10 ottobre 2013

Pepe Carvalho

"Sempre si aspetta un'estate migliore e propizia a fare ciò che non si fece..."

Ne avevo letto uno almeno 15 anni fa, e non mi aveva esortato a leggerne altri.
Ci ho riprovato questa estate e, complice l'età che mi fa assomigliare di più a Carvalho e  cogliere le geniali allusioni di Vázquez Montalbán, non ho più smesso.
Vado a elencare in ordine di lettura.
I mari del sud - 1979
l'omicidio del ricco Stuart Pedrell, uno dei tipici ricchi infelici che si trovano nei romanzi di Carvalho, nel quartiere di San Magin, surrogato dei mari del sud: unità di luogo e citazioni letterarie,
Gli uccelli di Bangkok - 1983
Un paio di fait divers e un'avventura in Thailandia , sulle piste di una donna incontrata in Tatuaggio, tra Bangkok, Pattaya, Chiang Mai e Koh Samui. L'autore amava quelle zone. La paella spiegata a una thailandese è una delle pagine più famose. Il traduttore è l'occasionale Sandro Ossola, a cui dobbiamo il piacere di leggere tortillas, cazuelas, caldero e non pedanti traduzioni. Ci sono anche bei bozzetti sulla Barcellona in via di sparizione: plaza del Padrò, plaza de la Gardunya. Finale malinconico sul mar menor.
La rosa di Alessandria - 1984
Quello che avevo letto 15 anni fa, per circa metà ambientato ai Caraibi, su una nave mercantile e senza Carvalho. Vázquez Montalbán descrive benissimo il tedio di trovarsi ai Caraibi con il brutto tempo, il problema è che questo tedio rischia di contagiare un po' anche il lettore.
Le terme - 1986
Ambientato alle terme, uno dei più divertenti. Qui si fa la conoscenza dello scrittore Sanchez Bolìn, ulteriore alter ego dell'autore.
La solitudine del manager - 1977
Dove c'è la sintetica storia dell'incontro con Biscuter, dove Vazquez Montalban si diverte ad anticipare la trama del successivo i mari del sud e racconta una storia sicuramente autobiografica di studenti antifascisti negli anni del franchismo.
Assassinio al comitato centrale - 1981
Carvalho a Madrid per una storia nera all'interno del partito comunista spagnolo, che lo scrittore ha frequentato bene. Il problema è che a più di trent'anni di distanza sfuggono i riferimenti a personaggi reali, mentre le parodie dei discorsi comunisti sono ormai diventate luogo comune. Però ad esempio ci sono brani fulminanti come "in ogni essere umano c'è un collaboratore domenicale di un giornale di destra tipo 'ABC' "oppure (riferendosi al frutto maracujà) "osceno coglione di vecchio pieno di polpa insipida e acida".
Ho ammazzato J.F. Kennedy - 1972
E' il primo romanzo in cui compare Carvalho ed è piuttosto difficile da trovare, principalmente per un motivo: non è un romanzo di Carvalho. Come recita la quarta di copertina, è un romanzo "visionario", nel senso più estremo del termine. Carvalho qui è quasi leggendario, si parla di Kennedy ma si intende Franco, ma dopo le prime dieci pagine ci si chiede sconsolatamente dove l'autore voglia arrivare. Le pagine finali, in compenso, disegnano un intreccio di spie internazionali di quelli che piacevano a Vazquez Montalban.
Tatuaggio - 1974
Il primo vero romanzo di Carvalho è in realtà questo (pare sia stato scritto per una scommessa persa), e si può vedere dalle descrizioni su età, aspetto fisico, modello di automobile che l'autore fa del suo protagonista e anche degli altri personaggi. Finché Vazquez Montalban non decide che il lettore è ben informato e spedisce Carvalho a indagare ad Amsterdam.
Storie di fantasmi - 1987
Improvvisamente  Vázquez Montalbán decide di passare ai racconti brevi. Però questi 3, che sono i primi in ordine temporale, danno l'impressione di essere dei romanzi lunghi di cui l'autore si è stancato, perché hanno delle accelerazioni improvvise. C'è la storia dell'autostoppista fantasma, già apparsa brevemente nella solitudine del manager, una storia di pesca, manager imbelli e vedove alle Canarie (dove inopinatamente Carvalho mangia male) ed una terza di vecchi freak sulla costa spagnola.
Tre storie d'amore - 1987
In questa raccolta Vázquez Montalbán si trova già a suo agio con la forma racconto e sembra divertirsi nelle storie di breve respiro e senza fait divers. Così può narrare un vecchio amore di Carvalho, prima di Charo, una storia di vecchi rocker invecchiati male (che dimostra chiaramente che l'autore non ha mai fatto parte della categoria) e la storia di una donna di angelica cattiveria.
Il labirinto greco - 1991
Vázquez Montalbán qui va in scioltezza, gioca con l'attualità (la Barcellona dei lavori preolimpici), nomina il vero sindaco, cita i suoi precedenti romanzi e le poesie di gioventù (e si diverte a farle disprezzare a Carvalho), scrive frasi a effetto per alcune categorie di lettori, come chi scrive, ad esempio:
Apparteniamo a quel tipo di gente che a diciotto anni ne ha già quaranta e poi fa fatica a compierne quarantuno.
oppure
Si risvegliò di buon mattino senza i postumi della sbornia, perché tutto quello che abbiamo bevuto era buono e tutto quello che abbiamo detto era inutile, si spiegò.
Per sfuggire alla routine fa succedere fatti speciali ai protagonisti. Carvalho avrà sbandamenti sul lavoro e di cuore e Charo, dopo non essere comparsa per tutto il romanzo, apparirà alla fine con una lunga lettera d'addio. Ma Carvalho avrà ancora l'ultima parola, scegliendo di non andare da lei.
Il centravanti è stato assassinato verso sera - 1988
Un romanzo sul mondo del calcio, e una storia binaria in cui ci sono due centravanti, due allenatori, due presidenti, uno del Barcellona e uno della decaduta squadra del Centellas. E le verbose parodie degli eloquii calcistici sono così duplicate. Ciò nuoce un po' alla scorrevolezza. Alla fine Vázquez Montalbán fa morire il più sacrificabile dei personaggi fissi della saga: il lustrascarpe e informatore Bromuro, fascista convinto, che Carvalho amava senza che al lettore fosse mai stato spiegato perché.
Storie di politica sospetta - 1987
Un titolo tradotto male per essere accattivante, ma già nella prefazione política ficción sarà correttamente tradotto come fantapolitica, per tre storie di giovani fascisti e vecchi repubblicani che non si arrendono. All'inizio del primo racconto, a mo' di prefazione, una invettiva contro la nouvelle cuisine. Tre storie sulla vecchiaia, un periodo della vita che Carvalho e Vázquez Montalbán temevano molto.
Sabotaggio olimpico - 1993
Ha un inizio che sembra consueto, con Biscuter appena tornato dal desiderato corso di cucina a Parigi. Poi parte inesorabilmente lo stile "visionario" che i lettori hanno conosciuto e temuto in "Ho ammazzato Kennedy". E sullo sfondo delle olimpiadi in corso, una sfilata di personaggi, da Juan Carlos a Andreotti, da Samaranch a Felipe Gonzales, fino alla figlia di Tito, che interagiscono con Carvalho, e una sfilata di fatti assurdi.
Il fratellino - 1997
Oltre al racconto che dà il titolo alla raccolta, una ennesima avventura con vecchi compagni antifranchisti di Carvalho, naturalmente traviati, ché quelli integerrimi si troverebbero solo nella "politica ficción", in questo volume ci sono una serie di racconti in cui Vázquez Montalbán sembra stia svuotando la sua cantina letteraria: un triste natale dopo la partenza di Charo, due esercizi di stile alla Agatha Christie, un racconto in cui un personaggio di Carvalho parla in prima persona e uno strano trattato su Marilyn Monroe in stile ho ammazzato Kennedy.
L'uomo della mia vita - 2000
Un Carvalho sempre più disilluso si trova ad ignorare sia il ritorno di Charo da Andorra, sia le avances letterarie di una perfetta spasimante già incontrata ne "I mari del sud", sullo sfondo di grottesche spie catalaniste e sette religiose in una città, che non piaceva più al suo autore. I tempi sono più allungati, partendo dalla metà del 1999 per arrivare al fatidico capodanno del 2000, anche se i fatti che accadranno faranno dimenticare la scadenza al lettore.
 Luis Roldán, né vivo né morto - 1994
Pubblicato a puntate su El pais, adegua il suo formato alle esigenze editoriali: capitoli di durata uniforme e in qualche modo autoesplicativi. Luis Roldán è un faccendiere spagnolo realmente esistito, ma il romanzo è ancora una storia di fantapolitica e fantaspionaggio di quelle che l'autore amava.
Quintetto di Buenos Aires - 1997
Un romanzo più lungo, in cinque capitoli, molto avvincente, in cui Vázquez Montalbán annuncia di conoscere gli stereotipi sull'Argentina e poi se ne serve nella maniera giusta, combinandoli con molti altri. Scrive addirittura dei tanghi per Adriana Varela, che compare nel romanzo. Ed emoziona così tanto sui desaparecidos e i suoi carnefici che è costretto quasi a disegnare un lieto fine, prima di riconsegnarsi al cinismo con il controfinale. Tutto in questo romanzo è magniloquente e il lettore desidererebbe restarci a vita, così come Carvalho in Argentina. Decisamente il capolavoro della saga.
Storie di padri e figli - 1987
Altra raccolta di tre episodi, con figli maturi o padri ossessivi. Un racconto era nato da un saggio su un quartiere di Barcellona e si vede. In un altro Carvalho getta lo scompiglio tra veri eroi della stampa rosa nella Costa del Sol.
Assassinio a Prado del Rey - 1987
Il titolo originale comprendeva "altre storie sordide", ma è stato censurato nella traduzione. A Prado del Rey a Madrid c'è la televisione spagnola e Vázquez Montalbán si diverte a parodiare l'ambiente televisivo e tutta Madrid. Si vendica anche di una serie televisiva di Carvalho di cui evidentemente non  è stato contento, facendone parlare male uno scrittore suo alter ego inserito in una triade in cui c'era anche una parodia di Garcia Marquez e un terzo che non si riconosce (chi l'ha riconosciuto per favore me lo segnali nei commenti).
Il premio - 1996
Altra opera monumentale, con un intreccio che dura 24 ore e vari flashback, moltissimi personaggi, addirittura tre alter ego dell'autore: Carvalho, Sanchez Bolìn e il vincitore del premio. Vázquez Montalbán fa i conti con i premi letterari, la scena e l'industria letteraria di Spagna, la città di Madrid e i presonaggi dell'assassinio al comitato centrale che aveva voglia di far rivivere. Purtroppo i riferimenti e le parodie non sono coglibili dai non spagnoli.
Millennio I: Pepe Carvalho sulla via di Kabul - 2004
Prima parte del dittico finale uscito postumo, anche se questa prima parte non era probabilmente nata per essere pubblicata postuma. L'assassinio con cui finisce L'uomo della mia vita è il pretesto per scappare da Barcellona e iniziare un viaggio attorno al mondo (in 80 giorni) con Biscuter come Sancho Panza e i nomi flaubertiani di Bouvard e Pecuchet. Italia, Grecia, Egitto, Israele, Libano, Asia ex sovietica, Afganistan, India, fino a Bangkok, dove il romanzo (non) finisce, turismo inframezzato da una storia di spionaggio e di guerra. Le impressioni iperciniche di Carvalho sui posti visitati sono probabilmente quelle molto eccentriche di Vázquez Montalbán. A cui possiamo perdonare di aver mandato Carvalho a mangiare al Bolognese e da Gigetto a Roma e di avergli fatto saltare Bukhara per poi rimanere deluso a Samarcanda. Perché queste pagine fanno venire voglia di prendere lo stesso itinerario.
Millennio II: l'addio - 2004
Seconda parte del dittico finale: in originale si chiama "en las antipodas" e nonostante il titolo italiano non ha un epilogo che chiude la saga: probabilmente se l'autore non fosse morto ci sarebbero stata una continuazione. Il viaggio riprende da Bangkok attraverso Indonesia, Australia, Sud America e Africa, fino a un finale un po' strano in cui Biscuter si affranca da un Carvalho sempre più stanco. Viene sempre voglia di partire per i luoghi descritti, anche se è divertente ma straniante  confrontare le proprie impressioni  con quelle anticonformiste-disilluse di Carvalho/Vázquez Montalbán. In mezzo, intrighi spionistici, incontri con vecchi personaggi e innamoramenti geografici per la penisola Valdès, la Terra del Fuoco o Djenné in Mali.
La fedele traduttrice Hado Lyria, di cui abbiamo trovato lo stile sempre puntuale ma sconfinante un po' nel pedante, finisce in bellezza traducendo (a Buenos Aires) con "panzerotti caldi" quello che dovevano essere "empanadas".
La bella di Buenos Aires - 1997
Rimasto inspiegabilmente inedito in Italia fino al 2013, con un titolo che traduce malamente "la muchacha que pudo ser Emmanuelle", è un caso interessante e godibile che tra l'altro chiarisce molti punti narrativi che erano rimasti oscuri: ad esempio l'avvicendamento tra Contreras e Lifante a commissario nemico di Carvalho e l'inizio dell'emancipazione di Biscuter. Vázquez Montalbán qui comincia a prendere confidenza con la storia e il costume argentino, il tango e i desaparecidos, prima di far partire Carvalho per il monumentale quintetto.


A un certo punto, finiti i romanzi con Pepe Carvalho, ho cominciato con la produzione restante di Vázquez Montalbán.

Gli allegri ragazzi di Atzavara - 1987
Opera, come quasi sempre con Vázquez Montalbán sospetta di autobiografia, su un gruppo di persone che si riuniscono in vacanza in una località immaginaria, in una irripetibile estate del 1974 che vedeva l'agonia di Franco e del franchismo. Gli stessi avvenimenti visti con l'occhio di quattro dei personaggi, tra cui uno scrittore mediocre e tronfio, alter ego in negativo dell'autore. I diversi punti di vista sono accentuati da differenze di censo, istruzione o orientamenti sessuali. Tanto che alla fine si rimpiange di non avere i punti di vista degli altri personaggi.
Lo strangolatore - 1994
Uno strangolatore seriale, in una Boston che è invece Barcellona, narra in prima persona i suoi delitti e le sue ossessioni, con un'infinità di digressioni e citazioni. Se Carvalho bruciava i libri, lo strangolatore può metaforicamente far fuori i suoi autori, mentre racconta come ha ucciso, nella finzione letteraria, famiglia, amici e conoscenti. L'opera, in due parti, da giovane e da vecchio, smette presto di appassionare, e subito dopo comincia la tentazione di saltare direttamente alla postfazione di Hado Lyria, che prova a chiarire una parte dell'indigesto groviglio di suggestioni.

08 agosto 2013

Gli italiani secondo Andreoli

Un articolo estivo ma, come capita raramente, interessante.
Lo psichiatra Andreoli definisce gli italiani con quattro caratteristiche che conosce bene professionalmente: esibizionismo, individualismo spietato, mania della recita e del protagonismo, fatalismo. Ineccepibile.

01 agosto 2013

Classificazione degli utenti facebook

Da una pluriennale osservazione di quel grande campionario del genere umano che è facebook, ho classificato i profili nelle seguenti tipologie.
Quasi nessuno appartiene esclusivamente a una tipologia, anzi il caso più comune è fare parte di molte categorie a seconda del momento.

  • show-off *
  • autopromozionali
  • politici
  • lovesick **
  • minimal-quotidiani
  • ripetitori
  • silenti

* suona meglio di esibizionisti
** suona meglio di cuori infranti



Per chi volesse approfondire l'argomento, ecco una parziale ma piacevole lettura.

UPDATE 2016: E una piacevole immagine  (credits Rachele di Granchio).

10 luglio 2013

L'italiano neostandard o italiano dell'uso medio

Sembra proprio che ricordarsi le regole di grammatica e sforzarsi di applicarle sia solo una perdita di tempo.
A quanto pare, le grammatiche tradizionali si limitano a descrivere le regole del cosiddetto italiano standard, che il linguista Luca Serianni in Prima lezione di grammatica identifica come “codificazione grammaticale della tradizione letteraria”. L’italiano standard però è usato da una percentuale molto bassa di parlanti in situazioni formali, quasi esclusivamente scritte, mentre la maggior parte delle persone colte e mediamente colte privilegia la varietà linguistica conosciuta come italiano neo-standard o italiano dell’uso medio, caratterizzata da fenomeni di ristrutturazione e ristandardizzazione.

Serianni introduce quindi l’idea di norma linguistica interiorizzata, cioè la norma che “è andata stratificandosi non tanto sulla base della propria esperienza di parlante, quanto sull’immagine di lingua che si è formata soprattutto negli anni di scuola” e sottolinea che “molto frequente è un atteggiamento iper-razionalistico, fondato sull’idea che la lingua sia un monolite nel quale si possa sempre tracciare il confine giusto-sbagliato sul fondamento di un’astratta immagine della norma, sottratta alla variabilità degli usi concreti”.

O addirittura, aggiungerei io, che la grammatica sia un retaggio di quando eravamo bambinetti delle elementari e tutto ci sembrava lineare, e il maestro infallibile.

Cercando su internet l'italiano neostandard ho trovato questo.

Secondo questa tesina, fanno parte del neostandard forme ormai consuete (lui o loro al posto di egli o essi), forme poco popolari ma considerate corrette (quant'altro al posto di eccetera) ma anche "il mancato accordo del verbo con soggetti posposti" (ad esempio: "ci vorrebbe dei politici più attenti alle esigenze del paese") che secondo me chiunque considera ancora un errore.

L'argomento mi affascina ma non mi convince. Sebbene sia consapevole che l'italiano corretto non sia altro che l'evoluzione del latino sbagliato.

09 giugno 2013

L'ultimo giorno del peggior sindaco di Roma

Alemanno è stato un mediocre politico e un pessimo sindaco. Sindaco lo è diventato quasi involontariamente a seguito di una operazione tafazziana del centro-sinistra, in particolare di Walter Veltroni.
Che lo possa diventare di nuovo per altri cinque anni è francamente contrario anche alle leggi del calcolo della probabilità.
Domani alle tre uscirà dall'attualità per entrare in qualche modo nella storia. Le sue figuracce, dalla gestione delle nevicate alla statua di Woitila, dal palazzo dato a casa pound alle varie crociate fuori tempo massimo, saranno un ricordo a cui Roma guarderà con pena e con sollievo insieme.

22 maggio 2013

Un'altra storiella senza stile

A Dublino, molti anni fa andai al concerto dei Wolfe Tones, vecchie glorie del folk irlandese, in un pub.
L’entrata costava sei sterline e aveva già messo in crisi le mie modeste finanze: avrei potuto permettermi solo una consumazione per tutta la sera. Per amore delle novità, invece di ordinare una birra alla spina, ordinai una Ty Nant: il nome mi ispirava e a giudicare dal prezzo, di poco superiore a quello di una pinta di birra, doveva trattarsi una birra pregiata o un’altra bevanda particolare da assaggiare.
L’aspetto esteriore era molto invitante, quanto al gusto, l’incredulità lasciò il posto alla delusione: capii di avere ordinato una piccola e carissima bottiglia d’acqua.
Mai bottiglia d’acqua fu centellinata così: la gustai a piccoli sorsi guardando con invidia le Guinness e le Harp degli altri.
Per consolarmi portai a casa la bottiglia, che poi è stata per anni in bella mostra sulla mia scrivania da studente.

01 maggio 2013

primo maggio

“Negli ultimi vent’anni la mia vita si è completamente identificata con il movimento operaio americano di cui sono parte attiva. Secondo le ultime statistiche, ci sono negli Stati Uniti 16.200.000 operai. Sono questi che con il loro lavoro creano tutta la ricchezza del paese. Come operaio ho condiviso quelle che mi appaiono le giuste rivendicazioni della classe operaia. Ho difeso il suo diritto alla libertà, il suo diritto di disporre del proprio lavoro e dei suoi frutti. Sono tra quelli che considerano sbagliato, nei miei confronti e del mio prossimo, e ingiusto verso i miei compagni, che io, schiavo salariato, riesca a fuggire dalla mia condizione diventando a mia volta un padrone e un proprietario di schiavi. Non voglio farlo; non voglio essere né l’uno né l’altro. Se nella mia vita avessi scelto un’altra strada, oggi potrei passeggiare nei viali della città di Chicago. Ma ho scelto la mia strada, e oggi sto qui sul patibolo. Questo è il mio delitto. Sono stato infedele e traditore verso le infamie dell’odierna società capitalistica. Se per voi questo è un delitto, confesso di essere colpevole.” 

Dal discorso pronunciato dal militante sindacale Albert Parsons, 39 anni, sposato con Lucia Gonzales (anche lei militante sindacale) e padre di 2 figli, prima di essere impiccato l’11 novembre 1887 per i fatti di piazza Haymarket, a Chicago, che seguirono il primo sciopero generale nazionale degli Stati Uniti, il 1° maggio del 1886.
Ad Albert Parsons (e agli altri 11 martiri di Chicago condannati a morte con lui, e alle centinaia di migliaia di scioperanti in lotta quel giorno per le 8 ore di lavoro) si deve il primo “1° maggio” del mondo, che dal 1889 il movimento operaio internazionale decise di celebrare ogni anno come giornata di lotta dei lavoratori (e non degli industriali) di tutti i paesi.

20 aprile 2013

una sorianata


Il campo da calcio del mio paese si trovava sopra l’abitato, in zona calvario.
D’estate era terra di conquista di bambini di tutte le età, grazie ai buchi della rete di recinzione.
Nel mezzo di un lungo pomeriggio sotto il sole battente, le due squadre avevano deciso di terminare una partita interminabile, il cui risultato era controverso ma secondo molti era 18 a 13.
Qualcuno propone di fare una seconda partita. Io accetto entusiasta, ma naturalmente non c’è acqua corrente nei dintorni del campo. I più grandi resistono senza bere, qualcuno propone di bere da una pozzanghera, io ho un’idea geniale: correre a bere in paese e tornare.
Nella strada in discesa mi sembra di volare. Arrivo alla fontanella, non di quelle con l’odioso bottone ma con la rotella, in cui non si deve spingere ma ci si può concentrare a bere. E l’acqua è tanta ed è fresca!
Torno indietro in fretta ma al piccolo trotto (stavolta è salita), ma già prima di arrivare urla concitate e un pallone che vola mi fanno capire che sono arrivato troppo tardi: la partita è già cominciata.
L’ultima speranza è contare i giocatori, se sono dispari forse mi faranno entrare. Li conto due volte e sono sempre 26.
Guardo per l’ultima volta la nuvola di polvere che alzano i ragazzi, do un calcio alla rete e vado a casa, tentando di bloccare le lacrime.

04 aprile 2013

Bergoglio e Monti

L'entusiasmo esagerato e unanime sulle prime azioni del nuovo papa mi ricorda quello per l'insediamento del governo Monti, poco più di un anno fa.
Ma è superfluo augurare a Bergoglio di non fare la fine di Monti.
Entrambi sono stati messi al potere da una ristretta cerchia di gerontocrati, ma Francesco non sarà mai esposto al rischio della verifica di un'elezione a suffragio universale.

13 marzo 2013

e chi se ne frega

Il mio interesse molto basso riguardo all'elezione del papa, si è completamente annullato quando ho letto sul manifesto che, contrariamente ai conclavi del 1978, una  corrente di cardinali progressisti non esiste, dal momento che i cardinali attuali sono stati nominati tutti da Woityla e Ratzinger.
Eleggano chi gli pare e facciano presto.

25 febbraio 2013

Elezioni

In fondo che cosa mi aspettavo?
Io le elezioni le ho perse tutte.

1994

Oggi ci sarà lo spoglio delle elezioni.
E' da mesi che mi riprometto di scrivere che queste elezioni mi ricordano quelle del 1994.
Un vecchio ras arrivato al lancio delle monetine, reali o metaforiche, un partito erede del Pci troppo sicuro di aver vinto, un governo uscente "d'emergenza", amato dai giornali ma non dalle persone e un partito uscito dal nulla, che avrebbe raccolto i voti della gente che votava sempre il partito sbagliato.
Quest'ultimo partito mi sembrava mancasse, fino a qualche settimana fa. Ora è arrivato.
Se andrà come allora, ci aspettano altri 20 anni tristi.

24 febbraio 2013

Grilli

Sentire dal vivo dalla finestra di casa mia le urla di Beppe Grillo e quelle del suo pubblico da San Giovanni mi ha fatto pensare alle scene di "una giornata particolare" del comizio di Mussolini.
Ma non vedo le analogie che vedono in molti tra il fenomeno Grillo e il fascismo. Tra l'altro lo stesso popolo che ha trasferito in questi fenomeni egoismo e intolleranza propri, ha votato molte altre volte, delegando egoismo e intolleranza verso partiti con patente di democrazia più presentabile.

23 novembre 2012

Credo che di Renzi non se ne sentirà più parlare dopo domenica

Ma ancora oggi se ne parla molto.

Gli dedico quindi questo noto aforisma attribuito a Pietro Nenni:
"chi non è rivoluzionario a vent'anni, a quaranta sarà confidente della questura".
Pensando ai suoi brillanti trascorsi di gioventù.


27 settembre 2012

New entry nelle citazioni inventate

Il fatto che mi basti poco per essere felice non significa che mi accontenti delle briciole. Altrimenti sarei un criceto. ~ 
Italo Calvino

 Copia-incollata o retwittata ovunque.
E chiaramente falsa, come chiunque abbia letto anche una sola pagina di Calvino può accorgersi.

14 marzo 2012

gocce di senno

...che non valeva la pena disperdere nel mare di facebook.
Su NO TAV (in attesa di scrivere qualcosa di più articolato):

E' che questi montanari, lottando per non far bucare la loro valle, stanno impedendo anche lo sperpero di denaro pubblico (anche nostro) per un'opera piuttosto inutile che arricchirebbe varie cricche.
Se altri montanari, ad esempio, avessero impedito la costruzione della diga del Vajont, ci sarebbe stato un disastro in meno.
Ma senza usare un esempio così tragico, pensiamo all'ampiamento dell'aeroporto di Malpensa (dieci anni fa): impatto ecologico minimo (delle lingue di cemento per piste e parcheggi e fabbricati bassi) ma opera assolutamente inutile che oltre a buttare soldi pubblici ha contribuito massicciamente al tracollo di alitalia.
Insomma un'opera si può contestare anche se non rischia di causare tumori.
Quanto a bloccare l'autostrada, beh, una protesta deve dare disagio, una protesta che non dà disagio non esiste.

Sull'obiezione che "se non sono un esperto mi astengo da avere un'opinione", secondo me è una trappola.
Prendiamo la questione di radio vaticana, sotto le cui antenne sembra che ci siano tassi decuplicati di leucemie infantili.
Esistono studi di scenziati qualificati (considerate valide da tribunali italiani) che dicono che quelle antenne non fanno male.
Eppure indipendentemente dall'esistenza di questi studi io continuo ad avere l'opinione tutta politica che le antenne vaticane non dovrebbero neanche starci.


e su governi "amici" e "meno amici":

io non vedo un problema se l'opinione pubblica fosse più progredita del governo in carica.
Ciò accadeva negli anno 60/70 e, con governi orribil-democristiani in carica, arrivavano leggi ottime come statuto dei lavoratori o 180.

Quando ciò non accadeva, ad esempio negli anni 90 anche governi come Prodi o D'alema sfornavano leggi discutibili come Turco- Napolitano (immigrazione) o pacchetto Treu (lavoro).

Se la società italiana se la sente di impegnarsi per cause giuste, può anche indirizzare nella giusta direzione un governo come quello attuale.
La strada opposta, quella del politico carismatico che si tira dietro la società, secondo me funziona meno: guarda che fine hanno fatto Zapatero e (in parte) Obama.

20 febbraio 2012

di trasporti e opere pubbliche

interessanti notizie (o voci) su appalti e lavori pubblici:
- l'incendio alla stazione tiburtina è avvenuto perché i lavori erano in ritardo e si rischiava di pagare penali. I pompieri sono arrivati 45 minuti dopo. (fonte: passeggero a fianco su treno - zeppo - di FR1)
- il conto alla rovescia sulla fine dei lavori di Piazza Cavour è stato sospeso dall'assessore perché i lavori non sarebbero finiti in tempo. (fonte: stampa locale)
- la soppressione del treno notturno Venezia - Budapest causato dalle condizioni capestro richieste da Trenitalia è stata comunicata (con scuse delle autorità) dal TG nazionale ungherese e croato;
- piuttosto che un'opera inutile come la TAV Torino - Lione, si potrebbe finanziare un potenziamento di trasporti pubblici locali con un incremento dei mezzi (intanto Marchionne chiude l'unica fabbrica italiana di autobus urbani, la Irisbus) e autisti.

Devo ammettere che l'economia di mercato ha funzionamenti un po' imprevedibili. Forse investimenti per il miglioramento dei trasporti pubblici migliorerebbero la vita degli italiani, ma non l'economia del paese. Per l'economia del paese (o i suoi indicatori più comunemente usati) ha risultati migliori un'opera perfettamente inutile, da accantonare subito dopo la realizzazione.

19 gennaio 2012

Crociere

Il naufragio della Costa Concordia, con le telefonate sketch, le analisi sociologiche su quanti Schettino e quanti De Falco esistono in Italia, si soffermano su un caso eccezionale.
Il buon Miguel Martinez ha l'ottima idea di partire dal caso eccezionale, il naufragio, per analizzare il caso normale, cioè le crociere che arrivano liscie a destinazione, cioè al punto di partenza.

09 dicembre 2011

Le tre piaghe dell'Italia

L'entusiasmo per il governo Monti sembra finalmente attenuarsi. Del resto è un governo che deve semplicemente mettere in pratica la lettera della BCE recapitata ad agosto all'ignavo Berlusconi.
Non sarà neanche Monti quindi ad attaccare le seguenti tre piaghe dell'Italia:

1) I privilegi della chiesa cattolica, come sconti sull'ICI e otto per mille.
Sembra (ma sono stime) che il 20% degli immobili in Italia appartengano a qualche emanazione della chiesa cattolica e la quota aumenta (almeno 10 mila testamenti all'anno in favore della chiesa).

2) Le spese militari in costante aumento.

3) L'evasione fiscale (nei fatti, almeno, e non a parole).

08 dicembre 2011

Crisi degli alloggi e case sfitte





Iniziativa un po' situazionista per monitorare le case sfitte a Roma (qui siamo a via l'Aquila).
Intanto il prezzo delle case non scende e l'indice di Gini sale.




02 dicembre 2011

senza parole

Provate a leggere. Esiste anche gente così, a quanto pare. E non parlo del video sui cani.

28 novembre 2011

diritti e rovesci

Ogni volta che, in un sito o blog, vedo una frase del genere:
"Alcune immagini ed informazioni riportate nel sito sono state acquisite da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione delle predette, potranno segnalarmi tale circostanza via mail e provvederò prontamente alla rimozione delle immagini, delle informazioni e dei dati segnalati."
Un'altra variante contiene "qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore"

mi verrebbe da fregargli un articolo e pubblicarlo qui, tanto è preso su internet quindi "valutato" (o "considerato" o "ritenuto") di pubblico dominio. Se quello che lo ha scritto dovesse mai capitare qui e si dovesse "eventualmente" incazzare (ce n'è di gente strana in giro) basterà scrivermi una mail e lo cancellerò. Prontamente!

Beppe Severgnini: istruzioni per l'uso

Se dovesse interessarvi il libro "manuale del perfetto turista" di Beppe Severgnini (che compendia "italiani con valigia" del 1992 e "manuale dell'imperfetto viaggiatore" del 2000, più qualche centinaio di pagine di bonus chiacchiere), essendoci già passato, posso dare qualche consiglio.
Se dovete ancora comprarvelo o procurarvelo, non fatelo, non vale la pena o la spesa.
Se lo avete già fatto, seguite la tattica seguente.
1) Saltate tutte le parti che riguardano i paesi del socialismo reale, quindi Europa dell'est, Russia, Cina, Vietnam, per non sorbirvi una cantilena su come era brutto il socialismo reale, che già probabilmente veniva a noia nel 1992, figurarsi nel 2011 (avverto che purtroppo la ripetitiva tirata anti-comunista di Severgnini può irrompere anche in un capitolo su Helsinki o su Cento, provincia di Ferrara).
2) Saltate tutte le parti che riguardano il sud Italia, è tutto un ricorrere di palazzi abusivi non finiti, cattiva gestione, persone disoneste e scortesi.
3) Altri due temi martellanti sono lo stato oppressore con tasse e burocrazia e gli immigrati (appena arrivati, quindi trattati con una cortese ipocrisia, che sparirà rapidamente negli anni successivi) ma questi sono sparsi con uniformità nel testo e non posso dare istruzioni su come saltarli.

Leggere il resto. In pratica restano gli Stati Uniti (se non vi infastidisce l'adorazione acritica), l'Australia e qualche città dell'Europa occidentale.
Leggerete una serie di storielle spiritose sugli italiani turisti all'estero, che strillano, parlano al cellulare e fregano le saponette negli hotel. Certe volte la battuta riesce così male che l'autore deve spiegarla, come quella dell'Amleto della Mancia "raffinata combinazione tra Shakespeare e Cervantes" (sic) sugli italiani che non sanno se lasciare la mancia al ristorante, in altre l'autore non sembra avere grande stima della cultura media dei suoi lettori, come quando cita Gregory Corso e poi aggiunge l'inciso "che non era un calciatore dell'inter ma un poeta americano" (sic).

In effetti la cosa davvero interessante di questo libro è che permette di comprendere da un differente punto di vista l'imbarbarimento della società italiana negli ultimi vent'anni.

Normalmente quando si parla del degrado della società si citano gli operai che votavano PCI e ora votano lega, oppure i giovani che escono da una scuola sempre più inadeguata.
Con Severgnini si ha una voce di certa borghesia moderata del nord Italia (scriveva per "il Giornale", ancora quello di Montanelli e non la versione "per male" da Feltri in poi) che magari non era democristiana nè leghista, ma a bassa voce esprimeva idee come l'odio verso meridionali e immigrati o lo stato oppressore che poi avrebbe gridato negli anni successivi con fierezza nello sdoganato polo berlusconian-bossiano.

Tornando al libro si può recuperare, gratta gratta, una buona sentenza: "Non esistono [...] luoghi noiosi. Esistono solo viaggiatori impreparati" e un consiglio su un libro "Life's little instruction book" (un concentrato di buonismo e un manuale di istruzioni su qualunque cosa come solo agli americani viene in mente di scrivere), che tra l'altro si trova in pdf su internet. Se non mi piacerà ne scriverò male sul blog.

Qualcuno, arrivato a questo punto, potrebbe chiedermi perchè l'abbia letto. Ho due risposte complementari: la prima è "mi sono sbagliato". La seconda, tenendo presente che volevo un libro leggero, da tenere sul davanzale del bagno, è che questo libro, per un buon 40%, svolge bene questo ruolo,  un po' come un'acqua minerale imbottigliata che sa un po' di plastica; ha un cattivo sapore ma va giù lo stesso.

Anni fa Pippo Russo, per aver dato dell'"emerito c..." a Severgnini, venne cacciato dal manifesto dal manierato direttore Barenghi (poi riaccasatosi felicemente alla Stampa di Torino). Una decisione piuttosto precipitosa, direi.

12 novembre 2011

non c'è molto da esultare

“In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che .può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.”
Mario Monti, Corriere della Sera, 2 gennaio 2011

20 settembre 2011

due siti per lo streaming del mondiale di rugby

http://www.hqfooty.com/channel2.html
http://www.firstrowsports.tv/sport/rugby.html?game=rugby,
a quanto pare
funzionano che è una meraviglia, vanno come una spada, non si impallano e c'è pure l'HD.
Buon divertimento.

04 agosto 2011

Bozza per un elenco di ecomostri in Calabria

Fiuzzi a Praia a Mare,
l’Aviosuperfice di Scalea,
il cosiddetto Alveare di Copanello,
il cemento da spiaggia della Palafitta di Falerna,
le 700 ville delle ’ndrine nell’Area Marina protetta di Capo Rizzuto.
Più a nord, a Capo Colonna, c’è la deturpazione dell’omonimo Parco archeologico con ben 40 manufatti abusivi.
(thanks to Silvio Messinetti e Manifesto)

Per Scalea un buon punto di partenza è questo.
Anzi, Scirocco di Francesco Cirillo è tutto da leggere.

01 agosto 2011

casomai dovessi dimenticarmene

"Questo e' il bello dell'anarchia di Internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza."
Umberto Eco

Sta(va) proprio dicendo che non contiamo un cazzo.

25 luglio 2011

Terrorismi

A margine della atrocità insensata che è avvenuta in Norvegia, una cosa che mi ha colpito è l'automatismo per cui nelle prime ore il colpevole dovesse essere un integralista islamico.
Come se in Italia non avessimo avuto bombe nelle stazioni e nei treni. E, in molti casi, neanche un colpevole.

20 luglio 2011

nel decennale di Genova 2001

«Nessun assedio era in corso, perché non
si poteva assediare un potere che era
ovunque e la cui principale manifestazione
erano flussi di elettroni in
continuo transito di borsa valori in
borsa valori. Stavamo scambiando le
cerimonie formali del potere per il
potere stesso»
(Wu Ming)

20 giugno 2011

I tre tipi di spreco più dannosi per il pianeta

"[...] nel nostro inseguimento di Pil, oggi non produciamo solo ciò che è, o può essere, utile; ma produciamo enormi quantitativi di cose inutili, quando non decisamente dannose. Merci deliberatamente destinate a durare poco, e ad essere sostituite il più spesso possibile: è un fatto che già negli anni Novanta André Gorz sottolineava, criticando l'iperproduttivismo imperante, che lui riteneva responsabile anche del crescente squilibrio finanziario. Merci durevoli significherebbero un forte risparmio di energia e di altre materie prime, oltre a una notevole riduzione di rifiuti. Lo stesso vale per la smisurata produzione di contenitori di solito destinati a un uso che va dal supermercato alla discarica. Ma forse lo spreco più dannoso, è l'eccesso di riscaldamento e di refrigerazione degli interni: pensi che risparmio, se d'inverno non si superassero i 20-22 gradi, e d'estate si stesse entro i 27-28°. In tutto il mondo."
(Carla Ravaioli)

Ricapitolando:
1) merci non durevoli
2) involucri e contenitori monouso
3) riscaldamento e refrigerazione degli interni

E un altro pezzo dello stesso articolo:
"vietare la plastica nei supermercati, non risolverebbe, ma se ad esempio il divieto fosse di produzione, prima che di uso, e si riferisse non solo ai contenitori dei supermercati, ma a tutto quanto oggi, nel mondo, è "fatto" di plastica , a qualcosa servirebbe. Posso limitarmi a citare a mo' d'esempio l'usa-e-getta (piatti, bicchieri, bottiglie, vasetti, ecc.); o anche oggetti destinati a prestazioni più durature (vedi tavoli e sedie di bar, caffè, tavole calde, gelaterie, ecc., anch'essi ormai in tutto il mondo - eccettuati locali superlusso - tutti di plastica)"

16 giugno 2011

vittoria ai referendum

Non ricordo una vittoria così bella dai tempi del referendum sulla preferenza unica.
O forse le amministrative del '93.
O forse le politiche del '96.

Speriamo che stavolta non si trasformi in una delusione.

21 dicembre 2010

questa gliel'hanno scritta bene

...al caro Nichi, sempre se restiamo sullo slogan pubblicitario:
'Berlusconi aveva promesso le tre "i" (inglese, impresa, informatica) e ha realizzato le tre "p" (paura, povertà, precarietà). Potrei mettere una quarta "p" ma in Italia si preferisce dire escort'.

03 luglio 2010

Napoletango

Visto lo spettacolo il 19 giugno a Napoli.
A dispetto del titolo, di tango ce n’è poco, se si esclude la cumparsita scolastica dei due ballerini/maestri argentini.
Ci sono invece interminabili sequenze di musica ritmica, il trash anni 80 di "una estate al mare" (sì, Giuni Russo), le solite incursioni in platea a ballare col pubblico, il modesto controfinale a "sorpresa".
Bravi, e volenterosi, gli attori, bravo l'agente a piazzare questo spettacolo in piazze come Città della Pieve e Catanzaro e bravo anche Sepe, per essersi profuso, dal suo palchetto riservato, in applausi forti e convinti come nessun altro spettatore del San Carlo si è sentito di fare.

Altre recensioni e opinioni su Napoletango:
Il Mattino
Teatro.org
Teatro e Critica
Gazzetta del Sud
Paneacqua (Bari)
Quotidiano di Bari

Scrupolose (e taglienti) recensioni sulla micro tournèe internazionale a Londra:
Scott Matthewman l'autore del geniale Napoletango? Napoletandon’t.
The Stage
Official London Theatre
Indie London
Broadway Box
backstage pass
entertainment focus

25 ottobre 2008

appunti per un decalogo illustrato per il consumatore etico e ambientalista

1)Utilizzate confezioni grandi che, a parità di prodotto, riducono la quantità di imballaggi e quindi di rifiuti. Per renderlo portatile eventualmente travasatelo.


2)In ufficio cercare di evitare il junk food, incredibilmente caro, che produce una quantità enorme di imballi e che contiente ingredienti come olio di palma, xilitolo o latte in polvere, che non mettereste mai spontaneamente nel caffè o nell'insalata.

Per l'acqua, se esistono le condizioni qualitative minime, combattete le lobby delle acque e della plastica e bevete acqua migliore riempiendo in bagno.


3) Scegliere ristoratori con prezzi corretti, che non evadano le tasse e con idee politiche apprezzabili.



Per ora sono arrivato a tre, si accettano suggerimenti per la continuazione.

08 ottobre 2008

minime 2

«No. Sono convinto che nessuno abbia bisogno di sentire un'altra opinione. Il mondo è pieno di opinioni, tutti quanti hanno il loro cazzo di opinioni, e per di più si ostinano a fartele conoscere. Possibile che nessuno si sia accorto che le opinioni degli altri non importano un cazzo a nessuno? Anche le opinioni personali che ha ciascuno di noi. Mi pare che la mia opinione abbia un valore soltanto se me la tengo per me, o al massimo per i miei amici. Una volta, soltanto i saggi dichiaravano le loro opinioni, e adesso? Ho sentito dire un casino di volte "ho il diritto di esprimere la mia opinione", e invece no, te la tieni per te. Mi sono rotto le palle delle opinioni e dei giornali. Adesso basta, avere un'opinione dovrebbe essere un fatto eccezionale, un qualcosa di studiato, pensato, meditato (...)».
(David Trueba, "Quattro amici")

Qualche anno fa questo frammento mi era piaciuto, tanto da ricopiarmelo. Poi però devo aver cambiato idea, altrimenti non avrei questo blog (e l'altro).

28 settembre 2008

periodi


In questo periodo mi sento un po' come Superciuk in questa immagine. Ma passerà presto. Spero.

14 settembre 2008

Yanquis de mierda, váyanse al carajo cien veces

Il vecchio Chavez ha messo a segno un altro colpo nella lotta per la liberazione dell'America Latina dalla letale influenza degli Stati Uniti e dei loro organismi internazionali. La cacciata dell'ambasciatore la aveva fatta anche Evo Morales (tra l'altro quello in Bolivia aveva un curriculum migliore nella istigazione di secessioni strumentali, con un brillante successo in Kosovo), ma la frase ad effetto, che nell'ormai ex cortile di casa ha un enorme valore simbolico, è tutta opera di Hugo.
In Italia si parla poco e male della liberazione in atto in America Latina (i paesi in prima fila sono ancora aumentati, con l'aggiunta del Paraguay e anche quelli più moderati, come Argentina e Brasile, prendono coraggio), se ne enfatizzano le contraddizioni, sia per cercare di neutralizzare l'effetto di esempio, sia perché nel gruppo degli sfruttatori internazionali ci sono anche aziende italiane, come la Telecom in Bolivia.
Se ne è parlato a una proiezione del bel documentario di Fulvio Grimaldi "l'asse del bene", girato in vari paesi dell'America latina, con tappe tra i forajidos, "quelli che scacciano tutti", dell'Ecuador o a Cochabamba della rivolta per l'acqua e del grandioso "me cago en la propriedad privada". Secondo Grimaldi l'Italia di oggi, con questo misto di smarrimento, assuefazione e rassegnazione, assomiglia all'Argentina di fine secolo scorso. Dopo la dittatura dei militari, dal 1976 al 1983, c'è stato un lungo periodo di dominio delle oligarchie con l'applicazione del neoliberismo friedmaniano, con la consueta ricetta di privatizzazioni, smantellamento dello stato sociale e depauperamento della popolazione a beneficio di pochi. Improvvisamente, a fine 2001, l'Argentina si è risvegliata, con i popolo dei cacerolazos, centinaia di migliaia di persone che ha detto di no alla svendita del paese, riprendendosi le piazze e poi il paese. Ma questo risveglio, sia pure improvviso, è stato preparato da piccoli focolai di resistenza, di lotta o di cultura: proiezioni, letture di poesie, occupazioni o blocchi stradali. Tutto ciò ha preparato quel paese al risveglio.
L'Italia, secondo Grimaldi, è nella fase antecedente al risveglio, ma deve cominciarsi a preparare alla nuova fase.
La militarizzazione del paese, le minacce di nuove Bolzaneto o Chiaiano in caso di proteste, leggi liberticide o operazioni finanziarie ai danni della popolazione, sono cose che l'America Latina ha già affrontato ed è riuscita a battere. L'Italia deve provarci.

12 settembre 2008

minime

Un candidato della coalizione di sinistra arrivò al villaggio di San Ignacio, in Honduras, durante la campagna elettorale del 1997. L'oratore salì sulla scala che fungeva da palco e di fronte allo scarso pubblico proclamò che la sinistra non corrompe il popolo, non vende favori in cambio di voti. Noi non diamo cibo - aggiunse - noi non diamo lavoro, noi non diamo denaro. E cazzo date allora? Domandò un ubriacone, che si era appena svegliato dalla siesta sotto un albero della piazza.

(Edoardo Galeano)

03 settembre 2008

L'eredità del cemento

La mostra "L'eredità del cemento - Quartiere radioattivo" dell'istituto polacco è stata presentata dalla stampa come se il vero tema fosse la condanna del socialismo reale. Ad esempio secondo un comunicato era "sul tema degli orrori edilizi delle unità abitative che costituiscono lo scenario metropolitano di tanta parte della Polonia uscita dal totalitarismo".
Probabilmente ci sarei andato lo stesso, poiché sono un grande appassionato dell'architettura a blocchi. E' un tipo di architettura molto diffusa nei paesi socialisti, ma non solo (la denominazione precisa sarebbe "edificio a pannelli prefabbricati", ma in Polonia sono chiamati familiarmente "blok" e userò "blocchi" o "architettura a blocchi" per il resto del post).
A Roma, ad esempio, ci sono state varie realizzazioni di questo tipo e anche qui c'è la facile corrispondenza tra architettura a blocchi e degrado. Eppure ad esempio il progetto di Pietro Barucci dei ponti di Laurentino 38 era ragguardevole, con la strada resa veloce per le automobili perché liberata da pedoni, e i ponti, pensati, oltre che per l'attraversamento stradale, per essere area pedonale su due livelli, con negozi al livello inferiore e servizi a quello superiore.
Ma servizi e negozi non furono mai realizzati e i locali vuoti furono occupati da altri senza casa. Il degrado sociale arrivò presto, seguito da quello strutturale. Così pochi anni fa è stato demolito uno dei ponti, da parte della giunta di Veltroni, che prendeva le distanze dal progetto e dalle giunte rosse degli anni '70, con la destra che applaudiva.

L'architettura a blocchi si ispira a Le Corbusier e alla sua idea di produzione standardizzata, basata su un modulo replicabile all'infinito.
Le idee di Le Corbusier trovarono terreno fertile nella Polonia del dopoguerra perché le città erano state praticamente rase al suolo, e si erano ripopolate con massicci fenomeni di industrializzazione e urbanizzazione.

I paradigmi modernisti furono però filtrati da specifiche condizioni economiche , sociali e politiche e quindi banalizzati e semplificati. Anche quando si aspirava alla copia conforme, come la Superjednovska di Katowice con l'unité d'habitation di Marsiglia, il risultato fu una specie di fratello povero.
Gli architetti furono estromessi dai progetti in favore dei politici (unica eccezione, che diede luogo a progetti ritenuti tuttora validi, fu quella dell'architetto-politico Halina Skibniewska).
I blocchi furono visti solo come un mezzo che permettesse di risolvere rapidamente il problema della scarsità di case, in maniera facilmente amministrabile centralmente e in modo che lo spazio fosse uguale per tutti.

Negli anni '50, per un breve periodo i polacchi ambivano ad abitare nei blocchi, che costituivano effettivamente un miglioramento delle condizioni abitative.
Più tardi progetti e materiali di costruzione peggiorarono e i servizi sociali inclusi nei progetti non furono realizzati per motivi economici. L'assenza di servizi, sommata ai materiali scadenti, ha portato a un rapido degrado di questi palazzi, principalmente degli interni.
Nei decenni successivi i blocchi erano diventati paesaggio consueto in Polonia.
Negli anni'80, ai tempi della canzone "Quartiere radioattivo" del gruppo punk Brygada Kryzys, che dà il titolo alla mostra, e della legge marziale, i blocchi erano visti come simbolo di omologazione di un sistema opprimente.
Oggi sono abitati in massima parte da persone che non possono permettersi case migliori.
Mentre in Germania, alcuni palazzi a blocchi sono stati demoliti, dopo essere stati abbandonati dagli abitanti, in Polonia ciò non è successo.
Interventi di riqualificazione sono auspicati, ma finora si sono limitati alla tinteggiatura in colori pastello.

D'altra parte dopo la caduta del comunismo, non si costruirono più blocchi, ma
a parte la presa di distanza ideologica, le nuove costruzioni, con quartieri recintati e ultrasorvegliati, hanno continuato l'opera di distruzione del tessuto sociale della città che è iniziata con i blocchi.

In Polonia circa il 30% delle abitazioni è realizzata a blocchi e dentro ci vivono circa dieci milioni di persone, cioè poco meno del 30% della popolazione.
Se il luogo dove si è cresciuti influenza sempre il lavoro di un artista, ciò è ancora più vero per i blocchi, che aspiravano a modellare in modo programmatico le menti dei suoi abitanti.
Curiosamente gli artisti sembrano affascinati proprio dagli aspetti più detestati dei blocchi: la possibilità di giocare con le forme replicabili, il fascino di una forma monotona e opprimente, la nostalgia per un passato che non c'è più.
Così ad esempio ci sono modelli di palazzi a blocchi realizzati a uncinetto con filo da calzolaio con base costituita da mobili polacchi originali anni '70 (Julita Wojcik), collage di fotografie di frammenti reali di blok che incollate vicine possono dare luogo a immagini di blok che non esistono nella realtà (Nicolas Grospierre), un blok in miniatura costruito a fianco a quello vero, con l'esterno che è copia dell'originale e l'interno che è delle dimensioni di un vero appartamento (Maciej Kurak). E poi il cinema, con blok (1982) di Hieronim Neumann carrellata muta di vita nel blok con la telecamera che invisibile si sposta negli appartamenti e Z mojego okna - Dalla mia finestra (Jozef Robakowski) in cui un videoartista filma la vista dalla sua finestra nel quartiere Manhattan di Lodz nel corso di 21 anni con commenti ironici e amari.

Nella foto, blok ad Almaty, Guantanamo, Tallinn, Ivanovo



31 agosto 2008

Xinjiang

La fulminea notorietà dello Xinjiang durante le olimpiadi mi fa un certo effetto, in quanto lo Xinjiang, di cui si è sempre parlato pochissimo, è l'unica zona della Cina che abbia visitato, nel 2003 in un viaggio in Asia Centrale per strade e confini che avevano visto pochi stranieri e con pochissime infrastrutture (il che era parte del divertimento).
Di fatto è una regione che c'entra poco con il resto della repubblica popolare cinese, in quanto abitata da una popolazione simile a quelle dell'asia centrale al di là del confine, gli uyguri. Uyguristan è il nome con cui gli uyguri chiamano la loro terra, Xinjiang è un nome cinese, significa "nuovi territori di frontiera", mentre Turkestan Orientale sembra usato più per motivi politici. Il capoluogo dello Xinjiang è Urumqi o Urumchi, un classico esempio di quelle che Rem Koolhaas chiama generic city, una città che ha avuto uno sviluppo frenetico di strade larghe e grattacieli. Nonostante qualche segno del precedente aspetto uyguro, popolazione e aspetto sono piuttosto cinesi. Città più autenticamente uygure sono Tulpan (per i cinesi Tulufan) e soprattutto Kashgar (il nome con cui la chiamano i cinesi è Kashi), una delle città più affascinanti del mondo, sebbene il governo cinese porti avanti un programma di "bonifica", ufficialmente per motivi igienici, che prevede la distruzione di parte della città vecchia. Anche il famoso mercato domenicale è stato spostato nella parte moderna della città.
Un altro obiettivo del governo centrale era di far raggiungere ai cinesi han la maggioranza relativa della popolazione allo scopo di delegittimare le aspirazioni di autonomia o indipendenza della regione. Grazie a massicci incentivi alla emigrazione da altre zone della Cina, l'obiettivo è stato raggiunto qualche anno fa.
La lotta degli uyguri non è ovviamente nata con le olimpiadi. Non ho visto segni percettibili di repressione degli uyguri, ma per ovvi problemi linguistici (gli uyguri parlano una loro lingua, totalmente diversa dal cinese ufficiale) la cosa non è significativa. Non stupirebbe che le violazioni delle libertà personali in Cina fossero declinate in versione etnica verso gli uyguri.
La stampa occidentale è solita descrivere gli indipendentisti uyguri come fondamentalisti islamici. Dalla mia esperienza non è sembrato di vedere una pratica religiosa così fondamentalista (ho visto al contrario molte scuole coraniche in paesi ex-sovietici come l'Uzbekistan): decenni di ateismo di stato in qualche modo hanno lasciato il segno. D'altra parte, conoscendo la rapidità con cui il fondamentalismo si propaga, non mi stupirei che le cose fossero cambiate nel frattempo: coltivato a scopi anti-sovietici in afghanistan, non lontano da qui, il fondamentalismo è sfuggito di mano ai suoi primi sfruttatori.
Cinque anni fa il boom economico cinese era già vistoso anche in regioni così periferiche. Era impressionante la differenza degli insediamenti presso il passo di confine dell'Irkeshtam. Dal lato kirghizo la strada era sterrata e il misero villaggio di confine era formato da roulotte arrugginite. Dal lato cinese il villaggio era formato da case in muratura ed era pieno di negozi, la strada era ben asfaltata e ben segnalata. Il capitalismo di stato della repubblica popolare cinese aveva fatto miracoli. I diritti umani possono aspettare.

1 - Panorama di Urumqi



2 - Moschea a Tulpan


3 - Mercato a Kashgar




4 - Mercato a Kashgar


5 - Mercato a Kashgar



6 - Mercato del bestiame a Kashgar





7 - Uyguri


8 - Panorama villaggio di Irkeshtam, Kirghizistan

26 agosto 2008

pasolini (e nanni)


E' successo che il giorno di ferragosto mi sono trovato ad attraversare Spinaceto. Ho visto quindi i palazzi popolari ma decenti, i parcheggi, i viali spaziosi e il verde. E ho anch'io pensato "non è per niente male". Così qualche giorno dopo, dovendo andare ad Ostia a vedere un concerto, ho pensato che potevo toccare un'altro punto dell'itinerario morettiano e andare a vedere il monumento a Pasolini.
Trovare su internet dove si trova il monumento non è facilissimo: via dell'idroscalo, ma non è chiaro a quale altezza. Alla fine mi ha aiutato google earth, o meglio quel servizio di google earth piuttosto fastidioso che si chiama panoramio, che mostra foto degli utenti sopra alle viste dal satellite. C'era un'unica foto del monumento. A questo punto, dovesse servire, le informazioni ce le metto io: se prendete via dell'idroscalo dal centro di Ostia, è poco prima del porto. Se sulla sinistra cominciate a vedere imbarcazioni, dovete tornare poco all'indietro. Oppure potete fare come nel film: arrivare alla fine della strada (poco dopo c'è la foce del Tevere e la strada finisce) e tornare indietro girando in quella che con una certa indulgenza si potrebbe chiamare piazza.
Il monumento non è più nelle condizioni viste in caro diario. E' stato restaurato e adesso è bianco abbagliante; tutta l'area è un'oasi lipu, la stradina per andare al monumento è stata corredata da qualche blocco di marmo e ribattezzata parco letterario. L'area è aperta solo alcune mattine, quindi anch'io ho dovuto vederlo attraverso la recinzione. In realtà la rete è sollevata in modo da permettere di rendere omaggio a Pasolini nel luogo dove fu ucciso anche fuori dagli orari di apertura, ma non l'ho fatto. Mi avevano descritto la zona come degradata ma suggestiva. Mi è sembrata più degradata che suggestiva, con una spiazzo sterrato, una giostra in disuso e un cerchio di case abusive. Sembrava certe zone d'albania, ma l'albania deve essere più che altro un luogo della mente, visto che mi capita di vederla spesso altrove.



Nella seconda foto c'è un altro dei 3 monumenti di ostia dedicati a pasolini, è anche l'unico che si trova in una posizione centrale, a pochi passi dal pontile, in una piazza piena di ristoranti e pizzerie, e grazie questo è uscito indenne dagli atti di vandalismo a cui sono stati sottoposti gli altri.

Nanni, dicevo. E' curioso che fuori Italia, segnatamente in Francia, Moretti sia visto come l'erede di Pasolini. Una volta mi è capitato di vedere un'intervista a Giovanna Marini in bouillon de culture di france 2 (quella che prima si chiamava apostrophes) in cui dopo averle chiesto della sua amicizia con Pasolini, Bernard Pivot commentava "adesso l'eredità di Pasolini è stata raccolta da Nannì Morettì". Certo, quelli lo seguono dai tempi di "Andrea, mangia il budino di papà... quant'è buoooooono" saranno rimasti sorpresi dalla sua dissociazione dalla manifestazione di piazza Navona di luglio, ma soltanto loro: regime dolce, opposizione impalpabile e stampa allineata hanno invece molto apprezzato. Del resto Nanni è impegnato con successo in diverse attività: regista, produttore, gestore di cinema, interprete, direttore della mostra di Torino, monografia a Locarno. E' allora comprensibile che privilegi la vita professionale e artistica rispetto alla vita civile. E, con questa Italia ai minimi termini, una certa tentazione di ripiegamento la sentiamo quasi tutti.

17 agosto 2008

eclipse


Non capita mica tutte le sere di guardare in cielo e di scoprire che c'è un'eclissi di luna in corso.
Per la realizzazione dell'effetto sorpresa ha contribuito la stampa, completamente in vacanza e interessata solo a olimpiadi o esternazioni ferragostane di bossi e papa.
Alla sorpresa si deve anche la scarsa qualità delle foto: avevo dietro solo il cellulare.

13 agosto 2008

san lorenzo



Questo aspira ad essere un post di utilità. Certe volte penso che sia uno spreco scrivere di attualità o di politica, quando ci sono moltissimi che lo fanno, e meglio, mentre chiunque possiede una grande quantità di informazioni o, quanto meno, opinioni che sono inedite su internet. Oppure non si trovano, che è lo stesso.
Ad esempio io posso dare un po' di dritte sul quartiere di San Lorenzo, dove ho vissuto per quasi vent'anni e ho lasciato l'anno scorso per inadeguatezze strutturali della casa e divergenze (affinità nessuna) con il compagno padrone di casa.
Il passaggio da quartiere operaio a sede della movida della città è classico: "al termine degli anni settanta in cui [...] si concentrò un numero di sedi politiche extraparlamentari senza paragoni. Quasi 40 tra collettivi, comitati, redazioni, librerie e cooperative. Ma sappiamo come sono andate le cose nel decennio successivo, il riflusso guidato dai craxiani portò troppi ex operai a cimentarsi come bottegai del divertimento nel futuro luna park notturno."
Questo è Marco Philopat e parla della darsena a Milano, ma calza perfettamente anche a San Lorenzo.
In un libro che ho letto che parlava principalmente del bombardamento, leggevo che una frase comune dei suoi abitanti da cento anni è che San Lorenzo non è più quello di una volta. Una volta letto questo, mi sono sforzato di non pensarlo più, ma in effetti, dei miei tre vicini di pianerottolo, tutti anziani, due coppie sono morte e la donna del terzo appartamento è paralizzata, nel mio palazzo sono cambiati quasi tutti gli inquilini, i negozi del mio palazzo sono tutti cambiati, e in tutto il quartiere non ricordo più di cinque negozi superstiti. Al posto del tornitore una copisteria, al posto del calzolaio una creperia. L'unico cinema, parrocchiale con le sedie di legno e delle sedie isolate in galleria per sfuggire alla molesta chiacchera ad alta voce, è diventato un normale cinema di prima visione. Quello che resiste di più è proprio la politica. Radio Onda Rossa o la libreria anarchica Anomalia sono sempre lì.
Ma non era mio obiettivo fare un lamentato ricordo del quartiere che fu, ma piuttosto dare indicazioni, strettamente personali, su cosa è buono e cosa no.
Perché se vedete una lavagnetta con la scritta "aperitivo 7 euro fino alle 21, 9 euro dopo" (vera!) capite da soli che non dovete entrare. Ma in casi meno palesi, qualche dritta può servire.
Pizzerie: la migliore è indubbiamente formula uno a via dei reti. E’ piuttosto chiassosa, magari c’è fila, il vino della casa è da evitare, ma la pizza è più buona. E poi i camerieri sono gli stessi da vent’anni, segno che il padrone non è uno sfruttatore. In alternativa qualche volta andavo dal maratoneta a via dei sardi. La domenica, quando quasi tutte le pizzerie sono chiuse, per qualche tempo sono andato alle maschere, via degli umbri, ma successivamente ho pensato che era meglio aspettare il lunedì.
Come trattoria, senz’altro la migliore è pommidoro, piazza dei sanniti. E’ cara, è segnalata sulle guide quindi ci sono più turisti stranieri di quanti ne servano, però è ottima. La trattoria esiste da decine di anni, il primo pommidoro era il nonno di Aldo, l’attuale proprietario, mentre il padre era “pommidoretto”. E’ anche il locale dove Pasolini ha mangiato la sera che è stato ucciso. Sembra che quella sera abbia detto ad Aldo “devi andare via dall’Italia, è un paese orribile”. Aldo pare abbia risposto:"a Pierpa', ma 'ndo vado?"
A parte quello c’è colli emiliani a via tiburtina, economica e affascinante perché completamente fuori moda (guardare all’interno per credere).
A via dei sabelli quasi verso le mura c’è una trattoria ma è più bella a vedersi che a mangiarci.
Birrerie e pub, onestamente non li ho mai frequentati molto, bevendo a casa potevo spendere un quarto potendo scegliere musica, volume e avventori.
In ogni caso al sally brown a via degli etruschi c’è la possibilità di bere una birra con il Sigaro o il Picchio della banda bassotti. Al rive gauche fanno una buona ma esosa birra fatta in casa.
Scimeca a via dei sabelli è un mio amico. E’ di quelli che fa da bar la mattina, self service a pranzo, sala da tè il pomeriggio e pub la sera, infatti certe volte che è sorprendentemente chiuso probabilmente starà dormendo, distrutto dalla fatica.
Per i kebab, sono tutti recenti e secondo me tutti abbastanza mediocri, provate a scegliere quello più affollato, che magari smercia la carne più velocemente.
Come pizza al taglio suggerisco Natalino a piazza degli equi o ciccio pizza a via tiburtina.
Il fornaio all’angolo tra via degli etruschi e via dei volsci è ancora buono, sebbene facesse un impressione migliore quando era gestito dai genitori e vendeva solo pochi tipi di pane.
Per fare colazione la mattina consiglio il bar a piazza dei sanniti, dove si può incontrare Sabina Guzzanti ma i cornetti sono caldi solo ogni tanto oppure il bar del prado (ex bar di Elena) a via dei sardi, dove si incontrano sempre (tavolo nell’angolo a destra) i tre vecchietti bevitori di stravecchio (ricordo della vecchia gestione) e i cornetti sono provvidenzialmente tenuti nello scaldatore. Però la barista cambia ogni mese (vedi sopra).

Come negozi, non è più lo stesso disfunzioni musicali, che vent’anni fa era il negozio di dischi più fornito di roma, poi ha cominciato a perdere colpi e adesso credo sia definitivamente in crisi con il peer to peer. Videobuco a via degli equi invece è in salute, noleggia dvd e ha una scelta notevole, anche orientata alla storia del cinema e al cinema d’autore.
Scorci pittoreschi segreti non ce ne sono molti, per quello è meglio andare a trastevere. C'è la finestra finta a via tiburtina (vicino ai laboratori di fisica), un angolo bello è quella stradina chiusa dove c’è la fabbrica said. Bei cortili interni ci sono a via degli ausoni (il primo da via tiburtina) oppure a via dei ramni 8 (sfruttatissimo dal cinema). La facolta di psicologia era una vecchia fabbrica, nel cortile esiste ancora la ciminiera. La palafitta di via dei reti, una volta scoperta, rientrerà sicuramente tra le brutture d’italia. L'antica posta a via dello scalo san lorenzo e il retro del pastificio cerere a via dei reti sono appena stati restaurati e sembrano troppo finti, ma è il tipo di pittoresco che ha molti estimatori in questo periodo.
Come attrazioni da guida verde del touring club ci sono la basilica di San Lorenzo e forse il Verano, che però non è valorizzato come pere lachaise con la mappa, quindi è difficile trovarci qualcosa. Facile da trovare, appena dopo l'entrata a sinistra, è la famosa targa “quello che siete fummo, quello che siamo sarete” che divertiva Togliatti nelle passeggiate di riflessione quando l’Unità era a via dei taurini.
Mi sembra tutto. Per smentite, aggiunte o integrazioni, lasciate un commento.
Fotoistituto Luce del bombardamento umanitario anglo-americano del 19 luglio 1943, rispettivamente piazza dei sanniti e piazzale tiburtino.

10 agosto 2008

desideri


E' piuttosto improbabile che io vada in cerca di stelle cadenti stasera, ma in caso contrario il desiderio (illustrato) sarebbe il seguente: mettere nell'armadio l'oggetto a sinistra e togliere dall'armadio gli oggetti a destra.

01 agosto 2008

illusioni



Stamattina mi trovavo a passare dentro l'università e con grande sorpresa ho visto due striscioni davanti a giurisprudenza.
"Operai e studenti uniti nella lotta", suona un po' anacronistico oggi, ma è l'impegno che conta.
Giorni fa avevo amaramente rilevato come le proteste contro la riforma delle università-fondazioni arrivassero dai rettori, piuttosto che, come è sempre successo in passato, dagli studenti.
Allora, nonostante sia il primo agosto, ho pensato che ci fosse traccia di vita tra gli studenti universitari.
L'illusione è durata un attimo, il tempo di vedere il camion "Tranquilli". Era solo un film.




25 luglio 2008

revisionismi alla calabra



Le poche volte che mi capita di andare dalle mie parti mi trovo spesso a constatare come le cose nuove arrivino con circa dieci anni di ritardo rispetto al resto d'Italia. Avendo visto da poco l'Albania consacrata al capitalismo, questa volta ho anche riscontrato qualche analogia con le città albanesi.
Ma esiste qualcosa che, al contrario, è dieci anni in anticipo sui tempi: la targa dedicata ai caduti. Nel 1995 le rigorose ricerche storiche di Claudio Pavone suscitavano critiche solo nell'ambiente accademico. I best seller revisionisti di Giampaolo Pansa erano ancora da scrivere e il giornalista si dedicava al gossip politico à la Maltese. Fini a Fiuggi abiurava il fascismo e si dedicava a pellegrinaggi a Israele a beneficio della stampa, anche se, quando non aveva un copione già scritto, si lasciava scappare dichiarazioni come "Mussolini è il più grande statista del secolo".
Ebbene, in questa targa del 1995 si commemoravano i caduti dal 1940 al 1945, partigiani, soldati e camicie nere, in rigoroso ordine alfabetico.
E la targa non fa riferimento a, mettiamo, umana pietà per le (magari giovani) vittime della guerra. No, afferma che la popolazione nutriva sentimenti di "grata ammirazione" per tutti i "purissimi eroi", indifferentemente.
Chissà, magari Arturo Errico, camicia nera, ha ucciso Antonio De Napoli, partigiano, o viceversa.
Tredici anni dopo si può dire che l'onda revisionista è arrivata in tutta l'Italia.

Nota finale.
Ho scoperto un'altra targa, più recente. Se fosse premonitrice anche questa e la venerazione dell'opus dei dovesse uscire dalle sfarzose stanze vaticane e dilagare in tutta Italia, credo che l'unica soluzione sarebbe l'espatrio.

10 luglio 2008

Il mio album di famiglia

Completato da tempo l'album di famiglia del manifesto, ho pensato di creare pure io un piccolo album di famiglia, con fotografie rigorosamente scattate da me.
La qualità tecnica è quella che è, non sono Cartier Bresson e di sicuro non mi hanno dato accesso a postazioni privilegiate.
E' un album aspira a ingrandirsi, nel senso che ci sono ancora un paio di personaggi che mi piacerebbe fotografare e, soprattutto, c'è un grande bisogno di personaggi nuovi che facciano qualcosa per rientrare tra i fotografabili.

02 luglio 2008

Ingrid

E una buona notizia pubblica. Liberata Ingrid Betancourt e tutti gli altri ostaggi, compresi tre mercenari (ah, no, si dice contractors) americani. Sembra proprio che non possano evitare di dire che è stato grazie a Chavez.
E adesso mi vado a vedere i Tuxedomoon, più contento.

30 giugno 2008

due cose per cui vale la pena vivere

"Gli Assalti hanno fatto una canzone su mio fratello, la vuoi sentire ?"
"Ce l'ho sul mio myspace".
Piuttosto impressionante. Il nome di Renato non si fa mai, ma la storia è quella, dettagli compresi.
Non so come si faccia a vivere con un peso simile. Se penso all'effetto che fa a me sentire di fascisti e di alemanni che rimettono la testa fuori, mi chiedo come faccia lui. E' un tipo piuttosto ruvido, anche se sempre allegro e, come hanno notati in molti, ha lo stesso sorriso di Renato.
L'ho abbracciato una sola volta, all'Acrobax il giorno del funerale, ma quel giorno l'avranno abbracciato tutti. Sono abbastanza sicuro che non leggerà mai questo post, così potrò continuare a tenermi queste cose per me. Bella Dariò.

Io non ho mai cercato troppo la fortuna, così posso dire che uno dei fatti più fortunati della mia vita è stato di trovarmi sabato a Barbaresco il giorno della inaugurazione della "vineria dell'enoteca provinciale del barbaresco".
Niente di memorabile, solo mangiare e bere gratis, ma è un dato di fatto incontestabile che, nella nostra società dove si paga tutto, le cose gratis danno un grande piacere.
E' finita che cantavo arie del Falstaff sulle strade di campagna delle Langhe, mentre cani da guardia di ogni taglia mi abbaiavano dietro.