18 dicembre 2006

pino ratto

Abbiamo rivisto Pino Ratto al Forte Prenestino per "terra,terra". Pino Ratto è un po' l'Andrea Sacco dei vignaioli. E' un signore piemontese di una settantina d'anni, faccia da contadino, che conversa con estremo garbo di tutto con tutti, principalmente del suo vino, meglio se intanto gli interlocutori lo stanno assaggiando.
Ci ha detto che ha imbottigliato da pochi giorni l'annata 2004, dopo l'invecchiamento in barrique, che è stato il primo ad introdurre il barrique in Italia negli anni 60, che ha scelto di uscire dalla denominazione di origine controllata del dolcetto di ovada e adesso sulle sue etichette c'è scritto semplicemente "vino da tavola".
Probabilmente lo venderà comunque senza problemi, adesso che è diventato l'uomo simbolo del movimento critical wine, che lo ribattezza "poeta della terra".
Di fatto una bottiglia l'ho comprata pure io: sull'etichetta c'è scritto solo ratto vino da tavola "le olive", bottiglia 2479 di 6000, con firma autografa (stampata) "Ratto Giuseppe".
E' costata 6 euro, un prezzo abbordabile per una sola bottiglia, non certo per il mio fabbisogno annuo di vino.
Questo è un po' tutto il problema di "terra, terra", fiera di produttori agricoli responsabili, che vendevano i loro prodotti a prezzo sorgente. Però questo prezzo sorgente è normalmente uno sproposito.
Tra l'agricoltura intensiva e insalubre, con la catena di distribuzione che alza il prezzo e l'agricoltura biologica che vende le patate a 3 euro al Kg. ci deve essere una via di mezzo.
Altrimenti l'agricoltura responsabile sarà alla portata solo dei ricchi oppure confinata nelle fiere. E ispirerà fiducia e simpatia solo se si presenta con la faccia antica di Pino Ratto.

2 commenti:

havanaglam ha detto...

Bello il ritratto che fai di Pino Ratto, persona squisita che ho conosciuto un paio d'anni fa, durante l'organizzazione del Critical wine genovese.
Sui prezzi dei vini come quello di Pino: in realtà non sono prezzi assolutamente alti, è esattamente quello che viene a costare produrre un vino vero con uva vera (compreso il giusto guadagno per chi li produce).
Sono gli stipendi delle persone che sono ridicoli. Con 900-1.000 euro al mese non si riesce a pagare l'affitto, figuriamoci spendere 6 euro al giorno per bere del vino genuino; spesso, così, si è costretti a comprare vino da supermercato, a due-tre euro alla bottiglia.
Questo sì molte volte è un furto, visto che le grandi imprese vinicole hanno preso l'abitudine di far passare per vino italiano del vino prodotto in Romania, con relativo iper sfruttamento della manodopera e conseguenti costi di produzione irrisori - chi se ne intende dice 150 lire al litro.
Secondo me la sluzione nel breve periodo è bere meno ma bere meglio. In prospettiva un aumento generalizzato degli stipendi. Ma questo è di gran lunga più difficile!

conteoliver ha detto...

Certo, quella sarebbe la soluzione ideale :)
Però a parte tutto ho come l'impressione che in mezzo alla produzione "critica" ci sia qualche (raro) infiltrato semi-industriale, così come ho la speranza che in mezzo all'industriale ci sia qualcosa di decente.