17 dicembre 2015

roba da nerd

Non che mi senta molto nerd, ma se mi piacciono queste cose, temo di esserlo almeno un po'.


20 novembre 2015

Un paio di cose ragionevoli sugli attentati del venerdì 13

A distanza di una settimana, quando in giro si è sentito veramente di tutto, si comincia a vedere qualche ragionamento ben fatto.
Un video di Why Maps su storia del colonialismo in medio oriente e una buona riflessione di Gilioli. Nella categoria complottismo letterario, notare il commento dell'utente berluscameno nella seconda pagina dei commenti.

01 novembre 2015

Qualche consigliere comunale di Roma (e qualche commissario) da ricordare

L'Expo di Milano è finalmente finita, e in singolare coincidenza, è anche finito il mandato del sindaco di Roma, Ignazio Marino.
Prevedo che ora, in vista anche delle prossime elezioni comunali, Milano cesserà gradualmente di essere definita "capitale morale" e la città dove sembra funzioni tutto, mentre Roma ricomincerà ad essere "la capitale della cristianità, dell'Italia e del mondo", perché magicamente tutto, grazie al commissario, al dream team di Renzi e alla benedizione del vaticano, del resto padrone di grande quantità di immobili e business della città, tornerà di nuovo a funzionare.

Poiché la macchina della (dis)informazione, in crisi di vendite ma non di teste manipolate, ha raggiunto vette mai esplorate prima, provo a dare un contributo informativo: pubblico qui un paio di notizie poco diffuse, che in futuro potrebbero scomparire per sempre o, all'occorrenza, riuscire come nuove.

Una è una notizia del 2011, diffusa dall'Unità (che non era ancora il bollettino renziano di oggi) su un non memorabile atto del neo-commissario Tronca:

"I fatti, documentati da un’inchiesta interna, risalgono all’11 maggio, quando allo stadio Olimpico della Capitale, si gioca Roma-Inter per la coppa Italia. E’ l’occasione nella quale autista e mezzo di soccorso vengono distolti dal servizio per essere utilizzati come Ncc, noleggio con conducente ma gratuito, per accompagnare il figlio del dottor Francesco Paolo Tronca e un’altra persona a un incontro di calcio".

La seconda è l'elenco dei consiglieri comunali che hanno sfiduciato Marino senza passare per un dibattito nell'aula consiliare, 19 del PD, si dice con la minaccia della mancata ricandidatura, altri 7 raccattati qua e là, si dice con l'unico scrupolo di non includere l'impresentabile ex sindaco Alemanno e altri casi umani come i consiglieri meloniani e salviniani.
Ricordatevi dei loro nomi quando ci saranno prossime elezioni:
Fabrizio Panecaldo, Valeria Baglio, Erica Battaglia, Orlando Corsetti, Athos De Luca, Michela Di Biase*, Cecilia Fannunza, Alfredo Ferrari, Valentina Grippo, Liliana Mannocchi, Dario Nanni, Marco Palumbo, Giovanni Paris, Laura Pastore, Ilaria Piccolo, Maurizio Policastro, Antonio Stampete, Giulia Tempesta, Daniela Tiburzi  (Partito Democratico);
Svetlana Celli (Lista civica di Marino!), Daniele Parrucci  (Centro democratico), Roberto Cantiani (Ncd)  Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato (fittiani, qualunque cosa significhi), Alfio Marchini e Alessandro Onorato (diretta emanazione di Arfio).
*moglie di Franceschini

In ogni caso, Marino, a parte la maniera ignobile con cui è stato fatto fuori, non lascerà grossi rimpianti come sindaco: del tutto allineato con i poteri forti,  ha sgomberato e combattuto centri sociali, movimenti per la casa ed esperienze dal basso e si è schierato quasi sempre dalla parte sbagliata, in questo senso sono memorabili le sue esternazioni in occasione della chiusura per assemblea del Colosseo.

23 ottobre 2015

I biglietti per l'Expo te li tirano dietro

L'esposizione di Milano sta finendo in un tripudio di file e padiglioni imperdibili che si possono vedere solo se si aspetta otto ore in piedi.
I giornali a reti unificate ci informano di tutto ciò, ma non ci dicono una informazione molto importante, che in buona parte spiega le file: che i biglietti per l'Expo pochi li pagano a prezzo pieno. La maggior parte della gente entra con promozioni varie, aziendali o personali, o semplicemente gratis.


Per il resto, temo che di Expo ci rimarranno solo i debiti, rovine dimenticate nel nord milano e un bel po’ di strascichi giudiziari.

18 ottobre 2015

David Foster Wallace


Chiunque giudichi Foster Wallace un genio letterario dovrebbe essere incluso nel Pantheon degli imbecilli. (Bret Easton Ellis)

Quello che succede di solito è che di David Foster Wallace si ignora tranquillamente per anni l'esistenza, poi piano piano il nome comincia a ricorrere, scritto anche da persone di cui vi fidate. Prima o poi vi capiterà di imbattervi in testi su di lui scritti nel suo stile, con tanto di note a pié di pagina, o di consigli da dove cominciare, ché sembra che se si comincia dal libro sbagliato il risultato può essere deludente.
Risultato, mi è venuta la curiosità ed eventualmente chiedermi come ho fatto a vivere tutti questi anni senza conoscere Wallace.
Come da indicazioni ho iniziato da Una cosa divertente che non farò mai più. L'origine è piuttosto nota. Wallace fu inviato dalla rivista Harper's su una crociera nei Caraibi per descrivere l'esperienza.
Ne è uscito un saggio brillantissimo in cui mette in evidenza le nevrosi e i tic della società consumistica americana inframezzi da infinite divagazioni su nevrosi e tic suoi e mille altri argomenti. Il risultato è molto divertente anche tenendo presente che l'argomento è di quelli che trovano facilmente condivisione in molti lettori, me compreso.
Ho trovato particolarmente istruttiva la notizia che la compagnia della crociera, così come tutti gli ufficiali, fossero greci: la Grecia viene rappresentato oggi nelle cronache come un paese economicamente disastrato, eppure una tassa patrimoniale sui super ricchi fu bocciata dalla trojka europea.
Una nota sulla traduzione,  realizzata anche da Francesco Piccolo, che conosciamo anche come sceneggiatore nei film di Nanni Moretti. Siccome pochi  nel 1998 sapevano cosa fosse il GPS,  è comprensibile tradurlo PSG. Però direi che il long island ice tea non fosse così sconosciuto, e tradurlo tè freddo long island fa pensare che sia appunto tè e non un cocktail. Dell'inopinata eliminazione del supposedly nella traduzione del titolo, che cambia totalmente il senso della frase (bastava tradurre "una cosa considerata divertente" oppure "teoricamente divertente), è probabilmente responsabile l'editore. Editore che nelle pagine finali si vanta di aver scoperto Wallace fuori dalla lingua inglese, ci racconta l'archetipico aneddoto per cui Wallace era diventato isterico dopo una settimana di uso di un cable tv da 1000 canali, perché continuava a fare zapping di continuo e quando si fermava perché aveva trovato un programma interessante, doveva riprendere subito per l'angoscia di perdere qualcosa di interessante su qualche altro canale. Ma non ci spiega perché ha sezionato in due "A supposedly fun thing" pubblicando solo uno dei saggi e lasciando gli altri in una pubblicazione successiva, per cui ha dovuto inventare il titolo di "Tennis, TV, Trigonometria, Tornado e altre cose divertenti che non farò mai più".
Che è poi il secondo che ho letto. E il motivo si capisce subito, perché i sei saggi contenuti non sono così brillanti e/o comprensibili al lettore italiano. Due del 1990 non hanno neanche le note. I più godibili sono i due sul tennis, con inevitabili riferimenti alla biografia dello scrittore che lo ha praticato agonisticamente a livello giovanile, un reportage dietro le quinte del set di Strade Perdute di David Lynch (Wallace è soprendentemente preparatissimo su Lynch e la sua prosa rende stridente la differenza con lo stile paludato dei critici cinematografici) e l'esilarante reportage sulla fiera agricola dell'Illinois che si estende a un trattato antropologico sull'abitante del midwest.
Quello sulla tv americana è invece troppo pieno di riferimenti per essere comprensibile a un lettore fuori dagli stati uniti.

Ho poi visto "The end of the tour", che in Italia dovrebbe uscire nel febbraio 2016, ma per strane cose che succedono nei cieli ho visto, doppiato in italiano, su un volo Iberia a fine dicembre 2015. Tratto dal testo di David Lipsky "Although of Course You End Up Becoming Yourself: A Road Trip With David Foster Wallace" (titolo molto alla Wallace), che in italiano è diventato più banalmente "Come diventare se stessi: David Foster Wallace si racconta". E' molto suggestivo pensare di andare a conoscere e parlare con il vero Wallace, ed è questo che si racconta nel film. Certo, non si può non pensare ai vari filtri: quello operato da Lipsky alle conversazioni su nastro, quello del film e quello della traduzione/doppiaggio. Wallace è mostrato con una persona molto profonda e riflessiva, con   stranezze e sbalzi d'umore un po' scontati. Neanche il personaggio di Lipsky sembra uscirne benissimo. Forse gli autori del film volevano mostrare che gli scrittori sono meno interessanti delle cose che scrivono.






12 ottobre 2015

Air France is here for you

E' notizia di oggi che cinque dipendenti di Air France sono stati arrestati a seguito della famosa aggressione ai manager, lasciati solo in cravatta e tablet.





Air France giorni fa mi ha scritto la seguente mail:

Dear Sir, Madam,   

I am sure that like all of us, you were shocked by the events that took place at the end of Air France’s Central Works Council meeting last Monday.   
What we all saw does not represent Air France.   
These violent acts were the work of isolated individuals and do not reflect the reality nor the ambition of your airline. Furthermore, these events did not disrupt our flights in any way.   
In a highly competitive world, Air France needs to take brave steps to ensure its future as a leading airline with global ambitions. As you've no doubt noticed when you travel with us, Air France is committed to an unprecedented transformation of its products and services.   
Our goal is simple: to offer you a high quality product, with a French touch that makes us stand out. We will continue to do this.   
We are doing all we can to earn your trust and look forward to welcoming you again soon on one of our flights.   

Frédéric Gagey and the teams at Air France


Pugno di ferro da un lato,  public relations dall'altro, per reagire a una rivolta che vorremmo vedere più spesso, anche da queste parti.

08 ottobre 2015

Tre cose

La radio la ascolto, intenzionalmente, piuttosto di rado e quando lo faccio, grazie al digitale, vado mirato sulle emittenti che mi interessano, radio onda rossa o radio 3.
Poi c'è l'ascolto involontario, i luoghi pubblici. In uno di questi casi ho purtroppo fatto la conoscenza di Luca Casciani di radio ti ricordi. Ero in un pullman navetta e l'autista mostrava di apprezzare molto la serie di battute razziste e fasciste del conduttore. Ho pensato con orrore che le opinioni nelle radio locali e nei network di musica leggera fossero tutte così. E questo spiegava il proliferare del razzismo, in rete e fuori.
Poi facendo una ricerca ho scoperto una realtà più rassicurante. ll tizio in questione non è rappresentativo dei programmi radiofonici, piuttosto è rappresentativo di una serie di figuri che purtroppo sono molto diffusi in Italia.

La vicenda dell'Expo di Milano, con la retorica patriottarda a reti unificate e l'impossibilità di esprimere dissenso mi ha fatto ricordare la stessa atmosfera in un altro grande evento del passato, i mondiali di calcio di Italia 90. Lì, eravamo condannati ad essere entusiasti, non si poteva parlare degli operai morti durante la costruzione degli stadi, né degli sprechi per costruire o ristrutturare male gli stadi. E non abbiamo neanche vinto. Per Italia 90 scrissero anche una brutta canzone come inno ufficiale, forse non brutta come l'inno di Allevi, ma segno che calcio e inni non vanno molto bene insieme.


Erano anni che non ero orgoglioso del governo del mio paese, massimo contributore per la ricostruzione del ponte di Mostar e unico contributore per la ricostruzione di questo palazzo in centro.



Nel 2000 dovevano essere altri tempi, la retorica della crisi non aveva corroso l'opinione pubblica. Sono convinto che oggi molti direbbero che non si possono spendere soldi per ricostruire un ponte all'estero quando c'è tanto da fare in Italia.

30 settembre 2015

Pietro Ingrao

Pietro Ingrao (1915-2015) è stato uno straordinario uomo politico e la sua morte ha prodotto qualche santificazione di rito e una serie di analisi anche molto critiche sulle molte sconfitte della sua storia politica che tra l'altro sono avvenute prima che io nascessi o quando portavo i pantaloni corti,a eccezione dell'ultima, e una delle più criticate, l'entrata nel PDS dopo la svolta occhettiana della Bolognina. Lì avevo già il diritto di voto e, non casualmente, fu l'unica volta che votai per il PDS o sue trasformazioni ulteriori.
Voglio però ricordarlo con un mio modesto contributo personale: una foto fatta da me il 20 ottobre 2007

e con la bellissima parabola di Brecht del sarto di Ulm che lui amava ripetere, raccontata da Luciana Castellina nel manifesto di ieri.


il sarto insi­steva che l’uomo avrebbe potuto volare, fin­ché, stufo, il vescovo prin­cipe di Ulm gli disse “prova” e que­sti si gettò dal cam­pa­nile con le fra­gili ali che si era costruito. E natu­ral­mente si sfra­cellò. Bre­cht però si chiede: chi aveva ragione, il sarto o il vescovo? Per­ché alla fine l’uomo ha volato. E’ la para­bola del comu­ni­smo: fino ad ora chi ha pro­vato a rea­liz­zarlo su terra si è sfra­cel­lato, ma alla fine, come è acca­duto con l’aviazione, ci riusciremo.


30 maggio 2015

Expo



Una storia dell'expo vista da un occhio non italiano.

UPDATE a Expo chiusa, 2 novembre 2015.

Dopo l'insostenibile grancassa, ecco le prime voci contrarie:

Il buio oltre le code: Expo tra debiti e banche alle costole  (da Il fatto quotidiano)

Expo 2015 l'ho fatto

Dietro l’Expo, il partito della Nazione  (da Il manifesto)

29 maggio 2015

Heysel

29 maggio 1985
"L'Heysel stava arrivando, com'è inevitabile che arrivi il Natale. Ciò che sorprese è che la causa di tutte quelle morti fu qualcosa di tanto innocuo quanto una carica, esercizio che almeno la metà dei giovani tifosi inglesi praticava, e che non aveva altro scopo se non quello di spaventare i tifosi avversari e di divertire chi correva. I tifosi della Juventus, molti dei quali erano uomini della media borghesia, non sapevano di quest'abitudine, e d'altronde perché mai avrebbero dovuto? Non conoscevano il complicato comportamento del pubblico inglese, che noialtri avevamo assorbito senza accorgercene. Quando videro una schiera di hooligan inglesi urlanti cominciare a correre verso di loro, si fecero prendere dal panico e si precipitarono verso l'estremità del loro settore. Crollò un muro, e nel caos che seguì la gente morì schiacciata. Fu un modo orribile di morire, e noi probabilmente, davanti alla TV, assistemmo a quelle morti: ricordiamo tutti quell'uomo robusto con la barba, assomigliante a Pavarotti, che con una mano cercava disperatamente un aiuto che nessuno riusciva a dargli. Alcuni dei tifosi del Liverpool arrestati più tardi devono essersi sentiti sinceramente sconcertati. In un certo senso, il loro reato era solo quello di essere inglesi: le abitudini della loro cultura, tolte dal loro contesto ed esportate in un luogo in cui non venivano capite, uccidevano le persone. (Nick Hornby - Fever Pitch -Febbre a 90°)"

Io ricordo che nel 1987, in vacanza studio, andai a vedere un Arsenal - Liverpool ad Highbury, che ora è stato demolito e ricostruito e si chiama Emirates Stadium.
Mi trovavo nel settore più economico, gli standing places, che costavano 8 sterline. Era
no delle gradinate in cui i gradini erano alti solo una decina di centimetri, in cui non ci si poteva sedere, ma quel leggero degrado consentiva a tutti di vedere stando in piedi.
Quando l'Arsenal segnò, partì un'altra scherzosa abitudine inglese: lo spettatore della fila sopra si buttava addosso a quello della fila sotto e il pubblico diventava una grande valanga.
Io ero nel panico, ma tutti gli altri sembravano divertirsi moltissimo.



Partite che ho visto allo stadio:

12 novembre 1978 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-0

15 agosto 1987 Londra, Highbury  - Arsenal - Liverpool 1-2

14 febbraio 1990  Roma, Stadio Flaminio - Roma - Juventus 3-2

20 agosto 1995 Istanbul, BJK İnönü Stadium   Besiktas - Genclerbirligi 2-2


21 febbraio 1999 - Roma, stadio_Olimpico - Lazio-Inter 1-0

6 ottobre 2013 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-0
 
16 febbraio 2014 -
Roma, stadio Olimpico - Roma - Sampdoria 3-0

18 marzo 2018 - Roma, stadio Olimpico - Lazio - Bologna 1-1

15 maggio 2019 - Roma, stadio Olimpico - Lazio - Atalanta 2-0
 
 
 
E quelle di rugby:

Italia-Australia 18-25 Flaminio 11 novembre 2006

Italia-Argentina 16-23  Flaminio 18 novembre 2006

Italia-Galles 23-20 Flaminio 10 marzo 2007  

Italia-Scozia 13-6 Olimpico 17 marzo  2012  

Italia-Nuova Zelanda 10-42 Olimpico 17 novembre 2012

Italia-Francia 23-18 Olimpico 3 febbraio 2013

Italia-Galles  9-26 Olimpico 23 febbraio 2013

Italia-Irlanda 22-15 Olimpico 16 marzo 2013

Italia-Argentina 14-19 Olimpico 23 novembre 2013

Italia-Scozia 20-21 Olimpico 22 febbraio 2014

Italia-Inghilterra 11-52 Olimpico 15 marzo 2014

Benetton Munster 14-34 Monigo 29 aprile 2017

 
 
Italia-XV del presidente  Flaminio 1988?

Fiamme Oro-Calvisano 21-55 Cas. Gelsomini 7 febbraio 2015

Fiamme Oro-Rovigo 34-29 Cas. Gelsomini 25 aprile 2015

Fiamme Oro-Rugby Viadana 26-15 Cas. Gelsomini 18 febbraio 2017

Fiamme Oro-Calvisano 13-31 Cas. Gelsomini 16 febbraio 2019

29 aprile 2015

Redesign

Davide Boriani (1936) Redesign, 1993, Serigrafia su cartoncino, cm.80x80

16 aprile 2015

In difesa dei Rom

I rom sono anti­pa­tici a (quasi) tutti: ed è indub­bio che una parte di essi vive nella ille­ga­lità, com­mette reati e induce i pro­pri figli all’accattonaggio. Per molti ita­liani i rom costi­tui­scono il primo motivo di allarme sociale. Tutto ciò può giu­sti­fi­care l’aggressiva mobi­li­ta­zione anti-zingari oggi in corso nel nostro paese? Una sorta di pogrom cul­tu­rale ai loro danni? Una mino­ranza di circa 180mila per­sone per metà cit­ta­dini ita­liani e per il 60% resi­denti in abi­ta­zioni rischia di rap­pre­sen­tare il capro espia­to­rio delle ansie col­let­tive, delle fru­stra­zioni sociali e dell’inquietudine per la pro­pria sicu­rezza. Oggi i rom, quelli buoni e quelli cat­tivi, sono tra­gi­ca­mente soli: nes­suno sta dalla loro parte e nes­suno sem­bra ricor­dare che i diritti sono indi­vi­si­bili. E che negare ai rom le garan­zie e le risorse della cit­ta­di­nanza vuol dire accet­tare che quelle stesse garan­zie e quelle stesse risorse pos­sano venire limi­tate e com­presse nei con­fronti di noi tutti. Con­sen­tire che i rom diven­tino l’oggetto dell’ostilità sociale e il ber­sa­glio di un vero e pro­prio mec­ca­ni­smo di degra­da­zione morale signi­fica con­tri­buire a far sì che la nostra società sia sem­pre più cat­tiva e ingiu­sta. Assi­stere in silen­zio a que­sta mobi­li­ta­zione dell’odio equi­vale alla resa verso chi vuole cri­mi­na­liz­zare tutta una mino­ranza per poterla met­tere al bando.

Luigi Man­coni , Ales­san­dro Ber­gon­zoni, Anna Foa, Gad Ler­ner, Ermanno Olmi, Moni Ova­dia, San­tino Spinelli
.... e conteoliver

15 febbraio 2015

Un'intervista a Rossana Rossanda

vale sempre la pena di essere letta, anche se come in questo caso premessa e domande dell'intervistatore non sono dello stesso livello.
http://www.sinistrainrete.info/politica/4684-rossana-rossanda-qe-stata-la-bellezza-del-mondo-a-salvarmi-dal-fallimento-politicoq.html

10 febbraio 2015

il giorno del ricordo

Oggi è il giorno del ricordo, istituito dal governo Berlusconi nel 2004.
E allora ricordiamo.

“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava…non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.
Benito Mussolini, 1920

A Pola xe l’Arena / la Foiba xe a Pisin : / che i buta zo in quel fondo / chi ga certo morbin . (A Pola c’è l’Arena, / a Pisino c’è la Foiba : / in quell’abisso vien gettato / chi ha certi pruriti).
Fioi mii,chi che ofende pisin, la paghera':in fondo alla foiba finir el dovara’. 
Canzone squadrista degli anni '20.

12 dicembre 2014

gli unici extracomunitari che ti rubano il lavoro

Quando il senso comune va in tutt'altra direzione, vignette come queste potrebbero contribuire a far ragionare le persone. Non è mia, ma è geniale.


28 ottobre 2014

Trieste, tra fascismi e foibe

Nel sessantesimo anniversario del ritorno di Trieste all'Italia, un sintetico e condivisibile articolo senza il mefitico revisionismo che va tanto di moda di questi tempi.

09 ottobre 2014

Bressanini - pane e bugie - Le bugie nel carrello

Partiamo per una volta dalla conclusione. Se cercate informazioni serie e non banali su quali prodotti o ingredienti facciano bene o male alla salute, questi libri non fanno per voi.
Se invece cercate una giustificazione pseudoscientifica per mangiare di tutto senza preoccuparsi troppo oppure se avete una chiara antipatia per coop, naturasì, greenpeace, slow food e Carlo Petrini, movimenti ecologisti in genere, prodotti biologici e Alfonso Pecoraro Scanio, questi libri probabilmente vi piaceranno molto.

Mi sono procurato questi libri spinto dalla grande popolarità di Dario Bressanini, praticamente un comandante Schettino al contrario.


Sono scritti alla maniera di un articolo da rivista scientifica, con le (molte) note numerate e riportate a fine capitolo.
Ogni paragrafo inizia con una prolissa trattazione di metodo, ad esempio argomentando che gli esperimenti su tossicità o effetto cancerogeno sono effettuati sui ratti e potrebbero non essere indicativi sugli effetti sull'uomo (in realtà nel corso del libro gli esperimenti saranno alternativamente indicativi oppure no a seconda della tesi che Bressanini vorrà sostenere) oppure una lunga trattazione su come funziona la produzione di un articolo scientifico, l'esperimento che gli sta alla base, la pubblicazione, la peer review o il prestigio.
A fine paragrafo arriva, imprevista, una sentenza lapidaria.

Per chi come me ha frequentato il corso di Economia applicata all'ingegneria del  compianto Ilio Adorisio, in cui le nozioni di microeconomia classica erano integrate da letture di epistemologia da Popper a Kuhn fino a Rorty, la sacralità che Bressanini assegna alla scienza appare un po' ottocentesca.

Oltre 100 pagine sono dedicate agli OGM, con tutta una serie di citazioni di "prestigiosi" articoli da seguire, altri da ridicolizzare, addirittura un capitolo dedicato alla disamina di atti processuali americani, una ardita comparazione con l'irradiamento del grano che secondo l'autore meriterebbe la stessa opposizione che si dà agli OGM,  tutto per arrivare alla conclusione che non si può dire oggi se gli OGM fanno male.
Anzi no, la vera conclusione è la seguente postilla:
l'autore del presente libro dichiara di non avere conflitti di interesse, di non possedere azioni Monsanto, di non ricevere donazioni o finanziamenti da istituzioni pubbliche o aziende private per parlare e scrivere di OGM, e di non avere in generale nulla da guadagnare, o da perdere, dalla coltivazione e dal commercio di organismi transgenici.

Se è stato ritenuto opportuno inserirla, si vede che la sua trattazione poteva apparire sospetta non solo ai malpensanti come me.

Si passa poi all'agricoltura biologica. Si può saltare direttamente alle conclusioni: dal punto di vista nutritivo non c'è differenza con quella con uso di pesticidi. Dal punto di vista della biodiversità quella biologica è più rispettosa dell'ambiente a parità di superficie coltivata, ma poiché spesso la resa del biologico è minore, la situazione è pari. Per confondere le idee si parla dell'Africa, dove in presenza di malnutrizione e terreni aridi, promuovere il biologico per l'autore sarebbe uno schiaffo alla povertà.

Passiamo al km.0. L'autore deve ammettere che  in qualche caso i prodotti locali permettono di risparmiare energia, ma non sempre. E comincia a citare situazioni limite, prodotti fuori stagionalità, paesi artici. Fino ai paradossi di considerare la benzina che il consumatore fa per raggiungere il punto vendita,  il forno per cuocere e la luce accesa mentre si mangia.

In generale Bressanini, contesta i vocaboli "naturale" e "chimico" utilizzati nel mercato agroalimentare in quanto, sostiene,  tutto è naturale e chimico.

Infine parla di alcuni cibi. La banana che si estinguerà entro 20 anni se non si passa al biologico. Il pesto che contiene una sostanza cancerogena (per i topi) presa dal basilico. Il glutammato che è una sostanza contenuta in natura in vari elementi, responsabile del sapore umami, che non merita secondo l'autore la guerra che gli si fa. Lo zucchero bianco che non è diverso da quello di canna. E il latte, che se non pastorizzato può causare gravi infezioni batteriche. Cosa hanno in comune  questi casi? Sono funzionali a sbugiardare ecologisti, blogger o sostenitori del biologico, che in questi casi hanno preso posizione nettamente e, secondo l'autore, in maniera incoerente.

Una nota a parte meritano i titoli accademici di Bressanini, che nei due volumi si definisce alternativamente "scenziato" o "chimico". La quarta di copertina  lo presenta come "Ricercatore all'università dell'Insubria": ciò crea un momento di umorismo involontario quando scrive che i mass media prendono per oro colato "uno studio dell'università pincopallo"(sic!)

Come lettore avrei preferito ad esempio sapere perché, e se è sano, che negli insaccati ci siano E300 acido ascorbico, E252 (nitrato di potassio), E250 (nitrito di sodio), lattosio e saccarosio.

Con Bugie nel carrello Bressanini aggiusta un po' il tiro. Devono avergli fatto sapere che persone attente all'alimentazione sono  suoi possibili lettori e non detestano Greenpeace o Slow Food e quindi più saggiamente punta il mirino verso il marketing e il business alimentari.
E quindi fornisce  anche qualche informazione utile.
La suddivisione in argomenti discende dalla seconda parte  di Pane e bugie: un capitolo, un prodotto.
Se non volete investire i 12 euro circa, vi faccio da spoiler. Da qui in poi è un mio libero sunto delle opinioni di Bressanini.
Il kamut non è un tipo di frumento ma un marchio registrato di una società americana. Non è più nutriente di altri cereali, non discende dai faraoni, non è adatto ai celiaci, è biologico ed è molto caro: l'unica peculiarità sarebbe il gusto.
Le patate arricchite al selenio sono utili in luoghi dove gli alimenti sono poveri di selenio, come la cina del nord . In Italia gli alimenti sono sufficientemente ricchi di selenio e quindi la patata al selenio è un frutto del marketing.
La mortadella deve contenere conservanti, anche quella che il marketing chiama naturale, per evitare il rischio del botulino. I nitriti possono avere un effetto cancerogeno, ma se il consumo è basso è basso anche il rischio. Il prosciutto crudo invece è conservato solo con il sale.
Il pomodoro di Pachino è originario di Israele e coltivato in Sicilia solo dalla fine degli anni '70.
Il vino biodinamico equivale a un vino biologico (qui Bressanini ci infligge 20 pagine di citazioni steineriane con successiva ridicolizzazione).
La mozzarella di bufala può contenere latte vaccino (anche secondo il disciplinare d.o.p.).
I coloranti (classificazione da E100 a E199) si trovano in molti prodotti, alcune volte impropriamente: finalmente Bressanini è contro qualcosa di industriale.
Il tonno contiene mercurio.
Bere latte da adulti non è sconsigliato, se non siete intolleranti.
Le uova di galline allevate in gabbia (tipo 3) non hanno differenza nutritiva con quelle allevate a terra (tipo 1 e 0). Qui per un tipico paradosso Bressaniniano per cui se nulla è dimostrabile, tutto è possibile, ipotizza che le uova di galline allevate a terra potrebbero essere anche più dannose di quelle allevate in gabbia se il terreno fosse inquinato da diossina.
Il prezzo del vino influenza (secondo molti test effettuati alla cieca) la percezione del gusto.
E il capitolo migliore, sul burro: informazioni storiche, nutritive e industriali. Il burro centrifugato, come quelli prodotti all'estero è migliore di quelli per affioramento tipici delle produzioni italiane.
Il libro si chiude con due ritorni all'antico: un elogio del biologo Strampelli, inventore del grano Senatore Cappelli e padre spirituale (secondo Bressanini) dei ricercatori OGM e un cenno alle carni derivate dalla clonazione di animali: per ora i risultati sono insoddisfacenti, ma state tranquilli, dice Bressanini: non fanno male.

UPDATE: ho scoperto che esiste una specie di collana della serie XXX e bugie. Così esiste, con la stessa grafica, "Salute e bugie", filiazione di questo blog, che fa giustizia di omeopatia, metodi stamina e Di Bella, teorie anti-vaccini e scoop iene-style.

03 ottobre 2014

piccolo glossario delle frasi fatte da riunione

Chi frequenta riunioni aziendali o sindacali o politiche sa bene che le espressioni sterotipate si diffondono in maniera virale, hanno un periodo in cui sono usate in maniera frequente e copiosa e poi finiscono, fortunatamente, nel dimenticatoio.
A fine 2014 dalle mie parti vanno di moda le seguenti:
contezza : "dare contezza" è un modo particolarmente astruso per "spiegare".
rappresentare: modo astruso per "dire"
non mi appassiona: modo gentile per dire "non me ne frega niente" ma anche operativamente "propongo che non si parli più di questa questione"
lascia(te)mi dire: subdola espressione finto-ossequiosa, in realtà sottintende che chi parla dirà qualcosa in maniera imprecisa o inesatta o incompleta, ma chi ascolta è tenuto a capirla bene (varianti: "la dico male", "la dico così'", "la dico porchettata").

26 settembre 2014

Renzi e il centralismo democratico

C'è un mio amico, militante del Pci, Pds, Ds, Pd senza soluzione di continuità, che ha continuato ad applicare il centralismo democratico senza che nessuno glielo chiedesse.
E' sempre stato allineato al segretario in carica. Per questo cito questo suo scritto di ieri. Per riportare l'opinione di uno che ci crede davvero, non di un opportunista prezzolato.
E per conservarlo e farglielo vedere quando Renzi sarà caduto e comincerà il tiro al piccione.

mi chiedevi del perché dell'attacco furibondo di De Bortoli nell'editoriale di ieri sul Corsera. E ti ho risposto, sibillino, Renzi vuole sconfiggere le caste e le corporazioni di questo paese che da 40 anni lo tengono in ostaggio. Ha iniziato con la riforma costituzionale del senato e del sistema elettorale, ha continuato mettendo un limite agli stipendi dei dirigenti pubblici, ha tolto 150 milioni dal bilancio di quella vergogna chiamata RAI, ha sfanculato in diretta quella merda "umana" di Beppe Grillo, ha abbassato le tasse ad 11 milioni di lavoratori dipendenti del 5 % annuo, prima volta in tutta la storia di europa del dopoguerra, assumerà 150.000 precari nel mondo della scuola, salvato il Comune di Roma dalla bancarotta, e sta trattando e combattendo in Europa per rivedere l'applicabilità del limite del 3 % nel rapporto deficit/pil. Però, però sta affondando il suo coltello anche verso quei e veri e propri parassiti dei capitalisti italiani che dalla metà degli anni 60, ovvero da 50 anni a questa parte, hanno smesso di investire sul loro paese ciucciando vergognosamente la tetta del bilancio statale. Da qui l'attacco frontale della gazzetta ufficiale di Confindustria.

20 settembre 2014

pietro ichino

Esiziale e inevitabile come le bombe d'acqua, a ogni attacco ai diritti dei lavoratori rispunta Pietro Ichino.
Siccome non sono tenace quanto lui, propongo questo scritto di Arnolfo Spezzachini (tratto dalla lista Rekombinant) che ho conosciuto grazie all'imprescindibile Mario Paravano.
 
Ho letto qualcosa di Pietro Ichino dopo aver sentito discutere delle sue opere in tv in questi giorni e soprattutto a proposito del suo libro 'I nullafacenti'. Allora ho pensato... Questo qui ne capisce di lavoro... lavora, avrà lavorato?! Insomma, sono andato a vedere il suo curriculum.
L'Ichino mi nasce a Milano nel 1949, fin da giovanissimo si appassiona al mondo del lavoro (non al lavoro ma al mondo del lavoro) ed alla tenera età di vent'anni (nel 1969) diviene dirigente sindacale della CGIL-FIOM, incarico che ricoprirà fino al 1972.Assolve gli obblighi di leva come marconista trasmettitore (come me, sigh, anch'io cantavo la canzoncina 'onda su onda noi siam trasmission, gente che non fa niente che non c'ha voglia di lavorar, gente specializzata a stare in branda a riposar') ed è quindi pronto a rientrare nel mondo del lavoro, ritorna infatti tra i ranghi della CGIL dove resterà sino al 1979.
Nel 1979 Ichino ha ormai trent'anni, posso immaginare la moglie che gli dice "Pie' ormai c'hai trent'anni, se non vuoi trovare un lavoro almeno trova uno stipendio ed una pensione". Detto fatto l'Ichino viene eletto alla Camera dei deputati, e va pure in Commissione Lavoro.
Però non è ancora contento, ha lo stipendio, si è assicurato una ricchissima 'pensione', che comincerà a percepire nell'aprile del 2009 dopo aver 'lavorato' ben 4 anni alla Camera (dal 1979 al 1983), ma sente che gli manca qualcosa. E qualcosa arriva, nel 1981 (non vi sfugga che nello stesso momento era parlamentare) viene assunto come ricercatore all'Università di Milano. Nel 1986 diviene docente di Diritto del lavoro dopo concorso.
Quasi dimenticavo la cosiddetta Legge Mosca, leggina allucinante (poco) nota per aver contribuito a creare una piccola voragine nei conti pubblici italiani, tale legge era nata come legge numero 252 del 1974 e consentiva a chi avesse collaborato con partiti e sindacati di vedersi regolarizzata la propria posizione contributiva scaricando i costi sulla fiscalità complessiva e dietro una piccola certificazione presentata dal partito o dal sindacato. In buona sostanza con questa legge vennero "regolarizzate" le posizioni di migliaia di persone che risultarono essere state impegnate come dirigenti sindacali sin dalle scuole medie, questa orda assetata di soldi è costata alle casse dello stato una cosuccia come 25mila miliardi di lire distribuiti tra oltre 40.000 persone, si badi bene non tra 40.000 lavoratori ma tra 40.000 oscuri funzionari di partito e nobilissimi rappresentanti dei lavoratori.
Comprendo bene la vostra obiezione, la Legge è del 1974 l'Ichino è stato sindacalista fino al 1979, se ne ha goduto è solo per una parte della sua carriera ed in fondo la legge c'era, lui che poteva fare. Errore, la legge era del 1974 ma è stata prorogata più volte; particolarmente interessante per meglio illuminare il personaggio Ichinesco è l'ultima proroga, avvenuta nel 1979; abbiamo detto come il nostro sia stato deputato nella VIII legislatura, durata dal 20 giugno 1979 all'11 luglio 1983, ma l'Ichino non è arrivato alla Camera il 20 giugno 1979 ma il 12 luglio in sostituzione di un collega ed il suo primo atto, da vero alfiere dei veri lavoratori, è stato quello di correre ad aggiungere la sua preziosa firma alla proposta di legge numero 291 presentata il 10 luglio 1979 ed avente a titolo "Riapertura di termini in materia di posizione previdenziale di talune categorie di lavoratori dipendenti pubblici e privati", così facendo il deputato Ichino si affrettava ad aggiungere la sua firma sotto un progetto di legge che favoriva spudoratamente i sindacalisti come Ichino, contribuendo a causare una voragine nei conti pubblici che il professor Ichino propone oggi di sanare per il mezzo di rigore, sacrifici e duro lavoro (degli altri).
In buona sostanza io, che ho 39 anni, sono impiegato pubblico e, tra mille difficoltà, lavoro da quando avevo 21 anni non so come e quando andrò in pensione mentre il castigatore dei nullafacenti si trova ad avere già diritto a due pensioni ottime (quella di docente universitario e quella di deputato che SONO CUMULABILI) più un altro paio potenziali, quella di giornalista e quella di sindacalista. Insomma Ichino, ho capito che dovrò lavorare fino a 250 anni di età per pagare LE SUE pensioni, ma almeno non potrebbe evitare di prendermi pure in giro?