ora (la strada è pessima).
Stone town
Per dormire, gli hotel victoria, florida, malindi, flamingo, nel centro storico sembravano equivalersi, sui 30 euro per una doppia con bagno.
Io ho dormito al pyramid hotel, per 25 dollari la doppia con bagno. Le stanze e i letti sono in stile tradizionale di Zanzibar, la colazione sul terrazzo è buona (molta frutta), il terrazzo non è panoramico.
Il Monsoon restaurant è un posto suggestivo, si mangia seduti su cuscini in tavolini bassi, con musica dal vivo e menu attraente. E’ indicato per una cena più lussuosa del solito (10000 scellini le portate principali), naturalmente non vedrete abitanti del posto cenare lì. Tenete presente che la maggior parte delle portate principali è costituita dai contorni (che comunque sono buoni).
La house of wonders vale la visita, innanzitutto per la vista dal terrazzo dell’ultimo piano, poi per le esposizioni all’interno.
Il cibo di strada è ottimo: si possono trovare manghi, jackfruit, manioca, cocco, mais.
Ai forodhani gardens il cibo è vario e allettante, almeno finché non vi renderete conto che rimane lì per giorni e giorni (è cotto in precedenza, comunque, e bisogna ammettere che il giorno dopo non ci si sente male).
La birra è costosissima, 2500 scellini e non c’è modo di contrattare.
Due suggerimenti generali, per concludere.
Vi serviranno dei dollari, procurateveli di grande taglio (banconote da 100), l'ultimo tipo e senza tagli, altrimenti saranno rifiutati o fortemente deprezzati al cambio.
Leggerete molti avvertimenti su crimini e rapine a cui potreste andare incontro praticamente in ogni città. Senza essere imprudenti, tenete presente che sono esagerate.
27 febbraio 2007
tanzania tips
19 febbraio 2007
da Vicenza
Sono rimasto a Vicenza fino a domenica sera, e ormai tutto quello che c'era da raccontare è già stato raccontato. Posso solo aggiungere che la manifestazione è stata effettivamente grandissima, tanto che più di metà di cartelli e striscioni di cui si parlava sui giornali di domenica, non li ho visti dal vivo. Non avevo visto ad esempio lo spezzone dei centri sociali, il gruppo dei parlamentari e neanche i famosi striscioni di solidarietà agli arrestati. Ho anche scoperto che Kelebek è famosissimo. Appena uscito sul piazzale della stazione di Vicenza ho sentito urlare "Miguel Martinez" e si è formato un capannello di gente intorno a lui per salutarlo. A Vicenza si è parlato al lungo di un'altra brutta storia, quella dei 113 aerei da guerra Joint Strike Fighter che il governo italiano comprerà dagli Stati Uniti, per la modica somma di 13 mila miliardi (quasi mezza finanziaria), che saranno assemblati vicino a Novara e che, nota per i sostenitori del "porta occupazione", daranno lavoro a regime soltanto a 200 persone. Ma ci sarà tempo di parlarne, perché questa storia non può finire così. Nelle foto (cliccare per ingrandirle), dall'alto in basso: 1 - l'applauditissimo gruppo di manifestanti americani contrari alla base; 2 e 3 - manifestanti creativi (in italiano e veneto); 4 - panorama di vicenza (patrimonio mondiale dell'umanità) da monte Berico: in alto a destra si vede la basilica palladiana, al centro c'è il duomo e in alto a sinistra, l'area verde con una striscia di cemento in mezzo è il sito dove si vorrebbe fare la base di guerra. |
14 febbraio 2007
qualcosa di sinistra
«Sarebbe bene ricordare le persecuzioni fasciste contro le minoranze slovena e croata e la repressione italiana contro la Resistenza jugoslava dopo l'ignobile aggressione fascista a questo stato. [...]Dico questo non certo per giustificare lo scempio delle foibe ma per pronunziare eque condanne[...]Onore a Napolitano ma non sarebbe male che visitando Trieste, onori le Foibe, onori la Risiera di San Saba, e non dico vada, ma almeno mandi un fiore alla lapide in ricordo dei giovani d'etnia slovena in provincia di Trieste fucilati da un reparto delle forze armate italiane per aver rifiutato di prendere le armi contro la propria gente».
Si potrebbe pensare (sperare) che queste parole, piuttosto equilibrate, siano state pronunciate da un politico di sinistra, oppure da uno storico.
Invece no, le ha dette Cossiga, il picconatore. E per la prima volta nella vita mi tocca pure dargli ragione.
Si potrebbe pensare (sperare) che queste parole, piuttosto equilibrate, siano state pronunciate da un politico di sinistra, oppure da uno storico.
Invece no, le ha dette Cossiga, il picconatore. E per la prima volta nella vita mi tocca pure dargli ragione.
13 febbraio 2007
a Vicenza
Perché a Vicenza, già adesso, 1.586.000 metri quadri di territorio della città sono occupati dall'esercito americano.
Perché in Sardegna, alla Maddalena, l'acqua è radioattiva in quanto nel 2003 c'è stato un incidente a un sottomarino nucleare americano, incidente negato finché non ce n'è stata l'evidenza.
Perché le stragi (impunite) di Ustica e del Cermis sono state provocate da militari americani partiti da basi in Italia.
Perché la guerra in Irak ha causato 600.000 morti.
Perché gli Stati Uniti d'America sono governati fino alla fine del 2008 da un presidente guerrafondaio che è in grado di iniziare altre guerre in giro per il mondo.
Perché in Italia esistono già 113 basi militari americane.
Perché nel programma del governo in carica, perso tra le 200 pagine, c'era l'impegno a ridurre la presenza delle basi militari in Italia.
Per tutti questi motivi, sabato prossimo sarò a Vicenza.
Perché in Sardegna, alla Maddalena, l'acqua è radioattiva in quanto nel 2003 c'è stato un incidente a un sottomarino nucleare americano, incidente negato finché non ce n'è stata l'evidenza.
Perché le stragi (impunite) di Ustica e del Cermis sono state provocate da militari americani partiti da basi in Italia.
Perché la guerra in Irak ha causato 600.000 morti.
Perché gli Stati Uniti d'America sono governati fino alla fine del 2008 da un presidente guerrafondaio che è in grado di iniziare altre guerre in giro per il mondo.
Perché in Italia esistono già 113 basi militari americane.
Perché nel programma del governo in carica, perso tra le 200 pagine, c'era l'impegno a ridurre la presenza delle basi militari in Italia.
Per tutti questi motivi, sabato prossimo sarò a Vicenza.
09 febbraio 2007
pacs
“Con questa riforma noi attentiamo proprio all’ordinamento della famiglia”. Rutelli, Casini o Mastella che parlano dei PACS ? No, Stanislao Monti Guarneri, parlamentare cattolico, nel 1919, riferendosi alla proposta di estensione del diritto di voto alle donne.
Le donne hanno potuto votare solo a partire da ventisette anni dopo, nel 1946.
Molti diritti umani, che al giorno d’oggi sono acquisiti e assolutamente indiscutibili, sono stati contrastati e negati al lungo in nome della difesa della famiglia. E senza che nessuno abbia mai messo in discussione il diritto di formare una famiglia tradizionale.
Le donne hanno potuto votare solo a partire da ventisette anni dopo, nel 1946.
Molti diritti umani, che al giorno d’oggi sono acquisiti e assolutamente indiscutibili, sono stati contrastati e negati al lungo in nome della difesa della famiglia. E senza che nessuno abbia mai messo in discussione il diritto di formare una famiglia tradizionale.
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