Ieri era impossibile non sapere che era il trentennale della morte di Moro, visto il clamore delle celebrazioni istituzionali e della grande stampa.
C'è anche chi ha detto che la notizia del rapimento di Moro, per l'immaginario del nostro paese, è l'equivalente dell'omicidio Kennedy per gli americani, per cui tutti si ricordano esattamente dov'erano e cosa stavano facendo in quel momento.
In effetti ci trovo un fondo di verità in questo, quindi parteciperò anch'io a questo piccolo gioco, tentando però di ampliarlo. Prendendo spunto dalla disparità di trattamento vista ieri tra la commemorazione di Moro e quella di Peppino Impastato, morto lo stesso giorno, ho preso tre fatti epocali nell'immaginario collettivo (assassinio Kennedy, rapimento Moro, 11 settembre) e altri tre, molto meno radicati, che ho associato a ognuno dei primi tre per coincidenza temporale o significato politico.
Assassinio di Kennedy: non ero ancora nato.
Golpe in Cile e assassinio di Allende: ero troppo piccolo per ricordarmi.
Rapimento di Moro: ero a scuola (elementare). Il maestro, detto "il professore Peppinuccio" (dalle mie parti, con una modalità che in seguito ho trovato sessista, gli insegnanti maschi venivano chiamati "professore", mentre le donne "signora": così ad esempio, c'era "la signora di matematica"), era un militante socialista. Quando la moglie, maestra anche lei, gli diede la notizia, lui restò quasi impassibile. Cinque minuti dopo un altro maestro, evidentemente più coinvolto, entrò concitatamente e disse urlando: "hanno rapito Aldo Moro" e Peppinuccio rispose calmo "sì, lo so, me lo ha detto mia moglie". Dopo qualche minuto di discussione tra i maestri, la giornata di scuola riprese normalmente.
Assassinio di Peppino Impastato: la sua morte fu coperta, mediaticamente, da quella di Moro, di lui quel giorno non ricordo nulla. Impastato è conosciuto come merita solo dopo il film "I cento passi".
Attentato alle torri di New York: mi trovavo a Bukhara, Uzbekistan, ospite di una famiglia locale. Era tardo pomeriggio e la notizia arrivò tramite la televisione russa, che trasmetteva le immagini della CNN ma con l'audio locale. C'era un opinionista russo, di cui non capivo naturalmente una parola, ma avevo la sensazione che stesse dicendo "è la conseguenza della loro politica". Non era facile capire bene cosa fosse successo, visti i problemi linguistici: a un certo punto mi aiutò a chiarire la frase letta sul video della Cnn "10:12 both Wtc towers collapsed", ma ricordo che fino al giorno dopo ho pensato che le torri fossero state abbattute con bombe e gli aerei fatti esplodere in aria. La famiglia mi disse "attento quando prenderai l'aereo".
Assassinio di Carlo Giuliani: ero in ufficio, nella ridente sede di Santa Palomba, e mi preparavo a partire per Genova in serata con il treno speciale. Il G8 monopolizzava le cronache da giorni, tra zona rossa, tute bianche e pasta tricolore nel menù dei potenti. Il giorno prima c'era stato il tranquillissimo corteo dei migranti, ma quel giorno gli scontri spopolavano nelle cronache, assieme a una nuova entità di cui pochi avevano sentito parlare prima, ma che avrebbe avuto un successo eccezionale: i black bloc.
La notizia arrivò a pezzi. C'è stato forse un morto, c'è un morto tra i manifestanti, si tratta di un manifestante spagnolo, forse si chiamava Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso si chiamava Carlo Giuliani, era italiano e il fatto è successo a piazza alimonda, ecco la foto, Giuliani è quello con l'estintore in mano, guardate il cerchio, si vede la pistola puntata. In ufficio, i commenti erano del tipo "si sapeva", "c'era da aspettarselo", ma non mancavano neanche quelli "ecco cosa succede a manifestare".
La sera, sul treno, non si sapeva ancora bene in dettaglio cosa fosse successo. E nemmeno si immaginava che cosa ci sarebbe successo i giorni seguenti.