31 agosto 2007

coming out

Lo confesso: i lavavetri non mi danno molto fastidio e di solito mi faccio pulire il vetro senza fare storie.
Pur se nella via vita ho sempre votato, manifestato, agito (nei miei limiti) a favore di politiche che si prefiggono l'eliminazione delle disuguaglianze e della povertà, in attesa che questo obiettivo sia messo in pratica, aiuto qualche poveraccio a sopravvivere. Ho sentito parlare di racket e di minorenni, ma in genere quelli che vedo io sono dei quarantenni o cinquantenni dall'aria piuttosto disperata. Ho sentito dire che fa il lavavetri chi non ha voglia di lavorare, ma comunque non mi sembra una "attività" comoda: si patisce il caldo o il freddo a seconda della stagione, si respirano esalazioni velenose dagli scarichi, si è maltrattati da tutti.
Sono consapevole che il mio gesto potrebbe contribuire a rendere più conveniente l'accattonaggio rispetto a forme più dignitose di sopravvivenza, però allo stato attuale non mi sembra che ci sia questo pericolo: gli automobilisti li respingono a brutto muso, con un'animosità che sarebbe meglio destinare ad altri obiettivi.
La solidarietà ai lavavetri mi costa, al massimo, tre euro a settimana, cifra che per me è sostenibile.

Confesso che non mi aspettavo né che amministratori di sinistra (seguiti dai politici nazionali) ritenessero i lavavetri un grave problema sociale, né che la popolazione italiana (a parte, fortunatamente, qualche eccezione) si spaccasse tra le seguenti due posizioni: "non sopporto i lavavetri, arrestateli tutti e poi rimpatriateli" e "non sopporto i lavavetri, non dico di arrestarli, ma trovate qualche maniera presentabile di farli sparire dalla mia vista".
Mi sarei aspettato che tanto odio sociale, almeno da parte delle persone di sinistra, si riversasse, ad esempio, verso chi vive di rendita.
Chi vive di rendita è difficile che dia fastidio al semaforo, ed è anche difficile incontrarlo tout court, visto che magari si trova spesso in posti più ameni di quelli frequentati da chi lavora: su una barca o in un campo da golf o chissà dove. In compenso temo che mi costi molto più di 3 euro a settimana, dal momento che una parte del mio stipendio trattenuto come tasse sarà utilizzato per pagare gli interessi dei suoi titoli di stato.
Le rendite, come si sa, soltanto in Italia sono tassate al 12,5%. Uno dei punti più importanti del programma dell'ulivo era di elevare la tassazione al 20%, ma il governo sembra essersene dimenticato, troppo preso a pensare ai lavavetri.


Devo anche confessare che fino a qualche mese fa cercavo anch'io di scantonare il lavaggio e di risparmare così qualche centesimo.
Finché una sera, a mezzanotte passata, tornando dalla festa dei comunisti italiani a san paolo, ero fermo al lunghissimo semaforo vicino alle terme di caracalla, per capirsi quello in cui si arriva dal circo massimo, a sinistra si va a san giovanni, a destra verso la colombo e l'eur e diritto verso l'appia antica. Si è avvicinato un tizio probabilmente russo, sui quarant'anni portati male, intenzionato a pulire i fari (operazione per la cui dissuasione non funziona neanche la nota tecnica di azionare i tergicristalli). Ho manifestato il mio diniego in maniera molto vistosa e determinata e la sua reazione mi ha sorpreso: con un'espressione del viso molto depressa si è seduto sul marciapiede mettendosi la faccia tra le mani, rinunciando a cercare altri clienti (il rosso sarebbe durato per molto altro tempo). Allora mi sono chiesto cosa mangiava, dove dormiva, che vita aveva fatto e faceva. Come risultato, la sera dopo, ritornato alla festa, ho preparato dei soldi sperando che ci fosse. Naturalmente c'era, e quando dopo il suo servizio gli ho consegnato i soldi, abbiamo detto all'unisono "grazie".
Adesso non mi capita più di passare da quel semaforo a quell'ora, ma in giro per Roma ho notato altre persone come lui. Ad esempio su via casilina al semaforo vicino piazza lodi, di notte c'è un uomo che non ride mai, sui 50 anni, del subcontinente indiano, che chiede di lavare il vetro in maniera molto sommessa. Così sommessa che non ho mai visto nessun altro lasciarglieli lavare.

29 agosto 2007

albania

L'Albania non è mai stato un paese normale. Attualmente è sulla buona strada per diventarlo, ma non lo è ancora, ad esempio è uno dei pochi paesi al mondo dove George dabliu Bush può recarsi senza essere contestato e, anzi, può offrirsi tranquillamente al bagno di folla.
Del resto gli amici americani hanno costruito una grande base militare nato a sud di Durazzo, altra cosa come sistema di difesa rispetto ai bunker ormai in rovina di Enver Hoxha, che pure sembra abbiano contribuito a sventare tre raid anglo-americani subito dopo la seconda guerra mondiale.

E' un paese che per certe cose ricorda un po' la Calabria di quando ero piccolo, in cui ogni pezzo di terreno era buono per costruire un palazzo, un piano alla volta, ma lasciando già la predisposizione per il superiore, da costruirsi dopo, quando ci sarebbero stati altri soldi.

Si può vedere un palazzo nuovo di venti piani tutto di vetro e acciaio (probabilmente costruito da un investitore greco o italiano) che però ha il marciapiede davanti distrutto e pieno di buche perché la manutenzione spetterebbe all'amministrazione pubblica. Sull'amministrazione pubblica gli albanesi hanno messo una pietra sopra nel 1997, quando il presidente Berisha, amico di Berlusconi, aveva sostenuto il sistema delle piramidi finanziarie, con soldi in prestito che tornavano raddoppiati dopo pochi mesi. Naturalmente il sistema non poteva durare e molte persone si sono ritrovate in miseria.

L’amministrazione pubblica è una vittima dell’ansia di liberarsi del passato comunista, che certe volte non sa bene dove fermarsi. Ad esempio la figura di Enver Hoxha è totalmente bandita anche se è stato indiscutibilmente il capo della resistenza, di cui l’Albania va, giustamente, fiera, anche perché ottenuta unicamente attraverso le proprie forze, non c’è stata come da noi l’ambiguità di un esercito che distribuiva cioccolata nelle città che erano state appena liberate. Il museo etnografico ha aggiunto, come si usa, una sezione sui crimini del comunismo. In alcune foto ci si sorprende a vedere le stesse persone appena raffigurate come eroi nella sezione resistenza.

E' un paese che sembra aver dimenticato la produzione di beni.
L'impianto metallurgico di Elbasan, una volta fiore all’occhiello e costruito con l’aiuto cinese, impressionante se visto dalla strada per Tirana, è praticamente inattivo.
L'industria idroelettrica, tirata su nel nord del paese con la creazione di dighe che hanno formato laghi stretti come fiordi, buoni per l'industria turistica di domani, che una volta riusciva a produrre il 50% in più del fabbisogno del paese (e il resto veniva ceduto alla Jugoslavia), adesso non basta più, sebbene anche il consumo di energia elettrica deve essere sensibilmente aumentato. In estate a Skhoder la corrente manca ancora per tutto il pomeriggio e il suono e l’odore dei generatori a gasolio, di cui i locali sono forniti, si alzano nell'aria e caratterizzano la città.

Gli unici oggetti industriali made in Albania che si trovano in giro sono la birra e le tovagliette di carta dei ristoranti. Per il resto, merce italiana per l'alta qualità o turca per la bassa. Persino la frutta venduta nei mercati è facile che provenga dall’Italia.

Del resto la prima fonte di introiti per il paese sono di gran lunga le rimesse degli emigranti.
La seconda è il turismo: quello balneare è in crescita, arrivano in massa da Macedonia, Serbia e Kosovo (ma anche qualche pioniere dall’Italia) ad usufruire del mare a buon mercato. Purtroppo però i profitti del turismo, come del resto di ogni attività che richiede grossi investimenti iniziali, finiscono a investitori stranieri: italiani e greci per vicinanza, americani in virtù di una emigrazione di ritorno, con una comunità di albanesi-americani (di cui faceva parte anche John Belushi) che torna a fare affari nella patria di origine.

I servizi, in compenso, prosperano: di bar, ristoranti, taxi o minibus ce ne sono molti di più di quelli che si vedono all’estero in città di pari dimensione. I bar in particolare sono sempre pieni a tutte le ore del giorno. Un altro servizio molto sviluppato è l’organizzazione dei matrimoni, che in Albania è un affare particolarmente lungo e costoso. Gli autobus urbani invece sono rimasti quelli comprati di seconda mano all’estero, con i cartelli originali, così ad esempio per il centro di Tirana può passare il 4 con capolinea a corso Po.
Ma si trova fuori dalle città il servizio di gran lunga più diffuso di tutta l’Albania: l’autolavaggio. Gli albanesi amano la propria automobile, probabilmente per effetto dell’impossibilità di averne durante il comunismo. Buona parte delle mercedes di 20 e 30 anni fa sono finite qui. E’ anche opinione diffusa che per scarsa pratica gli albanesi non sappiano guidare. In realtà guidano come tutti gli altri, a parte ignorare la norma della prudenza nei sorpassi. L’albanese mal sopporta il traffico (che cresce inesorabilmente di anno in anno) e tende a sorpassare in qualsiasi punto. Come risultato, ci sono strade come la Fier – Gjirokaster o la Korça - Tirana che sono una successione continua di lapidi di automobilisti.

La categoria di investitori esteri più agguerrita è comunque quella delle religioni, che con la fine dell’ateismo di stato hanno trovato praterie da conquistare. In tutte le città, non importa la dimensione, è stata costruita una nuova moschea, probabilmente con finanziamento saudita. Nella remota Bajram Curri, dove il resto della città non è cambiato rispetto al tempo di Hoxha, l’effetto della moschea è particolarmente straniante.
In moschee importanti è possibile anche trovare studenti islamici che danno lezioni sulle incongruenze del cristianesimo ai visitatori.
La chiesa cattolica ha stanziato cifre inferiori dei sauditi e la sua longa manus si vede poco: qualche nuova chiesa nel nord, qualche statua di madre teresa (anche l’aeroporto internazionale di Tirana è stato veltronianamente intitolato a madre teresa), qualche prete italiano a evangelizzare nei villaggi di montagna.



In tutto questo gli albanesi, non più ingenui e esageratamente affettuosi come in passato, ma sempre speranzosi per il futuro, passeggiano o consumano al bar, sicuri che la loro vita non può che migliorare.


Foto:
1: Tirana, il mausoleo piramide di Enver Hoxha, utilmente riciclato per accogliere Bush.
2: Skhoder, statua del partigiano ignoto, scampata all'abbattimento, palazzo dell'epoca comunista, palazzo dell'epoca democratica.
3: Skhoder, minareti e campanili che sgomitano.

10 agosto 2007

partenze


Sarò via da oggi fino al 26 agosto. L'itinerario previsto è quello tratteggiato in rosso nella mappa.

L'Albania, per chi si ricorda il mondo prima del 1989, era un paese dove era praticamente impossibile entrare, e questo esercitava in molti, tra cui me, un fascino enorme. La Yugoslavia invece era il socialismo dal volto umano, e poi era il paese dei burek.
Alcuni posti li avevo già visti nel 1995, vado a vedere come sono cambiati. Allora c'erano ancora i bunker di Hoxha e le scritte "Enver" fatto con le pietre sui fianchi delle montagne. In mezzo c'è stato un disastro finanziario, una guerra civile, eppure chi comanda è sempre Berisha.

07 agosto 2007

Dagli all'impiegato

Sui giornali di ieri è uscita la clamorosa notizia dei sospetti sugli impiegati di Fiumicino che avrebbero bloccato il nastro trasportatore per lavorare di meno.
Chiunque sia atterrato una volta a Fiumicino conosce l'interminabile attesa per riavere i bagagli, che invece di norma negli aeroporti all'estero arrivano subito. Con questi articoli il lettore è indotto a pensare che la causa del disservizio siano i lavoratori. Del resto è abituato a leggere degli impiegati fannulloni da licenziare di Pietro Ichino, dei sindacati che proteggono i fannulloni di Montezemolo, del sindacato che vuole abolire lo scalone e non protegge i giovani. Repubblica in particolare usa anche la tattica "Poverini", cioè far dire all'uomo qualunque cose che non è bello scrivere come giornale: Corrado Beruti (e chi è ? E' uno che ha preso l'aereo per Kuala Lumpur,ci spiegano) dice "possibile che per la noncuranza di qualche impiegato con poca voglia di lavorare io ora debba riacquistare tutti i capi d'abbigliamento che mi serviranno per la vacanza in Malesia?".
Peccato però che i veri motivi del pessimo funzionamento della riconsegna bagagli siano quasi nascosti nell'indignato articolo: "le compagnie di handler non hanno a disposizione abbastanza manovali per far fronte all'ingente numero di valigie da caricare.[...]Il problema, però, è che il 40% di questi operatori sono assunti con contratti stagionali e non effettuano ore di lavoro extra".
Le quattro società che gestiscono i bagagli di Fiumicino risparmiano sul personale, facendo lavorare meno persone del necessario e facendo ricorso a lavoratori a termine e precari, a discapito della qualità del servizio.Naturalmente se esiste davvero qualcuno che blocca apposta il nastro trasportatore sicuramente è da sanzionare, ma i motivi per cui il servizio (i servizi) è pessimo non sono questi.

04 agosto 2007

bergman e antonioni

Per una strana coincidenza se ne sono andati lo stesso giorno o forse in giorni diversi ma a meno di 24 ore.
Ma si erano ritirati dal cinema da molti anni.
Di Bergman ricordo quando uscì Fanny e Alexander, la trasmissione in tv (spezzata in due giorni) subito dopo fu un evento, ma mi pare che non arrivai alla fine.
Di Antonioni ricordo quando da piccolo uscì "identificazione di una donna", di cui mi stupì molto sapere che il protagonista era Tomas Milian, di cui sarebbe uscito a breve "delitto al ristorante cinese". Finché non ho visto il film, da grande, ho sempre pensato che il commissario Giraldi fosse stato trapiantato in un film di Antonioni.
Quando uscì "al di la delle nuvole" lo andai a vedere al cinema, ma mi sembrò (e così a gran parte di pubblico e critica) che Antonioni non era più lui, anche se non stava bene dirlo.
Ma ho conosciuto veramente il loro cinema quando, a una ventina d'anni, mi sono fatto prendere da una specie di bulimia per il cinema d'autore. Guardavo i loro film in televisione, a orari assurdi oppure massacrati dalla pubblicità, su fuori orario di raitre o su retequattro. Zabriskie Point l'ho visto una domenica pomeriggio su telemontecarlo, nelle nebbie del segnale disturbato. Fecero anche il telegiornale a metà film. Raramente mi concedevo il lusso dell'azzurro scipioni di Agosti e delle monografie del castoro (poi le avrebbe ristampate l'unità, ma all'epoca erano piuttosto costose). Approfittai della breve ma proficua stagione di telepiù uno in chiaro, che per qualche mese trasmetteva 4 capolavori del cinema al giorno. In quelle condizioni precarie e per la giovane età, i due maestri dovettero sembrarmi ostici anche se di Bergman mi ricordo che apprezzai molto le commedie giocose, come "sorrisi di una notte d'estate" o "l'occhio del diavolo".

01 agosto 2007

storie di scorie (radioattive)

In questo monologo, Ulderico Pesce racconta la storia di Nicola, che ha lavorato tra le barre di uranio nel centro enea di Trisaia di Rotondella, poi ha respirato polveri di proiettili all'uranio come militare dell'esercito in Kossovo, lavorato come postino a Saluggia, in Piemonte, sempre a ridosso di un deposito di materiale nucleare e infine ha partecipato alla lotta nel 2003 contro il deposito unico di scorie di Scansano Jonico.
Ma durante lo spettacolo Pesce dice molte altre cose inquietanti.
Che a Trisaia di Rotondella, provincia di Matera, c'è un deposito di materiali radioattivi provenienti dagli stati uniti dal 1968, i cui sarcofaghi obsoleti dovevano essere sostituiti dopo vent’anni, nel 1988, e uno di questi si è lesionato con fuoriuscita di liquido radioattivo nel 1994.
Che dal centro enea di Trisaia parte un tubo di 4 km che arriva in mare, che è stato ritenuto contaminato da materiale radioattivo anche da una sentenza della magistratura.
Che a Saluggia ci sono 20 tonnellate di materiali radioattivi liquidi a breve distanza dalla Dora Baltea.
Che i materiali radioattivi che sono in Italia provengono in gran parte dagli Stati Uniti. Quelli delle centrali italiane si sospetta siano finiti in Somalia: su questo stavano indagando Ilaria Alpi e Milan Hrovatin quando sono stati uccisi.
Che al centro enea della Casaccia, vicino Roma, oltre a materiale radioattivo, c'è una piccola centrale nucleare in funzione per motivi di ricerca.
Che le barre d'uranio esauste alla fine del ciclo producono 250 materiali radioattivi, che restano tali per 150.000 anni. Quello più pesante, il plutonio, è un componente delle armi atomiche, mentre con l'uranio rimanente (detto impoverito) si fabbricano i proiettili usati in tutte le ultime guerre “umanitarie”. Che centinaia di militari nelle missioni di pace si sono ammalati per avere respirato polvere di uranio, che vicino ai vari poligoni di tiro sparsi per l'italia le patologie causate dalla radioattività sono 5 volte più diffuse.
Che l’insensata costruzione di un deposito unico del materiale radioattivo presente in Italia è ancora prevista entro il 2008 dalla legge in vigore.

Alla fine dei suoi spettacoli Pesce invita il pubblico a firmare una petizione (anche sul sito www.uldericopesce.com).
La petizione sulla sepoltura dell’anarchico Passannante ha già avuto esito positivo, anche se in quel caso si trattava di una minima richiesta di umanità. In questa petizione si parte dalla rimozione del tubo radioattivo e si arriva ad richieste più ambiziose. Tra cui anche quella di informazione e trasparenza sull’argomento, che mancano del tutto.

20 luglio 2007

perché a Roma un concerto deve costare il doppio ?

Mettiamo il caso che vi interessi un concerto di Paolo Conte. Sapete già che farà un concerto dalle vostre parti, e volete sapere prezzo e possibilità di comprare i biglietti. Quindi trovate su internet il sito incaricato della vendita on line (a proposito, se usate il call center vi fa pagare 0,80 euro più iva al minuto; cioè pagate sia per il biglietto sia per dirgli che comprate il biglietto) e cercate.

I risultati di oggi sono qui. Cambieranno nel tempo, quindi ho catturato l'immagine.

Come può vedere, a Ostia antica (poco fuori Roma, ma è presumibile che la maggior parte dei potenziali spettatori provenga da Roma) il biglietto parte da 45 euro; per tutti gli altri concerti di Paolo Conte, indifferentemente al sud o al nord, il prezzo va da 20 a 25 euro.
Perché i romani devono pagare il doppio di un sardo o di un friulano ?

E' vero che a Ostia Antica il concerto si tiene in un sito archeologico, ma anche a Cagliari è così: e chi conosce il posto sa che il teatro romano è suggestivo, ma non è né raccolto, né comodo per gli spettatori.

Ovviamente la bravura di Paolo Conte come cantautore non si discute, ma supponendo che l'ingaggio di Paolo Conte e l'allestimento e le spese per lo spettacolo siano le stesse (e non si vede perché debba essere il contrario) dove vanno a finire gli incassi in più ?

La risposta che viene in mente per prima è: nelle tasche degli organizzatori. E se è vero che pure nei piccoli centri possono esistere organizzatori voraci, capita che nelle grandi città è probabilmente più facile trovare un numero sufficiente di polli disposti a farsi spennare in questo modo.

Tutto ciò crea un effetto a catena per cui tutti gli organizzatori si sentono autorizzati ad aumentare i prezzi a dismisura: e così chi va a un concerto finisce per arricchire un intermediario che con la musica non c’entra nulla.

chico cesar

E' arrivato il concerto dell'estate che più aspettavo (almeno a Roma). Stasera Chico Cesar suonerà a villa ada.
Istruzioni per l'uso:
non cantare a squarciagola le canzoni, soprattutto se stonati.
se si arriva dopo, non mettersi davanti a qualcuno ostruendogli la visuale.
se si parla con qualcuno durante le canzoni, fare in modo che senta solo lui e non le trenta persone vicino.
Realizzatori di video con macchina fotografica digitale (piaga recente): non è che dico di non farli, ma pensateci. Siete sicuri che valga la pena di distrarsi dal concerto per fare un video di due minuti che poi vedrete in un rettangolino piccolo e con un audio difettoso (e in più date fastidio a quelli dietro) ?
Fascisti di piazza vescovio: non venire.
Portatori di coltello: lasciarlo a casa per tagliare il prosciutto.
Siccome questo post non parla davvero di chico cesar, cantautore brasiliano che dicono essere l'erede di caetano veloso, per chi arriva da google, questo è il suo sito ufficiale (in portoghese).

Update 2008:
incredibilmente (e fortunatamente) pochi a Roma sembrano essersi accorti di quanto è bravo Chico Cesar (per gli amici Ciccio Cesare) e così non solo è possibile vederlo di nuovo a Villa Ada (o villa ada savoia, come dice il sito dell'estate romana rifatto in stile orbace per alemanno) lunedì 20 luglio per soli 10 euro (volendo c'è anche un abbonamento da 7 giorni a 15 euro), ma andando verso le 10 è possibile piazzarsi comodamente in prima fila sotto al palco. Nel frattempo Ciccio ha fatto un altro ottimo disco "Francisco, forrò e frevo" molto tradizionale nordestino.

18 luglio 2007

mala tempora currunt




Naturalmente è sempre sbagliato cercare di ricavare informazioni sui cambiamenti della società osservando le scritte sui muri, dal momento che potrebbero essere opera di qualche isolato. Eppure qualche indicazione di massima si può ottenere.
La prima è stata scritta a casal bertone, a pochi metri da dove è stato fatto l'assalto dell'11 luglio, probabilmente dagli assalitori stessi. La seconda parte è stata ben cancellata e non si legge quasi più, ma c'era scritto "più case, meno calabresi!".
E' sintomatico pensare che una ventina d'anni fa (almeno per quello che mi ricordo io) il razzismo a roma di fatto non c'era. Non c'era neanche l'immigrazione di massa dall'estero. Quando è arrivata l'immigrazione, sono mancate le politiche di integrazione, e contemporaneamente la sinistra in città si è lanciata nella politica del grande evento mediatico e ha smesso di fornire risposte alle periferie. A cui sono rimaste solo le risposte, sbagliate, della destra. E così, via gli stranieri dall'italia, via i calabresi da roma, via i romani da focene, in un delirio che sembra peggiorare ogni giorno.


La seconda scritta invece è ancora leggibile (ma è rassicurante che per ogni scritta idiota c'è sempre una mano pietosa pronta a cancellare o a ritoccare) e svela l'obiettivo ultimo dell'offensiva filo-vaticana del family day: la legge 194. E' stato scritto vicino alla sede dell'inquietante movimento "militia christi", la risposta cattolica ai talebani afghani. Anche se dopo il roma pride e i sex crimes i papa boys mi sembrano piuttosto abbacchiati, non è il caso di dimenticare dove vorrebbero arrivare.

L'ultima scritta è vicino a casa mia. E' solo la dimostrazione che se proprio si vogliono scrivere delle cazzate, è almeno possibile fare in modo che siano simpatiche e divertenti.

14 luglio 2007

Non son l'uno per cento

(Italia 2006) di Antonio Morabito con Alfonso Nicolazzi, Gigi Di Lembo, Donato Landini, Dominique Stroobant, Massimiliano Giorgi, Angelo Dolci
"Se si guarda a come va il mondo, come si fa a non essere anarchici?".Comincia così questo documentario in forma di intervista a 5 anarchici della FAI. Si scorrono così la storia del movimento, il rapporto con la città di Carrara, le cave di marmo, la sede conquistata con la liberazione, le vite degli intervistati, la vittoria popolare della chiusura dell'inceneritore della montedison che inquinava la città, i rapporti con i movimenti no global e i recenti episodi attribuiti a sigle anarchiche.
Con una sorpresa amara: Alfonso Nicolazzi, il tipografo che stampava Umanità Nova, che mentre lo si sente parlare viene voglia di andare a Carrara apposta per conoscerlo, è morto nel 2005, durante la lavorazione del documentario.
Dove, come non capita spesso, a parlare dell'anarchismo sono gli anarchici stessi.

06 luglio 2007

Processo agli aggrediti

Il processo agli aggrediti di giovedì a villa ada è cominciato oggi per direttissima.
Ricapitolando la storia, giovedì scorso, dopo il concerto della banda bassotti, quando buona parte delle persone (tra cui me) era andata via, un centinaio di fascisti di piazza vescovio è arrivato al grido di "duce, duce", armato di coltelli e bastoni ( e di corsa e in formazione militare, sembra) a seminare il panico: tra gli spettatori, che hanno provato a difendersi, il più grave ha ricevuto 9 coltellate, di cui due a un centimetro dal polmone.
La polizia è arrivata molto in ritardo (nonostante a fianco all'entrata di villa ada ci sia una grande caserma dei carabinieri) e non ha trovato di meglio da fare che fermare quattro spettatori per i consueti reati "da manifestazione".
Gli aggressori erano intanto scappati e non sono stati identificati.
Aggressioni fasciste di questo tipo avvengono spesso fuori da luoghi politicizzati come i centri sociali, stavolta è avvenuta in un luogo "neutrale" (anche se il concerto non lo era) e ricorda piuttosto il caso di renato biagetti.
Invece è purtroppo usuale trovare guai ad avere a che fare con le forze dell'ordine: da napoli e genova 2001 a Federico Aldrovandi, dalla manifestazione contro forza nuova a milano a questi fatti di villa ada, per restare solo nel ventunesimo secolo.
E' altrettanto usuale che qualche politico e qualche giornale abbia accomunato aggressori e aggrediti nella teoria degli opposti estremismi.
Il processo per direttissima ai quattro spettatori è cominciato oggi.
Sarebbe inaccettabile una conclusione con una doppia beffa: aggrediti e condannati.

E sabato manifestazione, le ultime notizie dicono da villa ada a piazza sant'emerenziana e ritorno. Piazza Vescovio non è stata concessa per timori di scontri e perché è "troppo fascista". Ma comunque si potrà manifestare contro la violenza fascista nel quartiere "nero". Consiglio comunque la visita di piazza vescovio (senza dare troppo nell'occhio - e non sabato, perché c'è un sit-it neofascista): c'è un'atmosfera pesante, sembra un po' di essere in un film sulla dittatura argentina.

12 giugno 2007

speculatori teatrali

''Quella di quest'anno potrebbe essere l'ultima stagione dell'Ambra Jovinelli che, nonostante sia diventato il primo teatro romano, tra quelli di 800-900 posti, per pubblico con 96.000 spettatori nell'ultima stagione, ha ad oggi un disavanzo di 500.000 euro e aperto un contenzioso con la proprieta' dello stabile. Attendiamo risposte dal ministero per i Beni e le Attivita' Culturali'', dice il produttore dell'ambra Jovinelli Valerio Terenzio. "Il contratto d'affitto scade tra un anno e abbiamo avviato un contenzioso con la proprietà perché paghiamo un affitto altissimo, che pesa sui nostri costi di gestione".
Inoltre Terenzio e la direttrice Serena Dandini chiedono una legge che regolamenti il settore e la fine dei tagli del Fus realizzati dalle finanziarie di berlusconi.

L'Ambra Jovinelli, con la sua facciata in stile liberty inizio novecento, è lo storico teatro di varietà dove si sono esibiti, tra gli altri, Petrolini e Totò. Da sette anni è stato restaurato e riaperto con spettacoli molto apprezzati, soprattutto di cabaret.

Premesso che la chiusura del teatro sarebbe una perdita grave e che il taglio al fondo unico dello spettacolo è scandaloso, bisogna rendersi conto che poiché lo storico teatro è caduto nelle mani di uno speculatore, qualunque aiuto economico pubblico dato all'Ambra Jovinelli si trasformerebbe una generosa elargizione al proprietario dello stabile da parte della collettività.
Considerato che gli spettacoli si vedono anche un po' male, a causa della struttura antica, la mia modesta proposta è che la produzione si sposti un un altro teatro, magari moderno e dall'affitto molto più basso.
Così magari l'esoso proprietario potrebbe rimanere senza la comoda rendita costituita dall' affitto. E magari questa storia potrebbe diventare un esempio contro la speculazione immobiliare, che è una delle più odiose e diffuse forme di sfruttamento che ci sono attualmente in Italia.

09 giugno 2007

sgradito ospite


la giornata della visita del macellaio texano a roma si sta concludendo, con un esito tutto sommato positivo: lui chiuso a chiave in qualche palazzo a colloquio con i suoi compari prodi, ratzinger e berlusconi e noi che ci siamo presi la città.

La manifestazione vera e propria è stata pacifica e divertente, non si possono menzionare tutti i partecipanti, ma almeno i tantissimi "no dal molin" con le loro pentolate (foto 1), i clown in stile rostock che burlano la polizia (foto 2), il tizio con il bandierone rosso che passava davanti all'insensato cordone di poliziotti scudomuniti che difendeva (!) l'altare della patria (foto 3) e i no turbogas di aprilia, che manifestano domani.

Il dopo manifestazione è stato un po' movimentato, ma giusto un po'. Qualche provocatore, peraltro palesemente inviso al resto dei manifestanti, qualche carica della polizia (foto 4), un po' di lacrimogeni e un'uscita incordonata da piazza navona. Come danni, una vetrina di benetton lesionata e alcune fioriere rotte di un ristorante nella stradina da piazza navona a corso vittorio (tranquilli, non il pub che vende la birra economica, che non se lo sarebbe meritato).

07 giugno 2007

corpus domini

E anche quest'anno mi hanno fregato con il corpus domini: zona di san giovanni chiusa, roma spaccata in due, ore di fila per tornare a casa.
Per l'anno prossimo avrei alcune proposte, in ordine di preferenza.
La più gradita è l'abolizione del corpus domini.
Se questo non si può fare, farlo a san pietro invece che a san giovanni e/o di domenica invece che un giorno feriale.
Se neanche questo si può fare, che almeno il comune avvisi la popolazione che quel pomeriggio si chiude san giovanni, è meglio non muoversi, non andare in ufficio o uscire subito dopo pranzo oppure restare nella metà della città dove ci si trovava.

E sia chiaro che lo dico per il vaticano. Altrimenti di cattolici a roma non ne resta nessuno, a giudicare dalle affettuose parole che si sentivano dai finestrini abbassati.

04 giugno 2007

estate romana

Una decina d'anni fa Giovanni Bai diceva: "i romani pensano che a Milano succedano molte più cose che a Roma. Da milanese, posso dire che non è vero: ad esempio a Roma si può vedere un concerto diverso ogni sera". Probabilmente adesso dovrebbe ricredersi.
Negli anni scorsi si potevano effettivamente vedere molti bei concerti a buon mercato, poi però c'è stato un aumento vertiginoso dei prezzi e anche un crollo della qualità.
E infatti quest'anno la situazione è piuttosto deprimente.
Villa ada, la cui tessera per tutta l'estate nel 1996 costava 5000 lire, o dove si potevano vedere con due lire Alì Farka Tourè, Gal Costa o Sebestyèn Marta, è ancora il meno peggio, perché i prezzi sono ancora piuttosto contenuti e ubicazione, fruizione e durata del concerto sono accettabili. Però più che "roma incontra il mondo" dovrebbe chiamarsi "roma incontra i romani" o "roma incontra quelli dell'anno scorso". Casualmente ci sono alcuni buoni concerti (comunque già visti): chico cesar, lenine, kletzmatics (nel 2001, per dare un esempio di come le cose siano cambiate, ho dovuto scegliere, nella stessa sera, tra i kletzmatics a villa ada e Ben harper a fiesta: ho scelto i klezmatics, sbagliando, visto che i klezmatics tornano quest'anno mentre ben harper non è più tornato), lou dalfin. A villa ada ogni anno ci sono sempre gli stessi nomi: daniele sepe, citarella, acquaragia drom, eugenio bennato, officina zoè, nonché gruppi che a roma si vedono più che spesso: modena city ramblers, roy paci, banda bassotti.
Chissà perché non possono invitare gli Zuf de zur o les femmouzes.
A fiesta, dove per 12 mila lire in passato ho visto lou reed o joe cocker, o per restare nella musica sudamericana, mercedes sosa o pablo milanes il programma non è completo, ma lo spettacolo di punta sembra essere ricky martin, che oltre a non piacermi costa anche 32 euro. Oppure peter gabriel, già venuto 2 o 3 anni fa e visto a 200 metri di distanza per 20 euro (ci fu anche un comitato che premeva per la restituzione del costo del biglietto, visto che il concerto non era stato di fatto nè visto nè sentito): ora costa 30. Per il resto, italiani o materiale da scuola di ballo, già visti e stravisti alla metà del prezzo.
La veltronata di quest'anno (finalmente non più al colosseo, dove si vedeva solo lo schermo gigante) è di profilo piuttosto basso: i genesis senza peter gabriel, al circo massimo.
La palma, che fino a due anni fa faceva il godibile e conveniente fandango festival, dove c'era una tessera da una sessantina di euro per due mesi con cui si poteva vedere Tom Zè o Marcus Miller, adesso organizza un festival piuttosto ridotto (vedrei solo Ray Lema) e (a quanto pare) senza tessera.
Alla cavea dell'auditorium, famosa per i concerti che durano un'ora e 15 bis compreso, i biglietti a prezzi esosi oppure gratis per chi è raccomandato, segnalerei solo (30 euro!) patti smith.
Al teatro romano di ostia antica, dove si pagano 20 euro in più a concerto solo per la location, ci sono i sonic youth (secondo me non sono indicati per il posto!). C'è anche paolo conte, che ha settant'anni: l'ho visto solo una volta, non vorrei pentirmi in futuro di non esserci andato; se costa meno di 35 euro (cazz, settanta mila lire) ci vado.
Al foro italico a luglio suoneranno chemical brothers, gregg allman band e john mayall: nessuno dei tre al di sotto di 30 euro.
Il concerto di Barbra Streisand, con biglietti a 850 euro, ero convinto fosse uno scherzo. Infatti lo era, non si fa più. I rolling stones mi sembra che costino oltre 100, vediamo se è uno scherzo anche quello: a quel prezzo e in uno stadio, comunque, non ci vado.
Speriamo in qualche manifestazione minore e nel buon sandro medici, presidente illuminato della X circoscrizione, che l'anno scorso ci ha regalato Manu Chao (già visto e stravisto, ma bel pensiero) e a settembre la rassegna di teatro affidata ad Ascanio Celestini, con cui abbiamo visto varie perle tra cui Leo Bassi (che a luglio gira per l'Italia, ma non a Roma: poveri noi, ma chi può approfitti).
Intanto, giorni fa, alla festa di Radio Onda Rossa, ho visto tra gli altri Gianfranco Manfredi, grande cantautore degli anni '70. Chissà se i migliori concerti non tornino nei centri sociali, come prima delle giunte di centrosinistra.

AGGIUNTA: mi ero dimenticato di parlare del prezzo osceno a cui è venduta la birra a villa ada. C'è una soluzione, cercate i ragazzi con il frigo portatile che si mettono appena fuori all'ingresso. Per i ragazzi con il frigo, non solo a villa ada: il prezzo corretto della birra secondo me è 2 euro per le lattine di ceres da 500 ml e 1 euro per le lattine di bergen (o equipollente da hard discount), altrimenti diventate come i venditori all'interno.

31 maggio 2007

Chavez, antichavisti e tv

Come si sa, Chavez è il presidente del Venezuela, l'iniziatore di un movimento di progresso di tutta l'America latina e, in questo momento, l'esperienza
statuale più supportabile nel mondo.
Come si sa, sui giornali italiani si fa un gran parlare della chiusura della televisione RCTV, chiusa, secondo questi giornali, per un'operazione di censura, visto che durante il tentato golpe del 2002 la televisione esortava a rovesciare Chavez.
I giornali italiani dicono anche che in tutto il Venezuela la protesta impazza.

Informandosi un po' di più si può scoprire che a RCTV è stata revocata (per fine concessione) solo la licenza di trasmettere in chiaro, ma può continuare a trasmettere via cavo o via satellite, che in Venezuela l'80% delle tv è privato e contro il governo (Globovision, Televen,Venevision, per dire le più grandi), che le manifestazioni sono state sia pro che contro questo provvedimento.
E che in Italia c'è una televisione che occupa le frequenze senza autorizzazione (Retequattro) che spettano ad un altra televisione (Europa tv), ma il precedente governo ha fatto una legge ad personam per rimandarne la chiusura. E se facessero chiudere retequattro, di certo si griderebbe alla censura politica.

Per finire l'indagine, ho chiesto a 3 studenti venezuelani con cui gioco a calcio cosa ne pensavano. Dopo aver parlato un po' di Simon Diaz, Luis Silva e altri trovadores llaneros, ho chiesto se RCTV era così vista. Hanno risposto che era la più vista del Venezuela, che era una specie di monumento nazionale ("come chiudere Piazza Navona"), che trasmetteva prestigiose telenovelas, che tutto il Venezuela è arrabbiato. Che c'è criminalità di strada, hanno ucciso anche un imprenditore italiano, di Ferrara, per rubargli il rolex. Che Chavez vuole stroncare le opposizioni, che si è fissato con Fidel Castro e "quell'altro, il boliviano", che vuole fare la guerra agli Stati Uniti, che fa venire i medici cubani.
Insomma, non avevo considerato che è probabile che studenti che possono venire a studiare in Italia facciano parte di quelle classi abbienti che vedono Chavez come fumo negli occhi. Se non altro, a meno che non leggano questo blog, ho guadagnato gli mp3 di Simon Diaz che mi porteranno la prossima settimana.

23 maggio 2007

la caja

(Spagna 2006) di Juan Carlos Falcón Rivero, con Ángela Molina, Elvira Mínguez, Antonia San Juan, Vladimir Cruz, Maria Galiana
A Doña Eloisa (Angela Molina), attempata signora di un villaggio nelle canarie negli anni '60, muore improvvisamente il marito. Poiché la bara (la cassa del titolo) non potrebbe passare nelle strette scale della loro casa, il defunto viene depositato nella casa di una vicina. E così, mentre i vicini gestiscono il prete, le prefiche e il funerale, Eloisa ringiovanisce riscoprendo la vita e l'amore e lo spettatore scopre che suo marito era un uomo odiato e temuto da tutti, delatore del regime franchista e chissà cos'altro, fino al mistero finale: dov'è finito il suo tesoro, costruito con soprusi e orrori ai danni dei suoi compaesani. Commedia nera molto divertente, riesce a far ridere anche della morte e di quella dittatura atroce dalla facciata bonaria che si è trascinata in Spagna fino a 30 anni fa.

18 maggio 2007

zero per mille

Ora che il family day è finalmente passato, si può pensare a come fare in modo che i nostri soldi non contribuiscano più al finanziamento di adunate oceaniche con finalità discriminatorie. Ad esempio facendo una giusta informazione su come viene realmente attribuito l'otto per mille, anche quello per cui non è stata effettuata nessuna scelta. Il resto si trova sul sito dell'uaar.
E sul family day e tutto quello che ruota intorno, lascio l'ultima parola a bobo/staino.

no bush-no war day

Il 9 giugno arriverà a Roma il più grande terrorista mondiale, George W. Bush, invitato dal governo italiano, per convincerlo che è questo governo è suo alleato non meno di quello precedente. Chiaramente Bush approfitterà per passare a trovare anche il suo amicone Ratzinger.
Ci vorrebbe troppo tempo per elencare le imprese addebitabili a Bush figlio, dalle bombe di Falluja alle torture di Guantanamo e Abu Ghraib.
Per questo, bisogna accogliere Bush come si merita.
E' in preparazione una grande manifestazione il 9 giugno a Roma per dire, come ha fatto il resto del mondo, no alle guerre permanenti e preventive di Bush.

Update 8 giugno: sembra che il macellaio texano abbia capito che non è gradito qui a roma: infatti non andrà più a trastevere. Può andare a casa di Prodi, a casa di Ratzinger, restare chiuso nella sua ambasciata, ma non potrà girare per la città.

15 maggio 2007

Dagli all'ecologista

Gli ecologisti, dopo gli immigrati, sono una delle categorie più vittima di discriminazioni e generalizzazioni da parte di stampa e tv in Italia. Un solo esempio: un articolo di ieri uscito su repubblica e intitolato: "Le tribù minacciate dagli ecologisti", in cui si citano alcuni esempi di contrasti tra le organizzazioni dei parchi naturali e gli abitanti delle zone interessate. Secondo l'articolo, finora i parchi naturali sono pensati escludendo la presenza umana al loro interno; addirittura in alcuni casi l'istituzione del parco nazionale è un pretesto per combinare affari con aziende private ai danni degli abitanti.

E' difficile entrare nello specifico della questione, sicuramente contrasti di questo tipo sono spiacevoli, ma non credo che si possa discutere l'opportunità di creare parchi naturali nel mondo, nè indicare, come fa il titolo, il movimento ecologista come principale nemico delle popolazioni del terzo mondo. E' evidente che i veri nemici sono altri.
Però conviene far passare gli ecologisti come persone ottuse che sono contro allo sviluppo o al benessere o che cadono in contraddizione. Contrari al trasporto su gomma, ma anche alla ferrovia ad alta velocità. Contrari alle centrali elettriche inquinanti a carbone o a gas ma anche al nucleare.

Ciò perché gli ecologisti sono contrari alle opere faraoniche, al consumo acritico, allo spreco di risorse: quindi andranno sicuramente contro agli interessi degli inserzionisti pubblicitari.