07 aprile 2008

sullo sfruttamento

Quello del Cearà sembrava un po' spaventato. Era giunto lo stesso giorno.
«Domani vedrai...»
«Domattina presto l'impiegato della vendita ti chiamerà per farti fare le provviste della settimana. Non hai gli strumenti del lavoro, e dovrai comperarteli. Comprerai una falce, una scure, un coltello, una zappa... Il tutto ti costerà un centinaio di milreis. Poi comprerai la farina di manioca, la carne salata, l'acquavite e il caffè e spenderai una decina di milreis. Alla fine della settimana avrai guadagnato quindici milreis col tuo lavoro (quello del Cearà fece i conti: sei giorni, a due milreis e mezzo: il conto tornava). Ti avanzeranno cinque milreis, ma non li riceverai, se li terrà la vendita in conto del debito degli attrezzi... Per pagare i cento milreis, stai un anno senza ricevere un soldo. Può darsi che per Natale il colonnello ti faccia dare a prestito dieci milreis perché tu possa andare a spenderli con le puttane a Ferradas...»
«Cento milreis per un coltello, una falce e una zappa?»
«A Ilheus un coltello di buona marca ti costa dodici milreis. Nel negozio della fazenda non lo prendi per meno di venticinque...»
«Un anno...» disse quello del Cearà. «un anno...» ripetè.
«E poi devi pensare che, prima di aver finito di pagare, il tuo debito sarà aumentato... Avrai comperato un altro paio di calzoni e qualche camicia... avrai comperato medicine che costano un occhio della testa, ti sarai comperato una rivoltella... gli unici soldi spesi bene in questo paese... E non avrai mai finito di pagare il tuo debito... Noi qui siamo tutti indebitati, nessuno ha saldo...»
Gli occhi di quello del Cearà erano impauriti.
«Da questi luoghi non torna nessuno. Tutti restano legati al negozio della fazenda fin dal giorno in cui arrivano. Se vuoi andartene, vattene oggi stesso, domani sarà troppo tardi...»
Quello del Cearà domandò:
«E dove vado ? Cosa vado a fare ?»
Nessuno seppe rispondergli; una simile domanda non era stata prevista da nessuno di loro.
Il vecchio diede la buonanotte e ringrazio, seguito dal giovane. Quello del Cearà giardava i due uomini, che poco a poco scomparivano nella notte. Tutt'a un tratto disse:
«Me ne vado anch'io...»
Riunì febbrilmente le sue robe, pronunciò una parola di congedo, uscì di corsa. Il magro richiuse l'uscio.
«E dove andrà?» chiese. E poiché nessuno rispose, trovò la risposta da sè: «In un'altra fazenda sarà lo stesso di qui.».
Spense il lume.


da Terras do sem fim (terre del finimondo) di Jorge Amado (1943).

Leggendo, mi venivano in mente i mutui immobiliari di oggi. Ma in effetti no, non è la stessa cosa.

3 commenti:

Donna Martina ha detto...

Grazie :)

treball ha detto...

No, non è la stessa cosa, è peggio, è una schiavitù volontaria...

conteoliver ha detto...

@martina:
benvenuta :)
@treball:
in effetti sì, ma media e società contribuiscono al lavaggio del cervello...