Da qualche tempo al pigneto, quartiere cool-ma-neanche-tanto dove abito, alcune automobili vengono marchiate con la inequivocabilmente dispregiativa scritta "shit".
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Il pigneto, per chi non lo conosce, è un quartiere ex-popolare promosso, mediante la pedonalizzazione di una strada, a ennesimo quartiere del divertimento della roma veltroniana, dove però il divertimento è inteso quasi unicamente come consumo di cibi e bevande, purché effettuato nei locali istituzionali: difatti i phone center che di straforo vendevano una bottiglia di peroni da 66 cl a un paio di euro, molto apprezzati dai tanti che non volevano spendere i 5 o 6 richiesti per una bevanda simile in un bar/enoteca/wine bar/libreria bar trendy con tavolini, sono stati colpiti prima con ordinanze ad hoc, poi con veri e propri blitz.
L'estate scorsa la folla e il rumore hanno causato sentimenti di intolleranza da parte dei vecchi residenti.
L'altro motivo di intolleranza era la presenza di immigrati, probabilmente con contratti d'affitto in nero, e stipati in gran numero in appartamenti (o locali con uscita sulla strada) fatiscenti. Suscitava grande riprovazione, ad esempio, un gruppo di arabi che di sera portava in strada una branda con materasso su cui si sedevano e chiacchieravano. Offendevano il decoro, a detta di qualcuno. Per me era un passatempo innocuo e anche ecologico, peggio sarebbe stato restare in casa, fuori dalla vista degli impressionabili vicini ma magari con un ventilatore o condizionatore acceso di continuo.
Qualcuno ha efficacemente fuso le due intolleranze, lanciando dell'acido (in realtà detersivo o stura-lavandini, non è chiaro) dalla finestra verso un passante, che ha riportato serie ustioni e si è salvato solo per la prontezza di lanciarsi sotto il getto di una fontanella.
Il gesto è stato, giustamente, sanzionato dall'autorità giudiziaria, ma non troppo deplorato dai cittadini del quartiere, che al contrario cercano di emularlo (si veda la foto in basso).
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Tornando alle scritte sull'automobile, la riflessione che segue è basata su due assunzioni.
La prima, che le scritte siano fatte realmente nel quartiere, in fondo ha poca rilevanza.
La seconda è che le scritte siano causate da comportamenti disapprovabili (un parcheggio o una manovra non secondo norma). In teoria potrebbero essere un atto di vandalismo indipendente dall’oggetto danneggiato oppure una protesta contro il mero possesso dell’automobile (ma i modelli imbrattati che ho visto sono tutt’altro che di lusso).
Mi sono chiesto un attimo cosa penserei se succedesse a me. Nonostante io ritenga che l'automobile sia solo un oggetto di metallo e plastica la cui unica funzione è portarmi in giro, forse non sarei contentissimo di avere quella scritta sulla macchina.
Ma non posso sinceramente dire di essere immune dal rischio. Il 90% delle volte riesco a parcheggiare correttamente, il restante 10%, specie se devo fermarmi per poco, ho pacchi da scaricare, ho già fatto molti giri infruttuosi in cerca di parcheggio, parcheggio un po' in deroga alle norme e alla correttezza.
La stessa cosa succede per le norme di marcia.
Per quanto riguarda l'uso dell'automobile, in genere faccio un’analisi di qualche secondo sulla possibilità di prendere il mezzo pubblico e decido la cosa più conveniente: salvo qualche destinazione in centro il risultato è sempre che mi conviene usare la macchina. Chiunque abita a Roma sa che i mezzi pubblici passano a frequenze imprevedibili, generalmente pieni, sicuramente scomodi e lenti.
Ma, senza tirare in ballo i guidatori ancora più scorretti, è a causa di tutti i guidatori "medi" come me se l'italia è il paese che, secondo una statistica diffusa pochi giorni fa dall'unione europea, utilizza di più il mezzo privato, a parte il Lussemburgo.
Però gli automobilisti impongono il loro stile di vita, insostenibile sotto molti punti di vista, anche a chi automobilista non è.
E in questa situazione, fenomeni di resistenza come quelli del nostro writer saranno sempre più diffusi.